Come gabbiani sull’acqua di Angelo Campanella

I fatti e le vicende narrate in questo romanzo sono frutto dell’invenzione e della creatività dell’autore, ma ispirate alla realtà. Nell’isola di Lampedusa la popolazione piomba nello sconforto a causa del terribile naufragio di un barcone di migranti provenienti dall’Eritrea. “Come gabbiani sull’acqua”, titolo più bello e appropriato non ci poteva essere, conduce il lettore alla scoperta del vivere quotidiano dei giovani abitanti di Lampedusa e a riflettere su due mondi: l’Occidente e il mondo africano.
Un bellissimo libro dalla trama perfetta e dal tessuto narrativo esemplare che invita alla più attenta riflessione. Un romanzo che coinvolge per il vortice di emozioni e sensazioni, dato che è anche e soprattutto la storia di una grande amicizia senza confini, “la storia di un dolore atroce e dell’infinita felicità della condivisione.” Tutto incomincia giovedì 3 ottobre 2013 sul sentiero di Cala Pulcino…
Angelo Campanella, insegnante di Lettere nei Licei ci offre una lettura istruttiva, speciale e legata ai temi d’attualità, adatta ad un pubblico di adulti, ma rivolta soprattutto ai giovani invitandoli alla riflessione. Un ottimo libro anche per il grande messaggio insito in sé che l’autore, con capacità e conoscenza, vuole trasmettere. Nicla Morletti

Anteprima del libro

I. Cala Pulcino (1)

Dopo cinquantasette passi decise di fermarsi. Sollevò la testa e vide il cielo luminoso e terso come sempre, la sua mano sinistra frugò la tasca sformata e sbiadita dei bermuda a righe alla ricerca del taccuino, mentre la destra già recuperava la matita che teneva dietro l’orecchio come nonno Liborio. Aprì il taccuino su una pagina vuota e annotò: “57 p., asparago n. 2”. Ripose matita e taccuino con precisione maniacale e si inerpicò con mosse sicure verso la pianta, dalla quale riuscì a raccogliere ben tre asparagi sottili e tenerissimi, che ripose nel sacchetto trasparente assieme agli altri. Ridiscese fino al sentiero e si avviò contando a bassa voce, come in un sussurro, i propri passi:    “cinquantotto, cinquantanove, sessanta…”.
Il sentiero di Cala Pulcino era il suo preferito, perché quando lo percorreva aveva la sensazione di trovarsi altrove e Luca da un po’ di tempo amava sentirsi altrove, amava stare da solo, perché quando si è soli ogni cosa è al proprio posto. Ogni pianta cresce nel punto esatto in cui deve essere, ogni pietra sta bene là dove si trova, se nessuno la sposta. Luca avrebbe voluto essere una pietra, ma non una di quelle pietre che l’acqua del cielo (2) o il vento colpiscono a ogni occasione erodendole; no, lui avrebbe voluto essere una pietra inaccessibile, sotterranea, immobile e immutabile. Una pietra nascosta, in modo che nessuno la potesse spostare.
Quella mattina era uscito di buon’ora; la mamma, che si preoccupava sempre per la sua merenda, gli aveva raccomandato di passare in salumeria e comprare qualcosa da mangiare prima di andare a scuola.
– Mi raccomando, il panino! – gli aveva urlato mentre lui chiudeva dietro di sé il portone. Luca, però, non aveva comprato niente per la merenda e aveva deciso di non andare a scuola, voleva camminare e contare i passi lungo il sentiero di cala Pulcino. Appena uscito, si era avviato verso casa di Marco, che abitava due traverse più avanti. Luca e Marco erano amici per la pelle, si raccontavano tutto e avevano vissuto mille avventure insieme, ma la cosa più bella di Marco era che lui non pretendeva di sapere nulla. Luca gli raccontava spontaneamente molti suoi pensieri, ma aveva alcuni segreti che teneva solo per sé e Marco non invadeva il suo spazio personale. Quella di contare i passi e prenderne nota sul taccuino, per esempio, era un’abitudine, o forse un vizio, che Luca non aveva confessato mai a nessuno, nemmeno a Marco. Quando l’amico era uscito di casa:
– Prestami la tua bici – gli aveva intimato, e un attimo dopo si era pentito di avere usato un tono forse troppo autoritario. Marco, infatti, lo aveva osservato per un secondo che a Luca era sembrato lunghissimo, poi aveva detto con noncuranza:
– Ok, prendila pure. Oggi non verrai a scuola?
– No, devo fare una cosa.
– Ok.
Luca aveva inforcato la bicicletta e si era allontanato rapidamente, Marco lo aveva seguito con lo sguardo per un po’, poi si era diretto verso la scuola.
Per andare a cala Pulcino senza essere visto da nessuno, Luca aveva dovuto percorrere la strada interna e attraversare la zona chiamata Terranova, un tempo ricoperta di vegetazione, ma ormai ridotta a un deserto. Passare di lì era necessario, ma gli costava molto, perché non poteva fare a meno di ricordare il nonno Liborio.
– Qui avevamo le terre, – gli raccontava con gli occhi lucidi – c’era un grandissimo vigneto e un uliveto da fare invidia. Lavoravamo molto, ma la vita era più sincera.
Così diceva sempre nonno Liborio quando passavano di lì e Luca non ci faceva molto caso, ma ora che nonno Liborio non c’era più le sue parole gli rimbombavano nella mente e lo facevano soffrire.
– Devi scriverlo sul taccuino – gli diceva – altrimenti te lo scordi. Le piante sono come noi, sono esseri viventi, hanno un nome come noi e dobbiamo rispettarle e conoscerle.
Dopo un lungo sospiro, Luca aveva accelerato con una sequenza di pedalate energiche e si era inoltrato lungo la strada di Terranova, verso ponente. Aveva, infine, posteggiato la bici a casa Teresa, deposto lo zaino dietro al muro di cinta della vecchia azienda, recuperato il taccuino, la matita e un sacchetto trasparente e da lì aveva proseguito a piedi cominciando a contare i passi.

Quando Elisa entrò a scuola si sentì smarrita. Sara non c’era. Erano d’accordo che si sarebbero viste nell’atrio, ma lei non c’era. Si guardò intorno, si affacciò di corsa sui due corridoi che si dipartivano ai lati della scalinata, uno a destra e uno a sinistra, ma niente. Dopo un attimo di esitazione, salì le scale e ispezionò i due corridoi del piano superiore, ma di Sara neanche l’ombra. Non poteva essere nei bagni, non poteva farle questo. Ridiscese le scale e si avviò per controllare, ma solo per scrupolo; Sara non poteva assolutamente essere lì. Si avviò di corsa verso i bagni delle ragazze e aprì la porta di scatto. Non credeva ai propri occhi: Sara era lì in compagnia di Federica e Laura. Alla vista di Elisa le due ragazze si scambiarono un’occhiata di complicità e sorrisero, Sara invece abbassò lo sguardo per un attimo, poi, ignorando Elisa, si mise a parlare a bassa voce con le due nuove amiche.
______
(1) Località della costa meridionale dell’isola di Lampedusa.
(2) Nel dialetto lampedusano, la pioggia è definita l’acqua o celu, cioè “l’acqua del cielo”, per distinguerla dall’acqua del mare.

***
Come gabbiani sull’acqua.
Lampedusa tra due mondi
di Angelo Campanella
2014, pag. 216
Salvatore Estero Editore
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Angelo Campanella

Angelo Campanella (Agrigento 1979) insegna lettere nei licei. Ha pubblicato I racconti della nonna. Si racconta e si rappresenta (2010); Ora basta! Una storia di bullismo (2010); Paroliamo. Eserciziario di ita­liano (2011); La lunga vita di Creonte Re (2011 ); Le avventure di Ulisse (2013) e ha scoperto e pubblicato, inoltre, le poesie di Nicolò Tinebra Martorana (2012).

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16 Commenti

  1. Sembra un libro piuttosto attuale visti i fatti di cronaca e politica degli ultimi tempi. Si tratta del famoso “tunnel del mediterraneo” e sarei onorato di poter leggere la storia in quanto sembra essere piena di umanità sensoriale.

  2. Mi piace molto la descrizione dei pensieri e delle sensazioni dei personaggi. trovo piacevole immergermi in una lettura simile,
    in compagnia dei pensieri di altre persone che non conosco ma che diventano familiari, grazie all’ abilità dello scrittore, capace di rendere palpabile ciò che avviene nella mente di una persona.
    complimenti.

  3. Sono da poco tornata da Lampedusa e i posti di cui si parla mi sono piacevolmente familiari! La tematica del libro è attualissima, mi incuriosisce e mi piacerebbe molto ricevere il libro e leggerne le vicende.

  4. Mai argomento fu piu’ attuale, purtroppo. Il titolo e’ estremamente emblematico – e denota attenzione e sensibilita’.

  5. Mi piacerebbe molto leggere questo libro. La tematica è attualissima e vivendo al sud mi capita spesso di confrontarmi realmente con queste tragedie, storie di uomini come noi, costretti a vivere come bestie e perennemente esposti al pregiudizio altrui.

  6. Mi incuriosisce tanto questo libro visto che tratta di una tematica attuale e l’attore usa proprio la parola giusta per i migranti, Come gabbiani sull’acqua. Mi piacerebbe leggere questa storia.

  7. interessante e molto attuale, argomento che vorrei approfondire per capire meglio la situazione drammatica che stiamo affrontando.

  8. Mi interessa molto l’argomento attuale e l’ambientazione, mi piacerebbe leggere questo libro per capire la realtà di Lampedusa ma anche o sopratutto quella del mondo africano!

  9. Libro molto interessante e molto attuale, una storia di persone che vengono considerate molto poco e che invece è importante conoscere; spero avrò la possibilità di approfondire questa storia.

  10. Un libro spietatamente attuale che a malincuore descrive uno stralcio del periodo storico che l’Italia sta attraversando. Un libro che può essere anche catartico ed aiutare chi lo legge a non restare indifferente a questa tragica situazione.

  11. Questo tema mi interessa in modo particolare, in questo periodo credo sia fondamentale leggere storie che aiutano a guardare l’altro come una persona e non solo come un insieme… mi piacerebbe molto leggere questo libro.

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