La recensione di Nicla Morletti

Desiderio di volare di Lenio Vallati
Lenio Vallati, poeta e narratore, in “Desiderio di volare” ci propone racconti tutti da scoprire, da assaporare pagina dopo pagina, coinvolgendo il lettore in un magma di emozioni e sensazioni.
I vari personaggi si muovono snelli in scenari illuminanti e tutti hanno caratteristiche ben definite.
L’autore scava nell’animo umano alla ricerca della verità del cuore, analizzando gli aspetti più reconditi del nostro quotidiano vivere e sentire.
“Desiderio di volare” è la voglia che si annida in ciascuno di noi quando la realtà si fa pesante. Quando sono i sogni a incidere la nostra anima. Lenio Vallati ha scoperto il segreto per farsi leggere e apprezzare che è quello di scrivere con il cuore.
PREMIO MANUALE DI MARI 2008 PER L’AUTORE DELL’ANNO

DESIDERIO DI VOLARE
di Lenio Vallati
Bastogi Editrice Italiana
Collana Narratori italiani
2006 – p. 104
Prezzo: € 10,00
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Dalla prefazione di Lia Bronzi

Nelle varie apocalissi pubbliche e private, che vengono a coincidere con l’odierno tempo di crisi in cui non possono sussistere né permanenza né stabilità e prevale la materialità dell’avere sull’essere, con tutte le sue contraddizioni che emergono in modo sconvolgente nella nostra epoca, Lenio Vallati, capostazione, poeta e narratore, costruisce questa raccolta di racconti proprio nel tentativo di ricomporre quelle conntraddizioni, secondo una redifinizione dialettica atta a ristabilire i diritti violati e ricondurre quindi i dis-valori a valori, là dove sia possibile, secondo la migliore tradizione narrativa. Ogni racconto, nello snodarsi discorsivo, va in profondità mentre le analisi, più o meno conclamate, ma anche eluse o alluse che siano nei fatti, aprono un varco nel vivo della ragione verso l’oggetto definitivo della narrazione, per cui l’itinerario letterario è dunque in discesa verso il centro del labirinto che lo rappresenta. È chiaro che la mente filtrante è la ragione organizzatrice dello scrittore stesso, che metaforizza la narrazione, in fantastici ghirigori sentimentali, ma anche in fatti tristi e dolorosi al fine di guidare in “progression d’effet” la ragione illuminante nella notte dell’irragionevole passione e dell’istinto, che caratterizzano la nostra società.

Racconto tratto dal libro

Desiderio di volare

Marco ricorda ancora quelle volte che erano insieme sulla spiaggia, i visi bagnati da uno spruzzo di salsedine, le ali di un gabbiano si libravano nell’aria, soffici come sogni, i loro sogni di allora. Un temporale estivo, sotto forma di un rapace, li portò via, con la promessa di farli volare ancora più in alto. Ricorda, Marco, le canzoni inventate in mezzo al fuoco, al crepitare lento della legna del camino, i sensi inebriati dalla gioventù, le sottili spirali di fumo che portavano i pensieri verso l’alto, come un vortice. Susanna lo guardava impaurita. Avesse dato retta a lei, alle sue premonizioni, forse sarebbero ancora ali di gabbiani. Il desiderio di provare si mescola talvolta alla paura di mostrarsi codardi davanti agli altri. Una volta, una volta sola non può cambiarti la vita, pensava, invece sì. Una sola volta si nasce e una sola volta si muore, ormai ha imparato la lezione, ma adesso è troppo tardi. Da allora la vita di Marco e di Susanna divenne un oscuro labirinto la cui chiave aveva la strana forma di una siringa. Una piccola pressione e una strana euforia si impadroniva dei loro corpi, li faceva volare come non mai in cieli scevri di problemi. Ma era solo un’illusione. Al ritorno da ogni volo, la cui durata diminuiva costantemente, la solita vita di sempre, i soliti problemi e il bisogno di ripartire di nuovo. Il desiderio si era trasformato in schiavitù e la schiavitù in bisogno di iniettarsi altra roba tra le vene, ma costava maledettamente. Marco si ricorda ancora dei suoi primi goffi tentativi di furto. Susanna la prima volta che aprì le gambe per una dose, poi non ci si fa più caso, tutto assume il sapore sciapito dell’abituudine ed è come quando si vive, si va avanti ogni giorno senza sapere dove, né il perché. Anche al dolore non ci si fa più caso, sembra di averlo indosso da sempre. Poi viene il giorno che uno decide di lasciarsi indietro il passato con tutti i suoi errori per ricominciare una nuova vita. Ma il passato non si cancella: è come una zavorra che ti trascina ineluttabilmente verso il fondo. Susanna ha ancora un buon ricordo della comunità. È stato forse il solo periodo della sua vita in cui qualcuno, a parte Marco, le abbia mai voluto bene. Marco invece voleva fuggire, le mura erano per lui sbarre da superare. Non una ma due, tre, quattro volte, ricominciando sempre daccapo e sempre ritornando allo stesso punto della prima volta, il fallimento. Ormai non possono più farne a meno, e in quella misera stanza aspettano quell’uomo con la dose. Chissà, dice Marco, se ce ne darà ancora. Perché? Chiede Susanna. Non sa che ormai i soldi sono finiti, e con i soldi ogni loro speranza. Marco le ricorda la spiaggia, gli spruzzi sulla pelle di quell’estate lontana, mentre il caldo adesso li soffoca e imperla i loro corpi di piccolissime gocce di sudore. Ricordi, Susanna, quel gabbiano? Ricordi come volava alto? Suonano alla porta. Marco si scuote, è il tizio della roba, apre, lo fa entrare. Sì, è proprio lui, ed è strano che non pretenda di essere pagato. Te li daremo, sussurra Marco, le labbra incollate dalla saliva e gli arti febbricitanti. Si, certo, risponde l’uomo con uno strano sorriso e se ne va. Susanna, non è finita, possiamo volare ancora, magari solo fino a domani, fino a quando quell’uomo non tornerà di nuovo. Lo senti l’ago che penetra nella carne, la senti questa sostanza che ci rianima? Non è finita, Susanna, non è finita. Ce la faremo. La senti quest’acqua fresca sulla nostra pelle? Dai, corriamo, corriamo su questa spiaggia che si adatta ai nostri piedi come un paio di scarpe naturali. Adesso stiamo volando, Susanna, come quel gabbiano bianco dei nostri ricordi. Ma Susanna non vede nessun gabbiano. Due ali nere la stanno trascinando via insieme al suo compagno. Si aggrappa a lui nell’estremo tentativo di rimanere ancorata alla vita, ma quella sostanza bianca dentro il suo corpo le fa scoppiare le vene. Forse dietro al buio dal quale è circondata, pensa, ci saranno davvero cieli azzurri e gabbiani in volo, chissà. Susanna chiude gli occhi. Per sempre. Marco la chiama, ma la sua voce è solo un rantolo. Con un ultimo sforzo le prende la mano, ormai gelida. Sulla spiaggia un gabbiano giace riverso, gli occhi vitrei, il becco rivolto in una posa innaturale, le sue ali, non più bianche ma sporche di sabbia, sono trafitte da una siringa.

Lenio Vallati nella Galleria degli Autori di Manuale di Mari.

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