La recensione di Nicla Morletti


“Un libro di poesie di profonda intensità, dove la parola e il sentimento incidono solchi indelebili nel cuore del lettore. Un’immensa voce che s’accende e si tinge dell’azzurro del cielo, dell’immensità del mare, dei silenti spazi dell’ “io profondo”. Una silloge che è un canto dell’anima, cadenzato da versi di pura melodia, la cui eco si espande all’infinito tra profili d’argento, girasoli e rose. Tra “sorrisi” riflessi d’azzurro. “Calici tersi nell’arco del cielo.”

Sublimi quegli “intimi inviti, l’ebbrezza di carezze e certezze.”

E il poeta, attraverso la bellezza del paesaggio, scorge una via, un orizzonte infinito e scrive: “Quando ci desteremo naufraghi allora riprenderemo il mare.”


Canto di naufraghi
di Francesco Ballero

Edizioni Il Filo – Collana Le piume
2008, 82 p.
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Umanamente

Noi camminiamo
tra iridi e paludi
dentro il grembo
d’un tempo provvisorio
noi valichiamo
fitte solitudini
dunque nutriamo
rose e girasoli
rasente itinerari
d’ombra e oblio
o tra solari eremi
di pietà
e arene di macerie
e carestie
o sorrisi riflessi
d’azzurro.
Ostili freddi
deserti di sete.
Calici tersi
nell’arco del cielo.

***

Parlare l’amore

Parlami dell’amore
mi domandi.
Intanto s’intona l’antico canto
nell’incavo colmo di memoria.
È un sciamare di musica dal tempo.
Cade la neve sulla città muta.
Chiaro richiamo d’assenza e presenza.
Ora sento soltanto il tuo respiro.
Sul vetro la condensa ci consegna
con l’alito rappreso
intimi inviti
l’ebbrezza di carezze e di certezze.


Francesco Ballero

 

Questa silloge di Francesco Ballero segue un ordine cronologico e ritmico preciso, è testimonianza di un percorso, di un itinerario denso di ostacoli sì ma finanche ricco di opportunità, di sorprese e immaginazione. Esso, il viaggio come il libro, culmina con un componimento in cui l’autore traccia i confini della poesia, li traccia per poi valicarli dimostrando come si coniuga la centralità e insieme la “marginalità” della parola. È una scrittura questa che nasce dal lavoro attento, dalla cura di chi vuole, anche attraverso la forma, esprimere la profondità, lo spessore della comunicazione artistica. Si ha l’impressione dunque di entrare sì in “un altro mondo”, talvolta perfino di navigare sperduti in mezzo a un mare di parole, ma similmente ai naufraghi che danno il titolo alla raccolta, quando ci si desta, non si può che riprendere il mare.
(dalla prefazione)

Francesco Ballero

È nato a nato a Torino, ove vive tuttora, il 24 novembre del 1949. Ha lavorato in ambito assicurativo e bancario, e per diversi anni si è dedicato ad attività di solidarietà sociale. Oggi è impiegato amministrativo presso un presidio sanitario. Nel 2006 ha pubblicato, per le Edizioni Kimerik, Scenderò in cortile, la sua prima silloge poetica. Collabora inoltre con alcuni blog e siti web di carattere letterario e poetico.

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