Cent’anni dopo di Bruno Longanesi

“Cent’anni dopo”, preziosa raccolta di racconti dal titolo evocativo, di Bruno Longanesi, cugino di Leo Longanesi, ci riporta agli avvenimenti militari della Prima Guerra Mondiale che sono stati combattuti sulle nostre montagne dell’arco alpino e che hanno avuto come protagonisti uomini coraggiosi, valorosi, umili e semplici che hanno donato le proprie forze, il loro cuore e spesso la propria vita per la Patria, dimostrando di possedere grandi valori, grande generosità e immensa umanità. Uomini profondamente veri, capitani impavidi e coraggiosi. Le storie scritte da Bruno Longanesi e racchiuse in questo preziosissimo libro vedono appunto protagonisti questi soldati votati al compimento del loro dovere in un ambiente aspro come quello delle Alpi, soffrendo la fame, il freddo e le disumane condizioni in cui versavano per sopravvivere tra ghiacciai perenni in mezzo a combattimenti senza tregua e tragedie umane. Un libro commovente questo di Bruno Longanesi, dalle storie toccanti scritte magistralmente, con abilità narrativa ed espressiva che fa vibrare incessantemente le corde del cuore. Personaggi ben descritti e delineati emergono dall’abile penna di Longanesi facendosi così reali e veri. La gloria e la forza di coloro che combatterono per la Patria prendono vita divenendo personaggi indimenticabili, materia morbida su cui imprimere i segni del sapere e della conoscenza più pura. La personalità a loro data, pur nella loro diversificazione, li unisce in un contesto umano – sociale, dallo stile narrativo fluido, accattivante, elegantemente espressivo. Con piena indagine storica, sotto la luce di un’attenta interpretazione e con chiarezza di esposizione, i racconti di Bruno Longanesi sono sorretti da profonde ed umane radici culturali. L’autore dedica il libro a suo fratello caduto eroicamente in guerra. Nicla Morletti

Anteprima del libro

La croce sul monte

“A volte penso che dovrebbe esserci una regola di guerra per cui bisogna vedere qualcuno da vicino e conoscerlo prima di sparargli”
(dal film M*A*S*H*)

C’era un’afa fastidiosa nella trincea quel pomeriggio del mese di luglio del 1916.
Un’aria immobile, inerte, che favoriva il rilassamento delle membra per stanchezza.
Che giorno era?
Tu non ricordavi la data esatta, verso la metà del mese, giorno più giorno meno.
Le giornate non le contavi più, tanto che senso aveva: i cambi, in prima linea, non venivano più programmati.
Il tempo non era più regolato dal normale calendario.
Trascorreva solo in attesa di eventi quasi sempre drammatici.
Quel “buco” angusto nell’anfratto della roccia e quel tortuoso budello di trincea, erano la tua abitazione da parecchi mesi, lassù, oltre i duemila metri, sul ghiaione antistante la sommità del Passo della Sentinella, occupato dagli Austriaci.
Ci vivevi malamente e avevi ragione.
Sognavi gli agi che avevi goduto a casa tua, una misera casa di campagna, priva di ogni elementare servizio igienico, ma con il privilegio che l’acqua del torrente abbondava e l’aria era fresca, respirabile e non eri costretto a sopportare, in continuazione, i miasmi dei morti dissepolti nella terra di nessuno e quelli, nauseabondi, dei vostri escrementi.
Passava lento il tempo, lassù, apparentemente tanto vicino al cielo!
Assalti non se ne erano verificati negli ultimi giorni e quell’inedia, se procurava un po’ di tranquillità, accentuava il disagio di quello sfasciume materiale e morale.
Quel giorno il sole era opprimente, batteva veramente forte.
“Scottava” come al tuo paese, in Romagna (“Romagna solatia…” diceva il poeta di casa tua, ma tu non conoscevi i versi del Pascoli, non li avevi mai letti!).
Tu e i tuoi camerati, non sapevate come passare le ore e allora cantavate perché, nonostante ciò che vi circondava e la morte fosse sempre in agguato, avevate solo vent’anni e a vent’anni si ha la forza, quasi il dovere, di cantare, in qualsiasi situazione!
Cantavi, ma era solo una voce che usciva dalla bocca.
Avevi imparato a conoscere la tristezza, quella cupa e diffusa malinconia che attanaglia l’intimo e che provoca amarezza e pensieri spiacevoli.
I tuoi occhi erano alla ricerca di qualcosa che potesse distrarre la mente, allontanare, o sottrarre momentaneamente, qualsiasi dolorosa situazione.
Vedesti una piccola lucertola, immobile, che si crogiolava al sole.
Era lì… proprio vicino al reticolato, con le sue minuscole zampette aggrappate al terreno.
Ti guardò sorpresa e incominciò a roteare gli occhi.
Da bambino ti piaceva pigliarle per la coda, vero?
Ti venne spontaneo quel gesto, era un gesto suggerito da nostalgici ricordi.
Ma fu un movimento imprudente!
Sporgesti appena la testa, oltre i sacchetti di sabbia che proteggevano la trincea, per afferrarla.

Non sentisti neanche lo scoppio.
Fu un attimo, fra una nota e l’altra della canzone.

Ti avevano insegnato quella canzone perché dovevi cantarla insieme agli altri, mentre marciavi verso il nemico e anche quando la nostalgia ti portava a pensare a casa.
Non dovevi pensare a casa! Mai!
La tua casa, ora, era quella lurida trincea!
Non conoscevi neanche il nemico.
Non avevi nemici, tu!
Ma dovevi odiare quelli che ti stavano di fronte perché, ti assicuravano, loro odiavano te!
”Ma se non li conosco neppure!” obiettavi.
Avevi vissuto in quel paesino sperduto nella grande pianura ed al bar eri amico di tutti.
Non ti interessavi dei problemi delle persone istruite.
Tu, sapevi appena leggere!
La politica non la capivi: la consideravi riservata a quelli che usavano certe parole diffìcili, incomprensibili per te, e a quelli che sfogliavano il giornale.
E molti litigavano per questo.
Tu certamente non partecipavi a quei discorsi.
Un giorno, però, a causa di queste chiacchiere, ti trovasti una cartolina rosa fra le mani: dovesti presentarti al tuo distretto militare, fosti costretto a partire per la guerra.
“Che c’entro io con la guerra?” ti chiedesti.
Nessuno ti dette una risposta.
Ti imposero di partire e basta!
E tu dovesti ubbidire!

Era la prima volta che ti allontanavi dal paese.
Ti trovasti con tanti giovani come te, spaesati e frastornati, in un’ampia caserma, un ambiente tetro e grigio, dove era imposta una rigida disciplina.
Ti consegnarono una divisa grigio-verde, un berretto con una penna.
“Sei un Alpino” precisarono.
Non sapevi dove erano le Alpi, ma non era un problema di geografia.
Neanche in montagna eri mai stato… Ma diventasti, ugualmente, un Alpino… addirittura un Alpino del valoroso Terzo Reggimento.
“Un onore. – ti dissero: – Devi andarne fiero!”
Ma tu non capisti il perché!
Ti insegnarono a marciare, a tenere il passo con gli altri, a cantare inni pieni di entusiasmo, di gloria, ma tu non riuscisti ad esaltarti.
Non ti riusciva di concentrarti sulle parole della canzone e, contemporaneamente sincronizzare il passo di marcia.
Avevi sempre il piede fuori posto e il tuo sergente ti rimproverava e ti chiamava lavativo, ma non eri uno scansafatiche: tu ce la mettevi tutta ma non ti riusciva quel compito difficile.
Eri abituato ad un passo diverso: quello scandito dalle tue mucche quando eri intento ad arare i campi… era il vostro passo, perbacco, e nessuno ve lo criticava!
E poi, non eri abituato a marciare con quegli scarponi chiodati a quattordici punte, con quelle pezze ai piedi al posto dei piedi nudi, con le fasce a striscio da adattare strettamente alle gambe, con le giberne che ti stringevano la cintola.
Eri molto impacciato.
Troppe cose da controllare: il fucile a tracolla che tendeva sempre a scivolare dalla spalla, quella baionetta che sbatacchiava al fianco, quello zaino che gravava sulla schiena, la gavetta, la borraccia sempre fuori posto, la maschera antigas e per di più con quel cappello troppo largo per la tua testa e che tendeva a caderti sulle ventitré.
Sì… eri veramente un po’ ridicolo, non eri marziale come si pretendeva da te.
Ma ti ritennero ugualmente capace per la guerra e ti spedirono al fronte.

***
Cent’anni dopo
di Bruno Longanesi

Bruno Longanesi

Bruno Longanesi è di origine “romagnola”. Nato a Bagnacavallo (Ravenna) il 30 agosto 1928. Cugino di Leo Longanesi (casa editrice, scrittore, pittore). Trasferitosi dalla Romagna a Milano per ragioni di lavoro, risiede, da molti anni, a S. Giuliano Milanese (MI). Ora è “pensionato” ma ha svolto la sua attività professionale a San Donato Milanese come Dirigente ENI-Ente Nazionale Idrocarburi (Responsabile del Personale estero). È socio del Panathlon Club Milano per meriti sporti­vi. Ha vinto una “Stramilano agonistica internazio­nale”. Ha partecipato alla Maratona di New York. Socio del C.A.I. (Club Alpino Italiano), ha svolto un’intensa attività alpini­stica di alta montagna (Monte Bianco, Monte Rosa), scrivendo numerosi “racconti” in prima persona sulle sue scalate. Con questi racconti si è ag­giudicato numerosi premi in concorsi letterari.
Ha pubblicato un libro dal titolo: «Quando il Senio mormorava», che ha avuto successo di critica da parte dei maggiori quotidiani nazionali e sulle riviste specializzate. Il libro è composto da 23 racconti. Questo libro, ha vinto diversi premi Nazionali e Internazionali come il “XIX Gran Prix Mediterranée Etats Unis d’Europe”.
Ha dato alle stampe un romanzo: “Il miraggio”. Il libro propone temi di estrema attualità in uno scenario di contrapposizione storico-religiosa an­cora difficile da superare tra Occidente e Islam. “Il miraggio” è stato prescelto per rappresentare le Case Editrici Italiane alla “Buchmess” di Francoforte. In questa “Fiera Internazionale del Libro”, il suo romanzo ha trovato facile collocazione presso le Ambasciate e i Consolati italiani all’estero.
Nel 2009 ha dato alle stampe un libro dal titolo «Nostalgia del racconto», è una raccolta di 30 racconti, in parte autobiografici, su argomenti vari (sen­timentali, guerra, montagna, brillanti); nel 2013 ha pubblicato il romanzo “Amore nella bufera” ambientato nel periodo della Seconda Guerra Mondiale.
Bruno Longanesi ha ottenuto, in questi ultimi anni, 501 riconoscimenti in Premi letterari di narrativa (254 Internazionali e 247 Nazionali) coi se­guenti risultati: 126 Primi posti assoluti; 93 Secondi posti; 54 Terzi posti; 90 Menzioni speciali; 44 nei primi cinque; 89 nella rosa dei finalisti.
Ha conseguito i seguenti titoli Accademici internazionali di lettere: 1) Alfonso Gatto; 2) Accademia di “Paestum”; 3) Accademia “Valentiniana”; 4) Accademia Europa; 5) Accademia “Michelangelo” – Grand Prix Mediter­ranée États Unis d’Europe.

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10 Commenti

  1. Leggendo l’anteprima…immagino di stare accanto a mio nonno e ascoltare i suoi racconti tristi e dolorosi di coloro che hanno vissuto senza volerlo sofferenze e atrocità….

  2. Ringrazio l’autore per aver pubblicato un libro che racconta di tutte le sofferenze e i sacrifici che hanno dovuto sopportare i nostri soldati al fronte. Ci sono troppi pochi libri che trattano questo doloroso (ma da ricordare) pezzo di storia italiana.

    Vorrei tanto ricevere una copia omaggio del libro in modo da pubblicare una recensione completa, ma in ogni caso grazie.

  3. Un doloroso racconto del nostro passato storico raccontato attraverso la maestria del suo autore. Egli ha concentrato le sue energie descrivendo le gesta ed il coraggio di uomini semplici ma nello stesso intellettualmente valorosi che hanno sacrificato le loro vite per “amor di patria”. Questo libro non è solo un libro ma un vero codice storico grazie al quale le generazioni presenti e future conosceranno della vita di questi uomini generosi.

  4. Ho perso parenti durante la Prima Guerra Mondiale e grazie a questo libro ho capito per cosa , per chi , hanno deciso di combattere.
    E quindi vorrei richiedere una copia di questo meraviglioso libro.
    Grazie
    Ilaria

  5. Ho perso 4 prozii a causa della Grande Guerra, i fratelli Carrara di Amora Bassa, montagne bergamasche, che letteralmente vennero gettati in un istante dal cantiere edile o dai campi alle trincee. Di essi non è rimasto più nulla, né una tomba, né una lettera, né una medaglia. Solo una lapide all’esterno del piccolo cimitero del paesino dove nacquero e da dove partirono uno dopo l’altro.
    Solo il quinto fratello, unoi dei Ragazzi del ’99, sopravvisse al conflitto spegnendosi in tarda età. Perciò non posso che elogiare e ringraziare l’autore per ver dato voce alle tante voci dimenticate di questi eroi silenziosi, ragazzi di cento anni fa, che nulla sapevano e conoscevano della guerra, che nulla presagivan odegli orrori e delle atrocità, dei terribili patimenti e della immani fatiche che li attendevano. Grazie!

  6. Il mio bisnonno ha combattuto nell’Isonzo, e fortunatamente è ritornato a casa per raccontarlo. Forse sarà per questo che ho sempre avuto una forte attrazione per l’argomento, sapere, capire, comprendere la Grande Guerra, più che il fatto storico in sè capire l’uomo che l’ha combattuta.

  7. Ho letto molto riguardo alla Prima Guerra Mondiale, e ogni volta sento la necessità di sapere di più riguardo a quel periodo storico che, in un modo o nell’altro, ha finito con influenzare la nostra vita. Ogni scritto che serva a ricordare la Grande Guerra è prezioso, è un nostro dovere ricordare e capire.

  8. Buon sangue non mente. Bruno Longanesi, parente del mitico, indimenticato Leo, si cimenta nella cronaca-storia della prima guerra mondiale. Dalla parte dei veri eroi, pero’; coloro che quotidianamente hanno partecipato agli scontri, dando prova di coraggio inaspettato. Dalla parte ci coloro che , nella tragedia, vivevano la speranza del domani, temprando le loro forze nel disagio inumano di un conflitto macello. Dalla parte dei milioni di sconosciuti che hanno fatto la storia, protagonisti anonimi di un mondo troppo spesso tarlato dal vizio dell’ esibizionismo diabolico.
    Se il buon Longanesi vorra’ farmi omaggio di una copia, prometto di leggerla con gli occhi del cuore e poi ricavarne una recensione degna del testo.
    Grazie.
    Gaetano

  9. Il racconto realistico di Bruno Longanesi sulla I guerra mondiale,subita dalla stragrande maggioranza della popolazione, è scorrevole nella forma e di grande impatto emotivo. E’ particolarmente bello e coinvolgente per chi ha avuto familiari costretti a partire per il fronte e mai più ritornati nelle loro case. Nonostante i proclami di gloria per gli “involontari eroi”, ho pensato a mio nonno paterno Distefano Domenico, morto in combattimento a soli 28 anni sul monte Novegno-Schio (VI) il 12 giugno 1916 nell’attacco culminante e finale della “strafexpedition”. Il suo corpo non è stato mai trovato. Sembra verisimile che sia stato smembrato da una granata austriaca. Ha lasciato una giovane moglie vedova e un figlio orfano di soli due anni e mezzo e conseguenze a livello affettivo ed economico della famiglia.

  10. La storia. La storia dei sentimenti patrii. La presentazione alle generazioni future di fatti sanguinosi di un tempo che tragicamente potrebbero ripetersi oggi.

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