domenica, 3 Marzo 2024
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Asia estrema di Gaetano Appeso

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Asia estrema di Gaetano Appeso

Asia estrema di Gaetano Appeso, interessante libro di letteratura di viaggi

Asia estrema di Gaetano Appeso, in viaggio alla scoperta di storie e terre poco conosciute

Dopo aver visto le sciagure del mondo protetto dall’acciaio delle navi da guerra, l’Ufficiale della Marina Militare Gaetano Appeso decide di mettere uno zaino sulle spalle e attraversare da solo il Sud-est asiatico, terra di meraviglie e di sventura, annotando l’intera esperienza su un taccuino. Tra caotiche città e tribù indigene che vivono nell’entroterra, l’autore raccoglie decine di storie, suggestive e bizzarre, narrate dalle persone incontrate lungo il cammino, convinto che la realtà di un territorio possa essere raccontata attraverso la voce della gente che lo abita e attraverso le loro esperienze di vita. L’ultima storia raccontata appartiene allo stesso autore, che a poche settimane dal rientro attraversa la grande isola del Borneo, spostandosi di villaggio in villaggio e documentando il costume e le usanze delle comunità tribali nelle quali si imbatte. Ma quella che fu la terra dei cannibali e dei tagliatori di teste conserva ancora macabri segreti.

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KOSAL, CHE SIGNIFICA MAGICO
[…] all’uscita dal sito archeologico di Angkor Thom il mio sguardo ha incrociato quello di Kosal, mendicante inabile di vent’anni, mestamente inginocchiato vicino al suo piattino, che conteneva solo poche monete. Conosceva un po’ di francese, mi sono seduto per terra, vicino a lui, per parlare. Gli ho chiesto il motivo della presenza di così tanti invalidi, soprattutto bambini. Mi ha guardato come fossi un alieno (forse nessun turista gli si era mai seduto vicino). Mi ha risposto senza mai distogliere lo sguardo dal mio volto: «Questo è un luogo molto bello, è l’orgoglio di ogni cambogiano. Tanti turisti vengono qui da ogni parte del mondo e
portano soldi. Il governo ha ripulito quest’area per renderla sicura per i visitatori, ma se ti sposti fuori dai percorsi turistici, c’è il rischio di mettere il piede sopra una mina antiuomo e saltare in aria. Se ti va bene muori, se sei sfortunato perdi un braccio, una gamba oppure entrambi gli arti e sei costretto a sopravvivere. Ma tu devi stare tranquillo, anche se le mine sono ben nascoste sotto terra, le aree frequentate dai turisti sono sicure grazie all’imponente controllo delle autorità. Le mine distruggono la vita solo agli abitanti, agli uomini che lavorano i campi, alle donne che vanno a prendere l’acqua, ai bambini che giocano. La terra viene coltivata per dare da mangiare alla propria famiglia, ma se il contadino mette il piede nel posto sbagliato, non sarà il solo a morire». Sulle parole di quel ragazzo, i miei pensieri sono tornati ai giorni appena trascorsi in Cambogia, non serve studiare la storia, basta camminare per le strade delle città, vi sono anime condannate su ogni marciapiede. Ho indicato il suo avambraccio sinistro, mancante, e ho chiesto se lui avesse avuto lo stesso problema. Con un sorriso, forzato e amaro, mi ha raccontato la sua storia: «Quando ero piccolo venivo qui con mia mamma, per chiedere l’elemosina, ma le cose non andavano bene. A volte lei non riceveva nemmeno una moneta e mio padre la sgridava. Un giorno stavo giocando con i miei amici, mia mamma è venuta a prendermi e mi ha portato dietro la nostra casa. Mio padre aveva sistemato un’incudine su un grosso tronco e ci stava aspettando con in mano un’ascia. Quando sono arrivato mi ha accolto stringendomi forte, più volte. Ho provato una bellissima sensazione. Mi sentivo amato. Mio padre mi ha sistemato il braccio sull’incudine mentre mia mamma mi teneva a sé, sorridendomi con gli occhi pieni di lacrime; poco prima del fatidico colpo mi ha stretto fortissimo, premendo il mio viso sul suo seno. Ora conosci la mia storia». Ero scioccato. Mi ha chiesto dei soldi, gli ho dato tutto ciò che avevo con me. «Vedi» mi ha detto il giovane invalido, «funziona, forse mio padre non aveva torto». Prima di andare via gli ho chiesto il nome. «Kosal», mi ha risposto, «che significa magico».
Ho pianto.

I CANNIBALI PIU’ SIMPATICI DEL MONDO
L’Indonesia è uno Stato-arcipelago formato da oltre 18.000 isole, distese lungo la linea dell’equatore a formare un ponte di terre emerse tra gli oceani Indiano e Pacifico. Quelle isole, circondate da basso fondale e coloratissime barriere coralline, ospitano un grande numero di etnie, clan e tribù, alcune delle quali vivono in condizioni primitive. In questo contesto, il lago Toba e l’isola di Samosir al suo centro assumono un carattere davvero malioso perché ospitano una popolazione con tradizioni davvero singolari: i batak, i cannibali più cordiali del mondo. Descritti come “ferocissimi” dai primi esploratori che si recarono nell’area intorno al lago Toba, opposero una forte resistenza ai colonizzatori olandesi della Compagnia delle Indie Orientali che, a fine ottocento, controllava i traffici commerciali intorno all’arcipelago indonesiano. L’antropologo e zoologo italiano Elio Modigliani fu uno dei primi esploratori che riuscì ad avvicinare e studiare le tribù dei Toba Batak, fino ad allora sconosciuta al resto del mondo. Secondo Modigliani, i componenti delle tribù attribuivano poteri soprannaturali ai loro re-sacerdoti, che chiamavano Singamangaraja, i quali tenevano rituali ed esercitavano la magia. Erano cannibali, ma praticavano l’antropofagia solo a spese dei nemici o di chi aveva infranto le leggi della comunità. Questa terrificante tendenza non era legata a periodi di carestia o ad una crudeltà innata, quanto più alla propria cultura e alle loro credenze. I Toba Batak erano convinti che mangiando i corpi, avrebbero assorbito la forza e il potere dei loro nemici. Erano molto bellicosi e spesso nascevano conflitti anche tra tribù vicine, per questo motivo vivevano in villaggi fortificati, che adornavano esponendo le teste dei loro nemici.
Oggi i villaggi non sono più fortificati e le caratteristiche capanne a corno hanno il tetto in lamiera perché richiede meno manutenzione rispetto alle originali foglie di palma. Vantano un glorioso quanto terrificante passato da cannibali, ma oggi affidano le loro ultime speranze di sopravvivenza culturale al turismo. Tuttavia, pensare che sia stato proprio il turismo l’artefice della loro decadenza è erroneo quanto superfluo. Solitamente i turisti sono gli ultimi ad arrivare, molto prima arriva la modernità: merci, strade, comodità e tecnologia si diffondono tra i popoli come le fiamme in un granaio. Gli agi del progresso hanno creato dipendenza e nuovi bisogni, facendo crollare la preesistente economia. È nato, quindi, anche tra i batak il concetto di povertà e si sono ritrovati ad abbandonare i villaggi più remoti, per avvicinarsi alle vie di comunicazione, alla ricerca di un lavoro per sopravvivere. I più sfortunati sono costretti a lasciare la propria terra natia per trasferirsi nelle città, dove ad attenderli trovano una vita a margine della società, scandita da stenti e miseria, che fa dimenticare loro le proprie radici culturali e religiose. Grazie al turismo, invece, i batak stanno riscoprendo l’importanza della loro antica cultura, valorizzando tombe, sculture e rituali. Le vecchie tradizionali capanne a corno, invece di essere abbattute, vengono date in affitto e le leggende dei Toba Batak sono diventate un forte richiamo per turisti e investitori.
Dopo un po’ di strada percorsa verso l’entroterra dell’isola di Samosir, con il mio pesante zaino sulle spalle e non senza un pizzico di suggestione, sono giunto all’ingresso di un villaggio batak. Sono stato accolto da una signora che mi è venuta incontro sorridendo: «salve straniero, ti prego, dimmi che ti unisci a noi per cena» mi ha detto, mostrandomi i suoi denti affilati…

Asia estrema
di Gaetano Appeso
Editore: ‎Dellisanti (30 settembre 2020)
Copertina flessibile: ‎288 pagine

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Vanessa.Dt
11 giorni fa

Un viaggio costituito da avventure e sventure, alti e bassi ma con una grande forza di volontà, permettendo al lettore di accompagnare il protagonista nelle varie tappe! Spero di poter approfondire e conoscere tale storia.

Mariliana
Mariliana
24 giorni fa

Amo i viaggi soprattutto perche’ si conosce questo nostro grande mondo attraverso altri occhi.In questo libro su tocca con mano le voci che raccontano altre vite. Un viaggio da vivere attraverso la sensibilita’ di questo autore per scoprire un mondo tanto lontano ma anche tanto vicino nell’ evoluzione delle creature umane. Mariliana

Chiara
Chiara
25 giorni fa

Un libro ed una storia che permettono al lettore di viaggiare in posti lontani, sconosciuti per molti. Un’occasione da non perdere. Complimenti all’autore

Marilena
Marilena
26 giorni fa

L’autore, attraverso le sue esperienze di viaggio nel Sud-est asiatico, offre una visione autentica e cruda della realtà vissuta da molte persone in queste terre poco esplorate. ll testo offre una prospettiva intensa e coinvolgente sulle realtà poco conosciute del Sud-est asiatico, mescolando avventure personali, testimonianze toccanti e elementi antropologici.

Cristina Verde
Cristina Verde
28 giorni fa

Bellissimo un libro che parla di viaggi di avventure che ci fa scoprire nuovi mondi spero di poterlo leggere tutto di un fiato.

Maria
Maria
28 giorni fa

L’idea dell’autore di descrivere i luoghi non solo in base alle sue descrizioni, ma anche sulla base delle informazioni raccolte mi sembra un ottimo modo per conoscere meglio Paesi lontani. Mi ha molto commosso la storia del giovane invalido e il fatto che il “turista” gli di sia seduto al fianco per conoscerlo. L’Asia è, d’altra parte, un continente immenso e multietnico e questa proposta è secondo me un buon modo per iniziare a conoscerlo.

Anna Maria Refano
1 mese fa

La scoperta di un mondo attraversato un racconto che ci dà la sensazione di essere lì, insieme all’ autore, a girare per quei luoghi, a parlare con quella gente… Un zaino sulle spalle carico di emozioni e riflessioni…
Con il racconto di Kosal, impossibile non commuoversi…

Nicole Ciccone
1 mese fa

Lamartine diceva «Non c’è uomo più completo di colui che ha viaggiato, che ha cambiato venti volte la forma del suo pensiero e della sua vita», ed io ho solo 20 anni ma ho viaggiato tanto grazie ai miei genitori, ma ancora poco per una vita intera. Mi piacerebbe tanto leggere questo libro. Complimenti.

Valentina Pisano
Valentina Pisano
1 mese fa

Davvero suggestivo… penso che possa essere più che una lettura, una bella esperienza da vivere attraverso le parole! Mi piacerebbe davvero leggerlo

Alessandra
1 mese fa

L’Asia è un paese affascinante, sarà bello farsi prendere la mano dall’autore e scoprirlo insieme a lui.

Anna Nenci
Anna Nenci
1 mese fa

Adoro le ambientazioni asiatiche, scoprire luoghi e culture del posto.Uma lettura molto interessante che mi piacerebbe approfondire

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