Anima nuda di Maria Grazia Coianiz

Quando il dolore e la sofferenza scavano solchi profondi nell’anima nasce la vera poesia. Quando con il cuore vuoto e le mani bagnate di pianto, nella preghiera del giorno, si invoca la vita e si continua a percorrere il sentiero, allora nascono versi. L’autrice, in questa raccolta di poesie mette a nudo la propria essenza, i sentimenti e le emozioni più profonde, ascolta in religioso silenzio le pulsioni del proprio cuore e ciò che ha da dire al mondo. Mai poesia più vera e più bella è quella che sgorga da un cuore puro, da un’anima chiara, attraverso parole scandite in un’alternanza di voci e di tempi a “ricalcare le orme nella polvere di tante strade”. Scrive Maria Grazia Coianiz: “Quasi in fondo all’impervio sentiero / esito a sostare per riprendere fiato. / Guado i sassi / sui quali sono scivolata tanta volte / eppure sono viva”. Parole forti, incisive, che penetrano nell’anima e dal messaggio intenso e chiaro. Le poesie di Maria Grazia colpiscono per la loro bellezza, per la loro intensità emotiva, per la melodiosa linea musicale e per i versi densi di una profonda carica espressiva che dimostrano una maturità letteraria che è sicura premessa nel campo della lirica contemporanea. Un talento poetico che dà vita a pagine costellate di ricordi profondamente e dolorosamente vissuti. Una versatilità che incanta e traspare dai versi ricchi di un lirico cromatismo. Il libro è impostato come un percorso, un riesame del vissuto non privo di fede sincera che ricorda i frammenti poetici del Manzoni dopo la morte della moglie Enrichetta. Un dolore di madre che ha perso la propria creatura si esprime in metafore delicate che toccano e commuovono. Anima nuda è un libro intenso e bellissimo. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Non lasciatemi sola

Non lasciatemi sola,
non sempre mi è amica
la mia compagnia
non sempre mi basto.
Mi cerco nel danno
di cose superflue
eluse domande esistenziali
assurde in queste ore notturne.
Non lasciatemi sola
con incontrollabili paure
sminuite e derise
dal quotidiano volgersi
della pagina solare.
Io sono forte, lo devo.
Non sempre.

***

Ti ho atteso

Ti ho atteso.
Difficile spiegarlo a chi
non ha visto l’orizzonte
del proprio ventre espandersi
con sacralità di cupola,
a chi non ha visto sobbalzare
la vita esterna
dolcemente violentata
da una vita interna.
Difficile spiegare
l’impellente bisogno di ascolto,
il fermarsi improvviso
e il sorriso…..

Senza conoscerti
ti avevo dato un nome
ma non era quello,
progettato una vita,
preparato una culla,
unico rifugio le mie braccia

al tuo breve esistere di dolore.

***

Eri di vetro soffiato

Eri di vetro soffiato
piume impalpabili
scia di stelle
in una notte d’agosto
e diventasti neve
fra le mie braccia
mentre tornavi a casa
per vestirti a festa
e correre incontro alla vita.

***

La morte è sopra di me

La morte è sopra di me
mi sovrasta
con ali fiorite di bianco,
atroce alternativa alla vita.

È volata lieve
sulla tua spalla,
hai fermato il respiro
per ascoltarla.

Poi, libero, sei andato con lei
quietamente.

***

Risento

Risento
la minuscola mano
sfuggire la stretta

rivedo
il vetro fra noi,
indifferente barriera
alla speranza, alle carezze

rivivo
il tuo svanire
nell’alba di un giorno nuovo
la tenerezza acuta
di trattenerti
e la tua minuscola mano
infine
abbandonata nella mia.

***
ANIMA NUDA
di Maria Grazia Coianiz
2014, 102 p., brossura
Giuliano Ladolfi Editore
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Maria Grazia Coianiz

Maria Grazia Coianiz è nata in Friuli, ma fin da piccola vive a Firenze. Appassionata di poesia, ha iniziato a scrivere da giovanissima; solo negli ultimi anni ha deciso di par­tecipare a Concorsi Letterari ottenendo molti rico­noscimenti e premi. Le sue opere sono inserite, oltre che nelle Antolo­gie dei vari Premi, anche in Riviste Letterarie come: «Orizzonti», «Habere Artem», «Colori», «I deserti dell’anima», «Rinnovi». È stata inoltre pubblicata da Aletti Editore in En­ciclopedia dei Poeti Italiani Emergenti, da Libroitaliano Edizioni in Antologia dei Poeti Contemporanei, da Book Editore in Poeti Italiani nel mondo (Antologia bilingue Italiano-Inglese) e da Edizioni Polistampa in …que­sto calice amaro. Partecipa a Convegni e Letture dei suoi testi in Circoli ed Associazioni Culturali. È socia fondatrice dell’UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani) – Sezione di Firenze, dove attual­mente riveste la carica di Presidente, socia di “Sguardo e Sogno” ed amica di varie altre Associa­zioni quali la “Camerata dei Poeti”, l'”A.N.L.A.”, la “Casa di Dante”. Ama molto anche dipingere ed ha partecipato a varie mostre collettive.

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33 Commenti

  1. Sto rileggendo ” Anima nuda”. Maria Coianis chiede in una splendida lirica di non essere lasciata sola coi suoi incubi. Mi soffermo. Metto il segnalibro. Rifletto. Voglio stare sola. Adesso voglio stare con me stessa. Voglio stare col mio cuore stretto da una morsa sottile che conosco da tanti, troppi anni. Voglio starmene nel mio angolo dove si raccoglie tutto il dolore del mondo. L’ angoscia stringe con lacci sottili e stretti il mio respiro. Mi devo ricordare di affacciarmi talvolta al balcone per inspirare l’ aria che inizia già a profumare d’ autunno, qui fra questi alti ippocastani gia’ variegati che lascino scivolare al suolo le prime foglie, disseccate dalla lunga arsura estiva. Cadono di tanto in tanto, posandosi senza far rumore sul prato dal lieve profumo di erba appena rasata dal solerte giardiniere che ha prevenuto il pesante lavoro della prossima falciatura, quando tra l’ erba si raccoglieranno le castagne matte, i loro ricci, la marea delle foglie bruciate dall’ ultimo sole e scricchiolanti sotto i piedini dei bimbi garruli che giocheranno fino agli ultimi giorni i loro antichi giochi sul prato sotto casa. Aspiro a pieni polmoni quest’ aria profumata di stagione matura sapendo che non potrà aiutarmi a regolarizzare il respiro del mio petto. Mi risiedo quasi smarrita nell’ angolino del mio rifugio scarsamente illuminato da una lampada di cristallo a forma di campanula. Guardo le immagini di una felicità che non accetto, nonostante tutto, di consegnare al passato. Il passato non torna, si dice. Ma nel mio angolo il passato è lì, posato in bauli di biancheria profumata di lavanda che colgo e rinnovo di anno in anno come mi insegnavano le donne del mio paese natio, in spartiti musicali vergati da una mano sapiente e sottile, in una collezione sterminata del massimo autore di musica classica, in un clavicembalo dal suono ancora argentino nonostante il lungo silenzio delle sue delicate corde, in un pianoforte che sapeva far volare note bellissime in tutta la casa. Ci sono i libri di scuola più amati: le antologie letterarie, i testi di storia e di filosofia. C’ è un letto profumato di fresco perché la sua biancheria viene regolarmente lavata e stirata, in attesa dell’ abitante che riempiva quella stanzetta con la sua cara presenza. Ci sono i tre cuscini preferiti di mio figlio, colorati, lavorati a mezzo punto : un cagnolino tra i fiori, una mamma gatta col suo gattino, un piccolo orsetto che parte tutto allegro col suo fagottino appeso ad un bastoncino appoggiato sulla spalla. Avevi scelto tu, figlio mio, i soggetti che io avevo alacremente ricamato per riempire di calore i tuoi sonni dolenti. Quell’ orsetto prescelto mi aveva cinto il cuore d’ angoscioso presagio. Ci sono le foto dei tuoi momenti più belli incorniciate d’ argento luminoso e collocate fra candele in foggia di fiori, di varie specie e vario profumo che persiste inebriante ancora, dopo tanti anni .
    Mi raggomitolo spesso sulla tua sedia dove, finché ha potuto vivere, la tua gattina andava a chiudere gli occhi sognando il tuo ritorno: spesso si alzava sulle zampe di botto, come se avesse udito un rumore a lei noto e, come allora, correva sul vano della porta della scala che porta alla tua mansarda. Missi ti ha aspettato tenacemente fino alla fine di ogni suo soffio vitale, rifiutando con forza inaudita la pietosa puntura del veterinario che fece di tutto per alleviare quell’ attesa. Missi aveva tantissimi anni e pesava quanto una rondinella. Lui diceva che mai aveva visto una cosa del genere. Missi chiuse, molto tardivamente, per sempre i suoi occhi amorevoli e verdi lì su quel cuscino su cui tu sedevi per i tuoi compiti, le tue composizioni, le tue traduzioni, vivendo la tua vita fatta ormai di un mondo rarefatto. Venne infine in un tardo pomeriggio d’ agosto, come questo, nella tua camera a prendersela per sempre la tua gattina quel veterinario che non riusciva a trattenere le lacrime e da cui tu l’ avevi portata tanti anni prima per le prime cure e vaccinazioni appena io te la misi tra le braccia piena di speranza che ti sarebbe stata d’ aiuto. L’ avevo trovata abbandonata in strada e ancor bagnata di latte materno. La penso con te, fra le braccia che lei ha amato in modo indescrivibile e misterioso.
    La fioca luce della lampada rischiara appena i mobili, i libri, le cornici che riflettono la luce argentata della luna che si staglia ormai nel cielo turchino che la tua ampia finestra mi mostra. Voglio stare qui, tutta sola. Seguo le tenui ombre della tua stanza. Assaporo il profumo lieve che la riempie di te. Seguo le nuvole blu che nascondono a tratti la luna che tu guardavi, le stelle luccicanti che ammiccano incessantemente in questo scampolo d’ universo. So che ora lo conosci tutto e tutto sai, figlio. Sento che e cosi’, proprio come ho trovato scritto in una tua poesia vergata a mano sul retro di uno spartito musicale che hai lasciato incompiuto sul clavicembalo della tua stanza: ora tutti i cerchi delle tue infinite domande e dei tuoi percorsi si sono chiusi, intersecati in modo perfetto fra loro, a disegnare la congruenza che non trovavi in vita. So che solo in sogno potrò vederti e sentire quello che vuoi comunicarmi, tuttavia voglio restare qui, desta, in questa stanzetta tutta per me e quello spicchio di cielo che la guarda incessantemente, quasi a carezzarla e cullarla.
    Maria Grazia Coianis chiede nel suo canto dolente di non essere lasciata sola. Io vi chiedo invece di non bussare, di lasciarmi fra i miei ricordi, le mie malinconie, la mia sottile angoscia. È un momento difficile questo. So che durerà. So che passerà. Passerà quando i primi freddi notturni rinvigoriranno i fiori che illuminano di vita il tuo sepolcro, quando le prime piogge lasceranno gocce pesanti sui fili d’ erba del sentiero che mi porta fino alla tua croce che impavida mi mostra da anni che il mio sguardo deve posarsi in tutte le direzioni del cielo e della terra se voglio trovarti : tu , fin da piccolino conoscevi bene le quattro direzioni del creato e chiedevi sempre a tuo padre e a me di portati a vedere dove andava a finire ora l’ una , ora l’ altra e cosa c’ era colà. Ti accontentavamo sempre, ma non abbiamo mai trovato i luoghi che tu cercavi ostinatamente, quasi disperatamente. Noi ti dicevamo che erano i luoghi degli angeli e che un giorno tutti ci saremmo arrivati, ma che non esisteva un sentiero che portasse a quei luoghi, bisognava vivere a lungo per arrivarci. Sei arrivato prima di noi.
    Io ho bisogno di sentirmi fisicamente vicina a te: questa stanzetta abita dentro uno di quei luoghi angelici. Chiudo gli occhi, il libro di Maria fra le mani come a cercare disperatamente un sostegno, il cuore che accelera il battito, il respiro che non vuole regolarizzare il suo ritmo. Tuo padre sa che il caffè del buongiorno dovrà portarmelo nella stanzetta sotto il cielo dell’ ovest dove , seduta alla tua scrivania, avrò infine ceduto alla stanchezza e poggiato il capo sulle note del tuo ultimo quaderno ancora aperto, ancora in attesa anch’ esso del tocco di una matita leggera dalla punta sempre ben affilata con un temperamatite color arancio posto sul ripiano, quel temperino che Missi ha toccato e ritoccato con la sua zampina fino alla fine, forse per vederlo rianimarsi nelle mani di un dolce ragazzo che mentre scriveva le accarezzava di tanto in tanto la piccola testa dal pelo lucente che lo guardava tutta raggomitolata davanti a quei quaderni perennemente spalancati, pronti ad accogliere nuove note che nessuno suonerà più.

  2. Leggendo le emozionanti parole del padre che commenta precedentemente con commovente perizia descrittiva e tanta sensibilità, non posso non chiedermi come ad un’autrice, che ha saputo suscitare fin dai primi commenti al suo libro sentimenti profondi e partecipativi che non riesci nemmeno ad immaginare scritti da gente comune che vive la sua vita molto lontana dalla sensibilità e dalla vita artistico-letteraria in cui gli autori sono immersi, possiamo accontentarci di consegnare riconoscimenti e premi preziosi sì, ma che non possono appagare il senso di grandezza che questo libro merita nel panorama artistico nazionale ed internazionale. Mi ero già espressa nel merito tempo addietro, ma più il tempo passa e più approfondisco il significato di quest’opera di Maria Coianis, più mi convinco che questo libro merita una una posizione tutta particolare e peculiare nel vasto campo della Poesia e dell’Arte. Ciò che l’autrice vuole comunicare, mai nessuno potrà dire di averlo colto per intero. No. Anche il più profondo e sensibile dei commentatori deve fermarsi davanti all’ultima soglia che il Poeta gli presenta con le sue parole che contengono scintille di divinità per la Bellezza e Verità cui sanno avvicinarsi. Tuttavia la porta dell’ultima soglia non s’apre. Essa racchiude quella parte di comprensione che solo al Poeta appartiene. Una comprensione ed un sentire sconfinati, cui noi non possiamo accedere. Ma il Poeta ci ha già dato tanto, ci ha fatto provare emozioni e sentimenti sconosciuti prima, ci ha fatto vibrare il cuore e l’anima per quelle verità che egli lasciva trasparire dalle sue cristalline e pregnanti parole. I solchi delle Verità che il Poeta ha saputo donarci scavano la nostra anima senza fine portandoci in dimensioni che mai avremmo immaginato. La vera Poesia ha questa incredibile caratteristica: ci porta a vedere ciò che solo la divinità conosce, tuttavia lascia intuire ancora uno spazio immenso che solo il Poeta può percorrere. La Poesia appartiene al Poeta. Le emozioni più profonde, il sentire più vero sono nella sua anima e l’anima appartiene al mistero della divinità. Il Poeta possiede il Dono di arrivare alla divinità, di viverla, di sentirla in sé. Il poeta sa vedere il mistero della divinità. Le sue adamantine parole che tanta Verità portano alla nostra mente e al nostro cuore non possono tuttavia farci entrare in quello spazio immenso che loro hanno raggiunto. E’ così, lo sappiamo bene tutti noi che amiamo la Poesia.
    Eppure Maria Coianis, in questo suo libro che tante volte ho stretto al petto, che tante volte ho bagnato di lacrime per le verità che mi disvelava, ha saputo fare qualcosa di più, qualcosa di nuovo, inusuale ed inaspettato : ha saputo socchiudere un po’ quell’ultima soglia che appartiene solo a lei. Da quell’angusta apertura lascia intravedere e sentire alla mia anima ciò che solo alla dimensione celeste della sua anima dovrebbe appartenere: un dolore che sorge da profondità misteriose, un percorso di disperazione, una rivelazione di sofferenze e lacerazioni che solo Dio capisce, una miracolosa risalita dalle lande buie in cui l’anima giaceva straziata che solo con l’aiuto della divinità si può realizzare. Maria Coianis porta senza esitazione a vedere e sentire ciò che l’umana parola non riesce a fare: la presenza essenziale di Dio. Dio che é. Dio che é essenza. Dio che é presenza. Dio che accoglie. Dio che sostiene. Dio che dà. Dio che è tutto. Dio che é conoscenza di tutto. Dio che é con te, in quell’anima che soffre.
    Io amo infinitamente la Poesia. Ho sempre scavato anche in essa per trovare l’Origine e il Fine di tutto. Nessuno mai e nessun poeta era riuscito fin qui a portarmi in quegli spazi luminosi in cui abita Dio. Non lo posso vedere, no. Lo posso sentire. Lo sento attraverso le parole di una Poetessa che non ha esitato a spalancare al mondo la sua anima sofferente. La luce che esce da quell’ultimo spiraglio che Maria Coianis lascia aperto si diffonde attorno a me chiara e lucente portandomi nel cuore la forza dell’immensità che mai avrei pensato di sentire. Maria Coianis con la sua parola é andata oltre la Poesia, oltre la Preghiera, oltre la Fede, oltre tutto ciò che il mondo può darci e dirci di Dio.

  3. Le parole non sono enti facili da reperire nella poetica del dolore. Abbiamo certamente conosciuto alte e commoventi parole di dolore per la perdita del figlio dai poeti. Abbiamo avuto nella nostra Poesia parole di poeti che mai scorderemo. Basta pensare all’ indimenticabile lirica del Carducci ” Pianto Antico “. Tuttavia le parole del dolore di una madre nascono da una matrice più profonda, inafferrabile, inestinguibile, perché, come ben acclara Maria Coianis, solo la madre può vedere il grembo allargarsi, le proprie fattezze mutare. Solo la madre può sentire quei primi rapidi frullìi che, per quanto un padre amoroso voglia cogliere poggiando con dolcezza il volto e la mano sul ventre appena rigonfio della sua compagna, non riesce a cogliere :
    – Ci vuol tempo ancora per te – ti dicono gli amici sorridendo. E quando quel tempo arriva senti e non capisci anche se il cuore impazza di gioia.
    La madre urla e si strazia nel suo dolore di partoriente e tu, il suo compagno, ti disperi e vorresti portarla via da quello che ti sembra il letto di morte di lei, che adesso senti di amare come non mai. E appena tuo figlio nasce odi nel silenzio il suo pianto. E’ pianto di dolore perché é venuto al mondo strappato dal grembo sicuro di chi lui conosce già bene come la donna che lo cullava sempre, oppure pianto liberatorio perché anche lui, pur così piccino e indifeso, ha dovuto lottare e patire, spinto da leggi più forti di tutto, per uscire dall’ amorevole e tiepida culla che lo ninnava con una voce melodiosa e un battito incessante e vitale?Forse lui pensava che la sua vita fosse fatta della voce di sua madre che già gli parlava tutto il tempo e del battito di quel cuore di madre che batteva accanto a lui. Chissà se i bambini così piccoli pensano? Chissà se sentono in sé il senso di vita e di morte?
    Quando una madre perde il figlio nessuna poesia di nessun poeta potrà mai darci la profondità di questo evento, ne sono certo. Una madre come Maria ha saputo trarre dalle profondità del cuore e dalle lacerazioni di un’anima dilaniata tutta la chiarezza, la lucentezza e la trasparenza del vissuto peculiare della madre. Ho letto ” Anima Nuda” a lungo. Non mi era facile comprendere la mia compagna di vita dopo la morte di nostro figlio. Eppure credevo di conoscerla in ogni sua più lontana e nascosta piega dell’anima. A volte ho provato paura per lei e per noi che rischiavamo di affogare come una zattera che non puoi più controllare e perderci in un mare infinito fatto di silenzi, di incomprensioni, di dolore. A volte ho provato rabbia contro di lei che camminava lungo un sentiero tutto suo lungo il quale sovente correvano alti ponti sospesi che traballavano al suo passaggio. Temevo di vederla perdersi nella follia. Temevo non tornasse più. Ho letto e riletto il libro che amici ci avevano donato. Lavoravo. Preparavo le nostre cene. Lei invece s’era chiusa in un mondo fatto della cameretta del figlio, che curava come ogni altra stanza della casa per poi sedersi per ore su quella poltrona di velluto che avevamo scelto per l’allattamento, di una piccola tomba tutta fiorita al cimitero sulla quale sostava anche se vento , pioggia, freddo ne sferzavano la carne, di colloqui con sacerdoti che comunque non mutavano le sue condizioni. La notte non dormiva,spesso s’alzava e piangeva chiudendosi nella cameretta del figlio, spesso gridava nel sogno, si alzava stanca e affaticata, ma determinata a non voler l’aiuto di medici. Pativo anche io per il mio bambino che non mi avrebbe mai dato la mano, e pativo per la mia donna, ma non capivo il suo muoversi in un mondo tanto lontano e diverso, non capivo le sue scarne parole lontane da me, da noi due… Leggevo e rileggevo quel libro e, finalmente, una luce si é aperta nella mia mente: la mia splendida compagna trovava il suo modo per uscire dal circolo chiuso del dolore. Lei stava aprendo una strada che l’aiutasse a riprendere, nonostante tutto, il cammino. E lo faceva per me. Lo compresi quando un giorno si girò quasi di scatto a guardarmi con gli occhi pieni d’amore e le lacrime che scendevano copiose bagnandomi il petto sul quale s’era gettata d’impeto. Il suo petto si stringeva a me e potevo sentire il battito del suo cuore grande e sapiente di donna, madre colpita, moglie che non aveva mai messo in dubbio la mia capacità di aspettarla anche se sapeva che non potevo capirla.
    Ho scritto questa mia esperienza perché la Poesia e la Letteratura ci offrono pochi spazi del vissuto femminile, in particolare e soprattutto di quel vissuto che nessun genitore può immaginare figliando : la morte del figlio.
    Sono le parole profonde e disvelatrici di donne giunte fin sulla cima dell’orrido che potranno riempire quella vallata dolente che guarda quel fianco di monte erto, scosceso sul quale nessun essere umano potrà mai inerpicarsi riportando nel mondo nuova luce, nuovo amore, nuovi sentimenti. Solo una madre può farlo. Massimiliano. A mia moglie, a mio figlio.

  4. Le persone vere si aggrappano alle parole che scavano e illuminano per ritrovare sempre e comunque la loro dimensione. Le persone prive di anima si aggrappano ai simulacri di chi è stato grande nella parola e nella vita, ma non riusciranno mai a trovare la loro dimensione perché non ne hanno mai posseduta una. È questa la differenza tra Verità e menzogna.
    Solo le parole dei poeti possono farti comprendere questa semplice e inevitabile realtà che grava sull’ umanità.

    • Non lasciare che l’infamità del sorriso ipocrita e sfrontato dei faruisei trascini nella densa nebbia della malvagità l’innocente che crede alla buona fede. Fermali. Combatti chi ha in odio la felicità altrui nascondendosi sotto sorrisi privi di senso. Fermali, ne sei capace tu che hai tanto lottato sospingendoti scalza e lacerata lungo scale scheggiate di vetri taglienti per tentare di strappare le piante nate dal seme avvelenato che portavano via tuo figlio. E’ giunta la tua ora. E’ arrivata l’ora della verità. Hai ormai capito ed accettato che il nome e la sofferenza della tua creatura fossero già racchiuse all’inizio del Tempo nelle mani del Creatore che lo avrebbe accompagnato nella sua vicenda terrena come fa per tutti noi come dice una commovente lirica di Maria. Hai imparato lasciando cadere calde lacrime sulle liriche di Maria Coianis. Il libello é ormai fradicio del tuo pianto e aspetta forse anch’esso che tu trovi la forza della sua eccezionale autrice: devi scrivere. Gli innocenti non muoiono mai per caso. per disegno divino, per karma, proprio perché sono innocenti. Innalza il tuo ingegno, prega, apri un candido quaderno e scrivi. Comunica al mondo i fatti, narra le sofferenze della tua creatura cui la crudeltà, l’ipocrisia e la menzogna ammorbarono l’animo. Il seme del male non si estirpa se cade sul terreno: è necessario toglierlo toglie dalle orribili mani dei seminatori di malattia e morte. Maria Grazia Coianiz ha trovato nelle parole la forza di capire l’ineluttabilità. Tu devi trovare la forza di comunicare il lungo percorso che la tua creatura ha camminato a piedi nudi su acuminati cocci di vetro. Tu lo devi a lui. E devi a te stessa il far conoscere al mondo quanto hai camminato appresso a lui sui vetri acuminati di quelle amare scale che ti avevano trafitto anche l’anima da cui ancora sgorgano improvvisi flutti di sangue bruciante. Devi impedire che la ferocia dei miserabili e la vigliaccheria degli incompetenti portino ancora sventure ad altri, in una catena senza fine. E’ ora di fare un passo oltre la vostra unicità, tua e di tuo figlio, e rivolgervi al prossimo. So che sarà duro per te iniziare, ma puoi chiedere aiuto a una donna che ha saputo compiere un viaggio straordinario nella sua anima, come pochi. E, perché no, puoi aprire un blog su questo stesso sito che é attrezzato per aiutarti, sicuramente. So quanto per te sia arduo entrare nel nocciolo della tua dolorosa vicenda perché la tua anima non s’apre come a prima vista pare. Ho imparato a conoscerti ed é stato un viaggio difficile, spesso improbo. Spesso non capivo. Devi fare ciò che sai meglio sai fare e farti aiutare in questo nuovo percorso che sarà interiore, ma dovrà brillare tutt’attorno. QUI, sul Manuale di Mari, hanno saputo accogliere il meglio di te, ora chiedi loro la grazia di aiutarti a mettere nero su bianco tutte le verità della tua vicenda. Te lo chiede tuo figlio, la tua famiglia, i tuoi compagni di una vita. Te lo chiedono tutti coloro che potrebbero inchiodarsi ad una vita di sofferenze causate dalla cattiveria che ha mille volti. La tua amica Nilla.

      • In cuor mio sapevo che ve ne stavate in disparte : un passo, uno solo lo so, di fianco a me. Volevate osservare il mio volto, capire dalle sue espressioni i pensieri che mi attraversavano la mente. Dopo il terribile percorso della presa di coscienza che ogni mio sforzo era stato vano, che ogni vostro contributo era finito nel vuoto che ci stringeva tutti da ogni lato, siete rimasti muti accanto a me, ben sapendo che non c’ era parola che avrei accettato. Sapevate fin troppo bene quanto dovevo dominarmi e stringere forte fra loro le mie mani ascoltando le vuote parole di chi non sapeva nulla e parlava, di chi non conosceva i molteplici calvari della malattia che , nel silenzio, avevamo cercato di combattere con forza e vincere. La frustrazione , l’ inaccettabilita della sconfitta dopo anni e anni di lotte e strazi voi vedeste per primi cosa produssero e, atterriti, cercaste per quanto possibile di formare attorno alla mia famiglia un cerchio di protezione che fu d’ acciaio. Sapevate che io ero , a modo mio, forte e reattiva e che sapevo urlare in faccia agli stolti ed ignoranti tutta la loro inconsistenza, ne’ temevo di urlare cio’ che avevo imparato sul mondo durante i lunghi anni del mio soffrire, ma c’ erano i più deboli da aiutare e proteggere. Vi devo tutto. Quando , passati i mesi e gli anni, tornaste a me quali eravate stati fin dalla più giovane età, non mi curai di guardare nel profondo i vostri occhi che sempre scrutavano i miei. Oppure non volli guardare dentro quelle profondità perché non potevo parlare nemmeno con voi di ciò che non ero ancora capace di fare. Andavo avanti seguendo le successive, pur se diverse, durezze della vita. Certo, c’ era in un angolo nascosto della mia mente il pensiero che ora non stavo facendo la cosa che serviva a tutti, ma non riuscivo a mettere a fuoco il mio disagio. Qualcosa di complesso ed ingarbugliato mi diceva che non ero pronta, non ero capace di affrontare la matassa che la mia mente rincorreva senza riuscire ad afferrarla. Non riuscivo a prendere in mano ciò che voi aspettavate titubanti : la mia penna e il foglio candido. Attendevate silenti la mia scrittura rapida e veloce che voi conoscete bene. Mi avete messo fra le mani molti libri perché sapete da sempre quanto siano importanti per me lettura e scrittura. Sapevate che mi sarebbero stati utili. Non ricordo chi mi portò in casa ” Anima nuda” di Maria Coianis. Fra i tanti, fu il libro di Maria che cominciò a sgretolare quel macigno di incertezze che m’ imbrigliava l’ anima. Pian piano, leggendo, riflettendo, rileggendo, confrontando, rivivendo le sofferenze col conforto delle parole vere di un’ autrice straordinaria, sentivo che anche il mio dolore e tutto il mio vissuto potevano prendere una forma, raccontarsi, rivelare al mondo ciò che era accaduto. Difficile era e rimane l’ incipit: partire da quella vostra compagna innamoratissima che seguiva il suo uomo innamorato pazzo che non si fermò per lei davanti a nulla? Partire dal giorno in cui ho realizzato che ormai attendo serena di sedermi sul ciglio del fosso della mia casa natia per attendere che il mio angelo dorato s’ avvicini a me, mi stringa forte la mano , mi faccia alzare leggera come tanto tempo fa e mi faccia camminare sui prati smeraldini del mio paese che io ho già percorso con lui in sogno, e mi faccia camminare poi sull’ aria leggera, dorata e cristallina, che riempiva le mie giornate di bimbetta, per condurmi nel luogo di luce, calore, pace che ora lui abita? Scriverò, comunque scriverò in modo coerente con lo svolgersi dei fatti. Finora ho solo annunciato, indicato, denunciato. Devo narrare.. Devo farlo per tutti : lui, coloro che non ci sono più fra noi a causa della sofferenza, voi, la mia famiglia, me stessa. Avete ragione una volta di più: chi ha fatto del male dovrà vederselo scritto parola su parola davanti agli occhi ipocriti o vacui. La vita esige la verità. La morte la esige con forza maggiore e maggiore urgenza.

  5. È tempo pasquale. La Pasqua è Resurrezione. La carne ritorna ad unirsi allo spirito. E chi era lontano dalla nostra terra torna a noi . Si attutisce quasi d’ incanto la sofferenza. La forza della fede fa risentire il tocco leggero delle dita sul viso che attende l’ antico e tenero vezzo, fa carezzare il volto tiepido come allora e risentire il riccio setoso dei capelli. Si percepisce la presenza tanto agognata. Il miracolo della resurrezione si avvera senza scalpore. Tutto si accende di una luce nuova che spegne l’ amara tristezza del quotidiano. Ora le madri tutte che hanno tanto amato e sofferto, sovente deprivate anche della pietas, ritrovano la pienezza del fluire della vita. Gli altri non possono capire, ma la madre orfana di sé torna sé stessa nella fede della resurrezione. Il filo su cui i suoi piedi continuamente oscillano si posa senza rumore sulla tiepida rena del mare nel giorno di Pasqua. Quattro impronte impresse lungo il bagnasciuga. Girandosi di tanto in tanto a guardarle, la madre si sente riscaldata come al sole di luglio quando il bagnasciuga giocava a rimpiattino con le impronte delle corse felici , degli abbracci improvvisi, dei girotondi con le canzoncine. I piedi danzanti sparivano e ricomparivano creando un gioco nel gioco. Oggi le impronte sono più profonde nella docile rena. Alle volte le impronte, ora più piccole, della madre, scompaiono dalla vista per lunghi tratti : il figlio l’ ha sollevata e portata avanti lungo il percorso tenendola fra le sue braccia forti e possenti come l’ età del Tempo vuole. Il figlio ti porta ancora e rapidamente avanti lungo il sentiero che si fermerà davanti alle porte dell’ Eternità. Da lì in poi non ci saranno impronte a decifrarti e la riunione sarà per sempre. Oggi il credo della resurrezione ha portato la madre molto più vicina a quelle agognate porte donandole un soffio di pienezza terrena colma d’ amore. Domani la madre proseguirà il suo cammino più forte e più sicura. Come dice l’ autrice, molte volte la madre è scivolata sui sassi del cammino, ma a poco a poco oppure a tratti imprevisti il passo riacquisisce le sue certezze. Anche le giornate della festa della Resurrezione del Cristo aprono nell’ anima della madre l’ uscio della consapevolezza di una vicinanza concreta che solo a lei, forse, è dato di sentire in forza di quell’ amore per cui ha tanto urlato nella doglia del parto, nello strazio della malattia, nella intollerabile sofferenza della morte. La resurrezione cancella la morte. Riporta alla loro completezza le creature. Le fa rivivere nell’ anima splendente di purezza e nel corpo glorioso che il Creatore aveva già pensato per loro all’ inizio dei Tempi. Dobbiamo imparare a guardare dentro i miracoli. Dobbiamo imparare ad ascoltare dentro il nostro cuore dove Qualcuno ha posato silenziosamente il Credo soffiando in noi la Vita che prosegue fra lacrime e sorrisi secondo un disegno che possiamo solo seguire accettando di non poter ancora comprendere.

  6. Il tempo delle risibili illusioni é finito. Le mie erano svanite da tempo. Le illusioni sono solo veli che s’alzano al primo soffio. La verità é altrove, sempre. Voi che mi avete lasciata sola a combattere contro la mostruosità della malattia, a voi dico che non ho saputo vedere allora i vostri incomprensibili paraventi. Potevate fare e non avete fatto. Meglio lasciare che il tempo guarisca. il tempo é passato senza guarire. Non basta cercare una felicità che non può essere là dove sta l’anima mortificata, là dove sta il corpo flagellato. La morte del corpo distrutto è stata nell’attimo consolatoria. Lo spirito ora era libero. Sì, lo spirito era ora libero , ma il vento gelido della morte non doveva avvolgere il corpo. Non é mai ora di avvolgere nel sudario il corpo di un bimbo, di un giovane. La mia forza, il mio amore non sono bastati. Altro serviva e non glielo avete dato.
    Mi avete lasciata sola dopo, tutti . Avete tutti finto pietà e compassione. Ne siete tutti incapaci. In verità a voi dico che avete solo approfittato di una presunta debolezza. Perché in verità voi, voi soli, siete deboli, incapaci di dare e di fare. Sapete solo prendere. Ho dovuto combattere anche dopo, per anni e anni. Volevate la mia prostrazione, la mia resa al vostro squallore. Volevate la prima pagina, la pagina della divinità vittoriosa, della nike alata che ha tolto la forza e la vita a chi vi diceva che voi eravate sbagliati, da sempre. Siete nati sbagliati. Volevate la vittoria dell’ infamità. Ma l’infamia non conosce vera vittoria, può solo regalare squallide, volatili illusioni fatte di tetra cupezza. Il marcescente narcisismo obnubilava i vostri pensieri, le vostre azioni, i vostri passi. Volevate la mia vita per la vostra fama. Una non vi é bastata. E questo vi definisce per sempre. Ho combattuto i vostri demoni furibondi. Li lasciavo ululare nel vento della vostra furia. Persone capaci e buone, rare gemme nei deserti che attraversavo, seppero sostenere il mio animo e guidare i passi afferrandomi la mano. Mi hanno condotta lontano da voi. Il libro di Maria Grazia Coianiz é stato infine il percorso che mi ha svincolata da catene di dolore e sofferenze infinite. Ha saputo infondere nel mio spirito la forza che solo il pensiero di una giustizia che non risparmierà nessuno puo’ dare a chi di giustizia é assetato da lungo tempo. Il gelo della perdita é diventato calore di una presenza cara e costante. Sono lontana da voi. Sono lontana dalla vostra vita scellerata. La mia anima si é spogliata dei rami secchi. il libro di Maria mi insegna ogni giorno a coltivare fiori in un incantato giardino zen.

  7. È strano pensare al tempo che tuo figlio ha passato con te, mano nella mano , volto su volto, il suo passo scalpicciare accanto al tuo. La vita era quella vera, voluta, cercata. Non chiedevi altro. Il mondo era tutto lì, principio e fine del tuo orizzonte. Invece non eravamo soli. Anime nere,già marce prima di cominciare a vivere, ti inficiavano perché mai avrebbero potuto avere ciò che tu eri. Nemmeno se avessero riempito la terra dei loro parti, squallidi calcoli per velare l’ignominia commessa. Ho cercato di portarti lontano, a vivere e crescere in altra terra. Sembra ancora impossibile non toccarti. E mi sembra inverosimile la certezza del tuo incedere nel sole e il vuoto di oggi sotto il medesimo sole. Non sono sicura che tu abbia perdonato chi, facendoti ammalare con malvagio animo, ti ha strappato ai tuoi sogni di bimbo gentile prima, giovane capace e operoso poi. E coraggioso perché hai combattuto una lunga guerra che ti sfiniva, ben sapendo che nessuno sapeva capirti. Non hai mai nominato quell’ uomo e quella donna che ti avevano lacerato l’anima. Non li avevi cancellati, no, perché altrimenti ne avresti parlato coi medici che ti indagavano attenti. Di tutto parlavi ma non di quella coppia infame che ti aveva rubato l’ infanzia. I medici furono chiari: erano loro che avevano suscitato il male tremendo e, se non parlavi di loro, poco avrebbero potuto fare per te, per noi. Si relazionò alla magistratura. Ma la politica degli sporcati sa coprire con veli oscuri ogni nefandezza. Io non credo stasera di poter trovare conforto fra i tuoi amati libri, gli spartiti musicali, le registrazioni delle melodie del tuo clavicembalo. Non potrò trovare conforto nelle pagine del libro che sfoglio con angoscia stanotte: il libro che tante volte mi ha preso per mano e ricondotta al sentiero che Qualcuno ha tracciato per noi, in un disegno che un giorno conosceremo e che adesso possiamo solo accettare. Sarà una lunga notte in cui ti chiederò di aspettarmi col sorriso, come ti aspettavo io davanti a quella chiesa in cui suonavi il prezioso organo. Mi aspetterai con la tua anima splendente che ha già passato tutte le sofferenze della sua nudità. Io non sono ancora riuscita a placare il gelo delle mie nudità scoperte. E troppi rancori restano a coprire e comprimere troppe parti della mia anima. Sarà una lunga notte di pianto, in cui io non potrò sentirmi appagata pensandoti, figlio che sei già passato. Nè le parole sofferte e cristalline di un’ altra madre potranno stanotte lenire il mio dolore. So che leggerò forse per tutto il tempo che mi resta da vivere questo libro di speranza. E tu ,figlio, perdonami ancora se la mia disperazione mi tiene ancora lontana da te. Mi rimprovereresti, lo so, se potessi farmi udire la tua voce. Mi diresti che devo seguire Maria Grazia che ha capito. Mi diresti che io non sono capace di capire per tempo ciò che devo fare. Eppure, amore mio, credo che, in fondo, tu voglia solo portarmi sulla riva lontana dall’ odio, dal rancore, dalla sete di giustizia che sovente mi porta troppo vicino alle persone che vanno lasciate al giudizio divino e al percorso che devono compiere. Le mie lacrime già bagnano la chiara copertina del libro di Maria Grazia Coianis. Forse la notte le asciughera’ mentre le pagine scorreranno rapide alla ricerca della via smarrita. Magari domani mi sveglierà un raggio di sole che ti mostrerà a me splendido, amore mio, e mi mostrerà a te ancora serena. È lunga la notte

  8. Un’ altro angioletto è volato nelle braccia dell’ eternità.. Un’ altra madre da mesi piange lacrime di gelo e si dispera. Passa le sue giornate accanto alle spoglie del suo cucciolo. Gli porta fiori freschi ogni giorno, quasi a voler nutrire ancora, in qualche modo, la sua creaturina che un male improvviso e fulmineo le ha strappato dalle braccia. La donna, ancor giovane, ha altri tre figli. Non riesce più a prendersi cura di loro. Resta inginocchiata dalle prime luci dell’ alba fino a sera inoltrata sulla tomba del figlio che non può più cullare. Accarezza continuamente la sua immagine, gli parla tra le lacrime, aggiusta continuamente i fiori come a voler rassettare le morbide copertine che lo attendono ancora nella culla, accanto al suo letto. I fratellini piangono l’ assenza del cucciolo di casa, il loro nuovo e amatissimo giocattolo. Si disperano dell’ assenza della mamma che non trovano in casa al mattino, che vedono rientrare in casa per l’ ora della cena tutta pallida, scarna e raggelata, lo sguardo sperduto e lontano. Il papà e le nonne accudiscono e cercano di lenire la sofferenza atroce che è calata su quella cerchia d’ amore speciale fatta di un cuore di madre e quattro cuoricini che palpitavano festanti intorno alle sue amorevoli cure e premure: un cerchio magico fatto di pura felicità. Non v’ è pace in tutti coloro che assistono allo strazio. Nulla di ciò che vedono è riconducibile a quello che vedevano fino a pochi mesi prima. Non v’ è parola di sacerdote, di medico che riesca a riportare questa giovane donna accanto ai figli che la aspettano sgomenti. Parenti, amici, vicini fanno il possibile e l’ impossibile per far uscire da uno stallo pericoloso la donna, ormai al limite della resistenza fisica: il freddo del nudo camposanto, la mancanza di cibo di cui non vuole più nutrirsi la stanno assottigliando sempre più. Cammina ormai sul sottile filo di seta che porta lontano da tutti. I tre figlioletti vengono affidati anche alle cure di un’:esperta psicoterapista che ogni giorno pranza con loro , con le coppie dei nonni che si alternano nella cura ogni settimana. Il giovane papà trascorre coi figli tutto il fine settimana, non li lascia un attimo, li porta al cinema, al circo, alla biblioteca per piccoli, in ludoteca, ai giardini. Le famiglie degli amici e dei compagni di scuola fanno a turno per invitarli a pranzo, per essere loro accanto. Una piccola comunità soffre e si attiva per aiutare tre bimbi che hanno perso il fratellino e stanno perdendo la mamma. Quanto si stringe il cuore di tutti vedendo quella minuta donna scendere le scale del piccolo condominio con il cappotto sempre più largo, il viso sempre più pallido e smarrito, gli occhi grandi, verdi, sempre più spalancati, persi ormai a fissare, opachi e spenti, un immenso prato verde in cui sente ogni sua fibra già disperdersi. Alcune donne la vegliano a turno in quel luogo di tristezza e perdita. Inutilmente hanno provato a parlarle. Lei non ascolta, resta muta, non risponde, continua a sistemare i tanti fiori che ricoprono quel freddo lettino. Si ferma a comprarli ogni giorno al chiosco colorato del piccolo camposanto. Il giovane gestore gliene aggiunge sempre qualcuno in più e le fa trovare l’ acqua fresca ogni mattina in tutti i vasi cercando di evitarle di bagnarsi per stare poi lì al freddo, al vento impietoso che soffia quotidianamente quest’ anno sulla radura del cimitero. La donna non dice nulla, mai. Paga silenziosa e s’ avvia verso quel suo giardino che s’ allarga sempre più colorato di tanti colori, profumato di tanti profumi, riempito di piccoli balocchi. Anche uno specialista in traumi violenti e lutti non ha potuto far nulla e ha dolorosamente lasciato quella donna lì, accanto al figlio che non può cullare più, scuotendo la testa, gli occhi pieni di lacrime. ” Ci vuole un miracolo” penso’ con la sua datata esperienza.
    Un giorno, una cugina della donna arrivò in casa sul mezzodì, quando la famigliola pranzava con quella terribile sedia vuota al desco, la psicologa intenta e attenta al suo ruolo, la nonna di turno a scodellare piatti fumanti e confortevoli, il papà a parlare coi piccoli della mattinata scolastica. La giovane arrivata chiese il permesso di sedersi fra loro, di pranzare fra loro. Lasciò appesa alla sedia la borsettina e mangiò parlando con tutti e ridendo talvolta coi bimbi, col suo riso argentino e sincero. Quando l’ ultimo piatto fu levato dal desco, la giovane zia prese la sua borsetta, vi tolse un libretto incartato. I bimbi chiesero di cosa si trattasse, incuriositi. La zia levò la carta e prese fra le mani il libro dalla copertina essenziale di Maria Grazia Coianis. Ne lesse il titolo. Disse poi ai piccoli che il libro parlava di una mamma come la loro, una mamma che aveva perso un piccolo figlio. Le parole di questa mamma spiegavano cosa significa perdere un figlio. Poi con delicatezza aprì il libro. Sfoglio’ alcune pagine. Si soffermò e lesse con il cuore che le batteva forte alcune fra le più semplici e significative liriche di Maria Grazia Coianiz. I bambini ascoltavano attenti. Il più piccolo, che frequentava la seconda elementare disse ad un tratto:
    – La mamma ci vuole bene come quella signora voleva tanto bene al suo bambino. Se fossi morto io e mi avessero messo là nel cimitero, la nostra mamma verrebbe a stare con me tutto il giorno. La mamma ha ragione.
    La figlia che frequentava la quarta elementare sussurrò , mentre i lacrimoni le rigavano il volto : – Siamo noi che non abbiamo saputo aiutare la mamma, lei sta solo facendo quello che farebbe se uno qualsiasi di noi fosse là, lontano da tutti, al buio e al freddo.
    Il maggiore frequentava la quinta elementare, si alzò in piedi e disse al padre con una fierezza che nessuno aveva mai visto: -Il mio fratellino era di vetro soffiato anche lui, papà. Solo la mamma ha capito questa cosa e adesso non vuole lasciare che il nostro fratellino di vetro si rompa là, tutto solo. Andiamo tutti dalla mamma col libro che ci ha portato la zia e le diciamo che anche per noi Gabriele è di vetro e non vogliamo che si rompa, le diciamo che staremo lì con lei ogni giorno per fargli compagnia e proteggerlo”.
    La zia tremava e sorridente diede in mano al maggiore di quei suoi straordinari nipoti il libro dalla copertina cosi chiara, pulita, diversa da tutte le copertine che ricoprivano i libri di cui li aveva fin lì riempiti. La psicologa ebbe negli occhi un rapido sorriso e si affrettò a lasciare la famiglia baciando sorridente i bambini. Diede la mano con vigore al giovane uomo che se ne stava in piedi muto e attonito, dicendogli di fare presto ed aiutare i bambini a coprirsi bene, che fuori la bora pungeva. In cucina i nonni piangevano. Mentre i bambini e il loro papà si apprestavano a lasciare l’ appartamento , la zia disse che si sarebbe fermata ad aiutare i nonni e li avrebbe aspettati.. Quando padre e figli furono usciti si sedette e pianse, spiegando ai nonni accorati che aveva girato tutte le librerie della città vicina per trovare qualcosa di giusto per tutti loro, ma inutilmente. Poi aveva setacciato per giorni internet finché era approdata alla pagina dedicata al libro di una scrittrice sensibile, colta, che aveva attraversato le stesse pene della loro figliola e aveva saputo trarre dal dolore la forza della salvezza. Ne aveva letto alcune poesie proprio sulla pagina dedicata, le recensioni, i commenti di altre donne e mamme. Aveva ordinato immediatamente il libro, d’ istinto. I due nonni piangevano, sparecchiavano, rassettavano. Poi si sedettero come in attesa. La nonna aveva tirato fuori dalla tasca un piccolo rosario di vetro bianco e bisbigliava le preghiere. Il rosario non era ancor terminato, quando si udirono le fresche voci dei nipoti lungo le scale. La porta si aprì e sulla soglia comparve la figlia adorata e disperata coi tre piccoli accanto, il genero dietro. La giovane donna ebbe per la prima volta un lieve sorriso per i suoi genitori. I bambini allungarono vicino al tavolo da pranzo una sedia e chiesero alla loro mamma di sedersi. I due maggiori andarono in cucina mentre il piccolo dispiegava un po’ la tovaglia davanti alla mamma, mise le posate e il tovagliolo davanti a lei, e un bicchiere . Dalla cucina si fecero avanti decisi e sorridenti i due fratelli maggiori posando sul desco un piatto di brodo caldo e un piattino di fumante purè. Riempirono il bicchiere di un leggerissimo the caldo. La bambina disse amorevole e ferma : – Ecco mamma, mangia piano, ché non sei abituata, e sorseggia il the.
    Si sedettero stretti a lei tutti e tre, riformando come per incanto quel cerchio magico fatto di amore ed intesa esclusivi. Mentre la loro mamma mangiava pianino, loro parlavano concitatamente di uscire dopo un’ oretta, comprare le violette dal fioraio, lavare e lucidare un vasetto che stava polveroso in mansarda, ma era tutto decorato di brillantini, tornare tutti assieme da Gabriele per ricoprirlo ancora un po’ di fiori e parlargli come facevano quando se ne stava seduto nel box morbido ad ascoltare le storie che loro gli raccontavano. La mamma pian piano riprendeva colore. Chiese con un filo di voce a sua figlia di rileggere la prima poesia che le aveva letto al camposanto, quella che parlava di un bambino fatto di vetro soffiato. La bimba lesse con bell’ accento e bella espressione. La donna continuava a mangiare pian piano e guardava finalmente quei suoi immensi gioielli che, con un libretto in mano, erano andati da lei, col vento, col freddo, chiedendole di perdonarli per non averla capita. La donna sorrideva loro con un luccichio negli occhi che da tempo immemore gli altri non vedevano. Quando finì quel pasto dai sui bambini preparato per lei con tutto l’ amore del mondo, la donna si alzò e li strinse tutti a sé, entrando in una dimensione senza tempo, che solo loro conoscevano. Poi tutti e quattro si misero alla ricerca di quel vasetto tempestato di brillanti, lo lavarono con delicatezza, lo asciugarono. Tutti poi in camera a cercar rinforzi di maglioni e berretti. Giulia volle pettinare la mamma con lo chignon. Volle farle indossare le bella pelliccia di volpe bianca che il papà le aveva regalato a San Valentino due anni prima, prese i guanti lunghi e stretti di pelle bianca della mamma e con perizia l’ aiutò ad infilarli. Cosi fece con un bel paio di scarponcini in pelle bianca. Girò la mamma verso lo specchio e le disse di guardarsi. La donna vide dopo un tempo infinito sé stessa in quello specchio, e nel contempo vide tutti i suoi figli che le sorridevano, la stringevano oltre la barriera della morbida pelliccia che essi tanto carezzavano per goderne la morbidezza, e urlavano: – Dai mamma, sei bellissima! Adesso corriamo da Gabriele che ci guarda nello specchio tutto contento!
    La donna prese automaticamente un rossetto rosato che teneva sulla cassettiera e se lo passò rapida sulle labbra. Prese la scatolina della cipria e in un battibaleno spolvero’ di rosa le sue guance. I suoi figli la spinsero fuori dalla camera verso l’ ingresso dove un giovane uomo e giovane papà attendeva trepido ed emozionato.
    – Evviva! Eccovi Liz Taylor! La mamma più bella del mondo adesso viene con noi! – gridavano i bambini. La giovane donna si voltò un attimo a guardare grata la cugina e i genitori. Un lieve sorriso le addolciva il volto bellissimo.
    Un vasetto luccicante, un mazzolino di viole odorose , una famigliola riunita come a festa presso un piccolo lembo di terra che sembra un pezzo di paradiso. Gabriele nel tenero ritratto sorrideva. L’ angelo che lo veglia sempre con una rosa in mano sorrideva.
    La notizia corse di casa in casa riscaldando il cuore dei compaesani. Qualcuno salutò festoso la famigliola che camminava riunita e ciarliera sulla strada del ritorno. Il vecchio barista della piazza invitò tutti ad entrare per una fragrante cioccolata calda.
    La giovane zia Luisa, che conoscevo fin da bambina, e’ venuta a raccontarmi piangendo gli eventi di quel giorno benedetto in cui un libro di poesie aveva compiuto un miracolo. Io abito piuttosto lontano da Luisa che aveva fatto tanta strada per raggiungermi. Andai nella mia camera , aprii il cassetto in cui custodisco le cose più care e presi ” Anima nuda ” che rileggo sovente. Ho detto a Luisa : – L’ ho letto anch’ io, è sempre con me. Non meravigliarti se tua cugina ha ritrovato sé stessa e la sua famiglia. Il tuo istinto ti ha guidato verso il libro più adatto”
    Luisa si e’ seduta esausta. Mi ha chiesto di scrivere di questa vicenda, di testimoniarla in qualche modo. Lei sapeva solo far di conto nello studio del ragioniere. La rassicurai.
    Dopo aver riflettuto, ho concluso che non c’ era altro posto che questo per raccontare questa commovente vicenda.

  9. Il Friuli non smentisce le sue radici forti, ben conficcate nel fertile terreno della Fede, della Speranza, della Carità. Il bellissimo libero di Maria Grazia Coianis è la punta di diamante di queste qualità che, accompagnandosi alla volontà caparbia di non cedere e all’ acculturazione ricevuta da questa grande artista cresciuta nel cuore delle Arti italiane, ha saputo elaborare eventi dolorosi, sentimenti strazianti , urla disperate, in perle di diamante che luccicano di luce consolatoria, di colori tenui, di profumi appena percettibili, di sussurri lievi , preghiere dolcissime che solo un animo mite e aperto sulla divinità e la sua imperscrutabile sapienza potevano donarci. Maria Grazia Coianiz ha dimostrato di sapersi collocare tra i grandi della letteratura moderna. Diversi gli autori che hanno pubblicato le sue liriche. Diverse le inserzioni nelle antologie. Questo bellissimo blog stesso è la prova migliore del successo dell’ autrice, un blog ospitale e attento alla sostanza delle cose, dove si alternano voci di lettori e lettrici comuni che sentono soprattutto il bisogno di cercare risposte ai loro dolorosi perché e voci di persone che si avvicinano all’ opera per la grande valenza letteraria oltreché umana. Con i miei migliori auguri di buon proseguimento. Erica.

  10. Mi piace molto il tipo di formato scelto dall’autrice perché volendo si può portare il volume con sé! A mio parere inoltre c’è anche una scelta grafica ben definita. Infatti il titolo è “Anima nuda” e nella copertina non vi è alcuna immagine ma soprattutto i colori si riducono a tre se consideriamo anche quello dei caratteri e credo che sia stata una cosa studiata per focalizzare l’attenzione sui moti dell’anima comprensibili tramite la lettura delle poesie.
    La prefazione a cura della Dott.ssa Alma Borgini offre degli spunti di riflessione molto importanti e inoltre fa capire al lettore che le parole di Maria Grazia Coianiz cercano non solo di trasmettere al lettore le sue passioni ma vogliono riportare alla mente anche grandi poeti del passato. É essa stessa l’emblema della poesia, molto colta e precisa anche nel riportare versi della poetessa e nel fare vari riferimenti ad altri poeti.
    Maria Grazia mi dispiace molto che lei abbia perso un figlio. Le sue parole prendono vita davvero dal profondo della sua anima. Mi sono sentita catapultata nelle situazioni da lei descritte e ho vissuto a mia volta le sue sensazioni.
    Commuovente la poesia “Cristallo trasparente” dedicata a Giovanni Paolo II. Mi ha riportato alla mente quanto è accaduto e, soprattutto, mi ha emozionato moltissimo e mi ha fatto anche piangere.
    Novità assoluta perché non l’ho mai trovata in una raccolta di poesie è la riflessione della poetessa dove davvero si mette a nudo mostrando il suo pensiero. Ho trovato molto bello ed istruttivo per tutti che abbia fatto riferimento ad un passo del vangelo di Luca.
    Mi fa molto piacere aver appreso dalla sua biografia che ha vinto molti premi e riconoscimenti e che non solo le sue opere sono state inserite in varie antologie e riviste ma soprattutto che le sue poesie sono state pubblicate da molti autori. Pertanto le faccio le mie più sentite congratulazioni.

    Mi auguro che quanto da me scritto sia in linea con i messaggi che la potessa voleva trasmettere e ringrazio Maria Grazia Coianiz per questo viaggio nella sua anima.
    Valentina

    • Belle parole le sue, cara Valentina, per dirci quanto quest’opera si collochi ad un livello di poetica molto alto, direi unico nel suo genere. Certo la poesia e la letteratura ci offrono tanti testi che narrano la pur indicibile morte del figlio. Maria Coianis ha trovato per noi parole stupende che descrivono una sofferenza che solo Dio può accogliere. Le parole di Maria Coianis sono come gemme piovute da sconosciuti spazi celesti: appartengono alla distanza siderale in cui abita quel Dio che l’anima così tanto sbranata accoglie e custodisce infondendole ancora, pian piano, la vita col soffio leggero che é in Lui, quel soffio che esalò nell’uomo fatto di creta, nuda terra priva di vita, sentimenti, emozioni, pensieri. Ma le parole di Maria Coianis appartengono al contempo ad una donna e madre che ha saputo, come Lei Valentina ben coglie, mettersi veramente a nudo, mostrando tutte le sue debolezze e le sue fragilità. Attraverso un percorso di strade brulle piene di sassi taglienti e ponti sospesi sull’infinitesimale filo della follia in cui l’anima strappata dal cuore può scivolare ad ogni passo, Maria Coianis ci ha mostrato un sentiero inesplorato, un nuovo modo di vivere e di soffrire la maternità, come mai nessuno aveva fatto sin qui. E’ per questo che io vorrei che quest’opera trovasse un posto particolare nel panorama letterario, come ho già scritto in un commento recente. Non bastano per quest’ opera unica i prestigiosi premi vinti, non basta che editori pregevoli l’abbiano pubblicata, non basta che le bellissime liriche siano state inserite in autorevoli antologie. Vorrei che gli editori e gli autori che hanno avuto contatti con questa opera di Maria Coianis, analizzassero a fondo e con occhi nuovi ” Anima nuda” , riflettessero sulla straordinaria valenza di quest’ opera tutta femminile che sa parlare ai cuori di tutti in un modo decisamente straordinario. Maria Coianis, con questo libro, merita quel posto che rimane ancora da pensare nella poetica della Maternità.

  11. In una triste occasione, tornando nei luoghi in cui ho passato i momenti più allegri e spensierati della mia infanzia, della mia adolescenza e della mia giovinezza, ho ritrovato le persone che quei momenti magici avevano accompagnato.
    Alcune erano ormai prossime al passo che divide due mondi che non possono toccarsi, ma che s’ intersecano fra loro in un legame profondo, intimo, spirituale che è dato a tutti di vivere e sentire intensamente, a pochi di poter esprimere con parole illuminanti che sanno superare le barriere del visibile per condurci a comprendere ciò che appartiene al cuore, all’ intuizione, alla fede, al Credo.
    Altre persone mi erano compagne di giochi, delle scorrazzate nei boschi carichi di noci, nocciole, castagne, nelle sfide a chi resisteva più a lungo sott’ acqua nelle acque del grande fiume che bagna d’ immensità azzurrina i piedi della collina del mio paesello.
    Ho ritrovato nella rinnovata chiesetta il placido sentire degli anni più belli, la partecipazione semplice di gente semplice ma che sa leggere nel cuore e lo rispetta con tutto il suo carico di dolori e perdite.
    Le vecchie compagne del tempo perduto mi hanno attorniata sorridenti e festose, nonostante stessimo accompagnando alla sua estrema dimora colei che nel piccolo borgo faceva da madre a tutti, scodellandoci minestroni che profumavano di bosco, di terra assolata, di spezie sconosciute. Non facevamo neanche a gara a chi lo terminava per primo, tanto i piatti venivano ripuliti in un battibaleno comunque e in religioso silenzio. Quella donna straordinaria, solare, generosa, col cuore aperto sul mondo, quella donna che pur aveva perso , giovane mamma e giovane sposa, una creatura di pochi mesi, riempiva nuovamente i nostri piatti ridendo contenta della nostra voracità, quasi che ringraziasse il Cielo di averle donato così tanti figli dopo avergliene preso uno. Quello era il suo modo, forse, di pregare, di vivere una perdita incolmabile ma non distruttiva, anzi propositiva di nuova generosità, vivacità, sentimento verso chi le stava vicino. Forse quello era il suo modo di elaborare il lutto, di ritrovare la forza per vivere appieno, di insegnare che si va avanti sempre, che c’ è un mondo che attende chi può e deve comprendere che lasciarsi non è perdersi, che la maggior consapevolezza va donata a piene mani e cuore aperto.
    Nel lasciare quella nostra madre putativa alla terra, nessuno dei tanti figli e figlie che essa aveva accolto nel suo grande e allegro desco, nel suo grande e chiassoso cortile, piangeva. No, lei era con noi, nel nostro cuore che batteva rinnovato ai caldi ricordi, nelle nostre menti che rincorrevano le immagini di tanti bimbi giocosi intorno al suo indaffarato giorno, di giovani che partivano festanti per le gite sui monti più ardui radunandosi nel suo cortile, che si infilavano in sette, otto sulle prime Cinquecento per raggiungere le prime discoteche. E lei era sempre là, sulla porta di casa a sgolarsi di stare attenti, andare piano, tornare presto e divertirci tanto. Sul suo volto pur trepidante risplendeva comunque il sorriso radioso e bellissimo di chi sa che era il nostro tempo migliore quello, e che lo vivevamo anche per la sua creatura che lei aveva collocato nel nostro cuore, a nostra insaputa, forse sperando che un giorno la scoprissimo finalmente nostra invisibile compagna di giochi, scorribande, divertimenti.
    Le mie compagne di quei tempi lontani e mai perduti, mi hanno circondata ad un tratto col medesimo sorriso di quella nostra mamma straordinaria, chiedendomi se, passando di fianco alla chiesa rinnovata fuori, avessi visto il cippo della piccola Rossella, che era rimasta lassù, accanto alla chiesetta in cui era stata battezzata e ancora chiamata accoratamente per nome prima di scendere nel suo piccolo scrigno riscaldato per l’ eternità dal sole che inondava e inonda di una luce e un calore unico la nostra collina, e più di tutto la chiesetta, la sua incredibile scalinata di pietra di fiume, la terra che circonda quella incredibile, miracolata chiesetta che nessunna delle potenti scosse distruttive del 1976 è riuscita a trascinare a terra.
    Sì che avevo cercato Rossella, la figlia di quella mia mamma putativa. E risposi alle mie compagne che Rossella col suo bell’ angioletto di pietra candida era ancora là, dove noi andavamo a portarle talvolta i candidi bucaneve di gennaio, le odorose viole di bosco, le arniche gialle dei prati , i ciclamini profumati colti ai piedi delle ombrose querce che noi sapevamo raggiungere per tempo, prima del declino delle nostre estati spensierate.
    La compagna più dolce e anziana di quel gruppo di donne ormai tutte in qualche modo provate dalla vita, mi porse un pacchettino con un piccolo fiocco color ciclamino dicendomi: – Sapevamo che saresti venuta ad ogni costo. Ti abbiamo comperato questo bel libro. Tu hai sofferto più di tutte noi.Ti aiuterà. Ti aiuterà ad accettare quello che sappiamo bene non accetti ancora, non come dovresti e sarebbe giusto almeno un po’.
    Scartati fra le lacrime quel piccolo pacchetto e mi ritrovai fra le mani ” Anima nuda ” di Maria Grazia. La mia buona amica mi disse che anche Maria Grazia Coianis, aveva perso la sua creatura, proprio così come la splendida madre di tutti noi compagni che oggi accompagnavano al giardino di Dio. Mi disse con una forza che non conoscevo appartenerle che Maria Coianis apparteneva di nascita alla nostra terra, e che le nostre genti sanno sempre trovare il modo di andare avanti facendo tesoro anche del dolore più straziante. Mi disse che ognuno lo fa a modo suo. Maria Coianiz attraverso le parole, la madre che aveva chiuso gli occhi terreni davanti a noi per ritrovare quelli celesti di Rossella, lo aveva fatto amandoci tutti, in quel paesello di poche anime, lasciandoci cosi’ un messaggio di amore. Mi raccomandò accorata di leggere ché tutti lassu’ sapevano quanto ammassi leggere cercando sempre di capire anche oltre le parole.
    In ” Anima nuda ” le mie compagne d’ allora riponevano tutto il loro affetto per me, tutta la loro speranza che io potessi capire ciò che i versi dicevano e ciò che lasciavano al lettore di capire
    Riavvolsi per bene col nastro color ciclamino il libro della Maria delle nostre terre, sorrisi alle mie compagne e dissi loro con sincerità che conoscevo ” Anima nuda ” così come avevo visto e sentito parlare nella bella Firenze Maria Grazia, l’ autrice, ma il loro dono non mi giungeva tardivo, né inutile perché sapevo fin troppo bene che esse avevano letto giusto nel mio cuore che doveva ancora aprirsi all’ accoglienza del mio vissuto, e nella mia mente che doveva ancora penetrare a fondo significati ancora sconosciuti.
    I compagni se ne distavano in disparte, guardandomi intensamente. Coglievo nel loro sguardo un sottile senso di preoccupazione: essi conoscevano meglio delle compagne il mio animo capace anche di rancorizzare in modo indelebile. Ricordavano sicuramente i miei inaspettati e fulminei scatti di veleno quando decidevo di non accettare i loro pur innocui e innocenti dispettucci di bimbi scanzonati. Forse temevano che il mio rancore mi portasse troppo in la’, nel luogo in cui ogni reazione e’ possibile.
    Si unirono infine alle compagne e tutti assieme scendemmo ancora nel cortile di allora, che era cambiato, ma per me risuonava ancora delle antiche voci, della vecchia allegria, del profumo dei minestroni della nostra madre putativa, della sua imperiosa voce e della sua argentina risata che riempiva l’ aria tersa e profumata di fienagione e vendemmia.
    Tutti i compagni di allora mi accompagnarono infine alla mia auto. Mi lasciarono salirvi in silenzio. Quando abbassai il finestrino dissi loro che sarei tornata, eccome!, che d’ ora innanzi avrei trovato la forza di tornare lassù, essi mi sorrisero tacendo e annuendo. Solo una voce mascile si levò, determinata e tremula nel contempo, raccomandandosi: – Leggi, leggi tante volte la Maria. Capirai. E troverai tutte le strade che ti servono per tornare a vivere la tua vita. Noi siamo qui ad aspettarti. Vai ora, prima che si faccia buio e l’ aria troppo fredda per te.

  12. Quest’ anno nella mia cittadina le luci del Natale si sono accese già da tempo. È presto, è anzitempo. È troppo precoce il tempo degli affetti e dei loro riti intimi pensati e cercati tutto l’ anno. Troppo precoce la ricerca dei doni per i cari, la ricerca delle ricette del pranzo natalizio, l’ acquisto e l’ addobbo del grande abete che illuminerà di calore la sala cosparsa di pacchi coi fiocchi rossi. È troppo presto per sentire già l’ acuta punta di dolore che trafigge l’ anima durante le giornate più intime dell’ anno: durerà a lungo , troppo a lungo il senso di perdita, sarà troppo lungo il sentimento stringente della mancanza del bene più prezioso. Per quanto mi dilunghi nella cura dei preparativi, l’ atmosfera natalizia invade inesorabile la casa, pervade inesorabile il mio cuore che trema e stringe mordace il petto durante i preparativi per la festività più intima e dolce dall’ anno : a natale un posto rimarrà vuoto, anche se altri lo occuperanno premurosamente . Lo strazio si rinnova, è già qui, mi soffoca, mi stritola l’ anima. Ho richiamato la donna alla quale avevo regalato il bellissimo libro di Maria Coianis: Anima Nuda. pensavo di aver interiorizzato stabilmente la ritrovata forza che mi aveva trasmesso. Invece ho bisogno di rileggere quelle tenere e accorate poesie, ho bisogno di rispecchiarmi in un dolore uguale al mio, ho bisogno di rileggere le parole che leniscono, che danno un senso alla sofferenza più fonda e incurabile del mondo. Ho bisogno che le parole di Maria Grazia Coianis ristorino ancora la mia anima dolente , la dissetino come la goccia della grondaia che, stilla su stilla, disseta il desolato praticello che attende ristoro al piede di quella grondaia che conosce la desolazione dello stelo rinsecchito, che sola e ‘ in grado di portare le preziose gocce cristalline che riporteranno il sollievo agognato.. Questo capolavoro di Maria Grazia Coianis mi salvò dal baratro, mi ha ancorata al soffio caldo della vita e al mio posto quando il gelido vento del dolore cristallizzava la mia anima. Rileggero’ più e più volte ancora le parole intense di Maria Coianiz, e intanto continuerò a preparare il natale della mia casa.
    I lumi delle notti più buie dell’ anno in queste sere già fiammeggiano e luccicano copiosi sul sepolcro tanto amato, tanto ricolmo di fiori: riscaldano la dimora dell’ eternità che so di raggiungere un giorno sempre meno lontano. Ho bisogno di calore, di luce, di risentire forte il legame spirituale con chi non abita più la mia casa; ho bisogno di parole lievi, sussurrate ma intense e pregnanti che sanno riportare l’ anima alla sua dimensione di ponte tra questi momenti fugaci terreni e la luce di quell’ eternità di cui l’ anima è parte, quell’ eternità cui apparteniamo assieme a coloro che ci hanno lasciati anzitempo per attenderci ed accoglierci radiosi quando saremo anche noi giunti all’ ultimo battito che farà finalmente cadere il velo d’ ombra che separava le mani agognate.
    Il libro di Maria Grazia Coianiz saprà ancora condurmi con il suo filo delicato e fermo a quelle certezze che il senso di mancanza che sempre m’ assale angoscioso nell’ ultima parte dell’ anno offusca con palpiti di sentimenti insostenibili. Ho bisogno della forza dell’ unica donna che ha saputo infrangere il duro ghiaccio che mi avvolgeva..

  13. In questi giorni tristi e cupi in cui il dolore per la perdita di mio figlio si fa sentire più forte e indomabile, una mia vicina è venuta in casa mia col suo tablet fra le mani. Ha aperto la vostra bella pagina dedicata alla morte del figlio, la pagina dedicata al libro di Maria Coianis che scrive ” Anima Nuda”.. Ho letto le poesie che presentate e ho ricordato mio figlio quando era piccolo, neonato, fragile, ma sano. È vissuto pochi anni perché un terribile incidente lo ha ucciso. I giorni dedicati al culto dei morti sono i più terribili per me poiché non accetto di saperlo proprio là, nella buia sepoltura che vado ad addobbare in questi giorni assieme a tanta, tanta gente che si reca coi fiori tra le braccia nel tremendo regno di chi non possiamo più vedere né toccare. Poco dopo mio marito è uscito di casa e quando è rientrato mi ha detto che era andato in centro in una libreria per ordinare il libro di Maria Grazia Coianis. Mi sono messa a piangere per l’ emozione. Insieme a mio marito sono uscita di casa e mi sono avviata al camposanto sottobraccio al padre di mio figlio. Per la prima volta siamo andati assieme a trovarlo là, dove ora una lucida lastra ricopre la vita che doveva esserci, ma per la prima volta ho sentito che quella lastra non mi separa da mio figlio. Attendo con ansia il libro di Maria Grazia Coianis. La mia vicina, delicata e gentile, conosce il trauma e il dolore della perdita: ha saputo portarmi fuori dal buco nero in cui vivevo. Lei mi rassicura dicendo che dopo che avrò letto con attenzione e più volte il libro di Maria Coianis, capiro’ che la morte non separa chi si ama: unisce in modo diverso e che sentirò mio figlio sempre con me, finché vivrò La mia vicina ha letto per un anno a lungo il libro di Maria Coianis, in tempi diversi, alle volte anche in una sola notte. Dice che ora si sente una madre diversa,sì da quelle che non hanno perso il figlio, ma consapevole della presenza del figlio e felice di poter portare i suoi bellissimi fiori sulla bianca pietra della sua creatura. Io sto cominciando un nuovo percorso, lo sento, e vi sono infinitamente grata di aver pubblicato le poesie di Maria grazia Coianis e i commenti delle donne che come me di una narratrice del dolore di una madre sentivano il bisogno.La commessa della libreria ha detto a mio marito che il libro è richiesto e che diverse persone leggono proprio la vostra presentazione prima di ordinarlo.
    Attendo con tanta desiderio il libro di Maria Grazia Coianis, anche perché io non ho letto quasi niente nella mia vita e tantomeno racconti che parlano di dolore.

  14. “Anima nuda” di Maria Grazia Coianiz é il libro che ho ricevuto in dono per tempo da chi ha saputo vedere, per tempo, che tutti i momenti della vita andavano perdendosi nell’aridità del dolore. “Anima nuda” di Maria Grazia Coianiz é il libro che mi ha restituito la capacità di ritrovare il filo dell’esistenza, la bellezza dei ricordi, la calda tenerezza e la gioia cristallina che sono transitate lungo il percorso. “Anima nuda” di Maria grazia Coianiz mi ha aiutata ad aprire ed espandere tutte le pieghe su cui s’era rattrappito il cuore. E guardandole tutte ho compreso sì i limiti delle mie azioni, ma anche la mia capacità di affrontare l’inimmaginabile e la forza immensa che solo l’amore sa dare, ritrovando infine me stessa in modo più consapevole e maturo. il cuore resterà dolente fino all’ultimo palpito, ma l’anima ritrovata saprà sospingerlo con forza verso la vita, e verso l’infinito che aspetta l’incontro agognato.

  15. Maria Grazia Coianis vive lontana dalla sua terra natia. La terra che perde i figli capaci di donare tanta luce quanta ne emana questo bellissimo libro, non può che ritrovarsi più arida, assetata di quella magica rugiada che solo i figli migliori possono donare allo stelo d’ erba, al fiore sopito, al sasso che attende muto seduto sulla riva del magro fiume, al grano che non cresce. Maria Grazia Coianis io l’ ho ascoltata a Firenze, in occasione di alcuni incontri culturali. La scrittura delicata e lieve che ci regalano i versi stupendi di questa sua opera restituisce intatta la sua natura dolce, mite, riflessiva, dolente, partecipativa. La terra del Friuli non ha restituito tanti poeti e scrittori quanti essa meriterebbe. Ci sono sì gli insuperabili come Pasolini, Giacomini, Maldini, Bartolini ed altri, tuttavia in questa dura terra manca la voce della più più sofferta tra le poetiche: manca la voce del dolore materno, della incredibile capacità di raccontarlo e sublimarlo, manca il sussurro della donna che perdendo il figlio va a perdere sé stessa, ma che, grazie alla poesia ritrova la sua interezza, la sua insospettata capacità di guidare il dolore più profondo e più antico del mondo verso la redenzione, la ricostruzione, la vita. Maria Grazia Coianiz è conosciuta anche nella sua terra e la sua terra attende il suo ritorno, anche per un solo giorno. Io sarò davanti a tutti per stringerle le mani, per ascoltarne ancora la voce rende per incanto più lieve il cuore, capace di asciugare lacrime antiche.

  16. Parlare e, soprattutto, scrivere della morte di un figlio è l’ impresa più ardua del mondo. L’ unica azione che una madre che perde un figlio vorrebbe veramente fare è gridare, urlare per l’eternità il suo strazio, l’ingiustizia e la crudeltà del destino.
    Maria Grazia Coianiz riesce a trasformare il dolore profondo, la disperazione più accecante in un mesto sussurro. Le parole, le metafore, le immagini infondono un denso sentire fatto di tristezza, di delicata nostalgia, di perdita insostituibile. Eppure tra le parole s’affaccia il senso ineludibile che la madre sente comunque nella profondità dell’animo suo: quel figlio è vivo e presente in lei, è con lei. Con lui la madre parla, a lui la madre sussurra parole carezzevoli nella certezza che egli la sente, la ascolta come quando era cullato dal ventre che lo teneva al caldo, al sicuro.
    La madre chiede aiuto , chiede di essere sostentata nella più cupa delle disperazioni, tuttavia la madre riesce a camminare su quel sottile filo che fa da ponte tra l’ anima dolente e la follia. La madre lo percorre traballante, incerta tra il lasciarsi scivolare nel buio o il tornare alla dolorosa realtà. La madre sa richiamare a sé l’anima sua che rischia di disperdersi. La riprende intera la sua anima, e, per poterlo fare, la mette a nudo quell’anima, ne mostra tutte le pieghe, esplora e porta alla luce gli angoli più reconditi. È proprio la parola che scava che, alla fine, riesce a donare la luce all’oscurità che incombeva. È l’anima disvelata, denudata, in grado di mostrare tutti i sentimenti che contiene che dà alla madre la incommensurabile forza di affrontare la morte del figlio per quello che diventa per tutte le madri: una assenza fisica, una presenza spirituale profonda e unica che si nutre con un dialogo interiore che si fa sempre più intenso, a mano a mano che il tempo allontana dal momento della separazione fisica ed avvicina il tempo della riunione nella luce dell’Eternità.
    I versi di Maria Grazia Coianiz riverberano sul candore della carta la più dolorosa, difficile, inspiegabile condizione umana con disarmante semplicità e lucidità. Versi che stringono il cuore.

  17. Non è semplice mettere “a nudo” la propria anima, rivelare le proprie fragilità, far entrare gli “altri” nel nostro “mondo”. Questa poesia ci aiuta a capire i nostri sentimenti, stati d’animo, e a non sentirci troppo soli quando non riusciamo ad esternare ciò che ci opprime. Credo che l’anteprima sia soltanto l’inizio di ciò che di coinvolgente ed intimo sia tutto il libro. Grazie all’autrice per averci regalato questi versi così intensi…

    • Rileggendo come faccio talvolta su questa pagina inusuale e bella di internet i passati commenti sull’ opera di Maria Coianis mi sono ritrovata a soffermarmi su questo semplice e veritiero commento di Anna. L’ ho riletto più e più volte per coglierne il senso più profondo poiché queste poche parole acclarano il senso della poesia di Maria Coianis in particolare e il senso della Poesia in generale. Si’ , Maria Grazia Coianis deve aver lottato non poco con sé stessa per mettere a nudo la sua anima, per lasciare entrare gli altri nel suo mondo di dolore : il dolore non ha parole, il dolore non cerca parole, non cerca nemmeno condivisione, in fondo, perché a ciascuno pare che il proprio dolore sia unico e incondivisibile. E’ cosi’ che il dolore schiaccia ed opprime le persone, come giustamente Anna coglie. Maria Coianis è riuscita ad aprire il cuore e l’ anima straziati lasciando che parole che sanno di miracolo illuminassero un percorso di sofferenza e rinascita, con incredibile scioltezza nell’ esprimere e straordinaria precisione del lessico. Ecco come Maria Coianis ci aiuta a capire noi stessi, i nostri stati d’ animo, i nostri sentimenti e a sentirci meno soli nel nostro essere ed esistere quando il dolore non trova in noi una via di fuga, una possibilità e capacità di esprimersi , come Anna acclara. Mi tornano alla mente, dove sovente risuonano, le bellissime parole di un autore di cui non ricordo più il nome perché le trovai una vita fa. Quelle parole suonano magicamente cosi: ” I Poeti sanno vedere e le immagini che essi offrono ai nostri occhi sono più vere delle immagini reali”. Io credo che questa definizione d Poeta e Poesia sia quella, fra le tante, che meglio li definisce. In fondo le semplici ma non banali parole di Anna questo dicono al mio animo, una volta di più. Maria Coianis è una vera e grande poetessa per questo semplice motivo, in primis.

  18. Versi che descrivono pienamente l’intima fragiltà umana. A tratti il lettore viene così coinvolto da immedesimarsi nella stessa paura e nelle stesse angosce della scrittrice.

  19. Non ho parole. E’ raro che una poesia mi prenda così tanto da volerne leggere altre. Ma le parole dell’autrice attirano. Catturano, e risvegliano una parte di me che di solito preferisco ricacciare in fondo, per non sentirla, o ricordarla. Mi piacerebbe leggere tutto il libro. Perchè un libro è come un amico che capisce, ma soprattutto ascolta.

  20. Perdere qualcuno è il dolore più grande specialmente il frutto del proprio ventre.
    Stringere una manina , guardare e sentire il gelo che già si impossessa del proprio bene è morire. Si muore dentro ma morire è anche rinascere attraverso altri occhi altro sentire:Questi versi che mi hanno fatto ricordare una pagina triste della mia vita, hanno anche il profumo della speranza nessuno se ne va senza rimanere in noi stessi,nella nostra anima, nell’aria che respiriamo, nella forza che crediamo di non avere.
    Mariliana

  21. La vera poesia è quella che viene da dentro il cuore ed esprime tutti i sentimenti nascosti che ogni giorno soffochiamo; e credo che la poesia espressa in questo libro rispecchia veri sentimenti.

  22. Ringrazio l’autrice per avermi inviato una copia del suo libro di cui allego foto della dedica.
    Leggerò con attenzione e cura tutte le sue poesie e poi commenterò nuovamente per farle sapere che ne penso.

  23. Libro appena ricevuto. Mi sono messa subito a leggere le prime pagine e la poesia ” al mio piccolo Giovanni” mi ha molto colpito. Forse perché ho un nipotino di nome Giovanni, non so. Divorerò il libro in un sol boccone. Grazie anche per le belle parole nella dedica.

    • Come premesso, ho letto il libro in un pomeriggio. La chiave di lettura per comprendere fino in fondo la poesia è: ” concepire la poesia come ascolto”. Mi hanno colpito alcune frasi che ho evidenziato durante la lettura e che, secondo me, rispecchiano l’essere umano nella sua totalità: “la mente in bilico sul filo teso della follia”, ” ritrovarmi all’alba stremata, delusa assolutamente impreparata ad affrontare un altro giorno”, ” i sogni non costano niente”, insicura ancora e con le mie paure sola”. Questo libro di poesie, per me, rappresenta un’introspezione nell’animo umano…un viaggio verso l’ignoto.

  24. La poesia come strumento catartico per riappropriarsi della propria esistenza. In questo libro, credo, l’autrice si sia posto questo obiettivo. Chissà se ci ho azzeccato! Mi piacerebbe verificarlo, leggendo le sue poesie.

  25. Sono del parere che si possa ritenere poesia solo quel canto che proviene dal profondo del proprio cuore ed è proprio quello che ho percepito leggendo le poesie che fanno da anteprima al libro. Si vede quindi che queste poesie sono state scritte con trasporto e sono figlie della vita della poetessa. Mi piacerebbe ricevere una copia del libro non solo per vedere se anche le altre poesie mi trasmetterebbero altre emozioni ma anche perché così potrei dare un commento più genuino e completo.

  26. Con ” Anima nuda ” Maria Grazia Coianiz raccoglie la disperazione dell’ uomo e la trasforma in grido all’ Altissimo.
    Una voce nel Mistero, che cerca quella luce – sempre zeppa d’ ombre – che ricama la nostra esistenza.
    Liriche intense, da distillare. Mi piacerebbe leggerle tutte. E anche aver notizie dell’ Unione Cattolica Artisti Italiani, per me una novita’.
    Grazie.

    Gaetano

    • Ogni volta che passo su questa pagina di internet non posso fare a meno di rileggere più volte questo di Gaetano che è il primo commento alla bellissima pagina che ” Il manuale di Mari ” aveva preparato per il libro di Maria Coianiz pubblicando liriche di un’ intensità che non conosce aggettivazioni e la delicata quanto determinata presentazione di Nicla Morletti che ha saputo cogliere la potente valenza del libro di Maria Coianis trasmettendo con immediatezza, eleganza e una semplicità espressiva esemplari la bellezza che avremmo trovato nell’ opera. Anche le parole di Gaetano mi colpirono molto : ” una voce nel mistero ” . Certamente la voce ferma di Maria Coianis ha attraversato con una forza immane il mistero più doloroso che permea l’ Universo e ci ha restituito una ferma certezza : la certezza della sua essenza, della sua esistenza, come dell’ esistenza e dell’ essenza della divinità che ci avvolge impenetrabile e angosciante nel suo disegno quanto chiara e luminosa ci stringe nella sua percezione. Gaetano scrive, con incredibile intuizione, che Maria Coianis cerca quella luce, sempre zeppa d’ ombre, che ricama le nostre esistenze. Gaetano ha trovato parole cesellate per il percorso esistenziale e spirituale che Maria Coianis ci ha offerto. Io trovo stupefacente la capacità della gente di intuire ed esprimere i tratti salienti di un percorso di vita tanto sofferto, al di là di ogni razionale comprensione dei sentimenti di chi scrive, impossibili da raggiungere. Gaetano ci dice anche che Maria Coianis ha raccolto la disperazione e l’ha trasformata in un grido all’ Altissimo. Ha ragione, ha colto il movimento dell’ anima di Maria Coianis che dal suo strazio terreno e carnale di madre annientata ha saputo giungere fino alle vette intoccabili su cui aleggia l’ essenza di Dio che con la sua sapienza ha ricondotto infine un’ anima dolente, ma risanata dentro la corporeità e i vissuti quotidiani. Noi pensiamo di essere soli nell’ intero universo, isole inafferrabili ed incomprensibili. Capisco che è così solo in parte. Gli altri sono inequivocabilmente nostri simili, intuiscono e capiscono i moti della nostra anima e della nostra mente anche nelle situazioni più estreme. È bene ribadirlo, soprattutto oggi che l’ indifferenza ci è compagna di vita, soprattutto quando ci troviamo di fronte a quelle persone che dimostrano insensibilità, vuoto morale e spirituale, inconsistenza di intelletto e psiche. Maria Coianis ha saputo mostrarci quanto può essere lo spessore di una persona, pur fragile e ferita a morte. Maria Coianis ha saputo offrirci una profondità , un percorso, un viaggio che io spero facciano breccia anche in quelle anime grigie, accidiose, invidiose, ignave se non laide che troppo spesso incrociano la nostra vita.

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