Ana Belén Montes. La spia americana di Fidel Castro di Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni, diplomatico di carriera, che ha ricoperto incarichi alla Farnesina e all’estero, Console Generale a Madrid e a Nizza, nonché Ambasciatore d’Italia a Cuba, è anche uno straordinario scrittore. Non c’è dubbio. Lo dimostrano i suoi libri in cui narra avvenimenti e vicende ben documentate e stupefacenti, illuminandoci su molte cose fino ad adesso a noi sconosciute. Questo singolare volume che ho letto con grande curiosità e sete di sapere, si apre con la foto di Ana Belén Montes. Un viso radioso, un sorriso dolce di ragazza semplice con la catenina al collo a cui è appesa una croce. La foto risale all’annuario del liceo “Loch Raven” (nord Baltimora, Maryland). Eppure questa persona dallo sguardo ingenuo e profondo, tanto da potersi fidare di lei e mettere persino in mano i propri segreti come si fa con l’amica più cara, è stata per ben sedici anni, come sostiene Domenico Vecchioni, la spia di Fidel Castro in favore di Cuba proprio nel cuore dell’Intelligence militare americana, rivelandosi così la spia più dannosa per gli Stati Uniti negli ultimi cinquant’anni. Eppure lo stesso Fidel Castro ha sempre negato l’esistenza di reti di spionaggio cubano in America, anzi più volte ha dichiarato di non essere interessato ai segreti militari statunitensi, precisando – come scrive l’autore – che lo spionaggio militare “attivo” non ha molto significato per l’Avana, impegnata unicamente a combattere le influenze esterne e le minacce alla stabilità del paese.
Una storia singolare e straordinaria quella di Ana, donna dalla personalità eclettica e dalle molteplici sfaccettature, una storia raccontata ancor più singolarmente e con cognizione di causa e precisi riferimenti storici da Domenico Vecchioni. Si susseguono nelle pagine, oltre agli eventi, anche personaggi, con relative foto che catturano l’attenzione. Non mancano anche amori, parentesi sentimentali e una love story di una certa consistenza. Un saggio ben documentato che svela e rivela fatti misteriosi e singolari. Addirittura, nel 1997, l’allora Direttore della CIA, George J. Tenet, consegna ad una sorridente Montes (nel libro è riportatala foto), un “Certificate of Distinction” tra i più ambiti riconoscimenti nel mondo dell’Intelligence americana. Sorgono spontanei questi interrogativi: perché questa eroina della Rivoluzione è stata condannata a Washington e ignorata all’Avana? Perché è sconosciuta all’opinione pubblica cubana e ritenuta spia senza mandanti? Perché non ha goduto nemmeno di notorietà e non è stata confortata dalla riconoscenza di Fidel Castro? I misteri si intrecciano come le navi in porti affollati. Sarà Domenico Vecchioni, con la sua abilità, la sua perspicacia, la sua capacità di indagine, a svelarci molti di questi enigmi e, una volta iniziato a leggere questo avvincente e coinvolgente saggio, non lo lasceremo più fino all’ultima pagina. Tutto comincia con una telefonata…
In questo saggio di Domenico Vecchioni  lo scavo nella psicologia dei personaggi e l’accurata ricerca e documentazione diventano cose vive e tangibili, materia morbida su cui imprimere i segni del sapere. I personaggi descritti, pur nella loro diversificazione, sono uniti in un preciso contesto storico – sociale, il tutto arricchito da uno stile narrativo fluido, elegantemente espressivo. Con piena indagine storica, sotto la luce di un’attenta interpretazione e con chiarezza di esposizione, le opere di Domenico Vecchioni sono sorrette alla base da profonde radici culturali. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Premessa

Fidel Castro ha sempre negato l’esistenza dì reti di spionaggio cubano negli Stati Uniti. L’Avana, secondo il Líder Maxímo, si è limitata in effetti a svolgere attività di controspionaggio per difendersi dalle mire annessionistiche yankee e dalle iniziative eversive degli esiliati cubani.
A più riprese Fidel ha pubblicamente dichiarato di non essere interessato ai segreti militari statunitensi, precisando che lo spionaggio militare “attivo” non ha molto significato per l’Avana, impegnata unicamente a combattere le influenze esterne e le minacce alla stabilità del paese.
Ora la storia di Ana Belén Montes dimostra esattamente il contrario e smaschera le vanterie di Fidel Castro, maestro insuperato nell’arte di dire tutto e il contrario di tutto.
Ana, in realtà, per 16 anni ha svolto attività spionistiche in favore dell’Isola Grande proprio nel cuore della struttura dell’Intelligence militare americana, rivelandosi la spia più dannosa per gli Stati Uniti degli ultimi cinquant’anni e l’agente più fruttuoso per Cuba, vera eroina della Rivoluzione. I segreti che la bella spia passava all’Avana venivano utilizzati dal Comandante nel modo più vantaggioso possibile. Da una parte, egli poteva prevedere le mosse americane, quando si trattava di questioni concernenti direttamente Cuba. Dall’altra, era in grado di danneggiare gli interessi statunitensi in tutti quei teatri operativi dell’America Latina dove erano presenti truppe USA ed era anche nelle condizioni di agevolare i nemici di Washington (e quindi amici di Cuba!) in altri settori strategici dello scacchiere mondiale. In altre parole, Ana consentiva a Cuba di praticare una sorta di spionaggio “per interposto paese”!
Ma se chiedete ai dirigenti cubani notizie di Ana, vi sentirete rispondere che non ne hanno mai sentito parlare. Ana Belén Montes? Mai sentita nominare, non sappiamo chi sia! Nessuno infatti oserebbe contraddire la tesi ufficiale sulla mancanza di reti spionistiche cubane operanti negli Usa.
Tesi peraltro esaltata fino al parossismo nel caso dei famosi Cinque Eroi, agenti cubani arrestati negli Stati Uniti nel 1998 e condannati qualche anno dopo a pene pesantissime di detenzione per spionaggio. L’Avana non ha mai cessato di reclamarne la liberazione, sostenendo che i Cinque erano stati puniti per motivi politici e propagandistici.
Ma – anche in questo caso – se domandate ai dirigenti cubani notizie sugli altri nove agenti cubani facenti parte della stessa rete (Red Avispa) che, contrariamente ai Cinque, hanno confessato le loro attività spionistiche, vi sentirete rispondere che non ne sanno nulla.
L’opinione pubblica cubana, insomma, non ha diritto che alla versione ufficiale: Cuba non pratica lo spionaggio attivo, i Cinque si trovavano in Florida per impedire attentati sul suolo cubano e sono stati condannati perché Washington appoggia i “controrivoluzionari”. Versione accettata anche da gran parte della opinione pubblica internazionale, manipolata a dovere dalla propaganda castrista.
Quella che segue è la stupefacente storia di Ana Belén Montes. Storia che abbiamo cercato di raccontare senza pregiudizi politici e preconcette prese di posizione, con l’unica finalità di far conoscere la realtà dei fatti, libero poi ciascuno di interpretarli come meglio crede.
Ma per “interpretare” i fatti, bisogna pur… conoscerli! Spesso invece la propaganda cubana li ha ignorati, cancellati, rimossi, come nel caso di Ana. Eroina della Rivoluzione dal destino paradossale: condannata a Washington, ignorata all’Avana, sconosciuta all’opinione pubblica cubana, spia senza mandanti. Non ha goduto nemmeno della notorietà, che in genere emana dalle grandi spie, né è stata confortata dalla riconoscenza del suo idolo, Fidel Castro. Ma allora Ana, in definitiva, avrebbe spiato per Cuba, all’insaputa di Cuba?
L’autore

Dal Capitolo I
La telefonata

Tutto comincia con una conversazione telefonica tra due esperti membri della DIA (Defence Intelligence Agency), la struttura di Intelligence del Pentagono. Nell’aprile del 1996 Reg Brown, analista, chiama Scott W. Carmichael, investigatore del controspionaggio, esperto “cacciatore di spie”. È una telefonata per la verità che Reg fa abbastanza malvolentieri. Negli Usa, in effetti, non c’è molta tendenza a suscitare sospetti e giudizi negativi sui colleghi di lavoro quando non si dispongono di solide prove, nel tentativo di raccogliere comunque gli utili e i dividendi derivanti dal pettegolezzo. Si rischia di seminare solo confusione e i risultati possono a volte rivelarsi addirittura controproducenti per il delatore se poi, in definitiva, le accuse non possono essere adeguatamente provate. In quel caso l’accusatore può essere sanzionato fino al licenziamento.
C’è insomma molta prudenza in attività potenzialmente diffamatorie ed è piuttosto estranea alla mentalità americana il celebre detto di Francis Bacon: “calunniate, calunniate, qualcosa rimarrà sempre“, in voga invece in certi paesi europei…
Reg infatti non dispone di prove inconfutabili ma solo di qualche sia pur significativo indizio. È di conseguenza molto esitante. È soprattutto il suo formidabile istinto, affinato in tanti anni di servizio presso la DIA, a suggerirgli che c’è qualcosa che non quadra nell’atteggiamento e nelle attività della collega Ana Belén Montes, analista di Intelligence senior per l’area latino-americana, grande specialista di Cuba. Sente in definitiva il pressante bisogno di esternare all’investigatore quanto meno le proprie perplessità, che però non è ancora in grado di concretizzare in solidi elementi di accusa.
Ana Belén Montes con gli anni è diventata la maggiore esperta della DIA (e forse dell’intero paese) sulle questioni politico-militari dell’Isola Grande. Anche Reg è un grande conoscitore di Cuba. Ma il loro lavoro, benché simile, è alquanto diverso. Mentre Ana esamina le capacità delle forze armate cubane di interferire nelle operazioni militari statunitensi in paesi terzi, Reg controlla piuttosto le possibilità dell’Intelligence cubana di interferire nelle medesime operazioni militari. Naturalmente la vicinanza delle materie trattate porta Reg e Ana a collaborare nella stesura di rapporti di Intelligence riguardanti Cuba, a incontrarsi in diverse occasioni, riunioni di lavoro e convegni vari. Entrambi vengono a conoscenza di notizie riservate e segrete di interesse nazionale. Si conoscono bene sul piano professionale, ma non si frequentano al di fuori dell’ufficio.
Reg, superate dunque le esitazioni iniziali, telefona all’ispettore della DIA, Scott W. Carmichael, esprimendogli alcuni suoi dubbi ed elencandogli gli elementi, gli “indizi”, le circostanze che li hanno determinati. Parla naturalmente attraverso una linea telefonica sicura.
Innanzitutto, dice Reg, Ana è sempre in prima fila in occasioni di seminari, incontri accademici e riunioni riguardanti l’Avana, in speciale modo quando sono presenti esperti cubani rifugiati negli Usa. In teoria non ci sarebbe nulla di male, ma ciò che meraviglia Reg è l’assiduità della presenza di Ana, giudicata eccessiva, quasi morbosa. Altra cosa che infastidisce non poco Reg è un certo attivismo se non “aggressività” di Ana nel voler ottenere sempre più spesso informazioni riservate e sensibili. Anche in questo caso un certo entusiasmo nel lavoro potrebbe pure essere ben visto. Ma ovviamente a patto di non esagerare… e Ana sembra proprio che stia esagerando!
A Reg insomma non piace l’insistenza di Ana, la quale addirittura fa di tutto per partecipare a riunioni di Intelligence dove la sua presenza non sarebbe strettamente indispensabile, a volte addirittura prendendo il posto proprio dello stesso Reg, senza informalo, né prima né dopo! Ma – precisa Reg a Carmichael – le sue perplessità sono aumentate in occasione di un evento le cui conseguenze avrebbero dovuto ricadere interamente sulle spalle delle autorità cubane e che, invece, a causa di un’occulta e sofisticata manipolazione mediatica, finisce per mettere sotto accusa gli americani!
Si tratta dell’abbattimento, il 24 febbraio 1996, di due aerei civili (Cessna 337) appartenenti a un’organizzazione di aiuto agli esuli cubani, i “Fratelli nel soccorso” (Hermanos al rescate), mentre volano su acque internazionali, centrati in pieno da missili aria-aria lanciati da Mig cubani. Muoiono i quattro piloti (tre cittadini americani e un cubano residente negli USA). Ma sembra quasi che la colpa sia da addossare alle autorità statunitensi! Come mai?
(…)

***
Ana Belén Montes. La spia americana di Fidel Castro
di Domenico Vecchioni
2014, 144 p., ill., brossura
Greco e Greco
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Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni, già diplomatico di carriera, ha ricoperto numerosi incarichi alla Farnesina e all’estero. È stato, tra l’altro, Console Generale a Madrid e a Nizza, Vice Rappresentante Permanente al Consiglio d’Europa, nonché Ambasciatore d’Italia a Cuba. Saggista e divulgatore ha al suo attivo diverse biografie storiche (Raoul Wallenberg, Evita Perón, Tiranni e Dittatori) e studi sulla storia mondiale dello Spionaggio (Storia degli 007 dall’antichità a oggi, Spie e Spy-stories della seconda guerra mondiale, Spie del fascismo, La spia americana di Fidel Castro) e altri saggi storici (Il medico di Heinrich Himmler, La prima dinastia comunista della storia; La saga dei tre Kim, la prima dinastia comunista della storia).

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5 Commenti

  1. Ho l’impressione che questo libro racchiuda informazioni alquanto interessanti riguardo la figura di Fidel Castro. Particolari sconosciuti che potrebbero aiutare a comprendere la figura così emblematica di questo personaggio.
    Penso sia un libro veramente interessante.

  2. Sarei onorata di poter leggere questo romanzo, Fidel Castro è sempre stato un personaggio carismatico protagonista di moltissimi importanti cambiamenti.Mi farebbe piacere approfondire anche altri aspetti della sua persona

  3. Fidel Castro, ritenuto personaggio di grande spessore cultural-politico nel suo Paese, da sempre amato-odiato dal suo Popolo per via delle Leggi in vigore, soprattutto in materia di transazioni economiche (scambi commerciali CUBA-USA). Interessante da riscoprire in questa veste insolita di Rivoluzionario

  4. Ritengo che questo libro costituisca un vero e proprio documento storico. Un’intricata vicenda sempre attuale. Uno scontro epocale tra due forze assolute: Cuba da una parte e gli Stati Uniti dall’altra. Molto interessata a leggerlo, data anche la mia formazione giuridica.

    • Per caso, sei parente di una certa Nadia Santina Cinnirella, risiedente in Milano ma originaria della Sicilia da parte paterna? Grazie anticipate per il disturbo arrecato.

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