La recensione di Nicla Morletti


Una raccolta di racconti esemplare, questa di Armando Saveriano, ricca di tempeste emotive e di vicende coinvolgenti. Scrive l’autore nella nota introduttiva: "Sono in debito con la letteratura anglosassone di nicchia, che oggi ha conquistato il mainstream. Le mie sono tutte delle ghost – stories, dove a generare fantasmi sono ossessioni, fobie, complessi, nevrosi".
Interessante il racconto "Nel petto delle donne", ambientato durante la seconda guerra mondiale. "Sussurrava nei camini" potrebbe essere una vicenda di follia familiare, a cui ci hanno ormai abituato le cronache nere di tv e quotidiani. "L’uomo delle caramelle" è la storia delicata di una solitudine sofferta in silenzio. "Elogio del blu" tratta sulla civiltà e sul pensiero nipponico. "E perduta / terrena /ogni speranza" è la versione romanzata di un detto popolare che sostiene che ci siano delle persone (donne in particolare) che hanno "le vene negli occhi", sono cioè inconsapevoli di influssi nefasti.
Il tutto scritto con sapiente armonia e stile inconfondibile, dono dei grandi maestri della letteratura contemporanea.


ELOGIO DEL BLU
di Armando Saveriano
Editore Mephite

2008, 126 p.
Per ordinare il libro contatta l’autore


Nella Tokyo compulsiva e assillante di oggi, dove il modello occidentale cozza e convive con le secolari tradizioni di una civiltà ancora per molti aspetti sconosciuta e contraddittoria, Natsuo, madre bella e disperata dell’impenetrabile Shigeru, è consumata dalle sue ossessioni, divisa tra l’amore appagante e irreale per il poeta scomparso Shinkiki Takahashi e la torrida relazione con Shuicki, il caporeparto della fabbrica in cui lavora, forse yakuza e assassino. Mentre l’anoressica Ida impatta fatalmente con gli sconcertanti segreti del ramo femminile della famiglia, Rosa scopre, grazie al confronto con il passato di un’ava romantica e combattiva, un varco di sollievo in piena tempesta emotiva, una seconda opportunità in mezzo all’umiliazione e ai frantumi, per un’ipotesi di residenza legittima in un mondo dall’ordine precario, nonostante tutto, però, ancora distante dal capolinea. Dal lussuoso appartamento di una Parigi eidetica, un bizzarro gruppetto di studiose, soggiogate dai loro stessi poteri, organizza invece passeggiate indietro e avanti nel tempo, per incontrare George Sands o l’estremità del nulla, quando l’umanità suicida si sarà estinta. Lucia è persuasa che qualcosa di maligno e di pericoloso covi dietro la maschera cordiale della vicina di casa adesiva e importuna, sempre più attratta dal suo bambino.
Nei giardinetti pubblici, l’incolore, inoffensivo Goffredo s’intrattiene con i colombi e con la scimmia sulla spalla di una devastante solitudine, finché non s’imbatte in una coppia di dolci ragazzini, molto ben disposti verso l’uomo delle caramelle. Uomini e donne variabili, dotati di personalità asimmetriche, mossi da spinte nevralgiche, a un passo dall’alienazione e dalla tragedia, protagonisti o comparse di storie plausibili e improbabili, costantemente perturbanti: avvolti tutti, inevitabilmente, dalla tonalità sonnambula, ora intensa, ora delicatamente rarefatta, del blu, atmosfera di disagio, segnale di eclissi o sintomo di guarigione.

Dal Capitolo 1

Parigi, gennaio 1809

Erano le prime luci dell’alba e una carrozza percorreva a gran velocità le vie di Parigi. I passeggeri erano appena arrivati dall’Italia, dopo un lungo ed estenuante viaggio, ma i loro visi non denotavano stanchezza, bensì una grande emozione. Il duca Nicolas de Soissons rientrava per la prima volta in patria, dopo molti anni vissuti nei suoi possedimenti nel Granducato di Toscana, mentre per la nipote Charlotte, la capitale francese rappresentava una piacevole novità.
«Zio, siamo quasi arrivati?» Chiese la fanciulla con l’impazienza dei suoi quattordici anni e l’uomo si voltò a guardarla con le lacrime agli occhi. Rivedere la sua città natale, dopo tutto quel tempo, lo commuoveva profondamente. La sua voce era leggermente incrinata quando rispose: «Ormai non manca molto, tesoro. Siamo vicini a casa.»
La Maison de Soissons era stata fatta costruire dalla sua famiglia diversi anni prima ma egli era stato costretto ad abbandonarla durante la Rivoluzione, per fuggire all’estero con i suoi cari. Solo ora che le acque erano più tranquille e grazie all’intercessione di una sua vecchia conoscenza ne riprendeva, finalmente, il possesso. La carrozza si fermò davanti a un grande edificio, circondato da un incantevole giardino, ed un uomo zoppicante, che tuttavia mostrava una certa autorità, si avvicinò per accogliere i nuovi arrivati. Sceso dalla carrozza, il duca de Soissons, strinse la mano di quello che aveva l’aria di essere un caro amico.
«Vi ringrazio per tutto quello che avete fatto per me, Talleyrand.» Disse con gratitudine «Senza il vostro aiuto non sarei mai riuscito a rientrare in possesso della mia casa.»
Dopo la Rivoluzione, infatti, tutte le proprietà un tempo appartenute agli aristocratici erano state confiscate e dichiarate beni nazionali.
L’uomo zoppicante sorrise.
«Non è il caso che mi ringraziate, Nicolas.» Rispose gentilmente «L’ho fatto in nome dell’antica amicizia che mi lega alla vostra famiglia. Conoscevo bene vostro padre ed ho avuto il piacere di frequentare anche voi, prima della Rivoluzione.»
Charles-Maurice de Talleyrand-Perigord era un uomo che aveva fatto parlare molto di sé. Esponente della nobiltà, come Nicolas, aveva intrapreso la carriera ecclesiastica ed era stato nominato vescovo di Autun nel 1788. Partecipò agli Stati Generali e, durante la Rivoluzione, riuscì sorprendentemente ad ottenere la carica di ministro degli Esteri. In seguito, grazie alla sua grande abilità di volgere le situazioni in proprio favore, era entrato nelle grazie di Napoleone. Solo negli ultimi anni aveva contrastato la politica di quel piccolo, grande uomo, alleandosi con lo zar di Russia, e da qualche giorno era stato costretto a dimettersi dalla sua carica. Ma Nicolas lo ricordava piuttosto come compagno delle sue scorribande giovanili. Aveva partecipato con lui a innumerevoli baldorie e, nonostante la carica ecclesiastica, già allora si diceva di lui che fosse un gran libertino. Spesso e volentieri intratteneva relazioni amorose con donne sposate e, di tanto in tanto, gli era capitato di metterne incinta qualcuna. Nicolas ricordava il grande scandalo che aveva suscitato nell’alta società la tresca che aveva avuto con Madame Flahaut che gli aveva dato un figlio. Dalle notizie che aveva raccolto sul suo conto pareva che non si fosse risparmiato nemmeno durante la Rivoluzione. Aveva infatti avuto un altro figlio dalla bella moglie del Ministro degli Esteri Delacroix, al quale poi aveva soffiato la carica. Infine, durante la sua ascesa nel periodo napoleonico, aveva deciso di sposarsi con una certa madame Grand, donna di indiscutibile bellezza ma senza dubbio stupida e ignorante; cosa questa che aveva creato un grave conflitto tra Napoleone ed il Papa che si rifiutava di concedere contemporaneamente al signor de Talleyrand il ritorno allo stato secolare insieme alla licenza per sposarsi. Era un peccato che ora avesse perso i suoi privilegi e si ritrovasse in disgrazia; tuttavia a lui era stato ugualmente d’aiuto in quegli anni, riscattando per conto suo le sue proprietà. Preso com’era dai propri pensieri, Nicolas quasi si stava dimenticando di Charlotte che, nel frattempo, si era presentata da sola e stava salutando Charles-Maurice con un profondo inchino.
«Avete una nipote davvero deliziosa.» Osservò l’uomo, ammirando la perfetta figura della giovane in questione. A pensarci bene, gli ricordava un dipinto di Jean-Louis David che ritraeva con una grazia quasi virginale una certa madame Récamier.
«Se non sbaglio siete la figlia di Philippe Delatouche.» aggiunse poi, sempre più incuriosito. Charlotte annuì e chiese a sua volta:
«Conoscete mio padre?»
«L’ho conosciuto parecchi anni fa.» Rispose Talleyrand «Durante la Rivoluzione era considerato uno dei più fedeli seguaci di Robespierre. Fece molto scalpore l’accusa di alto tradimento di cui fu macchiato e la sua improvvisa fuga da Parigi.»
La fanciulla lo guardò con occhi fiammeggianti d’ira.
«Mio padre non era un traditore! Credeva fermamente negli ideali della Rivoluzione; piuttosto era disgustato da tutta la violenza che ne è seguita. Non si è voluto macchiare le mani del sangue che è stato versato.»
Talleyrand sorrise compiaciuto e si rivolse a Nicolas: «Vostra nipote ha un bel caratterino.» Esclamò divertito «Mi ricorda sua madre. Ho avuto l’onore di conoscere anche Julie, ed ho sempre ammirato il suo carattere ribelle.»
«Beato voi!» Rispose il duca «Io invece l’ho sempre detestato. È stato la causa di parecchi litigi fra me e mia sorella. Comunque devo darvi ragione, Charlotte le somiglia molto e tuttavia la trovo adorabile. La considero la figlia che non ho mai avuto.»
«Mi sono spesso chiesto per quale motivo non vi siete mai sposato, Nicolas.»
Egli scrollò le spalle in un gesto di impotenza.
«Le donne della mia vita sono state una grande delusione, amico mio.»

Armando Saveriano, essenzialmente conosciuto per i suoi versi, che compone dal lontano 1979, e per i saggi critici sulle poetiche, si è sempre cimentato, nelle penombre del riserbo, con la narrativa.
Prosa, la sua, che subisce fortemente l’influsso e l’attrait anglosassone  e  americano  di  autori mainstream  come  Ramsey  Campbell,  Robert Aickman, Bentley Little, William  Peter Blatty, Philip K. Dick, Joe R.Lansdale, W.F.Nolan o degli italiani Buzzati e Calvino. E’ presidente fondatore dell’associazione culturale Logopea, palestra di formazione per giovani e meno giovani inclini al writing e/o al teatro.
Maestro in arti sceniche, esperto in scrittura creativa presso istituti scolastici di ogni ordine e grado, ha condotto al migliore esito numerosi P.O.N.
Soggettista e sceneggiatore del lungometraggio "Legami invisibili", vive e opera in Avellino.

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