La recensione di Nicla Morletti

Dal tempo di dopo di Paolo Cappai
Una raccolta di poesie calde e suadenti, questa di Paolo Cappai dal titolo: “Dal tempo di dopo”.
Ritmo e parole si uniscono, si amalgamano, scivolano e si intrecciano in pensieri suadenti dove sguardi di innamorati si incontrano in nuvole di morbide dolcezze e passioni intense.
Domina l’amore che ubriaca i sensi e il cuore, guidando mani intrepide mentre si accendono sentimenti e sogni.
Paolo Cappai è poeta capace di cogliere nel silenzio i più sottili sussulti dell’inconscio tramutandoli in versi di sorprendente profondità e passione.


DAL TEMPO DI DOPO di Paolo Cappai

EDIZIONI GIUSEPPE LATERZA – Collana Poeti contemporanei del XXI secolo
2006, 144 p.
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Dopo Sei mejo tu, raccolta di poesie in romanesco edita nel 2002 e Di Paolo, del 2004, Paolo Cappai si ripropone con questa raccolta, presentandosi come autore certamente più maturo e consapevole, nonostante i suoi pensieri saltino, divaghino, tornino indietro alla memoria e si slancino poi in avanti, ad immaginare il futuro, in improvvisi accessi di rabbia, subito sedati dal distacco.
Questo suo modo di esprimersi, però, gli è proprio e fa parte del suo stile, assolutamente originale e incisivo, anche perché, come egli stesso afferma, “scrivo poesie, come metodo per permettere alla risorsa mente di emergere i contenuti che stanno sotto gli umori che vado sentendo … lasciandomi orientare dalle emozioni…”.
E molto si lascia orientare dalle emozioni, fisiche e carnali, soprattutto nella prima parte di questa raccolta che, però, defluisce, nel prosieguo della lettura, in un fiume che scorre, non certo placido e tranquillo, ma sicuramente contenuto in argini ben saldi e solidi.
E si scopre, così, che da un sentimento tutto “pancia e carne e ciccia”, Cappai sa passare ad una ricerca veramente approfondita della “risorsa mente”, che scava e interroga, da uomo, quale è, del suo tempo, intelligente e curioso di penetrare i suoi meccanismi più oscuri: la memoria e il futuro (progettato?, immaginato?, sognato?) e il presente che visita con tutti i sensi all’erta.
Le sensazioni tattili fanno la parte del leone nel suo mondo sensoriale, ma queste sono il suo strumento privilegiato per indagare, domandarsi, rappresentarsi a questo mondo, (all’ambiente) che lo circonda con altrettante percezioni sensoriali che diventano punto di partenza per stimolanti viaggi nella mente, costringendola ad emergere e a porsi costantemente in una posizione di dubbio.
Non afferma mai, Cappai, non asserisce: ma propone, suggerisce blandamente, ipotizza, in una parola persegue nel suo cammino di “ricercatore della mente” (così come fa nella sua professione), rimettendo in discussione meccanismi e processi, fantasticando progetti, rifiutando stereotipi e cercando verità che, come ben sa, sono sempre nude.
E a nudo si offre anche al lettore, che si perderà nell’oceano dei suoi pensieri, soprattutto delle sensazioni che sa generosamente rappresentare con la parola, forse conscio che in questa nostra vita dobbiamo necessariamente attraversare le tempeste della carne per poter arrivare in un porto dove poter sostare, alfine, per rivivere, con l’esperienza acquisita, quello che la memoria ha archiviato a modo suo.
Non è un punto di arrivo: Paolo Cappai è pronto a ripartire per navigare su nuovi mari, su tutti quelli che la sua “risorsa mente” vorrà solcare affinché non ci siano più “buie voragini a risucchiarci, facendoci sentire niente e inadeguati alla vita”.
Dal tempo di dopo è una lettura stimolante e affascinante: queste poesie riescono ad essere pezzi di vita nei quali ognuno può ritrovare un po’ di sé, e su ciò tentare di fermarsi a riflettere.

Quando questi ricatti…

quando questi ricatti spontanei della mente
avvertirò come innocue barzellette
e le grigie, ineluttabili strade,
verdi prati in fioritura,
quando le gabbie immaginarie si smonteranno da dentro
ed il sapore aspro della paura
sarà naturale avvertimento all’attenzione,
quando l’onda calda del sentimento
tornerà a lambirmi libera e copiosa
e la rabbia covata in solitudine diverrà musica per tutti,
allora, forse,
mi sembrerà che era sempre stato ovvio
che quello che sono non mi ha mai tradito.

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