Crucifige di Alessandro Grignaffini

Questo suggestivo iter carico di pàthos al fianco di Simone di Cirene sulle tracce di Gesù, ha un fascino tutto particolare. L’uomo non si stanca di cercare questa figura emblematica, il Nazareno che ridona la vista ai ciechi e guarisce i paralitici, che fa miracoli. Ed il miracolo diviene qui magia di vita e della scrittura capace di dare spessore e corpo a personaggi che hanno vissuto in un tempo a noi lontano e che hanno fatto la storia con creature divenute leggenda ed infine verità. Alessandro Grignaffini si cala nel personaggio ed insieme a Simone di Cirene, detto anche il Cireneo, ripercorre le vie battute dal Cristo, ascoltando i racconti ora di alcune persone, ora di altre, gente comune che ha visto Gesù ed è rimasta stupita dei suoi prodigiosi poteri e dalla sua santità. Dal deserto della Betania fino a Gerusalemme ode i bisbigli di coloro che lo amano e di coloro che lo temono e tramano contro di lui. E’ cosa risaputa che al mondo, quando c’è profumo di santità, subito qualcuno nega, qualcuno osteggia e si spande la macchia del male. Simone di Cirene rivive così il calvario del Cristo Redentore, fino a giungere ai piedi della croce dove proverà la prodigiosa esperienza di un amore infinito.
Egli infatti è  l’uomo che, secondo quanto riportato da tre dei quattro Vangeli, fu obbligato dai romani ad aiutare a trasportare la croce di Gesù durante la salita del Golgota per la crocifissione.
Un testo edificante e liberatorio questo di Alessandro Grignaffini che con grande abilità narrativa e profonda umanità, restando fermamente fedele al Vangelo, ci parla in maniera unica e irripetibile della vicenda dell’imputato Gesù nell’ultimo tratto della sua straordinaria esistenza dedicata agli uomini e a Dio. Una storia lontana nel tempo, ma così vicina ai nostri cuori da riempire di commozione ed emozione. L’autore, con la sua profondità di sentimento e capacità descrittiva e narrativa ci propone un testo degno di lode e di grande apprezzamento per la sua validità complessiva. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Notte nel deserto

Infreddolito si avvolse completamente nel logoro mantello: soffiava un vento non proprio caldo e la sera si avvicinava. Le gambe gli tremavano ancora leggermente, ma si fece forza e si incamminò nella direzione in cui doveva trovarsi il villaggio. Non sapeva con esattezza quanto distasse, ma secondo i calcoli precedentemente eseguiti, alle prime case non dovevano mancare più di quattro o cinque chilometri.
La sabbia incominciava ad alzarsi e gli irritava gli occhi; cercò di proteggerli alzando un lembo del mantello davanti al viso e si incamminò nella direzione opposta a quella in cui il sole, ormai basso sull’orizzonte, stava tramontando. Ricordò che nel deserto il passaggio dalla luce alle tenebre era molto brusco e repentino e affrettò il passo.
Camminava da circa due ore e ancora non si intravedevano i segni di presenza umana. Possibile che i calcoli non fossero giusti? Ancora dieci minuti e il buio avrebbe avvolto le dune. Si apprestò mentalmente a passare la notte nel deserto.
Il nemico peggiore sarebbe stato il freddo. La forte escursione termica avrebbe portato le temperature attorno allo zero. Si avvicinò alle pendici di una duna e con le mani incominciò a scavare una nicchia che potesse accogliere il suo corpo; vi stese il mantello più grande, quello ruvido e spesso che lo avvolgeva completamente, e vi si avvolse. Imbozzolato come un bruco nel suo involucro, avrebbe aspettato il sorgere del sole per riprendere il cammino.
Nella testa gli turbinavano una miriade di pensieri. Immagini, le più disparate, gli fluirono nella mente, ricostruendo con una velocità impressionante non solo gli ultimi avvenimenti della sua vita, ma anche parte di quella trascorsa da tempo. La sua giovinezza e in particolare l’adolescenza gli corse davanti agli occhi in un confuso caleidoscopio, dove le sequenze tem-porali non erano più rispettate. Proprio lui che per tutta la vita era stato ossessionato dal tempo e dalle sue sequenze logiche!
Aveva forse la febbre? Assolutamente no, la fronte era fresca, solo la mente provata dalla stanchezza e dalla tensione era in subbuglio. Sarebbe morto assiderato durante la notte? Del tutto improbabile: il pesante mantello e gli abiti lo avrebbero protetto. La situazione era stata prevista, anche se data come poco probabile. Alla fine il sonno, seppur popolato da sogni e visioni non rassicuranti, arrivò e attorno alla creatura che dormiva si destò un piccolo concerto di suoni e una miriade di attenzioni: piccoli animali striscianti e insetti pelosi a sei zampe emersero dalla sabbia, un rapace notturno occhieggiò quell’informe fagotto ai piedi della duna e un cane randagio ne fiutò da lontano l’odore e ululò alla luna.
Doveva essere veramente stanco se si svegliò soltanto quando si sentì tirare lo stivale. Aprì gli occhi e oltre il sole che sfolgorava nel cielo, già alto sull’orizzonte, vide un cane magro e ossuto che gli addentava il piede destro, quasi nel tentativo di cavarglielo. “Ti accontenti di poco, amico mio” pensò e scacciò l’animale puntandosi sull’altra gamba e facendogli dei gesti poco amichevoli. Poi, pentitosi, mise la mano in una bisaccia di cuoio che aveva sotto la cintura e gli allungò una parte del cibo che portava di scorta. Il patto di amicizia fu così sancito e l’animale, dopo aver avidamente ingollato quanto l’uomo gli aveva offerto, si mise al suo seguito e non l’abbandonò più.
La marcia riprese nella stessa direzione del giorno prima, con lena rinnovata. Aveva dato da mangiare al cane, ma lui non sentiva appetito. Avrebbe avuto desiderio di un catino di acqua fresca per sciacquarsi il viso, ma in quel momento non aveva né fame, né sete. Era preoccupato dal fatto che non riusciva ancora a intravedere le case del villaggio. Sicuramente qualche errore era stato commesso nel valutarne la distanza. Camminò per circa due ore sotto un sole che diventava sempre più caldo. Incominciò a sentire il peso del mantello. Si fermò per circa un quarto d’ora a mangiare e a bere dalla fiasca di pelle che gli pendeva a tracolla. Riprese a camminare e finalmente dalla sommità della duna scorse le catapecchie che formavano la periferia del villaggio. Tirò un respiro di sollievo; un primo piccolo passo era stato fatto. Da quel momento però sarebbero cominciate le difficoltà più grosse del compito che gli era stato assegnato. O se lo era prefissato?

La ricerca di lavoro

La prima cosa da farsi era cercare un lavoro che gli permettesse di mangiare e di muoversi con una certa libertà. Sapeva che avrebbe avuto qualche difficoltà, dovuta al fatto di non essere padrone della lingua o del dialetto che si parlava in quel villaggio, tuttavia pensava che gli abitanti del posto lo avrebbero subito riconosciuto come straniero, anche per via del colore della pelle, e a uno straniero si sarebbero perdonate le difficoltà espressive.
Giù ai piedi della duna scorse il sentiero che portava alle abitazioni; senza apporre indugi, discese rapidamente il pendio e si apprestò a entrare nel paese attraverso la strada principale. Da una delle case che si affacciavano su di essa, proveniva un certo clangore. Sembravano colpi sferrati con forza su arnesi metallici, in effetti si trattava della bottega di un fabbro; un individuo di mezza età con una gran barba riccia e un volto tutto sudato, stava piegando una sbarra di ferro incandescente su una grossa incudine. L’uomo era sicuramente dotato di grande forza e il pesante maglio che maneggiava alzava scintille tutt’attorno colpendo l’incudine. Con un certo grado di timore nei confronti di un personaggio che esibiva una tale forza fisica, il viaggiatore si fece coraggio e nella lingua che aveva studiato e come meglio poteva, chiese se avesse bisogno di un aiutante. Il fabbro lo guardò perplesso, aveva capito solo in parte le parole che gli erano state rivolte.
«Sei straniero?» gli fece di rimando. Il viaggiatore capì il senso della domanda e rispose che veniva da Apollonia, una delle città della pentapoli cirenaica. Capiva la lingua del posto, ma la sua espressione era ancora incerta. Aveva intenzione di stabilirsi in Palestina e col tempo avrebbe imparato a parlare correttamente. Si scusava per il momento e chiedeva di fare uno sforzo per capirlo. Avrebbe supplito coi gesti, là dove la parola non gli veniva o veniva in modo poco comprensibile. Il fabbro lo guardò di nuovo e il disprezzo iniziale, nel suo sguardo, lasciò il posto a una certa accondiscendenza. Era un uomo alto, più alto di lui, piuttosto giovane, ben nutrito, in buone condizioni fisiche.
«Sai lavorare il ferro?» gli chiese.
«No» rispose il viaggiatore, «ma posso imparare».
«Cosa chiedi?».
«Alloggio e da mangiare, nulla più».
Il fabbro lo rimirò perplesso.
«La stalla dove c’è l’asino è il posto dove dormirai. Per il mangiare dividerai il pasto con me e mia moglie alla sera, mentre durante la giornata sono solito fare qualche spuntino quando ho fame: porterò qualcosa anche per te. Dovrai fare il garzone di bottega: portare ai clienti i pezzi pronti, farti pagare, procacciarmi nuovi clienti e servirmi mentre lavoro. In questo modo poco alla volta avrai modo di imparare anche un po’ di mestiere. E un mestiere difficile: il ferro è duro da lavorare, ribelle ai trattamenti, solo il fuoco e la forza lo piegano».
Il viaggiatore annuì col capo: non sperava in nulla di meglio.
La giornata si preannunciava calda e il viaggiatore bevve un gran sorso d’acqua dalla fiasca. Il fabbro aveva già pronte per lui alcune incombenze e mentre stava ad ascoltare dove avrebbe dovuto recarsi e cosa fare, pensava alle domande che avrebbe posto alle diverse persone che avrebbe incontrato.

***
Crucifige. Una perdita di tempo
di Alessandro Grignaffini
2013, 104 p., brossura
Gruppo Albatros Il Filo

Alessandro Grignaffini

Alessandro Grignaffini è nato il 10 ottobre 1946 a Parma. Dopo il consegui­mento della maturità classica si è laureato in medicina e chirurgia presso l’Uni­versità degli Sudi di Parma, dove ha anche conseguito la specialità in Gineco­logia e Ostetricia. Ha svolto la sua carriera come professore universitario presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. È autore di pubblicazioni scienti­fiche (270) in lingua italiana e inglese inerenti la sua professione. In passato ha svolto attività giornalistica di cronaca d’arte presso alcuni giornali (Resto del Carlino, Avvenire d’Italia) pubblicando numerosi articoli firmati. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo, L’Aforisma Negato (Edizioni Giovane Holden).

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5 Commenti

  1. ” Crucifige: Una perdita di tempo “, e’ molto di piu’ di un romanzo. E’ la biografia di colui che allievo’ a Gesu’ il viaggio al Calvario. Dapprima forzatamente, ppoi sempre piu’ coinvolto in un dramma che avrebbe segnato la Storia umana.
    Alessandro Grignaffini fa’ da narratore. Sublimamente. Spero di leggere tutto il libro. Per poi commentarlo dettagliatamente.

  2. Complimenti Nicla per il consiglio. Avevo già letto il libro poichè ero stato alla presentazione che si era tenuta qua a Parma. Consigliatissimo per l’avvincente trama e i risvolti più che inaspettati.
    Carissimi saluti
    D.

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