La recensione di Nicla Morletti

Errori di valutazione di Paola PicaPaola Pica è scrittrice poliedrica, dalla densità di pensiero e soavità di espressione e contenuto, tale da dimostrare una notevole preparazione culturale.
In “Errori di valutazione”, originale romanzo inedito, imperniato nella costruzione intimistica della vita, l’autrice scava nell’animo dei personaggi alla ricerca dei pensieri e delle emozioni più recondite. Marco, maschio incantatore, desidera donne fredde e irraggiungibili a chiunque altro, mentre la gelosia gli rode il cuore. Ama tutto ciò che è bello. La bellezza è nei suoi pensieri, nella sua testa, nelle sue cellule. E Francesca è bellissima.
Massimo ha superato i sessant’anni, è in grave pericolo di vita e giace in un letto di una clinica privata. I pensieri si accavallano nella sua mente: a cosa sono serviti gli anni passati, trascorsi, consumati, quale il suo più grande errore di valutazione? E quello di Francesca che ha fatto della bellezza il suo trono, la chiave di accesso per la felicità?
E si dipana così la storia con personaggi dai tratti psicologici ben definiti, con le loro ansie, i loro progetti, i loro amori, le loro aspirazioni, peccati e redenzioni. E soprattutto con i loro “Errori di valutazione”.
L’autrice infoma che questo romanzo è iscritto al Premio “What Women Write” di Mondadori, i cui risultati sono attesi per fine novembre 2009.

Immagine nella copertina: Hygeia, La medicina di G. Klimt, particolare

ERRORI DI VALUTAZIONE
di Paola Pica

Inedito
2009

Dal primo capitolo

L’ho odiata quasi dal primo momento in cui l’ho vista; perché sono un incantatore e lei, invece, non sarebbe mai caduta nella mia rete.  Lo sentivo; lo sapevo.
Me la presentò Francesca un giorno d’inverno, in cui avevo saputo “ufficialmente” da lei che una sua cugina ci sarebbe venuta a trovare, per un caffé a metà mattina.
La cosa mi meravigliò un bel po’, perché era la prima volta che Francesca riceveva una visita.
Mi disse che s’era rifatta viva la sera prima al telefono, dopo dieci anni che non si vedevano né si sentivano.
Di quell’annuncio non ci sarebbe stato bisogno, ma lei non lo sapeva: ho detto “ufficialmente” perché avevo ascoltato tutta la loro conversazione da uno dei tanti telefoni comunicanti che avevo fatto istallare in casa.
Sorvolo sul ricordo di quella telefonata, perché mi fa stare ancora male.  Sentire il calore con cui Francesca si era congedata dalla cugina, dopo la fredda accoglienza dell’inizio della telefonata, mi aveva infatti dato una fitta di gelosia furiosa.  La voce della mia donna del momento, ormai nota a tutti per le sue reazioni di ghiaccio, mi era risuonata nelle orecchie come una stilettata; perché ciò significava che, nonostante tutto il mio lavoro, forse era ancora possibile che qualcuno le facesse vibrare qualcosa dentro, qualcosa di diverso e non destinato a me.
Ma che voleva questa, risuscitata da chissà quale loro passato condiviso e a me sconosciuto?
Le mie donne sono sempre state solo mie e devono apparire fredde e irraggiungibili a chiunque altro, uomo o donna che sia; perché le emozioni accomunano le persone e c’è sempre il pericolo che un po’ di calore risvegli desideri sepolti di solidarietà e condivisione.
Quella notte sognai che Francesca attraversava a guado un torrente di montagna gelido; lei che non sopporta il freddo, al punto di essere sempre supercoperta dalla testa ai piedi, anche in casa.  Be’, so che ci sono anche altre ragioni per questo suo non scoprirsi mai, nemmeno in estate…ma non voglio mettermi a riflettere sulla sua somatizzazione dell’essere fredda e distante con tutti.  Almeno, così era allora…adesso non so. Ma non può essere cambiata.
Dicevo del mio sogno: attraversava quel torrente gelido, bagnandosi i pantaloni e le gambe fino all’inguine, per raggiungere qualcuno di là, sull’altra riva.

Leggi e commenta Paola Pica nel Blog degli Autori…

 

Gustav Klimt, Hygeia, Medicina

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