domenica, 6 Dicembre 2020
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Cercando le cose di lassù di Paola Zugna

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Cercando le cose di lassù di Paola Zugna è il testamento autobiografico di una donna straordinaria. Il racconto di quarant’anni di vita.

Cercando le cose di lassù di Paola Zugna, il romanzo di una vita

Cercando le cose di lassù è il romanzo autobiografico, emozionante e rivelatore, di una donna straordinaria, madre di ben sette figli, amati come doni di Dio. Il racconto di quarant’anni di vita di Paola Zugna. Un viaggio interiore dai ricordi d’infanzia, da quelli del primo amore, del matrimonio, dei primi figli a quelli degli anni difficili in un paese lontano, anni della solitudine e delle sue sorelle: ansia e depressione, vissuti ed affrontati però con un genuino fermo sentimento religioso nel cuore. Così la vita, nel riconoscimento di Dio, rivela nel finito, nel limite di ogni singolo istante, l’infinito amore, la profonda verità di se stessa. Nella luce della fede ogni istante “ci accompagna e vuole che siamo presenti. Vivi, ripete, vivi adesso, non farmi cadere nel desiderare sempre altro, non essere sempre proiettato lontano, resta con me: pagine bellissime che meritano di essere lette e meditate.
Robert, Manuale di Mari

Spesso, guardando quanto Lui faceva per me, dicevo che era incredibile! Da questo è nato il mio motto: ” Dio è incredibile, per questo tanti non ci credono” Paola Zugna

Cercando le cose di lassù è un testamento autobiografico fedele nella verità dei primi quaranta anni di vita dell’autrice, dove la presenza di Dio è come la filigrana nelle banconote, che dà valore di nascosto ad ogni giorno, minuto, istante. Un lavoro che per più di quattro anni si è realizzato attraverso memoria, illuminazione, preghiera, ispirazione e disposizione al servizio come testimone  di Dio. Cercando le cose di lassù è un’opera originale per il semplice fatto di essere una biografia, in quanto ogni vita è un’opera unica. Ha come destinatario, quel pubblico di lettori che amano la verità, la vita reale e desiderano trovare in un libro un tempo che sia viaggio, scoperta, condivisione, confronto, riflessione, … emozione.

Leggi anteprima dell’opera

Sono nata il ventisette del sette del 1967, nella città di Trieste, capoluogo del Friuli Venezia Giulia, ultimo pezzetto di terra italiana che segna il confine con la ex Jugoslavia, ora Slovenia.
Ero attesa per la metà di luglio e non potendo più rimandare il momento della mia nascita, poiché non mi arrivava più ossigeno a sufficienza, decisero di avviare il parto con l’ossitocina, e così, nonostante le mie resistenze a nascere, alle 17:35 sono stata accolta dalla luce di questo mondo.
Mia mamma, che era sicura di attendere un altro maschio dopo mio fratello nato l’anno prima, mi diede il nome Paola che è il femminile di quello scelto.

A Ferragosto, durante la festa dell’Assunzione di Maria in cielo, ricevetti il Battesimo e, ancora ignara del suo significato, diventai figlia di Dio con il nome di Paola Maria Cristina.

Due anni dopo arrivò la mia sorellina e mi trovai a crescere tra un fratello e una sorella, vivendo questa posizione di mezzo come tutti i secondogeniti.

Il ricordo dei primi anni di vita è avvolto da una fitta nebbia rotta da qualche lampo di luce.
Come quando mi ammalai di orecchioni mentre mia mamma venne ricoverata per un’operazione alle vene, e mi portarono a stare dalla nonna materna. Lei viveva nella soffitta di un edificio rosa a San Giusto; delle scale a chiocciola portavano all’ultimo piano e poi vi era uno stretto corridoio con in fondo la porta d’ingresso con la maniglia in ferro battuto. Ci si trovava subito in cucina, e vi era un tavolo in mezzo alla stanza proprio sotto un abbaino dove era appesa una gabbietta con un cardellino cinguettante. Qualche mobile con su fotografie di famiglia, oggetti e souvenir di posti lontani. Appesi al muro un telefono nero e il calendario di Frate Indovino.
Mi piaceva perché tutto era piccolo, a misura di bambino, come una appartamento in miniatura concentrato in cucina e camera da letto: lì il pavimento lasciava le piastrelle e si presentava con travi di legno verniciate di rosso bordeaux e ondulate che sembravano prendere vita muovendosi sotto i piedi.
Mancava poco al mio secondo compleanno e il mio vocabolario era ancora limitato quando una sera, scorgendo dall’abbaino la luna, ne rimasi incantata. La nonna mi chiese cosa stessi vedendo e le dissi: “Cuco luna”. Lei non capì e io ribadii: “Là su, cuco luna!”
Allora mi si avvicinò e, chinandosi alla mia altezza, la vide.
“Ah”, esclamò, “guardi la luna!”
Penso che siano i particolari, le diversità e le eccezioni a conferire agli avvenimenti quei segni che mantengono indelebili certi ricordi.

Nel 1970 iniziai la scuola materna. Era il primo impatto con le regole del mondo esterno e i paletti dei suoi orari e delle attività prefissate: il limite a quella libertà che fino ad allora avevo dato per scontata.

Impossibile dimenticare i compagni e le compagne, le maestre e la bambinaia, ma anche il refettorio e quello che ci servivano durante i pranzi. Il riso era un impasto, un agglomerato che si incollava ai denti e dovevo essere grata che non mi dondolassero, perché avrei sicuramente rischiato di inghiottirli.
Quando servivano il riso ero sempre l’ultima a finire quel disgustoso piatto, con l’inserviente che mi controllava e all’occorrenza mi imboccava. Non posso non ricordare i formaggini: triangoli giallastri induriti in superficie che odoravano di piedi.
Devo sottolineare la delicatezza di una maestra che da Brescia ci portava il miele; per me era una festa quando lo distribuiva alla classe e noi, mettendoci in fila, andavamo a prenderlo per spalmarlo sui biscotti. Per mia gioia, il miele non piaceva a molti bambini e questo mi permetteva di fare la fila più volte senza nascondere il mio peccato di gola.
In quella scuola non mancavano i giochi; la plastilina era uno dei miei preferiti perché mi dava la possibilità di creare quello che volevo. Era necessario perdere un po’ di tempo prima di poterla usare perché era rigida come una massa informe e i colori come il bianco, il giallo e il rosso venivano completamente assorbiti dal nero e dal blu. Solo dopo averla manipolata per bene, riuscivo a modellare il mio lavoro.
Mettevano a disposizione bambole che non potevo permettermi a casa e, quando finalmente avevamo libero accesso ai giochi, c’erano sempre quelle bambine che con prepotenza se ne appropriavano. Per fortuna c’erano gli animaletti; mi divertivo con i cavallini di plastica e immaginavo di correre con loro nelle praterie libera e lontana dalla città.
Questo perché, fin da piccolissima, mio papà ci portava un mese in montagna durante l’estate e avevo sviluppato un grande amore per la natura, per il verde e per gli animali. Nella natura trovavo il mio spazio e ne sentivo la mancanza tra le vie cittadine.
La casa dove sono nata era di proprietà dei miei nonni paterni ed era il risultato del sacrificio di anni di lavoro nell’osteria che gestivano. Quando nacqui io non lavoravano più e vivevano al secondo piano, mentre noi stavamo al terzo.
In questa palazzina c’erano pure due soffitte abitabili e a fianco al portone d’ingresso un negozietto con un grande magazzino retrobottega. Il tetto di quest’ultimo era stato trasformato da mio nonno, un abile muratore, in una terrazza dove erano sistemati grossi vasi di piante, perlopiù oleandri e rosai.

Cercando le cose di lassù
di Paola Zugna
Copertina flessibile: 228 pagine
Editore: CSA Editrice (11 ottobre 2019)

26 Commenti

    • Gentilissima Maria,
      grazie per la tua attenzione:
      molto interessante questo tuo punto di vista!
      Mi auguro tu abbia occasione di leggermi
      anche in altri dei miei libri.
      Un caro saluto, Paola

  1. Scrivere di se stessi è la cosa più difficile che ci possa essere perché non solo si deve raccontare ma anche appassionare il lettore. Paola Zugna da quello che ho potuto leggere dall’anteprima ci riesce magistralmente. Credo che la sua autobiografia sia curata in ogni minimo dettaglio. Complimenti.

    • Gentilissima Valentina,
      grazie infinite per questo tuo acuto commento:
      mi auguro tu possa ricevere una copia
      e poterlo leggere fino ai miei 40 anni!
      Un caro saluto, Paola

      • Gentile Paola,
        grazie, ho riportato sinceramente quello che l’anteprima del suo libro mi ha trasmesso.
        Grazie, mi ha davvero incuriosita.
        Un cordiale saluto,
        Valentina

  2. Una anteprima che invoglia alla lettura, tanta è la delicatezza del tema: un emozionante viaggio interiore dell’autrice, che condivide con noi in un racconto tanto personale quanto intenso.
    Naturalmente vorrei avere il piacere di ricevere questo libro!

      • Grazie Paola! Sono ansiosa di ricevere il libro e ti ringrazio anticipatamente per l’occasione che mi dai di leggerti.
        Elena

        • Cara Elena,
          dagli indirizzi che ho ricevuto per spedire il mio libro,
          purtroppo devo dirti che non c’era il tuo … mi dispiace 🙁
          Un abbraccio e al prossimo libro! Paola

          • Grazie ugualmente Paola! Avrò comunque e sicuramente occasione di leggerti!
            Un abbraccio,
            Elena

  3. Un libro da leggere ,non è di tutti mettere a nudo il proprio animo e questa scrittrice lo fa con una naturalezza ed un emozione che ti riempie di dolcezza.Ho letto già un suo libro”Quanto è facile confondere l’amore'” e ho apprezzato la sua delicatezza ,la sua forza interiore che ti cattura già dalle prime righe .Le auguro tanta fortuna la merita per tutte le emozioni che riesce a darci grazie Paola.Mariliana

    • Gentilissima Mariliana,
      che piacevole sorpresa ritrovarti tra le pagine di un mio libro:
      grazie per l’attenzione e il commento che rinfrancano l’anima!
      Scrivere mettendo a nudo me stessa,
      riceve da parole come le tue, il coraggio per farlo
      e continuare a credere nella necessità di trovare una risonanza
      da entrambe le parti, lettori e scrittori!
      Grazie, un abbraccio nel cuore, Paola

  4. Dalle poche righe lette dell’anteprima, sembra essere un’autobiografia ricca di emozioni.
    Sicuramente ricca di valori, veri pilastri e basi salde della vita dell’Autrice, una madre di ben sette figli, come si legge dalla presentazione che viene definita una Donna Straordinaria.
    Sicuramente un libro davvero profondo con molteplici punti di riflessione.

    • Gentilissima Romina,
      grazie per esserti fermata a leggermi
      nelle prime pagine del mio ultimo libro.
      Confesso che se c’è dello straordinario
      è solo grazie a Dio, la mia forza e la mia salvezza!
      Spero tu possa avere una copia e leggerlo per intero.
      Grazie, Paola

  5. Mi piace molto leggere le opere autobiografiche e introspettive, in cui l’animo di chi scrive si apre a chi leggerà l’opera. Ho già avuto modo di leggere Quanto è facile confondere l’amore di Paola Zugna e ho avuto modo di apprezzare la sua scrittura poetica e profonda. Amo di questa scrittrice il profondo senso religioso, la vivida fede in Dio e la fiducia in Lui. Questo libro sarà quindi sicuramente meraviglioso e commovente, come già l’incipit lascia intendere. Un augurio sincero per il successo del libro.

  6. Un libro emozionante, una storia interessantissima che incuriosisce tantissimo
    So che non deluderà le mie aspettative, spero di leggerlo presto
    Buona fortuna all’autrice!

    • Gentilissima Cristina,
      grazie per la tua attenzione!
      Benvenuta alla lettura
      e complimenti per la tua famiglia …
      diventare nonna per me, è un’esperienza
      ancora da provare.
      Grazie, Paola

  7. Descrizione e prima parte davvero interessanti, mi incuriosisce tanto. Forse sarò ripetitiva ma il reale può essere di grande insegnamento. Spero di ricevere una copia del libro dall’autore.

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