Autopsia di un delitto di Carmelo Polese

Scrivere, oltre che sentire, riflettere, analizzare, è anche capire l’animo umano e scrutarne nel profondo le varie sfaccettature, scoprirne le anse, gli anfratti. È osservare da lontano la strada della vita, oppure trovarcisi in mezzo e ascoltare la voce della natura, il richiamo del vento, udire il rumore assordante del mondo e la voce degli uomini con tutti i loro perché. Carmelo Polese fa tutto questo e molto di più mentre si accinge a narrare una storia dei giorni nostri, ad analizzare un fatto di cronaca in maniera ineccepibile e originale.
Lo fa con garbo, con stile, con leggera ironia, ma anche con profonda conoscenza dell’animo umano e delle sue dinamiche. Lo stesso Carmelo Polese sostiene di vedere in questa Autopsia, una commedia con tanto di attori e regista. Una commedia poco divina, molto terrena, sostiene. E consiglia ai telespettatori di ascoltare il telegiornale di un giorno qualsiasi. Consiglia di ascoltare, non di limitarsi a sentire. Poi prosegue: “Ed ora bando ai preliminari: si dia inizio allo spettacolo!” E il sipario si alza su un fatto di cronaca: un omicidio. La storia è narrata egregiamente con una scrittura snella, moderna nelle dinamiche delle attese. Si nota nell’autore una forte capacità espressiva con una grande capacità nel descrivere situazioni, eventi e personaggi che prendono così vita tra le pagine mentre si muovono, parlano, compiono azioni. Un’approfondita autopsia del delitto, chiarirà se si tratti di delitto oppure no. Scrive ad un certo punto l’autore: “Ma un lettore / spettatore, mi blocca proprio mentre sto per continuare nel mio monologo, proprio come in certe serie televisive, quando ti raccontano il riassunto delle trecento puntate precedenti…” La curiosità accresce il desiderio di saperne ancora di più, proprio come succederà a tutti coloro che si accingeranno a leggere questo singolare libro. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Atto Primo

(Per voi un minuto non è niente! Un battito di ciglia! Ma per il mio bambino… per lui un battito di ciglia ormai, era lungo un’agonia!)

Scena prima: “dalla padella nella brace”

Dal telegiornale delle 20,30:
– …Si apre oggi il processo alla prostituta che ha ucciso suo figlio diciottenne, tossicodipendente e malato terminale di A.I.D.S -. Il giornalista, indossando un viso di circostanza, continua:
– Amalia C., ex infermiera, nota alle forze dell’ordine come prostituta e ragazza madre ha ucciso suo figlio minato dal A.I.D.S.; lo ha fatto chiudendo la bombola dell’ossigeno -.
Il cronista, molto informato, è sicuro che lo abbia fatto per liberarsi di un peso scomodo: il ragazzo infatti, noto alle forze dell’ordine come “Felix il bastardo”, era uno specialista dei borseggi sui tram, metro, ecc.; Infine, sempre più ingessato, il mezzo busto conclude:
– Se la donna avesse pazientato ancora qualche giorno, il ragazzo sarebbe comunque morto e lei sarebbe stata libera: così invece, era finita dalla padella nella classica brace. E passiamo ad un altra notizia… –
Il dottor Guglielmo Oberdan, (sì, proprio così, Guglielmo Oberdan), sostituto procuratore, è un omone alto due metri e grosso quanto un armadio. Una lunga barba brizzolata copre il cravattino a farfalla. Rigorosamente alle spalle, quando sono certi che lui non senta, lo chiamano l’orso bruno.
In realtà, il magistrato è esattamente il contrario di quello che sembra: un uomo mite, di una umanità profonda e completa, oltre che un lavoratore instancabile. E’ Triestino, il dottor Oberdan. Triestino e maniaco della perfezione, un altissimo senso dello Stato, nonché della sovranità della legge.
Non capirà mai il modo di essere, la filosofia di vita, la rassegnazione fatalista di questa gente. Gente del sud, legata alle sue tradizioni, al suo mondo di miseri panni stesi a ghermire il primo raggio di luce, che a fatica il sole, il magnifico sole del sud riesce a far penetrare in quei vicoli stretti, vocianti e pittoreschi.
Quei vicoli dove si commercia di tutto: dalle sigarette di contrabbando ai biglietti della fortuna, a improbabili testimonianze su incidenti stradali; dal proprio corpo alla droga. Sì, a lui quei vicoli ricordano la Kasbah di Algeri. Lo stesso vociare incomprensibile e cantilenante, perfino gli stessi odori. Odori di umanità, e bambini, tanti bambini, sporchi, mal nutriti, ma dagli occhi vivissimi.
Crolla il capo, scacciando quei pensieri. Ha il vezzo di pulirsi continuamente gli occhiali, soprattutto quando riflette o deve concentrarsi: così allunga il braccio e li posiziona ad una certa distanza per controllarne la trasparenza, prima di leggere; Procedimento per il delitto di vico delle cere: è il fascicolo che gli è stato affidato per l’istruttoria. Con una smorfia amara, prende una penna e corregge la parola delitto con reato.
Sa già per grandi linee, di che si tratta: una ragazza madre che esercita la prostituzione, ha ucciso suo figlio, ex tossicodipendente raggiunto dall’AIDS e già in fase terminale. Il dottor Oberdan è persona sì integerrima, ma con un handicap, considerata la sua professione: non si accontenta di smascherare e punire i criminali, ma sviscera i fatti con una vera e propria autopsia del reato.
È solito dire che occorre sezionarlo in ogni sua ombra e portarne alla luce ogni piega, comprese le eventuali ragioni che possono averlo indotto. Solo così si potrà capire se si tratti di un vero delitto, forma più specifica del semplice reato.
Con un sospiro e l’ennesima pulita di occhiali, peraltro già pulitissimi, apre il fascicolo e principia a leggere:
” Commissariato di P.S. di…
Rapporto alla Autorità Giudiziaria: In data odierna, alle ore 11,23 perveniva a questo Commissariato, da parte della prostituta schedata Carbone Amalia, una telefonata con la quale la stessa dichiarava di aver appena ucciso suo figlio, Carbone Felice di anni diciotto; chiedeva che la si andasse a prendere in casa, in quanto non voleva che suo figlio (deceduto), rimanesse solo.
Veniva inviata la pattuglia formata dagli agenti Bernardi e Frangipane, che riferivano quanto segue: recatici sul posto, in un vicolo della città vecchia, conosciuto come vico delle pere (ricettacolo di tossicodipendenti e spacciatori) trovammo diverse persone presso la porta aperta di un basso. Il locale in questione, era costituito da un unico vano con una tenda che separava un angolo dal resto, angolo occupato da un letto matrimoniale.
Alla parete opposta, una cucina a gas, uno scaffale con stoviglie e un frigorifero; una sola finestrella, coperta da uno sportello saliscendi, che dall’esterno era a un metro da terra; un tavolo e una sedia al centro; un lettino al muro opposto alla finestrella, occupato da quello che poi accertammo essere la vittima, Carbone Felice di anni diciotto.
Dietro il letto, la bombola, a fianco un supporto per fleboclisi. Sul letto, accanto al morto la mascherina per l’ossigeno. La donna dalla apparente età di quarant’anni, stava seduta sulla seconda sedia e teneva la mano del morto, mentre scuoteva la testa. Il capo pattuglia allora, provvedeva al fermo della donna, Carbone Amalia di anni quarantuno, e la poneva a disposizione di codesta Autorità Giudiziaria. ”
Il secondo documento è un brevissimo rapporto medico legale sulla causa della morte del ragazzo: malato ormai in fase terminale, non più in grado di respirare autonomamente, assumeva l’ossigeno da una bombola, dalla quale dipendeva in maniera continua. La donna ha dichiarato di aver chiuso il rubinetto di erogazione: la morte per asfissia, è sopravvenuta in un paio di minuti. Quindi il documento comunica che il cadavere è stato trasportato presso l’Istituto di Medicina Legale, in attesa che l’Autorità Giudiziaria ne disponga l’autopsia. Il terzo e il quarto documento sono due schede segnaletiche, del locale Commissariato di P.S., con le foto di Amalia e Felice Carbone.
Sospirando e pulendosi ancora gli occhiali prima di inforcarli, gli getta uno sguardo: quarantenne,
viso molto espressivo, per quanto segnato da mille rughe. Ciò che colpisce di più è lo sguardo: un misto di dolcezza, dolore e rassegnazione. Il ragazzo invece, per quanto somigli a sua madre ha quell’atteggiamento comune a molti giovani, in apparenza spavaldo e aggressivo, ma che spesso è soltanto una disperata richiesta di aiuto. Infine, diverse fotografie del luogo del delitto: il vicolo, l’ingresso, il basso con la finestrella e un primo piano della vittima, stesa sul letto. Con un sospiro, chiude il fascicolo e allunga la mano verso il telefono:
– Dottor Romano? Sono il sostituto Oberdan; le ho appena inviato un fax con la richiesta di autopsia di Carbone Felice. Sì, il ragazzo ucciso dalla madre; senta, per quando posso contare sui risultati? Come? Domattina? Va bene, la ringrazio e la saluto -.
Quindi chiama il Commissario Berti, e gli da appuntamento al carcere mandamentale, dove è stata rinchiusa Amalia. Quando gli inquirenti arrivano la donna è già seduta, le mani in grembo e lo sguardo al pavimento, nella stanzetta degli interrogatori. Non appena li vede, si alza rispettosamente in piedi, ma continua a torcersi nervosamente le mani; il viso pallido e disfatto, non nasconde i tratti di una antica bellezza. Ha quarantuno anni Amalia, ma ora ne dimostra sessanta.
Berti, che già la conosce, fa le presentazioni: – Amalia, questo è il Sostituto Procuratore dottor Oberdan, che dovrà interrogarti -.
Oberdan gli lancia un’occhiata di traverso; per principio infatti, non gli va che si dia confidenza all’inquisito:
– Proprio così, signora. Sono il Sostituto Oberdan e devo interrogarla. Piuttosto, chi è il suo avvocato? Non le hanno detto che deve essere presente? –
Quindi fa cenno alla donna di sedersi e siedono anche loro di fronte a lei, che continua a torcersi le mani in silenzio:
– Signora, ha capito la domanda? Dov’è il suo avvocato? –
Finalmente, sembra accorgersi di quei due che, evidentemente stanno parlando con lei. Rassegnata risponde, ma solo per un innato senso di educazione:
– Scusatemi… che cosa mi avete chiesto?- Oberdan comincia ad essere perplesso; allora il Commissario spiega:
– Sì Dottore, ha già dichiarato di non avere nessun avvocato: per cui ne è stato assegnato uno d’ufficio, che dovrebbe essere…-

***
Autopsia di un delitto
di Carmelo Polese
2012, pag. 200
(ilmiolibro.it)

Carmelo Polese

Carmelo Polese, per quarantanni si è occupato della gestione di risorse umane, in servizio nella struttura sanitaria relativa alla provincia nella quale vive. 2008 – Il debutto, con la pubblicazione del racconto Strega, da parte della Cento Autori di Villaricca (NA). 2009 – Menzione Speciale, (Il Racconto nel cassetto), con La Forestiera. 2010 – Pubblicazione in antologia, del racconto Ex Aequo – Editrice Albero Andronico. 2011 – Secondo classificato con il romanzo Tris di delitti; (Delitto d’autore, Acsi Lucca ). – Pubblicazione in antologia di Incipit dei due racconti brevi: Offerta Speciale e Camaleonte. Giulio Perrone editore. – Secondo classificato con il romanzo Autopsia del reato (edizione riveduta perché scorretta, del presente romanzo). Recensione libro. 2012 – Pubblicazione in antologia del racconto Acherontia Atropos. Edizioni Ali penna d’autore. – Finalista Nebbia Gialla e Pubblicazione in Ebook da parte di Milano Nera, del thriller Dietro gli occhiali a specchio. – Pubblicazione in Antologia di Flashback allo specchio. Scuola Holden Edizioni.

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6 Commenti

  1. Una storia interessante e quanto mai attuale, un delitto che sembra piuttosto una scelta, una vera e propria eutanasia. Mille motivi possono spingere una persona a staccara la spina ad un membro della propria famiglia, ed e’ difficile giudicare senza comprendere le motivazioni alla base di questa scelta. osa avra’ spinto una madre a spegnere i macchinari che tengono in vita il figlio? Egoismo o altruismo?

  2. Da questo scroscio di righe che ho letto mi pare che dietro un omicidio in realtà si nasconda un fatto di eutanasia. Non so come si evolverà la storia, però una madre arriva ad uccidere il proprio figlio che sta vivendo le sue ultime ore perché? Perché non vuole più farlo soffrire, perché vuole punirlo per il male che le ha procurato, per punire se stessa che non è stata in grado di prendersi cura del ragazzo. Finendo in galera può consumare la sua pena riflettendo sugli errori commessi, chissà… sarei curiosa di conoscere il seguito.

  3. Di solito si parla di autopsia di un defunto, sopra tutto se spirato in circostanza sospette. Poco di ” Autopsia di un delitto “, che altro non e’ se non la somma degli accertamenti sviscerati per capirne – se possibile – dinamica e motivazioni.
    Carmelo Polese ha nel sostituto Oberdan il suo Maigret in toga.
    Un racconto avvincente. Che spero di lettere per intero. Emozionandomi per poi commentare.

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