mercoledì, 7 Dicembre 2022
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Ciliegie e zafferano di Milena Renzi

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Ciliegie e zafferano di Milena Renzi

Lo zafferano è una pianta erbacea di origine asiatica da cui deriva uno di quegli aromi e spezie speciali che un tempo giungevano dall’oriente. Il suo colore è giallo intenso, come il sole. Le ciliegie, frutti rossi e succosi, sono dolci e appetibili al palato, come del resto questo romanzo, che ne riporta la parola nell’allettante titolo. Milena Renzi, con grande capacità ed estro narrativo ci offre una storia che racchiude in sé tutti colori della vita, con le loro sfumature più belle, talora una pennellata di ombre e luci, talora flash e sorgenti luminose del cuore, quel tanto che basta per rendere indimenticabile la lettura con tutti gli ingredienti speciali e aromatici che danno il tocco finale ad una vera e propria opera d’arte.
Si tratta di una storia ambientata nel 1469 a Turrivalignani, piccolo borgo della Val Pescara. Ed è proprio in questi affascinanti luoghi che si uniscono i destini di Mirea, raccoglitrice di zafferano, e del Conte Filippo Valignani. Due mondi opposti si direbbe, eppure le parche, come nell’antica mitologia greca, tramano per gli uomini fili della sorte inimmaginabili. Tra le mura del castello si aggirano gli spettri della fame, della morte, dell’ingordigia e della lussuria. Di tutti i più grandi peccati che violano la legge morale e divina. E segreti di corte si annidano come allodole nella notte. Milena Renzi conquista il lettore per una capacità narrativa ed espressiva, fresca, snella, chiara, descrivendo amabilmente la protagonista, dallo sguardo dolce e dall’animo ingenuo, di quella purezza che rende fragili e forti allo stesso tempo le creature destinate a non cadere nell’oblio. Una storia ricca di colpi di scena che narra di una donna che ha vissuto le vicissitudini della storia, pagando il prezzo di una precoce emancipazione e di una conquista di diritti troppo spesso negata. Un romanzo che racchiude in sé soprattutto la gioia di vivere e tanto amore. Un romanzo di cui consiglio la lettura. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Dal Prologo

Turrivalignani 1469

Sarebbe stato meglio se i miei fossero rimasti a Manoppello dove si erano conosciuti e sposati e dove è nata mia sorella Mirea. Invece, se ne tornarono a Turrivalignani, un piccolo borgo di ottocento anime. Mio padre, nacque in una catapecchia della Val Pescarina, nella contrada di Alanno. Come suo padre prima di lui, finì per diventare uno scapestrato sempre nei guai con quelli di Turrivalignani, o con quelli di Alanno, o con tutti e due. Aveva combattuto tra le fila di un movimento rivoluzionario di allora e dopo un’azione disperata si era dato alla macchia. Così gli misero una taglia sulla testa. Da bambino guardavo mio padre, i suoi capelli radi, i suoi denti traballanti, e presi a domandarmi perché mai qualcuno avesse voluto buttare il proprio denaro per una testa come quella.

Quando compii sette anni, sua madre mi svelò un segreto: da piccino, il tuo povero papà è caduto e ha picchiato la testa violentemente, e chi cade in quel modo a volte diventa un po’ strano. Con quella taglia che gli pendeva su quella testa picchiata, mio padre dovette sparire dall’Abruzzo. Arrivato a Roma dove imperava il proibizionismo, credette di essere sprofondato all’inferno per tutti i suoi peccati. Poi scoprì gli spacci clandestini e si tirò su. Dopo aver bevuto e vagabondato per le vie imperiali sentì il desiderio di fermarsi e starsene in pace. Tornò così ad Alanno. Intorno a lui il paesello esplodeva di rivolte. “Che gli venisse un colpo a tutti quanti” disse, e si mise a chiacchierare con le signore D’Alfonso due pettorute zitelle che lo tentarono con leccornie prelibate, ma lui rifiutò con il cenno della mano e sedette sul muretto con un bicchiere di rosso. Mio padre non aveva un nome. Semplicemente venne chiamato Maschio. I suoi guai cominciarono nell’esatto momento in cui venne al mondo. Venne su con qualche rotella in meno in testa e la gamba sinistra che andava per i fatti suoi. Non imparò mai a leggere, né a scrivere, ma l’Iddio l’aiutò in un’altra maniera: quando a otto anni si mise a vendere zafferano risultò che a contare i soldi fosse più bravo del funzionario del tesoro. Nessuno – oltre i componenti della famiglia – sapeva in realtà perché l’avessero soprannominato Maschio, ma tutta Alanno gli voleva bene. Nonna mi raccontò che fu per via di un “tremaginocchio” che nacque mio padre.

Siccome a mia nonna quel muso lungo di Bartolomeo piaceva e Bartolomeo si sentiva solo dopo quattro mesi di gabbia sulla Maiella, non poté che finire con un tremaginocchio.

Un tremaginocchio è farlo in punta di piedi contro un muro, quando sei talmente incordato che le ginocchia ti tremano tutte. Quel tremaginocchio lì mise nonna in uno stato interessante e ovviamente cominciò a spargersi la voce. Nonna aveva due sorelle, due donnoni pettoruti e implacabili. Quando le vedevano incedere in mezzo alla contrada, gli esseri inferiori si facevano da parte in segno di rispetto. Le sorelle sapevano cosa fosse giusto o cosa fosse sbagliato, quanto ai casi dubbi ci pensava l’unica e santissima chiesa cattolica apostolica romana! Fra le tante cose le sorelle sapevano c’era che nonna Esterina, essendo nubile, non era autorizzata a trovarsi incinta e perciò dovettero prendere provvedimenti. Come appunto fecero. Con un loro parente a rimorchio, si misero in marcia per lo spaccio di Alanno, in cui Bartolomeo bazzicava quantomeno il venerdì, giorno di paga quando aveva un lavoro. Il locandiere non voleva entrassero, ma le sorelle di nonna dissero che se voleva conservare al posto giusto il naso e la porta del locale, era meglio se avesse aperto subito, perché a mandarle era Dio in persona. Il locandiere disse “Vabbuò, Vabbuò, con voi della contrada Cugnoli sempre rogne sempre rogne.” Bartolomeo che stazionava sempre in fondo al bancone, diventò bianco come un cencio, lanciò un sorriso fiacco alle pettorute e offrì un bicchiere a tutti. Le sorelle ignorarono il sorriso e sdegnarono l’offerta. Una delle sorelle di nonna disse: “Ma tu di che razza di animale sei?” aggiunse l’altra: “Ah tu sei quel furfante del casato dei…” ora si spiega tutto. “Ciò che hai combinato a nostra sorella è un disonore per tutta la razza e te ne dovresti vergognare.” “Och, se mi vergogno”, disse Bartolomeo. “Mi vergogno eccome!”. “Nessuno ti ha chiesto di parlare, hai già fatto abbastanza danni con le tue chiacchiere perciò chiudi il becco. E mentre tieni chiuso il becco vedi di riparare al torto che hai fatto alla nostra povera sorella Esterina”. Bartolomeo disse: “Och senz’altro. Quel che è giusto è giusto, perciò già che ci siamo voglio offrire da bere a tutti!” “La sorella nostra non fa neppure in tempo a scendere dalla contrada che tu le zompi addosso. A Turrivalignani abbiamo una morale, che ti credi? Una morale. Non siamo mica di Alanno, dove ci si accoppia come conigli ed è pieno di eretici. Abbiamo notato anche un’altra cosa c’hai un modo di fare molto strano.”
Bartolomeo sorrise: “Chi io?”

***
Ciliegie e zafferano
di Milena Renzi
2012, 150 p., brossura
Helicon

Milena Renzi
Milena Renzi

Milena Renzi ha scritto numerose opere: Open the Preisthall, Anche la cozza possiede il suo ego, Gli spiriti della foresta, Hòlos, Baci e caccole da Pathong, Argano Veneziano, Il picco dell’aquila, Shaeen Bath la sposa del rajià, Il servizio da tè bianco, La mala di tulsi e la monetina del tempio, Emma mi vida, Due di me. Nel 2001 si aggiudica il primo premio nazionale di letteratura dedicato a Gianni Quondamatteo. Nel 2012 si aggiudica il primo premio internazionale Montefìore (Pegasus Literary Awards) nella categoria Romanzi Inediti.

4 Commenti

  1. Ringrazio per l’anteprima,la storia mi incuriosisce molto, il titolo fa riferimento a sapori e colori così lontani come sono i protagonisti ; eppure queste diversità saranno in grado di creare un nuovo mix ricco di sentimenti,chi lo sa…

  2. Un racconto d’amore, una storia intrigante raccontata magistralmente, sembra la storia di tutti noi, la storia del nostro paese, la storia delle nostre origini… profumo di Italia, di campagna… dev’essere davvero un bellissimo romanzo!!

  3. Curioso il titolo, che lascia al lettore le piu’ disparate interpretazioni.
    E interessante la trama, fondata sugl’ intrecci sociali e amorosi, sempre antichi e sempre nuovi di sostanza.
    Milena Renzi descrive costumi lontani dai nostri, ma il rimandarsi e’ identico.
    Parliamo dell’ amore. Senza il quale il mondo non gira.
    Complimenti.

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