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Cantata per voce sola di Mario Manfio

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Cantata per voce sola di Mario Manfio

Cantata per voce sola di Mario Manfio, versi in lingua e in dialetto triestino

Cantata per voce sola di Mario Manfio, emozioni e tanto humor ed ottimismo

“La poesia non è fatta di queste lettere che pianto come chiodi, ma del bianco che resta sulla carta”: queste parole di Paul Caudel sembrano scritte per Mario Manfio. Il poeta infatti, versificando i fatti della vita, le sensazioni, le passioni, le riflessioni ed i sentimenti con parole limpide e chiare, lascia trasparire dal gioco del chiaroscuro delle pagine rivelazioni interiorizzate che egli ritiene personali, ma che il lettore riconosce come proprie. E toccare il cuore e la mente dei lettori significa fare poesia.
“Cantata per voce sola”, finalista al Concorso Nazionale Ibiskos 2007, è una raccolta di liriche parte in lingua e parte in dialetto, nella quale si avverte la maturazione dell’artista che in Manfio si manifesta nelle forme della pittura, del canto e della recitazione, oltre che in poesia.
Raggiunta la soglia degli… anta il poeta considera la sua esperienza esistenziale con la lucidità della realtà presente comparata all’esperienza degli anni trascorsi. E lo fa con una malinconia velata di rimpianto che però mai ripiega su se stessa in una sterile visione nostalgica. Egli accetta la vita che ha avuto, riconoscendo di aver ricevuto tanto, anche se non proprio tutto quello che da giovane aveva sognato. Questa logica che permea tutta la silloge, dalla quale sprizza spesso un vivo senso dell’humor che la rende particolarmente godibile e nello stesso tempo positiva e concreta, dotata com’è di una forte carica di ottimismo. Ed è proprio questo che dà rilievo ad ogni lirica, pure in quelle più dolenti che parlano di persone care e di affetti scomparsi.
Mario Manfio dice di scrivere soprattutto per se stesso, confessando con grande apertura mentale i suoi sentimenti con la commozione che gli viene dalla gratitudine che prova per il grande dono della vita, ma porgendo i suoi versi alla lettura regala agli amanti della poesia momenti di vera, toccante umanità.
“Cantata per voce sola”, dice Mario, ma la sua è una voce che si fa sentire lontano.
Graziella Semacchi Gliubich

Leggi anteprima dell’opera

FOSCHIA

Cala la sera: brilla qualche luce
nelle case che la foschia scolora.
I colli a malapena si delinean
nel grigio che li avvolge e li cancella.
Piroscafi fantasma là, sul mare
senza orizzonte, grigio al par del cielo.
Un punto verde in fondo della diga
s’accende e spegne, come le speranze,
che, come la risacca ed i frangenti,
in fondo al cuor s’alternan senza posa
con delusioni ed ore di sconforto.

***

IL TAPPETO

Domandando perdono al Padreterno
(s’irritan tutti se tu fai domande
e ti dicon che sono stupidine),
mi pongo una domanda: perché mai,
se è vero che Dio è “onnisciente”,
molte cose ci sembran a rovescio:
bimbi che muoion o han mali tremendi,
farabutti cui tutto fila liscio,
guerre, alluvioni, frane, altri disastri
(che chiamano i cronisti “naturali”)
noi, che le cose comprendiamo solo
quando siam vecchi e non possiamo più
far nulla per cambiar le cose storte…
Forse è vero ciò che gli Arabi dicon:
noi vediamo il “di sotto” del tappeto,
tutto nodi; “di sopra “ il Padreterno
vede il disegno coi suoi bei colori.

***

RONDINI

Le rondini, svolando sora i teti,
le ziga… le par fioi vignudi fora
de scola, che ricupera le ore
passade in zito, a scoltar le lezioni…
Per noi, che semo qua tra quatro muri,
le xe come un richiamo: par che ‘l disi:
“La nostra xe la vera libertà!
Un picio nido soto de la gorna,
piume e pene per farne un bel vestito,
un poche de moschete per el pranzo,
e svolar per el ciel celeste, neto…
Perchè volè lambicarve pel de più?”

Le rondini, volando sopra i tetti, garriscono…sembrano bimbi usciti da scuola, che ricuperano le ore passate in silenzio, ad ascoltare le lezioni… Per noi che siamo qua tra quattro muri, sono come un richiamo: pare che dica: “La nostra è la vera libertà! Un piccolo nido sotto la grondaia, piume e penne per farci un bel vestito, un po’ di moschette per il pranzo e volare per il cielo azzurro, pulito… Perché volete lambiccarvi per il di più?”

***

Cantata per voce sola
di Mario Manfio
Editore: Ibiskos Editrice Risolo
Data di Pubblicazione: 2009

Mario Manfio

Scrive di sé Mario Manfio:
Sono nato a Trieste nell’ormai remoto 1938. Ho frequentato il liceo classico e, per un po’, la facoltà di Giurisprudenza; sono poi passato, siccome avevo iniziato ad insegnare in un istituto privato italiano, latino e greco, alla facoltà di Lettere. Innamorato da sempre della mia voce (tenore lirico spinto/drammatico) e dell’opera, ho abbandonato l’università, pur continuando l’insegnamento.  Da un mio collega anziano ho ricevuto la spinta a dedicarmi “con serietà” alle arti figurative. Nel campo del canto non ho avuto fortuna, pur avendo avuto come insegnante, tra gli altri, il grande Mario Del Monaco, e l’opera è rimasta “nel regno dei sogni” (e dei rimpianti!). Dalla conduzione (assieme a mia moglie) di una trasmissione notturna presso una radio privata è rinata la pratica della poesia: ho pubblicato, al momento, sette libriccini di versi (più alcuni altri in compartecipazione) e sono presente in parecchie antologie nate da premi letterari. Una parete del mio studio è ricoperta di diplomi vari ricevuti negli stessi concorsi. Per le arti figurative, l’opera più significativa è il busto del poeta Virgilio Giotti (fusa e installata a spese del Comune), che si trova nell’atrio della scuola a lui intitolata, ma, come dice Tonio in “Pagliacci”, “di fare ancor meglio non dispero”, anche se penso che il tempo ancora a mia disposizione non sarà più tanto.“Altro di me non “vi saprei narrare”, come dice Mimì di Bohème.

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3 Commenti

  1. Tanta tristezza in queste poesie e la voglia di rinascere….sempre…sempre….nel tempi della nostra vita

  2. Ricordi, emozioni, gioie e dolori, le parole sono in grado di suscitare tutto questo. È bello poter entrare dentro l’animo di un poeta e, cosa ancora più bella, trovare anche una parte di sé in quello che si legge e imparare anche qualcosa di nuovo. Adoro le poesie e mi piacerebbe poter leggere anche queste per vedere quali altri emozioni mi suscitano e cosa mi trasmettono.

  3. Belle queste poesie ti mettono nel cuore una pace che è difficile trovare oggi.La semplicità delle parole è così disarmante che lasciano la nostra mente vagare tra emozioni dimenticate.Ringrazio il poeta per i ricordi che mi ha suscitato li avevo dimenticati ma grazie ai suoi versi li ho ritrovato grazie di cuore

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