Charles Darwin Genio o cattivo maestro di Franco Manca

“Charles Darwin Genio o cattivo maestro” è un saggio di 439 pagine, rigorosamente scientifico e divulgativo. Spiega l’autore: “Sono un ex insegnante di materie scientifiche laureato in Fisica all’Università di Pisa, ho scritto questo saggio critico sull’evoluzionismo neodarwiniano, concretizzando un impegno ed una ricerca ultradecennale. I miei interessi culturali hanno spaziato prevalentemente dalla storia alla filosofia della scienza, dall’epistemologia alle problematiche di tipo ambientale.
Il neodarwinismo ha indotto l’umanità a concepire una natura matrigna e ostile nei confronti dell’uomo. Ho dimostrato che questo assunto, benché diffuso in tutto il mondo, non ha alcun fondamento scientifico.”
Un eccellente e interessantissimo saggio, ben strutturato, denso di accurate ricerche e nozioni. Il lavoro di Franco Manca costituisce un tentativo di condurre la gente comune, soprattutto i giovani, a “ragionar sui massimi sistemi”. Il fine dell’autore è quello di far sì che il saggio possa divenire in futuro un testo di stimolo critico per ogni studente di scuola media superiore, con l’obiettivo di liberarne la mente da paragoni obsoleti e stimolare la propensione ad una ricerca libera da preconcetti.
Ho trovato il testo interessantissimo e di grande valore, tra l’altro scritto in maniera egregia.
Spiega Franco Manca: “Le scoperte che rivoluzionano l’approccio alle realtà universali, alla vita e alla materia, impiegano centinaia di anni per arrivare alla gente comune. Come dire che per secoli noi continuiamo a basare le nostre idee su fondamenti ormai superati e sostituiti da teorie spesso diametralmente opposte. Da qui l’esigenza di questo saggio.” Un saggio sicuramente autorevole e ben documentato che ha il pregio di farsi leggere da un vasto pubblico. Complimenti all’autore, soprattutto per il suo grande impegno profuso al servizio della cultura e delle umane scienze. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Darwin ed il Neodarwinismo

Non è mia intenzione analizzare il pensiero di Darwin e commentare nel dettaglio i contenuti della sua opera principale “L’Origine delle Specie”, comparsa per la prima volta nel 1859, né di approfondire, salvo qualche cenno, il complesso di idee legate all’evoluzionismo pre-darwiniano, che in qualche modo dovettero ispirare il nostro autore. Ci limiteremo ad effettuare un breve excursus.
Le prime idee evoluzionistiche si erano già manifestate nella prima metà del XVIII secolo, in contrapposizione all’insorgere di una dottrina teologico-creazionista, venutasi progressivamente a costituire quasi un secolo prima. Mentre una formulazione organica del creazionismo era stata definitivamente accettata dal magistero ecclesiastico solo intorno alla prima metà del settecento.
Tuttavia ancora a fine settecento il concetto di evoluzione biologica, per quanto abbastanza diffuso negli ambienti colti, era legato ancora ai principi filosofici. Soltanto con Kant (1724-1804) e Laplace (1749-1827) l’evoluzione assume l’aspetto di una dottrina materialistica, che faceva riferimento a cause immanenti nella natura, prescindendo dalla causa prima, cioè Dio. Nei primi decenni dell’ottocento in Francia già dominava il pensiero del positivismo e dello scientismo di Comte e successivamente si diffondeva nel resto dell’Europa. Lo stesso Darwin ne fu profondamente influenzato, per quanto vivesse in un ambiente ancora rigidamente tradizionalista, quale risultava l’Inghilterra vittoriana, ove era abbastanza arduo sollevare voci dissenzienti.

Il concetto di specie di Carlo Linneo e altri

Nel settecento Carlo Linneo (Carl von Linnè) aveva introdotto il concetto di specie, nella sua accezione tradizionalmente accettata dai naturalisti, che si rifacevano al creazionismo. Questa fu la sua famosa definizione: “Species tot numeramus quot a principio creavit infinitum Ens” (abbiamo elencato tante specie quante al principio ne creò l’Ente infinito). Si tratta di una definizione, come vedremo, carente sul piano pratico, ma ricca di significati metafisici. Ogni specie esiste nella mente divina e, all’atto della creazione, diviene cane, cavallo, leone, pesce, quercia, rosa e così via, secondo un mirabile disegno. Ogni specie sarebbe una creazione specifica, che si perpetuerebbe nel tempo. Risulta evidente come una simile definizione possa lasciare profondamente insoddisfatto il naturalista, che si chieda se due forme viventi affini sono specie diverse o varianti di una specie originaria. La sua prima opera “Il Sistema Naturae” pose le basi di una classificazione, ispirantesi ad una cosmogonia aristotelico-tomistica, che fu ben accolta in tutti gli ambienti, che si rifacevano all’ortodossia cristiana in Europa.
D’altra parte non è affatto agevole una definizione condivisa: per specie in genere si intende l’insieme di individui simili fra di loro, che presentino la stessa area di distribuzione geografica, analoghe condizioni di vita, genitori a loro somiglianti e che, per riproduzione sessuale, diano origine a discendenti simili. Tre sono dunque i classici criteri identificativi; affinità morfologica, distribuzione geografica, fecondità. Una definizione più moderna della specie in termini evoluzionistici è quella di Dobzhansky: “la specie è quello stadio del processo evolutivo in cui due serie di forme che originariamente si incrociavano inter se, si scindono in due o più serie distinte, che sono fisiologicamente incapaci di incrociarsi”. Anche questa definizione si rivela di scarsa utilità pratica, poiché raramente si può saggiare la fecondità, ma con maggiore frequenza ci si deve affidare a criteri morfologici. Va comunque ricordato che negli ultimi trenta anni si è arrivati a contare ben quindici definizioni diverse. Rimandiamo il lettore per un approfondimento alla lettura dell’ottimo testo “Evoluzione: Un trattato critico” citato nell’introduzione.
La specie è spesso suddivisa in gruppi ulteriori denominati sottospecie, varietà, razza. Le specie animali descritte fino ad oggi sono all’incirca un milione e mezzo, quelle vegetali approssimativamente mezzo milione. Linneo ne descrisse oltre 4 mila appartenenti al regno animale e circa 10 mila a quello vegetale.

L’ipotesi evoluzionistica di Jean-Baptiste de Lamarck

Il Buffon si contrappose all’opera di Linneo, suscitando grande scandalo presso la facoltà della Sorbona. In alcuni passi della sua ponderosa opera “Histoire naturelle générale et particulière”, fece qualche fumoso accenno all’ipotesi evoluzionistica, che in Francia venne chiamata “trasformismo”, ma non incise più di tanto. Secondo Darwin il primo ad elaborare una teoria evoluzionistica articolata, completa e caratterizzata da una certa coerenza interna, fu Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829) con la sua “Philosophie zoologique” del 1809. Egli coniò il termine “biologia” e tentò per la prima volta di descrivere la costituzione del mondo organico, non ricorrendo ad interventi divini, ma attraverso una serie dì mutamenti, spiegabili naturalmente, per mezzo di una legge che si traduceva in due principi fondamentali:
a) Gli animali subirebbero mutamenti in relazione alla pressione ambientale. Attraverso l’uso o il non uso degli organi, verrebbero a determinarsi variazioni trasmissibili ereditariamente (ereditarietà dei caratteri che vengono via via acquisiti)… La giraffa, trovandosi nella necessità di brucare le foglie di alberi sempre più alti, sottopone nel tempo a continue sollecitazioni il suo collo, determinandone l’allungamento, in relazione alle mutate condizioni ambientali. I caratteri acquisiti verrebbero trasmessi alla prole.
b) L’esistenza di un impulso insito negli organismi viventi, spingerebbe nella direzione tracciata dall’evoluzione. In sintesi la natura, diffondendo gli animali in ogni regione della terra, avrebbe prodotto in ogni specie quelle variazioni, che realizzavano gli adattamenti più congruenti alle contingenti situazioni o circostanze incontrate. Il finalismo, come progetto prestabilito a priori, è negato. Tuttavia si intuisce l’insorgere di una non ben definita finalità degli organismi viventi, che si manifesterebbe, strada facendo, mediante un processo dialettico, nell’accoppiamento strutturale tra questi e l’ambiente. Per Lamarck non esiste una differenza qualitativa tra la natura animata e quella inanimata e la novità rivoluzionaria consisteva nell’aver introdotto la prima teoria dell’evoluzione (trasformismo) delle specie.
È il crollo rovinoso del castello interpretativo tradizionale, da Aristotele, a Cartesio, fino a Leibniz. Con esso crollano le basi di un’etica consolidata nei secoli. Darwin manifesta un profondo rispetto per le intuizioni di Lamarck. “Le specie si evolverebbero adattandosi all’ambiente”: questa è musica per le sue orecchie. Tuttavia il meccanismo, attraverso il quale, queste variazioni si manifesterebbero, gli appare ancora fumoso e addirittura infondato. Ma sono soprattutto quei misteriosi impulsi interni al perfezionamento, che propongono una spiegazione scientifica inaccettabile. In qualche modo trasparirebbe ancora una certa influenza metafìsica. Tuttavia si profila l’opportunità di disvelare una realtà nuova: gli organismi non sarebbero stati creati direttamente da Dio, già conformati a vivere nel loro ambiente naturale, ma sarebbero il frutto di un lavorio dello stesso ambiente. Gli esseri viventi non sarebbero diretti figli dell’Ente supremo, messi al mondo per dominare la materia bruta, ma sarebbero generati da questa! Non si può negare che si tratti di un’ipotesi rivoluzionaria, che propone uno stravolgimento culturale destabilizzante.
La teoria lamarckiana trovò parecchi sostenitori, ma soprattutto numerosi critici accaniti. Ricordiamo il Cuvier, professore di anatomia comparata al “Museum National d’Histoire Naturelle” di Parigi, amico di Napoleone Bonaparte. Costui si dette particolarmente da fare nello stroncare la teoria di Lamarck, per le sue implicazioni socio-culturali, sicché per lungo tempo (almeno in Francia) di evoluzionismo non si parlò più e tornarono in auge idee più tradizionaliste. Nello stesso anno di pubblicazione dell’opera di Lamarck (1809) nasceva in Inghilterra Charles Darwin, l’uomo che doveva introdurre prepotentemente l’evoluzionismo nella cultura moderna.
In certo qual modo daremo per scontati puntuali approfondimenti biografici, per concentrare la nostra analisi sulle congetture legate al neo-darwinismo, alla luce delle più recenti acquisizioni della scienza. Intendiamo cioè sottoporre a critica quel complesso di idee derivate dall’integrazione, ad opera dei seguaci di Darwin, delle riflessioni tratte dalla sua opera fondamentale, con le leggi di Mendel sull’ereditarietà. Per questo motivo focalizzeremo, in estrema sintesi, l’idea centrale neoevoluzionistica, riservandoci di completarne l’esposizione, contestualmente all’analisi critica dei contributi apportati dagli studiosi durante tutto il XX secolo.

***
Charles Darwin Genio o cattivo maestro
di Franco Manca
Europa Edizioni, 2013 – pag. 439

Franco Manca

Ex docente di materie scientifiche, ha insegnato presso diversi Isti­tuti Tecnici e alla Scuola Media. Laureato in fisica all’Uni­versità di Pisa, ha manifestato, fra le altre cose, nel corso della sua vita interesse per la filosofia della scienza e l’eco­logia. Ha realizzato un saggio che, alla luce delle più recenti scoperte della scienza, decreta l’obsolescenza del paradig­ma neodarwiniano, concretizzando nel merito un interesse ultradecennale.
La consapevolezza della crisi del neodarwinismo, assor­bito da intere generazioni assieme al latte materno in quasi tutto il pianeta, potrebbe comportare implicazioni positive nella sfera sociale e nel mondo della politica. Nell’opera vengono esposti originali punti di vista, che esprimono una concezione moderna dell’ecosistema e prefigurano confor­tanti prospettive per le generazioni future.

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5 Commenti

  1. Mancava una voce controcorrente,
    che spiegasse alla brava gente
    che i dogmi di Darwin sono una pagliacciata,
    senza una prova ben radicata.
    E se gode ancor tanta credibilita’
    la sua idea sull’ umanita’
    e’ perche’ un sacco di persone
    han venduto la ragione
    alla filosofia del misticismo
    che fa’ rima con ateismo.
    E se qualcun insiste a desiderare
    d’ esser della scimmia un esemplare,
    non tiri in ballo la scienza
    ma soltanto la sua (cattiva) conoscenza.
    Grazie, Franco, del suo coraggio,
    e del suo gradito saggio;
    e mi aspetto commenti piu’ sagaci
    di quelli finora evidenziati.
    I quali dan voce all’ eco fasulla
    di posizioni basate sul nulla.
    Gaetano

  2. Se si scoprisse che non è stato il supremo, cioè Dio, a creare il mondo, ci sarebbe un’evoluzione che sconvolgerebbe il mondo intero, perché crollerebbero tutte le basi su cui si è sempre creduto..
    ed è per questo che religione e scienza non possono convivere insieme.. forse per questo la Chiesa non autorizza molti esperimenti che porterebbero ad una rivoluzione..e con essa crollerebbero anche tutte le definizioni fatte da Darwin e da altri sull’evoluzione della specie..
    credo che questo libro descriva in modo semplice tutte queste teorie.. e quindi complimenti all’autore per aver affrontato questa verità così delicata..

    • Carissimo Maddy,
      ti ringrazio per i complimenti che mi fai, ma credo, dalle tue parole, che abbia equivocato la ratio del mio libro. La Scienza non potrà mai di mostrare che il mondo è stato creato da Dio, nè la tesi opposta, perchè “non è pane per i suoi denti”. Al più dovrà accontentarsi di fornire prove indiziarie, che potrebbero corroborare o meno la fede. I credenti che volessero forzare la mano nel dimostrare l’esistenza di Dio, attraverso l’osservazione sistematica e lo studio dei fenomeni naturali, potrebbero al più arrivare ad un panteismo spinoziano, ma non certo al Dio dei filosofi e men che meno a quello biblico. Dunque il creazionismo fondamentalista non opera con il rigore filosofico scientifico adeguato: la fede è un dono misterioso.
      Quanto all’affermazione, secondo cui religione e scienza non possono convivere assieme, nel mio libro ho trattato anche questo argomento. Religione e scienza possono convivere, se nell’esplicare la loro azione, non interferiscono. Ciò non significa che debbano essere vicendevolmente ininfluenti, tuttavia lo scienziato deve partire da posizioni agnostiche, operando con tutti gli strumenti che la ragione gli mette a disposizione. Solo a posteriori (a ricerca conclusa) potrà verificare se fra le verità scientifiche ( sempre provvisorie) e quelle di fede c’è sintonia o meno.
      Quanto al fatto che la Chiesa non autorizzerebbe esperimenti per paura, credo che sarebbe una ben triste sventura, se ciò corrispondesse al vero. Può essere successo ai tempi di Galileo, ma tanta acqua è passata sotto i ponti. Nel frattempo Benedetto XVI con la Lectio Magistralis di Ratisbona ha autorevolmente affermato la necessità di armonizzare con la ragione ogni cosa, persino le verità rivelate. E’ pur vero che la Chiesa Cattolica osteggia alcune sperimentazioni, ma soltanto quando, a torto o a ragione, ritiene che non venga rispettata l’integrità della persona. Su questo punto anche accese discussioni sono auspicabili e non vanno viste come interferenze inopportune. Le nuove scoperte della scienza sollevano tante problematiche, mettendo alla frusta tutti:laici e chierici. E’ giusto così. Nel mio libro ho voluto sottolineare che la Scienza deve accontentarsi necessariamente di verità provvisorie (sempre perfettibili). Per contro il neodarvinismo, che non è neanche una teoria scientifica, ma al più la formulazione di una teoria congetturale (non falsificabile secondo Popper) può arrivare soltanto a proporre ipotesi filosofiche. Tant’è che, con il passare del tempo, ci appare come un’ideologia, una sorta di religione naturale fondamentalista con i suoi dogmi e le sue prese di posizione intolleranti. Ai chierici con l’abito talare nero che ossessionavano Galileo, sono succeduti una schiera di sacerdoti laici con l’abito talare bianco (gli scienziati nedarwiniani), non meno agguerriti nei confronti di chi dissente. Ovviamente possiamo fare a meno di entrambe queste schiere. Auspico che anche voci critiche e dissonanti si sollevino nei confronti del mio libro (possibilmente dopo averlo letto), dal momento che mi capita di arricchirmi notevolmente, quando discuto su tesi a me avverse. Con chi invece la pensa come me amo condividere.
      Con simpatia ti saluto
      Franco Manca

      • Non credo di aver equivocato.. io mi riferivo al fatto che la Chiesa fa di tutto per nascondere delle verità che se venissero fuori crollerebbero tutte le basi su cui si fonda la religione stessa e anche verrebbero meno tutti quei dogmi su cui credere..
        se ci fa caso, perché la Chiesa ha fatto accettare solo i 4 vangeli canonici, mentre ce ne stanno tanti altri vangeli, come ad esempio quello di Giuda o di Maria Maddalena, che raccontano le cose in modo diverso.. forse perché alla Chiesa conveniva così.. far credere ciò che vogliono loro..

        • Carissimo Maddy,
          su queste argomentazioni non replico, perchè non si tratta di scienza. Ognuno può pensarla come crede. Per quanto mi riguarda, ho una visione diversa sui vangeli canonici. Non voglio avventurarmi su argomenti di esegesi testamentaria, perchè non ne posseggo gli strumenti. Ti consiglierei di non dar retta a tutte le fantasie che circolano sull’argomento, perchè ci son dietro interessi editoriali cospicui. Tuttavia nella fattispecie la mia parola vale esattamente quanto la tua.
          Con simpatia
          Franco Manca

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