Donna Luigia di Corrado Leoni

Questa è la storia di Donna Luigia, profuga e partigiana, questa è la storia di una donna che passando dai campi profughi a Katzenau, Linz, Braunau in Austria, affronta e vive con coraggio e spirito battagliero e di rinascita l’evolversi degli eventi turbolenti del dopoguerra per subire, spesso isolate – come è riportato nella prefazione del libro – le entusiastiche manifestazioni di popolo durante il fascismo, divenute poi angoscianti e beffarde durante la Seconda Guerra fino a sfociare in una voglia estrema di vivere, di confronto, di partecipazione, di mediazione, di libera convivenza.
Luigia fa la sua resistenza al fascismo senza armi, senza arroganza, senza presunzione, lo fa fedele al suo pensiero civile e religioso accompagnato dall’amore per la propria famiglia con l’orgoglio di essere e sentirsi donna. Da bambina vive a Dro, un paese del Trentino appartenente all’Impero austroungarico ai confini con il Regno d’Italia. Il 25 maggio 1915, quando scoppia il conflitto tra Italia e Austria, i civili sul confine vengono indotti dalle autorità ad allontanarsi dalle zone di guerra e Luigia, insieme alla mamma e ai suoi fratelli si ritrova profuga a Braunau in Austria. Un bel romanzo storico scritto egregiamente, le vicende si alternano, si intrecciano, scivolano tra le pagine come i rintocchi delle campane nel cielo di mezzogiorno. Attrae e affascina la storia di questa donna coraggiosa, emblema d’amore e libertà. Coinvolge questo romanzo scritto in punta di penna eppur così forte e incisivo da invitare ad una riflessione e ad una lettura più attenta. “La libertà va seminata ogni giorno per raccogliere i frutti in ogni stagione”, proprio come si legge all’inizio del libro. Nicla Morletti

Anteprima del libro

La casa

Nane stava camminando con passo sicuro, anche se non spedito, verso la sua casa in Dro, verso ciò che nella lingua tedesca si chiama Heim: luogo di nascita, famiglia, parenti, conoscenti, amici, osteria, fiume in cui si pesca, bosco in cui si cammina, chiesa, cimitero, manifestazioni popolari, canti, abiti, attrezzi di lavoro, casa, appartenenza a un popolo e a un luogo: tutto questo significava la casa – Heim per Nane, nato nell’impero austroungarico.
Il sole era già tramontato e cominciava l’imbrunire. Un’aria gelida frizzantina rosicchiava le punte delle orecchie dell’uomo, che se ne tornava a casa con un sacco sulle spalle dopo una giornata a potare con il figlio Franzele.
«Papà! Andate a casa. Avete dormito qui nel capanno e non avete mangiato minestra calda né vi siete potuto lavare a modo. A casa troverete calore; sembra che il tempo peggiori. Vedete quelle nuvole bianche a pecorelle che spuntano dallo Stivo? Promettono neve» aveva motivato il figlio con riverenza e dandogli del voi.
Nane aveva risposto con gli occhi supplicanti a chiedere forza dal figlio, ma poi si era convinto di tornare tra gli affetti; la terra avrebbe aspettato.
Poteva rimanere con lui a lavorare ancora per un’oretta; sarebbero tornati insieme come molte volte in bicicletta. Il figlio a guidarla, a sorreggerlo, e lui seduto sulla canna con le gambe a penzoloni come un bambino coccolato.
Ma quel giorno aveva una smania addosso che lo faceva sentir più debole del solito e, confortato dalle parole di Franzele, si convinse a fare due passi – si fa per dire, una camminata di tre chilometri – piacevoli in quei primi giorni di febbraio con il sole che risaliva dal lago e allungava le ore di chiaro e di luce, dando speranze eli una nuova primavera.
La giornata era stata tersa e, nelle ore di mezzo, faceva piacere godersi il sole nella schiena, sulle braccia, sul viso, ma quei nuvoloni bianchi, alti nel cielo, promettevano un sicuro cambiamento. Era meglio tornarsene tra le mura calde di casa. Tanti affetti lo aspettavano.
Si allontanò dai suoi campi immersi in un silenzio coinvolgente, rallegrato dal cinguettio dei passeri in cerca di cibo e di qualche merlo innamorato che faceva le prove del richiamo d’amore, mentre monotono, ritmato rispondeva il cliccare delle forbici che, con taglio secco, staccavano i tralci dalla vite. Nel sacco aveva messo poche cose: un fiasco di vino, alcune salsicce tolte dalla cenere, le forbici per potare, tanto per avere un peso sulle spalle a equilibrare il suo andare curvo, più che per necessità di approvvigionamento.
Aveva salutato il figlio invitandolo a ritornare a casa con la luce e prima che la temperatura diventasse troppo rigida.
Passando davanti al capitello, incorniciato tra due svettanti cipressi, raffigurante la Madonna con il bambino, si era tolto il cappello e, mentre camminava, osservava il fiume alla sua sinistra per individuare dei ciuffi di salice novello da cogliere e preparare per l’intreccio di cesti. A destra e a sinistra, filari di piante di prugne color marrone scuro da assomigliare a un nero perlato illuminato dai fasci di luce biancastra dell’imbrunire.
Raggiunse la fontana di Sant’Abbondio, sempre zampillante alla stessa temperatura d’estate e d’inverno. S’accostò, bevve alcuni sorsi d’acqua facendola scorrere sul palmo della mano.
A destra, spettrali, le marocche scintillavano nude agli ultimi raggi di luce e risaltavano la roccia grigia con chiazze di marrone chiaro della montagna, che irta portava l’occhio alle selve dell’Anglone e faceva perdere nel cielo le creste aguzze del Brento.
Dette un sospiro a raccogliere e concentrare nella memoria tutte le fatiche e il lavoro per tagliare, sfrondare, portare lo strame e la legna a casa da montagne così arcigne, tanto da sentirne la fatica ora confusa con l’incedere e l’età avanzata.
Ogni podere aveva un nome, o dato dalla località o dal proprietario, nessun pezzo di terra risultava anonimo. Trovava in ciò un senso di appartenenza che lo rassicurava. La conoscenza dei luoghi, delle colture, delle piantagioni di alberi da frutta e dei vigneti gli faceva compagnia e, quasi senza accorgersene, aveva intravisto da lontano il campanile della chiesa, a cui dette un’occhiata per misurare la distanza da casa.
Gli sembrò breve.
L’incedere diventò più leggero, la mente ritornò assorta in pensieri immensi.
A destra, la piana rocciosa dei Molinei ospitava una distesa di olivi in appezzamenti sostenuti da muri a secco e su poggi sottratti alle slavine che defluivano dallo strapiombo roccioso e declinava verso la valle. Le pietre scalpellate a misura e collocate una sopra l’altra creavano una massicciata di contenimento a formare una piana, nella quale piantare alberi di olivo, resi vitali dalla salubre e mite aria del lago di Garda e portati a maturazione dal riverbero del calore prodotto dalle marocche, che circondavano la località detta dei Molinei.
Era orgogliosamente affezionato a quel pezzo di terra ghiaiosa, resa fertile dal molto concime stallatico portato all’inizio di ogni primavera.
Aveva avuto in concessione circa un ettaro di terreno su un vasto pianoro, quando ancora governava l’impero austroungarico, che considerava le terre del lago di Garda come una perla dell’Impero, cantate dai grandi poeti, e ospitali per migliaia di ammalati di tubercolosi in un clima mite e secco, salubre tanto che vi dimoravano genti da tutto l’Impero e anche dalle vicine regioni del Regno d’Italia. La terra data in concessione era stata in seguito assegnata a proprietà nel momento in cui erano state messe a dimora circa un centinaio di alberi di olivo, a rinverdire l’arso panorama delle marocche e a produrre il prezioso frutto da cui ottenere un olio nutriente e gustoso come condimento di ogni piatto povero di grassi e di sapore. Dalla spremitura fatta a macina di pietra fluiva il prezioso liquido galleggiando su acqua calda separandosi in contenitori diversi; noccioli e polpa delle olive rimasti franti dalla pesante e grossa macina di pietra venivano sapientemente raccolti, impastati con la farina, impregnati com’erano di morbido liquido, per fare il pane di molche profumato e oleoso: una squisitezza anche per i più piccini.
«Buona sera, Nane! Oggi siete a piedi?».
Una voce lo tolse dai suoi piacevoli pensieri, guardò verso l’interlocutore quasi risvegliato da un sogno.
Era lo stradino davanti alla sua casa rossa costruita a picco sul fiume, a fianco del ponte sul Sarca. Lo aveva visto al mattino pulire la strada dallo sterco lasciato dai buoi e zappettare i primi ciuffi d’erba a lato della strada ghiaiosa.
Fortunato lui, aveva esclamato nei suoi pensieri. Ogni mese il suo stipendio, sia che nevichi, che piova, che grandini, che ci sia siccità…
«Buona sera, Adelmo! Fa fresco, eh?».

Corrado Leoni

Corrado Leoni nasce a Dro (TN) il 25 settembre 1942. Frequenta il Liceo classico e si diploma a Trento. Lavora in Germania presso la VDO-Siemens, dove viene eletto nel Consiglio di fabbrica. In Italia negli anni Settanta lavora presso l’ENAIP nella formazione professionale a Trento e diventa Direttore ENAIP a Francoforte sul Meno per la formazione professionale degli emigrati italiani. Si laurea in Economia politica presso la Facoltà di Economia e Commercio di Trento con la tesi Sviluppo economico della Repubblica Federale Tedesca 1950-1978. Entra di ruolo con concorso ordinario nelle Scuole Superiori della provincia di Genova per l’insegnamento di Economia aziendale, che svolge negli Istituti Tecnici Commerciali di Genova, di Chiavari, di Rapallo.
Dal 2002 vive a Casola in Lunigiana MS, comune di nascita della moglie Reana.
Promuove e diventa Presidente dal 2003 al 2010 della pro loco di Casola in Lunigiana MS; è curatore del libro Le Pievi Romaniche in Lunigiana, scritto da Franco Rampone e stampato dalla pro loco 2005.
Collabora con Emanuele Leoni e Florian Tudor nella stesura del volume Introduzione alla grammatica italiana in sette passi e mezzo corso pratico in lingua italiana e rumena rivolto ai Rumeni che desiderano imparare i fondamenti della lingua italiana., Editura Craiova 2008.
Ha scritto i romanzi Nane (2010), Migrare (2011), Il prete e il diavolo (2012/13), editi dalla Maremmi editore. Con Europa Edizioni nel 2014 ha pubblicato Il cavaliere senza cavallo.
Collabora con il settimanale Il Corriere Apuano.
Ha pubblicato con la Casa Editrice Kimerik nel 2015 il romanzo Donna Luigia. Profuga e partigiana e a gennaio 2016 La miseria del Sindacato Italiano – Dialogo tra nonno e nipote.

Guarda tutti gli articoli

21 Commenti

  1. Grazie mille per avermi inviato la copia!
    Il libro è davvero avvincente, l’ho letto tutto d’un fiato, l’ho prestato a mio papà e anche lui lo ha molto apprezzato.
    Non voglio raccontarvi la trama, per non rovinare l’atmosfera. Vi anticipo però che è scorrevole e che colpisce davvero.
    Consiglio a tutti di acquistarlo.
    Lascerò altre recensioni su siti specializzati. Grazie ancora.

  2. Sarei onorata di poter leggere per intero questo libro. Una tematica importante, narrata in un libro che già solo dall’anteprima, leggerei tutto d’un fiato.

  3. Che anteprima avvincente!
    Finalmente la storia di un partigiano donna.
    Sarebbe bello sapere come prosegue la storia…

  4. Ho amato Donna Luigia fin dalle prima pagine. Mi ha colpito tutto di questo libro: la fluidità narrativa, l’atmosfera storica ricostruita nel minimo dettagli e poi il dramma della Ligia che non dimentica, che salda come un’ancora e forte come un albero attraversa tutte le difficoltà con coraggio e determinazione. E’ un vero angelo del focolare, Donna Luigia e questi momenti familiari sono ciò che ho amato di più di questo libro. Donna Luigia è davvero una donna d’altri tempi ed il suo legame con Franzele è qualcosa di commovente ed ammirevole. Alla fine (ma non vi dico cosa succede, dovrete leggerlo!!) Luigia compie un gesto plateale per cui la si poteva solo applaudire. Da profuga a partigiana, Donna Luigia c’insegna che non ci si arrende alle difficoltà e che tutto si supera con determinazione e coraggio. Il mio consiglio è di non perdere assolutamente questo libro perchè è una piccola perla preziosa. Ringrazio Corrado Leoni perchè un bel libro è sempre un dono gradito!

  5. Libro davvero affascinante, raccontato nei dettagli. Cattura il lettore al quale sembra di vivere in prima persona la storia raccontata. Lo consiglio vivamente.

  6. Ambientato nel fascismo, tra resistenza, sfollamenti e profughi. Storia passata ma aimè sempre attuale. Sarebbe bello poterlo trovare sotto l’albero e leggerlo tutto d’un fiato per ricordare le nostre radici!

  7. Questo libro mi ha emozionato perché mi ha ricordato i miei bisnonni e i loro racconti sulla guerra e su quel periodo difficile. Lo consiglio a tutti!
    Buona lettura!

  8. Un libro che parla di attualità, di profughi, di spostamenti da un paese all’altro per guerra e fame. Mi è piaciuto molto, lo consiglio.

  9. Un libro che racconta una storia vera, scritto in maniera tale da riuscire a partecipare in prima persona alle vicende accadute; lo consiglio a tutti, donne e uomini che hanno voglia di rivivere il passato che ci accomuna.

  10. Ho letto con entusiasmo il romanzo perché parla della storia di Trentini profughi in Austria e della Resistenza: la protagonista impara ad essere forte fin da bambina e poi vive con coerenza secondo i suoi principi anche contro il fascismo nell’amore per la famiglia.

  11. Lo scrivere, come mi piace. Parole che risuonano timbriche nel flusso delle righe, restituendoci senza vortici la scena, con calore e colore. Dettagli, di luoghi aviti dispersi nella memoria dell’autore, che spiccano e catturano, vivaci come farfalle. Liberi. Ebbene sì: in libertà. Libertà mal riflessa dans l’air du temps, nell’epoca in cui la storia trae le mosse. Ideale evocato, sin nello stile, da colui che scrive. La femminilità della protagonista – e con essa la radicalità e la pervicacia delle donne che scelgono – è presumibilmente assunta a pretesto per esaltarne, perenni e perentori, toni e grandezza. Uno storytelling non suadente per aprire alla sinderesi.

  12. Un libro avvincente, calato nel quotidiano, dove gli eroi sono persone comuni che, nel silenzio, senza clamori, hanno dato un contributo fondamentale alla resistenza. La resistenza vista e vissuta dal basso, al di fuori dell’appartenenza alle organizzazioni partigiane, ma fondamentale per poter definire popolare quel grande movimento di libertà. Dovrebbe essere distribuito e letto in tutte le scuole italiane, immune com’è da qualsiasi appesantimento retorico o apologetico.

  13. spero di poter avere il privilegio di leggere questo libro che sembra davvero affascinante, m’interessa molto la tematica dei partigiani e di coloro che hanno affrontato la seconda guerra mondiale. Spero avrò occasione di leggerlo. Grazie. Cordiali saluti.
    Elisa

  14. Donna Luigia è un libro di piacevole lettura, che riflette i temi portanti della narrativa di Corrado Leoni: l’interesse per la Storia, l’omaggio alla civiltà contadina, la nostalgia per i luoghi d’origine dell’autore.

  15. Poche pagine e già intuiamo che il destino di questo personaggio, insieme a quello di una moltitudine di individui, finirà per essere travolto dalla Storia. La descrizione accurata e un ritmo narrativo cadenzato, come il passo di Nane, ci restituiscono l’immagine di un paesaggio quasi sospeso, fuori del tempo. E là ad accoglierlo la casa, simbolo degli affetti più cari da nutrire e custodire ogni giorno, e luogo dell’anima.

  16. Un libro da leggere tutto d’un fiato per un tuffo nel quotidiano di quelle che sono le nostre radici comuni, arricchito da agganci storici che forniscono interessanti informazioni sugli eventi dell’epoca.

  17. dopo il prete e il diavolo (singolare esercizio d’autoidentificazione…) aspetto con curiosità questa donna luigia

  18. Autentico e sincero. C’è un ideale comune a tutti in questo romanzo e l’autore ce lo ricorda, fare le piccole cose normali nelle situazioni in cui il mondo si muove confuso, ognuno di noi deve rimanere saldo di fronte alle proprie piccole promesse quotidiane. Seminare ogni giorno…

  19. È stato davvero avvincente ed emozionante vivere attraverso le pagine di questo romanzo uno spaccato di storia così lontano e così vicino.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

 Metti la spunta se vuoi ricevere un avviso ogni volta che c'è un commento.

- Aggiungi una immagine -

* L'asterisco indica che i dati da inserire sono obbligatori. Il tuo indirizzo email sarà visto solo dalla Redazione e, in determinati periodi, dagli autori dei libri che hai commentato.