LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Cara Trapani... di Vittorio Sartarelli
Un bel libro di immagini ed emozioni, questo di Vittorio Sartarelli. Un modo esemplare di raccontare la propria città attraverso ricordi e storia. L’autore ama la propria terra, le proprie radici. Lo affermano le sue parole, la sua narrazione limpida e lineare. Lo testimoniano le foto del suo mare, lo Scoglio degli Asinelli, la veduta di Erice dalla Torre di Ligny, il Castello di Venere, la Fontana del Tritone in Piazza Vittorio Emanuele.
E Trapani, tra storia, immagini e leggende, ci appare affascinante.
La Stele di Anchise ci porta profumo di cose lontane. Ci cattura il cuore la veduta da Monte Cofano, una perla della Costa Tirrenica, mentre tra chiese, logge e tonnare emergono dolci rimembranze d’amore. Una lettura da non perdere.

CARA TRAPANI…
di Vittorio Sartarelli
Peppe Giuffrè Editore
2007, pag. 200
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Si tratta di un delicato affresco pieno di sentimento e di attaccamento alla propria terra. Raccontare la propria città legando il racconto ad episodi ed eventi del proprio vissuto è stata un’idea brillante e geniale che si tira nettamente fuori dal coro di tutte le altre pubblicazioni sulla Città di Trapani. Bravo e complimenti, sempre ad maiora!
Carlo Rossella

Dalla prefazione di Elio D’Amico

Cara Trapani… Ancora un libro sulla città falcata, sui miti della sua origine, gli Elimi, i Cartaginesi, gli Aragonesi… ma non si è detto tutto su questa città di cui hanno parlato scrittori greci, latini, francesi, spagnoli e perfino arabi. Può darsi… anzi probabilmente sì. Ma allora, perché un altro libro su Trapani? Di questa città è stata raccontata la sua storia millenaria, le sue tradizioni, i suoi commerci, la sua cultura; anche dei suoi lati oscuri e negativi si è parlato a iosa, e non sempre con cognizione di causa; ma probabilmente poco si è parlato delle emozioni che essa sa dare.
Emozioni che percepisce un viaggiatore di passaggio, ammirando, nel tempo, il suo mare, le sue chiese, i palazzi barocchi e liberty, le saline, i bastioni possenti; riscoprendo gli antichi artigiani del corallo, degli argenti, della tela e colla; ritrovando i sacri riti delle scinnute, della Processione dei Misteri, la più lunga del mondo; ritrovando odori e sapori che si pensava fossero andati perduti per sempre. Questo ed altro può scoprire un viaggiatore che, oggi come mille anni fa, si trovasse a passare da Trapani. Ma un uomo che questa città l’ha intimamente vissuta fin dalla nascita; che in essa ha trovato l’amicizia, l’amore, il lavoro; che ha amato ogni suo angolo, perché ogni angolo è un pezzo della sua vita, della sua esistenza, dei suoi ricordi; che emozioni può sentire "quest’uomo"? Non sono certamente quelle del viaggiatore frettoloso che si ferma alle facciate dei palazzi, al panino con le panelle o ai colori di una tramonto infuocato sul mare; che scatta una foto e va via.
Sono le emozioni di un uomo che vive la sua vita in simbiosi con quella della città, e con essa e grazie a questa cresce e matura.
Ed allora il raccontare la città si identifica con il raccontare sé stesso; significa appropriarsi del palpito che emana dai palazzi, dalle botteghe odorose, dai rumori che provengono dalle case e filtrarli attraverso la propria storia, il proprio vissuto.
Tutto ciò ha voluto fare in questo libro Vittorio Saltarelli, che se una qualità ha, è quella di amare visceralmente la sua Trapani.
La storia, dalla fondazione ai giorni nostri; i riti e le tradizioni; l’artigianato, l’industria ed il commercio; l’urbanistica e l’arte; la cultura in tutte le sue sfaccettature; tutto egli esamina e racconta, al solo scopo di dare un quadro il più completo possibile della sua "cara Trapani". Ma il Vittorio Saltarelli, autore di questo libro, ha soprattutto un pregio: quello di non porsi sulla cattedra per elargire la sua scienza; non ha voluto confezionare né un trattato di storia, né di urbanistica e nemmeno di economia o di sociologia: ha soltanto messo su carta le riflessioni dell’uomo della strada, dell’uomo qualunque che vive la sua città con amore e con senso di appartenenza. Anche il suo modo di scrivere è semplice; più che ad uno stile letterario, si avvicina di più al linguaggio parlato comunemente, come se egli si limitasse a raccontare la sua vita ai suoi nipotini.

Dalle prime pagine

La storia e la leggenda

Certo Trapani, nel millenario scorrere degli anni, anche a causa della sua posizione geografica e strategica al centro del Mediterraneo, fu capolinea d’incontri e scontri militari, commerciali, culturali ed egemonici. Essa è stata abitata, invasa, calpestata, innalzata e tradita da una sfilza innumerevole di popoli d’etnia diversa e svariata. Forse a causa di tutte queste contaminazioni etniche, politiche, culturali, linguistiche ed economiche, la nostra città, come un po’ tutte le più importanti città della Sicilia, può vantare un retaggio di cultura, d’arte, d’universalità etnica, difficilmente eguagliabile.
Fondata, verosimilmente, dopo la caduta di Troia, che gli storici collocano intorno al 1260 a.C. Drepanon, che in greco significa falce, è appunto rappresentata dalla sua configurazione geografica che la pone adagiata nel mare Mediterraneo come estrema punta occidentale della Sicilia. Proprio per la sua posizione strategica, essa costituiva la testa di ponte, obbligata, dalla quale passavano tutti i popoli marinari che si spostavano dall’Oriente all’Occidente. Sin dall’antichità, infatti, chi proveniva da Oriente, preferiva circumnavigare le coste a sud della Sicilia per raggiungere l’Italia o la Sardegna o la Spagna, piuttosto che giungervi attraversando lo stretto di Messina, che era sistematicamente evitato e ignorato, considerandolo pericoloso o addirittura nefasto.
Due mostri spaventosi, infatti, si diceva albergassero negli anfratti delle scoscese coste dello stretto. Da una parte c’era Scilla e dall’altra parte del canale c’era Cariddi, entrambi orrendi e sanguinari predatori di navi e naviganti.
Ritornando al nome della nostra città, che s’identifica con la sua forma, esistono alcune leggende che affondano le loro radici nella mitologia greca, la cui civiltà si sviluppò intorno all’anno 2000 a.C. e che aveva allargato i suoi confini su tutte le altre regioni che per svariati motivi erano venute a contatto con quella civiltà. Una di queste leggende, che vuole giustificare la nascita di Trapani, inizialmente creata dalla mitologia greca, fu rivisitata e introdotta in quella romana, ed è quella che riportiamo. Si narra che Cerere, dea della Terra, dell’agricoltura e delle messi, avesse una figlia, Proserpina, la quale le fu rapita per amore da Platone, Dio del mondo sotterraneo e dei morti. Cerere non acconsentì a quelle nozze e, vagando disperatamente in cerca della figlia per tutta la Sicilia (che, nell’età pagana, notoriamente, era diventata "il granaio di Roma"), perse la falce che aveva nella mano e le cadde in mare, in prossimità della punta occidentale dell’Isola. Ivi sarebbe poi sorta Trapani.
Era ed è evidente che sia le leggende, sia il ricorso frequente alla mitologia, servivano a mettere in risalto la bellezza dei luoghi, la feracità della terra, la posizione di privilegio nell’osservazione e nel controllo del mare, di quel mare che per millenni fu sempre affollato di traffici marittimi dietro i quali si celavano, alternativamente, guerre, commerci, invasioni, scorrerie piratesche e aspre lotte per la conquista del territorio.
Viene da chiedersi perché gli Elimi risiedevano prevalentemente ad Erice che, oltre a costituire un baluardo naturale, era opportunamente fortificato ?
Proprio per difendersi dalle ostilità che affliggevano la Sicilia, ed anche quella parte occidentale di lei, che tanto gola faceva agli avventurieri stranieri d’ogni dove. Fu per questi motivi che gli Ericini non si limitarono a godere della vista bucolica che dispensava il litorale trapanese e a sfruttare le risorse agricole che offriva loro l’ampio retroterra, ma avvertirono la necessità di avere un porto che avrebbe potuto proiettarli in un futuro di traffici commerciali dei quali, fin da allora, esistevano i presupposti ed il desiderio.
Purtroppo la Sicilia, e con essa Trapani ed Erice, che da sempre hanno avuto destini comuni ed intrecciati nel corso dei secoli della loro storia, hanno assunto la caratteristica poco piacevole di terra di conquista, costretti ora dagli uni, ora dagli altri, a subire le sorti dei vinti e dei sottomessi. Non si può dire, adesso, dopo tre millenni di storia e di vicissitudini tra le più disparate, che le cose stiano diversamente: magari i contorni sono più sfumati, la conquista ora viene effettuata, diversamente, dai nuovi predatori, in modo più sottile e soft, con artifici subdoli e bene architettati che la nuova civiltà e le moderne politiche favoriscono. Il dolcissimo clima siciliano, la feracità della terra, la pescosità del mare, determinarono l’occupazione, non sempre pacifica dei primi colonizzatori.
A loro altri seguirono, ad ondate successive; la Sicilia si era creata la sua fama di Eldorado e questa fama aveva travalicato il mare. Per quanto riguardò la costa occidentale e Trapani in particolare, dopo gli Elimi arrivarono i Fenici i quali, provenenti dall’odierno Libano, ebbero il merito di iniziare i popoli mediterranei alla navigazione ed agli scambi commerciali.
Poi fu la volta dei Cartaginesi che, stanziando sul litorale africano, con un retroterra scarso di vegetazione e povero di risorse, non potevano non desiderare i fertili campi della nostra Isola e Trapani, fiorente città alleata di Cartagine, subì pacificamente l’influenza punica, avvantaggiandosene e sviluppando i suoi commerci. Poi fu la volta dei Greci, che invasero e colonizzarono quasi tutta la Sicilia Orientale: essi cercarono di occupare anche la zona occidentale dell’Isola, ma trovarono nei Cartaginesi un argine insormontabile.
Trapani, essendo divenuta una piazza d’armi strategicamente importante, mantenne l’alleanza con Cartagine, non solo per gli interessi commerciali comuni, ma perché si sentiva protetta dalla potenza punica e poteva, in tal modo, conservare la propria autonomia e le proprie libertà civili. Quella libertà e quell’autonomia che la nostra città aveva conquistate dall’inizio e difese strenuamente nei secoli, erano destinate a finire: sorgeva infatti l’astro e la potenza di Roma, quella Roma fondata dai discendenti di Enea che a Trapani avevano trovato asilo e conforto dopo anni di sciagure e peregrinazioni inenarrabili. In quel contesto storico, la futura "Caput Mundi", s’imponeva militarmente non solo su tutto il suolo Italico ma anche sulla Sicilia che, dopo le guerre puniche con le quali si decretò la definitiva cacciata dei Cartaginesi dall’Isola, divenne una provincia senatoria romana, con un pretore governatore che vi si stabilì nel 215 a.C.


Il Profilo di Vittorio Sartarelli nella Galleria degli Autori.

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