sabato, 25 Maggio 2024
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Bruna di Ornella Pittarello

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Bruna di Ornella Pittarello

Bruna di Ornella Pittarello, laureata in Storia Medievale presso l’università Ca’ Foscari di Venezia, come freelance si occupa in modo particolare di antichi testi manoscritti di epoca medievale

Bruna di Ornella Pittarello, “sprazzi di memoria di una donna semplice e straordinaria”

È la vita di Bruna che si dipana con tutto il suo vissuto (l’amore, i figli, il dolore, l’abnegazione, la sofferenza, la dedizione, la testardaggine, gli errori, e tanto altro) nella sequenza in cui lei stessa ha voluto raccontarlo. Ne è scaturito il ritratto di una donna “normale” ma non banale, perché il suo esempio vale come insegnamento per la vita di ognuno e non solo per chi ha avuto la fortuna di conoscerla e raccogliere le sue confidenze mettendole per iscritto in bella copia. Un testo emotivamente coinvolgente sul valore e l’importanza delle persone di una certa età spesso considerate dalla nostra società soltanto un peso e perciò inutili.

Preambolo 

«Qui, in numerosi territori, con tante vittime, viene decimata la generazione più anziana, composta da persone che costituiscono per i più giovani punto di riferimento non soltanto negli affetti ma anche nella vita quotidiana».

Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana, Lettera a Frank-Walter Steinmeier, Presidente della Repubblica Federale Tedesca, 22 Marzo 2020, https://www.quirinale.it/elementi/4656

Senza una plausibile motivazione avevo buttato giù questo testo in appunti disomogenei e affastellati più di dieci anni fa di ritorno da un ricovero ospedaliero e mai avevo trovato l’occasione di metterli in bella copia.
A dire il vero molte volte, dopo averli riletti, avevo pensato di distruggerli ma poi, senza alcun motivo preciso, avevo sempre deciso di tenerli da conto, quasi ad imperitura memoria. Le evenienze terribili e le indicibili sofferenze provocate dalla pandemia di Covid-19, soprattutto alle persone anziane, me li hanno riportati alla mente. Inoltre le parole dolorose contenute nella Lettera del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella al Presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier all’inizio della diffusione del virus e in pieno lockdown, quando tutti ci sentivamo persi e smarriti di fronte ad un evento sconvolgente mai vissuto prima, mi hanno spinta a riprendere quegli appunti sparsi e disordinati e riscriverli in bell’ordine.
Essi sono il frutto di un incontro fortuito con una donna semplice eppure straordinaria per età e per doti personali, la cui conoscenza ha segnato profondamente un momento difficile e drammatico della mia vita. Con le sue “chiacchiere” spontanee eppure intelligenti, assennate e mai banali, a volte drammatiche e spesso argute e divertenti e soprattutto con il suo esempio quotidiano mi ha aiutata ad affrontare la malattia, inducendomi a lottare con coraggio e senza lasciarmi sopraffare dalla paura e dalla disperazione.
In sostanza la protagonista del racconto è la memoria, la sua e la mia, col suo intreccio di flash aneddotici e di ricordi intimi legati al nostro incontro voluto dalla casualità della vita. A tutto questo vissuto ho cercato di dare una sorta di filo logico pur nel rispetto della sequenza del racconto orale, che per lo più prendeva spunto semplicemente da un input esterno del tutto occasionale ed era guidato dall’urgenza e dalla necessità di far passare più velocemente il tempo infinito delle corsie ospedaliere.
Date le particolari circostanze e il luogo inconsueto in cui tutto si è svolto, la “scrittura” degli avvenimenti, delle situazioni, delle emozioni e dei sentimenti è volutamente antiletteraria, colloquiale, forse in alcuni casi anche banale o addirittura sgrammaticata, si dipana in brevi racconti essenziali ed è espressivamente intercalata qua e là da piccole porzioni di testo in dialetto padovano, soprattutto nella trasposizione grafica di alcuni dialoghi, con il chiaro intento di rendere più vivido il fluire dei ricordi stessi e rendere omaggio alla mia anziana interlocutrice, che per tutta la sua lunga esistenza usò soltanto questa lingua per comunicare.
In alcuni casi ho invece ritenuto doveroso cambiare i nomi e adombrare un po’ o addirittura modificare lievemente alcune situazioni per tutelare la privacy delle persone di cui lei, Bruna – è questo però il suo vero nome e non potevo certo cambiarlo, altrimenti non sarebbe stata più lei – mi ha parlato senza remore o censure, fidandosi ciecamente di me e della mia discrezione.
Ornella Pittarello

Bruna aveva novantuno anni. Io ne avevo quaranta di meno. Non c’è stato nessun problema, ci siamo subito intese e conosciute. L’avevo guardata a lungo e poi osservata altrettanto a lungo, mi era parso senza che lei mi notasse. In fondo ero anch’io nella sua situazione.
Distesa, immobilizzata, attaccata alla macchina che rumorosamente mi monitorava, non mi pareva di essere invadente se guardavo davanti a me, gli occhi e la mente puntati sul letto di fronte. Non so bene che cosa mi attirasse, ma mi aiutava a non pensare. Mi distraeva dall’ansia e dallo stress e il continuo echeggiare della macchina così si disperdeva in una dimensione diversa, lontana e irreale, indipendente da me. Non so dire quando i nostri occhi si incrociarono avvinghiandosi. Ricordo solo il suo sorriso sereno e le nostre prime parole.
«Cosa gheto toza? Te ghè el colore de ‘na verza!» mi apostrofò senza ritegno.
«Il mio cuore fa le capriole» feci io laconica con un filo di voce e un po’ indispettita.
«Ah, beh, semo in do!» rispose lei di rimando impertinente.
Scoppiai a ridere così di gusto e la macchina cominciò a suonare minacciosa. L’infermiera accorse subito trafelata.
«Deve stare tranquilla signora!» mi disse con un certo sussiego.
Io non risposi e sogghignai guardando Bruna che rideva a sua volta. Eravamo diventate complici. E conobbi la sua storia.

Bruna era piccola, era sempre stata piccola. Quando nacque, il sedici febbraio 1920 in una piccola frazione della provincia di Padova, sua madre Pia aveva corso il rischio di morire, come più volte le aveva raccontato la zia Togna. Il freddo era ostinato in quei giorni d’inverno. A sua madre erano venute le doglie alla mattina ma lei non si era preoccupata più di tanto, dopo sette figli maschi conosceva i tempi. Aveva continuato a fare le sue solite cose come tutti i giorni aspettando che diventassero più frequenti e dolorose. Non se ne presentarono più quella mattina e si tranquillizzò, in fondo non aveva ancora finito di contare, mancava ancora un po’. Alle prime ore del pomeriggio ebbe un capogiro e tutto vorticò attorno. Fu un attimo e passò veloce come un lampo. Niente di grave.
«So tanto stufa de ‘sta pansa!» pensò sfinita la madre di Bruna.
Si sedette a pulire la verza, poi la lavò, la tagliò a striscioline, la mise nella pentola con l’acqua e cominciò a farla andare per la minestra della sera. Nel frattempo la polenta nel paiolo era pronta. Lo sollevò con fatica, ne rovesciò il contenuto sulla tavola e lo lisciò con un coperchio inumidito con acqua fredda, più tardi avrebbe tagliato col filo quella bella polenta gialla e soda e, dopo averla abbrustolita, l’avrebbe divisa equamente nelle tante scodelle per versarci sopra la fumante minestra di verza con un’abbondante spolverata di pepe per renderla più appetitosa.
«El bro?èto de verza scalda el stomegheto e fa star ben!» recitò fra sé e sé come faceva sempre.
Ma qualcosa non andava, la testa girava ancora, si guardò intorno in cerca di un punto fermo, non lo trovò e tutto divenne inspiegabilmente nero.
«Aiuto, aiuto. ?a Pia zè cascà in tera, vegnì a darme ‘na man!», la Togna terrorizzata urlava come un’indemoniata sulla porta di casa.
Dopo aver sentito un tonfo sordo e una fragorosa botta di piatti scaraventati a terra, la Togna, sorella del marito di Pia e zia di Bruna, era rientrata di corsa in casa dalla legnaia dove era andata a prendere i ciocchi per il fuoco, e l’aveva trovata riversa a terra senza sensi e in un lago di sangue. Chiamato aiuto, si avvicinò alla cognata e sentì un lamento, quasi un guaito di cagnolino. Le alzò il pesante gonnellone a fiori e vide una piccola creatura, scura, nata da sola, non si sa come. Bruna era nata ed era serena, ancora legata alla sua mamma, ma già capace di farcela da sola.
La levatrice, chiamata e arrivata ormai a cose fatte, decretò che era piccola e in ottima salute, ma la Pia non stava bene e le ci vollero molti mesi per riprendersi un po’, mai completamente però. E poi Gino, il marito, aveva delle necessità, era un uomo forte e sano. Il nono figlio, maschio, dopo due aborti spontanei, le costò la vita. Le cose allora andavano così.
«Mi me mama Pia no’ me ?a ricordo gnanca un fia’ …» concluse Bruna in un sussurro lasciando il discorso sospeso nell’aria con lo sguardo perso chissà dove.
Il racconto della sua nascita era il poco che le rimaneva della sua mamma per questo, come mi rivelò riscuotendosi dal momentaneo torpore in cui si era persa, quando era piccola se lo faceva ripetere più e più volte dalla zia Togna.

Bruna
di Ornella Pittarello
Copertina flessibile: ‎274 pagine

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Lorenzo
Lorenzo
4 giorni fa

“Bruna” è un libro interessante e coinvolgente anche per noi ragazzi di oggi. Si capiscono le dinamiche famigliari di anni fa e i cambiamenti che si sono susseguiti nel corso degl’anni. Lo consiglio a tutti!

Ornella Pittarello
Ornella Pittarello
Risposta a  Lorenzo
2 giorni fa

Grazie Lorenzo.

Lorella
Lorella
4 giorni fa

L’anteprima del libro mi riporta ai racconti di mio padre che ha vissuto la stessa situazione di Bruna,però sentendolo raccontare da una donna finalmente riesco a percepire la sofferenza di non ricordarsi della madre.Quante difficoltà hanno passato queste donne,quanto dovevano essere forti,e quanto amore hanno dato,sono proprio curiosa di leggere tutto il libro!

Ornella Pittarello
Ornella Pittarello
Risposta a  Lorella
4 giorni fa

Grazie Lorella.

Daniela De Nardo
Daniela De Nardo
4 giorni fa

Ho acquistato il libro su Amazon perché stavo cercando storie di questo genere..che dire? Un racconto avvincente fin dalle sue prime pagine, una storia semplice e umile ma che ti trascina nel passato, ti fa vivere appieno le dinamiche della vita di Bruna che sono, alla fine, le dinamiche di tutti. Mi sono immedesimata nel racconto e devo dire che, verso la fine, mi sono molto commossa. Lo consiglio vivamente

Ornella Pittarello
Ornella Pittarello
Risposta a  Daniela De Nardo
4 giorni fa

Grazie Daniela.

Piero Cosi
Piero Cosi
5 giorni fa

«Mi me mama Pia no’ me ?a ricordo gnanca un fia’ …»

Non dev’essere stato facile per Bruna vivere senza mamma.
Le difficoltà contribuiscono a creare persone forti e Bruna, anche solo dall’anteprima, sembra proprio una donna resiliente.
I racconti fra due letti di ospedale sono sicuramente “veri” e leggendo l’anteprima viene sicuramente voglia di leggere il libro e di conoscere meglio Bruna.

Ornella Pittarello
Ornella Pittarello
Risposta a  Piero Cosi
4 giorni fa

Grazie Piero.

Franca Vitocco
Franca Vitocco
5 giorni fa

Ho letto e riletto più volte l’anteprima della vita di Bruna e il sentimento di “rabbia” che ha evocato in me è stato sempre più intenso.Rabbia per la condizione della donna fino a pochi anni fa. Rabbia per la solitudine della madre di Bruna (….Pia aveva continuato a fare le solite cose……il nono figlio le costò la vita…..Le cose andavano così…) e per la solitudine di Bruna nata ” da sola” ( ….era ancora legata alla mamma….) Una grande,ingiusta sofferenza….. Una donna con il passato di Bruna in un letto di ospedale …..ha un sorriso sereno….. Adesso qualcuno finalmente si… Leggi il resto »

Ornella Pittarello
Ornella Pittarello
Risposta a  Franca Vitocco
4 giorni fa

Grazie Franca. Per fortuna Bruna nonostante l’epoca ha saputo essere un po’ diversa dalla sua mamma …

Marina Ravara
Marina Ravara
6 giorni fa

Mi è stato regalato.
Piacevole, coinvolgente fino alla fine, commovente.
Dall’incontro fortuito di due donne in ospedale ne viene fuori un viaggio nel vissuto, nell’intimo e nell’umanità che si genera nella condivisione di un momento difficile per ognuno che è la malattia.
Impossibile non affezionarsi a Bruna.
Lo consiglio.

Ornella Pittarello
Ornella Pittarello
Risposta a  Marina Ravara
5 giorni fa

Grazie Marina.

Domenico
Domenico
7 giorni fa

Comprato per caso su Amazon e’ stata un’immersione in un mondo dove i valori hanno la loro sincera importanza.

Ornella Pittarello
Ornella Pittarello
Risposta a  Domenico
5 giorni fa

Grazie Domenico.

Vanessa.Dt
12 giorni fa

Un’anteprima veramente bellissima, intrigante e originale. Nelle parole di Bruna si percepisce ogni sentimento, che spero di percepire attraverso questa lettura.

Ornella Pittarello
Ornella Pittarello
Risposta a  Vanessa.Dt
5 giorni fa

Grazie Vanessa.

serena
serena
12 giorni fa

Un libro diverso dal solito , una trama originale ma estremamente vera come veri e puri i sentimenti che la caratterizzano …ben scritto e mai noioso, appassionante commovente ma ante ironico e divertente …..lo consiglio !

Ornella Pittarello
Ornella Pittarello
Risposta a  serena
5 giorni fa

Grazie Serena.

Anna Maria Refano
15 giorni fa

Un’anteprima emozionate! Ad ogni parola, U brivido percorre la mia schiena…l’inizio della storia di Bruna è molto coinvolgente… curiosa di conoscere il resto del suo meraviglioso racconto…

Ornella Pittarello
Ornella Pittarello
Risposta a  Anna Maria Refano
5 giorni fa

Grazie Anna Maria.

Francesco
Francesco
15 giorni fa

Ho finito di leggere il libro proprio ieri sera e Bruna mi manca già. Si percepisce che si tratta di un racconto vissuto, fra presente e passato, rivolto però al futuro…anche a me piacerebbe incontrare e parlare con l’autrice

Ornella Pittarello
Ornella Pittarello
Risposta a  Francesco
5 giorni fa

Grazie Francesco.

Maria
Maria
15 giorni fa

La lettura dell’anteprima mi ha emozionata, mi è sembrato di sentire le parole di Bruna e di avvertire nelle sue parole tutta la sofferenza per la perdita della madre. L’idea di conservare il dialetto del racconto mi piace perché rende tutto più realistico. Ascoltare Bruna è come stare a sentire i racconti di una nonna su un’epoca poco lontana ma ormai distante anni luce. La memoria è secondo me fondamentale e per questo gli anziani dovrebbero essere il pilastro della società. Devono, infatti, ricordarci da dove siamo partiti per poter apprezzare ciò che abbiamo. Complimenti all’autrice per averci regalato le… Leggi il resto »

Ornella Pittarello
Ornella Pittarello
Risposta a  Maria
5 giorni fa

Grazie Maria. Le sue parole di apprezzamento mi danno forza per continuare battermi per dare visibilità a questo libro che le case editrici hanno considerato inattuale e poco appetibile per il pubblico di oggi, insomma perché gli anziani non fanno vendere …

Fatima
16 giorni fa

La storia di Bruna mi ha affascinata sin dalle prime righe. Una storia che racconta le difficoltà, le gioie e i dolori attraverso gli occhi di una donna e che può essere di esempio, un vissuto che va ascoltato, custodito e trarne degli insegnamenti. Mi piacerebbe saperne di più

Ornella Pittarello
Ornella Pittarello
Risposta a  Fatima
5 giorni fa

Grazie Fatima. Lei ha compreso il senso di questo mio libro per cui mi sto battendo, anche se molti ritengono che gli anziani siano inutili e quindi le loro storie non facciano vendere

Caterina
Caterina
16 giorni fa

Mi hanno sempre affascinato le storie delle donne di una certa età, soprattutto se cominciano in un lontano passato. La povertà, le difficoltà, ciò che si è dovuto affrontare per poter dire di aver avuto una ” vita” , perché di vita ce n’ è una sola. La storia di Bruna mi ha affascinato fin dal racconto della sua nascita. Spero di avere la possibilità di leggere questo libro.

Ornella Pittarello
Ornella Pittarello
Risposta a  Caterina
5 giorni fa

Grazie Caterina. La storia vera di Bruna mi ha ‘preso’ fin da quando mi è stata raccontata dalla viva voce della protagonista, è per questo che sto cercando di darle, con fatica, visibilità. Purtroppo però le storie degli anziani oggi sono considerate inattuali e perciò non ‘vendibili’.

Caterina
Caterina
Risposta a  Ornella Pittarello
5 giorni fa

A me invece le storie delle persone anziane affascinano, loro rispetto a noi hanno già un ” vissuto” , delle volte accompagnato da sofferenza, tristi realtà. Da loro possiamo imparare tante cose, bisognerebbe solo soffermarsi e ascoltarli come meritano ❤️

Anna Nenci
Anna Nenci
16 giorni fa

Mi rispecchio in Bruna, in quella donna “normale” fatta di quotidianità e vita da vivere con i se ,con i ma, gioie e dolori, sacrifici e abnegazione…molto interessante,mi piacerebbe approfondire la lettura

Ornella Pittarello
Ornella Pittarello
Risposta a  Anna Nenci
5 giorni fa

Grazie Anna. Purtroppo le storie delle donne normali non attraggono molto ai nostri giorni ed è per questo che sto cercando di darle, con fatica, visibilità.

Anna Nenci
Anna Nenci
Risposta a  Ornella Pittarello
5 giorni fa

Io invece credo che le storie di donne normali siano le più vere, quelle che ci danno un pezzo di quotidianità che ci appartiene,un punto di incontro e riflessione, uno spaccato di vita che ci riguarda. Io adoro questo genere di storie

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