Epifanie di Alfredo Lucifero

Attraverso la sua poesia, la sua narrativa, le sue sculture e la sua arte in generale, Alfredo Lucifero determina una ricerca che sul piano della creatività indica un impegno etico – estetico tendente a concretizzarsi in piena libertà e con grande armonia. Una forza suggestiva si sprigiona da ogni sua opera, da ogni suo scritto: figure, paesaggi, composizioni prendono vita dalla penna, dalla mente, dalla mano e dal cuore dell’autore con squisita sensibilità, dando vita ad un rapporto nuovo tra espressioni, forme, sfumature che donano alla sua arte un significato socio – psicologico e profondamente umano. “Epifanie” è una raccolta di prosa densa di una molteplicità di riferimenti e di linguaggi esistenziali, poetici, filosofici e quotidiani, come scrive saggiamente Lia Bronzi nella Prefazione. Colpiscono di questo libro, in modo sorprendente, ammirevoli solitudini e meditazioni, la bellezza e la naturalezza delle descrizioni di paesaggi e stati d’animo. Il pensiero del lettore si sofferma sulla visione di quelle montagne altissime piene di neve che brillano come tante stelle, oppure su quei rami che spuntano nel verde del bosco, per poi arrivare a percepire quel leggero vento di Maestrale che spira dal mare, portando profumo di salsedine. Un bel libro, riflessioni, racconti, pensieri profondi e veri per ritrovare la strada della nostra vita. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Dalla Prefazione di Lia Bronzi
Epifanie di Alfredo Lucifero è raccolta di prosa ricca di una molteplicità di riferimenti e di linguaggi esistenziali, poetici, filosofici e quotidiani, costituita da uno statuto testuale atto a stimolare un universo di sensazioni e pensieri che scorrono nell’opacità liquida del tempo, dove tutto nasce e scompare implodendo in sé nel buco nero dell’universo.
In tal senso, il titolo dell’opera ha rispondenze certe sia nella creatività che nella dialettica della mente, deliberatamente consegnate al percorso accidentato della sfida semio-analitica, quale momento ludico e catartico della dimensione poetica, che pur è sempre presente, in senso lato, nell’arte dell’autore. Qui realizza, così, un atto scritturale vicino a quello dello Zibaldone leopardiano, mentre sul piano tematico-linguistico del fondo psichico e personale, si va verso lo straniamento, l’alterità, il sogno, del tutto simile alla “eteronimia” di Fernando Pessoa, poiché Lucifero si sposta dal laboratorio letterario verso ricerche, le più svariate possibili, affacciate ad innumerevoli orizzonti, dove è presente e fibrilla l’eco della negazione, mentre i percorsi reali, orfici, moderni e antichi, si muovono secondo la circolarità di una realtà in crisi, ma pur sempre verde di poesia.

I
Quando arriva la sera le giornate sembrano finite, ma non è così. Sembra finita la vita perché arriva la notte portando con sé, tutte le paure sofferte fino a quel momento. Il corpo la sera comincia a distendersi si sente il sangue scorrere nelle vene e il cuore palpitare. Sembra un ospite rumoroso, stanco ma sicuro di battere come un orologio a pendolo che batte le ore e le mezze ore. Arriva di nascosto il pensiero vola sugli spazi del tempo, lo cavalca e va oltre nel futuro che non c’è è solo immaginazione. Sotto si sente pulsare la terra che è un essere vivente come noi uomini è solo più grande e più forte ma non è grande abbastanza per essere sicuro. Anch’essa come noi è sospesa nel vuoto e sta in piedi perché gira su se stessa come una trottola spinta dalla forza di un bambino che non sa ma sente che tutto è vano, che tutto è tranquillo perché una persona più grande di lui ha nel pensiero la sua piccola vita. E la sua è vita vera perché tutto ciò che lo circonda è molto vero. Non ha nessun dubbio. I dubbi, le contrarietà verranno dopo quando si comincia a capire cos’è la vita: fuggevole e diversa.

II
Ma viene la paura perché in casa c’è la luce ma poi fuori è scuro anche il sole e a volte le stelle, a volte la luna… ma è da quel buio che arriva la paura finché non si vede l’alba vicina alla finestra anche se sappiamo che c’è, con tutta la sua vita affondata nell’oscurità. Allora è più semplice dormire, la paura muore con il sole anzi con l’alba mentre l’albero davanti alla finestra mostra le foglie verdi e mobili e spesso tranquille perché tardano a cadere. Una caduta leggera perché sono leggere e non cadono ma si posano al suolo come uccelli, solo gli uccelli possono fermare il volo per la loro curiosità o voglia di cibo, le foglie riposano da sole in un punto che diviene punto di arrivo, solo il vento le potrà rimuovere ma sarà un muoversi immoto perché sono destinate a rimanere per sempre a terra.

III
Passeggio a volte per la città antica, le persone che incontro passano via con i loro sogni i loro problemi, sono forse le stesse di tanti anni fa ma sono più stanche i passi trascinati, vestiti stirati desideri perduti. Oppure traspirano antiche ore di amore, vestiti sfilati per essere finalmente nudi; immaginavo i loro amplessi fumanti di sudore, corpi con attitudine al vizio oppure niente solo i vestiti fanno figura sono di moda spesso di sartoria.
La strada è larga ed a lato c’è l’acqua di questo fiume che qui viene ed arriva fino al mare passando per tutta la città, è biondo scuro come una mulatta venuta dai paesi latini e che, a parte il colore, è uguale a noi di città, ha gli stessi pensieri anche se un poco più scuri, ha lo stesso corpo e la stessa anima dentro .
Cammino e ci sono delle auto di vari colori condotte da persone che non sanno dove andare.

IV
Ma come sono vecchi, come sono cambiati tutti quei giovani che conoscevo: capelli bianchi o teste pelate, movimenti incerti così divenuti in una vita indecisa, allora erano agili e pieni di speranze gli occhi ardenti ora sembrano conchiglie morte.
Tutto ciò è vero ma la vita dopo questa metamorfosi è ancora presente, addirittura sono vivi non per la morte che è un’altra cosa, sono cambiati sì ma sotto c’è la vita un poco indecisa ma vita.
Sono solo arrivate le metamorfosi dei corpi e forse anche dei pensieri, tutto in effetti è cambiato ma sono sempre qui giovani come allora e pieni di speranza.

V
Mi sono svegliato una mattina e sono andato allo specchio. Non ho riconosciuto il mio viso: era il viso di un altro. Poi sono uscito per strada e molte persone mi hanno salutato, non salutavano me ma quell’altro di cui avevo la faccia. Nemmeno sapevo chi fossero non li conoscevo proprio, mi dispiaceva perché molti apparivano simpatici e mi piacevano. Ma non sapevo cosa dire perché erano sconosciuti anche se il mio volto lo tenevo bene in vista, erano amici o conoscenti di lui non di me che rimanevo, pur con questa faccia sconosciuta, sempre io stesso.

***
Epifanie
di Alfredo Lucifero
2014, 58 p., ill., rilegato
Ibiskos Ulivieri
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Alfredo Lucifero

Alfredo Lucifero, calabrese di origine, è nato a Pisa, di professio­ne avvocato, magistrato onorario. Ha frequentato negli anni ’50-’60 artisti dell’importanza di Ardengo Soffici, Giuseppe Ungaretti e Leonida Repaci. La letteratura e la scultura si sono alternate nella sua produzione artistica e, dopo una pausa di molti anni per l’intenso lavoro profes­sionale attualmente lasciato, lo hanno accompagnato fino ad oggi. Ha pubblicato le seguenti opere: Maschere di sabbia (poesia, 1959), Asterischi (prosa, 1990), Il segreto del tempo (poesia, 1994), Il fagiano (prosa, 1997), Ferie d’Agosto (poesia, 2000), Il ponte girante (prosa, 2002), Epigrammi per Lesbia (poesia, 2003), Ulisse per sempre (prosa, 2004), Il Fagiano e il Cinghiale (prosa, 2006), Un’altra vita (poesia, 2007), Introspezioni (poesie, 2009), Le donne e la luna (prosa, 2010), Il senso della vita (poesia 2011), Riflessioni lungo il mare (poesie, 2012), La laurea e l’amore (prosa, 2013), Correre Correre (prosa 2013), La vita in­finita (poesia, 2013) Epifanie (poesia, 2014), Racconti di caccia (2014). Molte hanno avuto la prefazione dei critici letterari e d’arte Lia Bronzi e Romano Battaglia e alcune la postfazione dell’avvocato poeta Alberto Caramella. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti e vinto importanti premi a livello nazionale e internazionale per la poesia, la narrativa e la scul­tura. Inoltre è stato Presidente della giuria del premio letterario “Le Muse” di Pisa. Presidente della Camerata dei poeti di Firenze e Pre­sidente Onorario del Circolo Culturale Gino Severini di Cortona. Suoi libri sono stati presentati da Romano Battaglia agli “Incontri al Caffè” presso “La Versiliana” di Pietrasanta. La sua opera poetica è stata presentata a Firenze nel 2004 al Bar Letterario “Le Giubbe Rosse” e nel 2005 alla Camerata dei Poeti. Ha collaborato saltuariamente con la rivista “Diana” (editoriale Olimpia). Ha interpretato e curato la pubblicazione delle memorie 1944-1946 di Falcone Lucifero, ministro della Real Casa, insieme al Prof. Francesco Perfetti, con il titolo “L’ultimo Re” (ed. Mondadori). È presente come scultore nell’Enciclopedia dei Pittori e Scultori italiani per gli anni 2003-2013; nel 2003 un catalogo delle sue scul­ture ha avuto la prefazione di Vittorio Sgarbi. Nell’agosto 2012 gli è stata assegnata dall’Associazione Culturale San Domenichino di Marina di Massa la Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana, per meriti artistici conseguiti nella scul­tura e nella poesia. All’Udienza Generale tenuta dal Santo Padre presso il Vaticano il 09/10/2014, Alfredo Lucifero ha donato a Papa Francesco un busto in bronzo raffigurante lo stesso Santo Padre, da lui scolpito.

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2 Commenti

  1. Mi sono ritrovata in molte delle righe qui citate. Bellissime parole, per descrivere la profondità dei vari momenti che caratterizzano la vita e la bellezza della natura che la circondano.

  2. Poetico, scorrevole, estremamente riflessivo. Credo sia un ottimo libro da leggere in silenzio ,di grande arricchimento.

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