martedì, 9 Marzo 2021
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Canto… per chi conosce la mia voce di Mario Manfio

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Canto... per chi conosce la mia voce di Mario Manfio

Scrive Tina Piccolo nella prefazione di questo prezioso libro: “Essere artisti è vivere con emozione e consapevolezza il proprio tempo e divenirne testimone.” Mario Manfio è sicuramente un artista a 360° nella pittura, nella scultura, nella musica, nel canto e nel teatro. Questo volume è una raccolta di armoniose poesie colme di intonazioni liriche, da cui emerge una nobiltà interiore che scaturisce da un cuore generoso, il quale tramite il verso cerca di penetrare negli animi e far rinascere così i valori latenti di bontà, giustizia, temperanza, ma soprattutto l’amore per la vita. Significativo e bello il titolo: “Canto… per chi conosce la mia voce.” Ci deve essere sempre sintonia tra lo scrittore e il lettore, tra il poeta che recita versi e colui che lo ascolta in silenzio. Bisogna conoscere il valore della parola per apprezzare anche quella altrui, creando così un ponte che unisce, quasi un arcobaleno di luce tra un luogo e un altro, tra un cuore e un altro cuore, così da provare le stesse emozioni.
Il tempo corre inesorabile, un fiume verso il mare è il tempo. E noi restiamo muti di fronte all’ineluttabilità dello scorrere dell’esistenza. Mario Manfio, con abile penna e cuore generoso, scrive in amabili versi cos’è per lui il tempo, cosa sono per lui i ricordi, cos’è la vera dignità. In questo florilegio di pura e persuadente poesia si coglie un leggero disincanto, si avvertono nostalgiche e suadenti malinconie. Qualche rimpianto, ma anche ottimismo. Un tuffo insomma nel sogno e nella realtà e dolcezze d’amore. Poesia nella poesia, sul filo della fantasia e del sentimento, questi versi racchiudono forti intonazioni liriche che inducono a sognare, ricordare, sentire, amare. Poesie da leggere sul far della sera, quando cala lieve il crepuscolo e si accendono le prime stelle. Sul far della sera, quando il cuore è sedotto dal fascino della parola e tutto è silenzio. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Il treno

Come un treno che corre nella notte
è il tempo ed i ricordi i finestrini
illuminati che laggiù dileguan:
balenano un istante ben visibili,
poi diventan confusi e se ne vanno.
Quando il tempo è passato, a noi dattorno
s’ammassa il buio, che tutto nasconde,
e nel buio finisce anche la vita.

***

L’ultima ora

Co per mi rivarà l’ultima ora,
come sarà i mii ultimi momenti?
Trovarò finalmente tanta pase,
o provarò ancora quei rimpianti
che xe stai mii compagni tanto tempo?
Volessi che la vita, che via scampa,
la me dassi riposo ai desideri
che, per tanti ani, mi go coltivado;
volessi che, rivado in fin al dunque,
podessi veder che go ‘vudo tuto
quel che me go meritado vivendo;
che xe stà qualchedun che un aiuto
da mi ga ‘vudo… che utile son stado,
nel mio picolo, forsi, a qualchedun.
Se Dio volarà darme questa grazia,
forsi morir mi podarò contento
…o almeno senza che me brusi tropo
‘bandonar le persone che go ‘torno
e che mi no volessi mai lassar.
Ma… lassù xe za scrito tuto quanto.
Spero che quei che me voi ben sul serio
capirà che, se l’ora xe rivada,
forsi, de là, trovarò quele robe
che qua no go rivado a conquistar
e, forsi, un fià de meno i pianzarà.

Quando arriverà per me l’ultima ora, come saranno i miei ultimi momenti? Troverò finalmente tanta pace, o proverò ancora quei rimpianti che sono stati miei compagni per tanto tempo? Vorrei che la vita, che scappa via, desse riposo ai desideri che, per tanti anni, ho coltivato; vorrei che, giunto infine al dunque, potessi vedere che ho avuto tutto ciò che mi sono meritato vivendo; che c ‘è stato qualcuno che ha avuto da me un aiuto… che, nel mio piccolo, sono stato forse utile a qualcuno. Se Dio vorrà darmi questa grazia, forse potrò morire contento… o almeno senza che mi bruci troppo abbandonare le persone che ho attorno e che non vorrei mai lasciare. Ma… Lassù è già scritto tutto. Spero che quelli che mi vogliono bene davvero capiranno che, se l’ora è arrivata, forse, di là, troverò quelle cose che qua non sono riuscito a conquistare e, forse, piangeranno un po’ di meno.

***

Il jet

Sul cielo, tutto azzurro, senza neanche
uno straccio di nuvola di sopra,
passa un jet con la coda sua d’argento…
ed il cuore dietro ad esso s’attacca,
come se anch’esso potesse su, in alto,
volar lontano a cercar altri mondi.
È un senso di completa libertà
quello che nasce dentro del mio cuore,
come se più non ci fossero gli anni
che ho sulla gobba, come se non fosse
quella ch’è la mia vita, ch’io vivo
giorno per giorno, senza più illusioni,
sogni, chimere… tutte quelle cose
che speravo di vivere un domani.

***
Canto… per chi conosce la mia voce
di Mario Manfio
2012, pag. 30
Carello Editore

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Mario Manfio

Scrive di sé Mario Manfio:
Sono nato a Trieste nell’ormai remoto 1938. Ho frequentato il liceo classico e, per un po’, la facoltà di Giurisprudenza; sono poi passato, siccome avevo iniziato ad insegnare in un istituto privato italiano, latino e greco, alla facoltà di Lettere. Innamorato da sempre della mia voce (tenore lirico spinto/drammatico) e dell’opera, ho abbandonato l’università, pur continuando l’insegnamento.  Da un mio collega anziano ho ricevuto la spinta a dedicarmi “con serietà” alle arti figurative. Nel campo del canto non ho avuto fortuna, pur avendo avuto come insegnante, tra gli altri, il grande Mario Del Monaco, e l’opera è rimasta “nel regno dei sogni” (e dei rimpianti!). Dalla conduzione (assieme a mia moglie) di una trasmissione notturna presso una radio privata è rinata la pratica della poesia: ho pubblicato, al momento, sette libriccini di versi (più alcuni altri in compartecipazione) e sono presente in parecchie antologie nate da premi letterari. Una parete del mio studio è ricoperta di diplomi vari ricevuti negli stessi concorsi. Per le arti figurative, l’opera più significativa è il busto del poeta Virgilio Giotti (fusa e installata a spese del Comune), che si trova nell’atrio della scuola a lui intitolata, ma, come dice Tonio in “Pagliacci”, “di fare ancor meglio non dispero”, anche se penso che il tempo ancora a mia disposizione non sarà più tanto.“Altro di me non “vi saprei narrare”, come dice Mimì di Bohème.

1 commento

  1. ” Canto… per chi conosce la mia voce “, e anche per altri, ai quali vorrei farla udire.
    Le liriche di Mario Manfio sono meno esclusive di quanto vuol far supporre l’ autore. Perche’ a tutti procurano emozione. E il leggerle e’ un piacere, nessun manuale serve : solo un cuore sgombro di pregiudizi, quelli che uccidono il retto sentimento.
    Per una copia sono ricettivo. Promettendo un commento dettagliato e convinto.

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