LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Età della pietra di Roberto Bianchi
Una silloge di stupendi racconti per grandi e piccini. Il fine dell’autore è quello di stimolare il dialogo tra alunni e insegnanti, madri e figli e ad aprire al fanciullo “nuove possibilità di conoscere e indagare.” Come era la vita all’età della pietra?
Nella grotta delle fiabe le donne più sagge della tribù narrano storie meravigliose alla piccola Graz che ascolta attenta, mentre gli uomini si preparano alla caccia.
Le favole, sin dai tempi dei tempi, hanno trasmesso agli uomini sapienza e conoscenza. Roberto Bianchi ha un talento innato nel narrare storie bellissime e di incantamenti, oltre ad una profonda esperienza in campo psicopedagogico e una grande conoscenza degli usi e costumi delle varie epoche.
“Età della pietra” è un libro di cui consiglio vivamente la lettura. Magistrale l’incipit: “Diecimila anni fa, nei fondovalle dell’Italia settentrionale, alla fine dell’ultima glaciazione, vivevano tribù di uomini che basavano la loro vita sull’unione, la comunità di gruppo, la caccia, la raccolta…”. Un grande stimolo per la fantasia, una molla per saperne di più. E la storia continua in una favola dentro un’altra favola. Ed è conoscenza. Incanto del cuore.

ETA’ DELLA PIETRA
di Roberto Bianchi
Il Ciliegio Edizioni – Collana Favole di storia
2008, 86 p.
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Nella grotta delle fiabe la piccola Graz ascolta i racconti delle donne più sagge della tribù, mentre con aghi di osso lavorano le pelli e gli uomini si preparano alla caccia. Per mezzo della fanciulla protagonista di “Favole età della pietra” vengono esposti i termini semplici e godibili, ai piccoli e ai meno piccoli, le caratteristiche fondamentali della vita all’età della pietra, per scoprire tanti aspetti spesso poco approfonditi dai libri di storia, ma materia assai studiata dalla storiografia. Cosa mangiavano? Cosa facevano? Quali rapporti all’interno della comunità? Ogni pagina una scoperta e un messaggio educativo che mirano a edificare lo spirito di chi si accinge alla lettura. La narrazione cura l’esposizione ed è attenta alla psiche dell’essere in età evolutiva.
La silloge di raccontini risulta attenta a interessare con una trama alla portata di qualsiasi età e riesce a stimolare riflessioni che nelle mire dell’autore vogliono suscitare un’estensione in dialoghi, ora tra gli insegnanti e gli alunni, ora tra la mamma e il figlio col quale vorrà leggere il testo in questione.

Prefazione collana “FAVOLE DI STORIE” di Roberto Bianchi

Sin dai tempi dei tempi, gli uomini trasmettevano saperi e conoscenze attraverso la fiaba, la favola, le leggende e i racconti degli anziani che, riuniti intorno a un bivacco presso il villaggio della tribù, regalavano il loro patrimonio di saperi e conoscenze.
L’intento di questa collana di libri o paradossalmente la novità, si può ritrovare proprio nell’usare lo strumento FIABA per aprire al fanciullo nuove possibilità di conoscere e indagare.
Gli studi di Bruno Bettelheim ci spiegano come attraverso i racconti legati al saper immaginare e fantasticare, sia possibile comunicare ed entrare nella sfera mentale ed emozionale del giovane e lo stesso grande Piaget ci commenta, in analogia alla favola, come si possa entrare in relazione con la psiche di colui che cresce. Una lunga analisi, sia delle materie storiche, come delle antiche fiabe raccolte da Frazer e da Propp sono dietro al presente lavoro, che vuole essere proposto in primis ai bambini e ai ragazzi tuttavia anche agli insegnanti. Si tratta di una collana di fiabe che abbraccia in tota l’arco temporale narrato dai libri di storia e lo avvicina ai bambini attraverso il mondo del fiabesco. Ogni periodo storico, dall’età della pietra agli antichi Egizi, dai Sumeri ai Fenici, fino ad arrivare al secolo scorso, per poter comprendere tante cose sullo scibile umano, riguardo agli insegnamenti del passato e per far amare le discipline storiche. E una proposta davvero particolare, in quanto con un approccio di allegria si presentano narrazioni relative a usi e costumi delle varie epoche, con un personaggio sempre impegnato a raccontare ogni favola sullo stile de Le mille e una notte, nel senso di fiaba dentro la fiaba. I colori e le emozioni sono appositamente studiati per tenere viva l’attenzione del lettore, la terminologia è indirizzata all’addestramento dell’uso di vocaboli spesso difficili per il giovane.
Accanto all’acquisizione importantissima di nozioni storiche, le favole in questione ambiscono, con umiltà ma tanta serietà, a educare e ispirare a bei sentimenti di unione e fratellanza, amore e convivialità. Concludo questa prefazione augurandomi che anche i genitori, in un’epoca nella quale la famiglia sta sempre più mutando il suo ruolo fondamentale, possano trovare beneficio dall’arrivo in libreria dei miei testi.


Prefazione “ETÀ DELLA PIETRA” di Roberto Bianchi

Come vivevano gli uomini ai primordi della storia? Cosa accadeva? Quanto siamo progrediti?
Nella grotta delle fiabe la piccola Graz ascolta i racconti delle donne più sagge della tribù, mentre con aghi di osso lavorano le pelli e gli uomini si preparano alla caccia.
Per mezzo della fanciulla protagonista di questa serie di fiabe vengono, nel presente testo, esposti i termini semplici e godibili, ai piccoli e ai meno piccoli, le caratteristiche fondamentali della vita all’età della pietra, per scoprire tanti aspetti spesso poco approfonditi dai libri di storia ma materia assai studiata dalla storiografia. Cosa mangiavano? Cosa facevano? Quali rapporti all’interno della comunità? Si ha come mèta fondamentale di questo lavoro quella di spiegare la vita quotidiana dell’epoca preistorica.
Ogni pagina una scoperta e un messaggio educativo che mirano a edificare lo spirito di chi si accinge alla lettura. La narrazione cura l’esposizione ed è attenta alla psiche dell’essere in età evolutiva. La silloge di raccontini risulta attenta a interessare con una trama alla portata di qualsiasi età e riesce a stimolare riflessioni che nelle mire dell’autore vogliono suscitare un’estensione in dialoghi, ora tra gli insegnanti e gli alunni, ora tra la mamma che vorrà leggere insieme al figlio il testo in questione.

Dalle prime pagine

Il motore della vita

II creatore aveva messo in cielo sia la luna che il sole. Di giorno l’astro della Terra scaldava e dava energia, di notte il bel satellite color argento illuminava le ore buie. “Manca però qualcosa!” disse il creatore osservando la sua opera. C’erano già il vento e l’acqua, i mari e le montagne ma il creatore aveva proprio ragione, doveva studiare qualcosa che portasse davvero la vita nel pianeta.
Lavorò assai per giorni e giorni finché arrivò alla conclusione che doveva dare uno spirito vitale a quel palcoscenico. Provò col fulmine ma a poco servì.
“Utilizzerò l’alta marea!” però neanche il crescere dell’oceano dette alcun frutto. Usò il terremoto, la neve e la grandine tuttavia senza successo. Ci vollero millenni ed ere, fino a che pensò di usare l’amore. Chiamò sua moglie:
“Aiutami tu!” disse alla bellissima donna, tanto buona e cara.
La donna aveva in cuore tanti stupendi sentimenti. Si lavò con acqua purificante e mangiò erbe magiche, poi salì sul monte più alto. Mise tutta se stessa in quegli atti, i suoi sogni erano quelli di compiere tutto col massimo impegno.
Toccò con mani materne il globo terrestre. L’amore colorò tutto di fiori dalle mille tinte e presto nacque la vita. Milioni di animali cominciarono a correre per foreste e campi. “Tutto vive!” esultava lieto il buon creatore.
Con il suo bene e quello della moglie, avevano dato vera vitalità alla Terra che d’allora fu popolata da miliardi di esseri, tra i quali un giorno nacque anche il primo uomo che diede vita alla nostra specie. Vi furono così tanti discendenti che mai devono dimenticare che tutto ciò che esiste è nato dall’amore.
In quell’epoca della Terra, la temperatura, dopo il gran freddo precedente si stava innalzando, i ghiacci si andavano sciogliendo e il livello dei mari cresceva. Nel villaggio i compiti erano ben suddivisi, molti erano i pescatori.
Graz ammirava ogni mattina le canoe intagliate in tronchi di legno, partire per procurare cibo. Il suo sguardo in quell’alba, era fisso su coloro che si accingevano a prendere il largo. L’oceano era mosso e la fanciulla provava tanta considerazione per quei prodi: “Che corpi muscolosi!” pensava osservando i bicipiti dei ragazzi sulle piccole imbarcazioni. Divenendo il clima più temperato, gli animali si spostavano a seconda della variazione della temperatura. Si trasferivano cavalli e bisonti e anche i cacciatori si avventuravano all’aurora per svolgere la loro ricerca. Pure guardando gli arcieri, Graz osservava i loro corpi scultorei. Le donne e i giovanissimi invece si limitavano a raccogliere frutta e piante commestibili.
“Che differenza rispetto ai muscoli degli uomini!” disse Graz quella mattina nella grotta delle fiabe, allora una donna le narrò:

Le gambe e il cuore

Cera una volta un bambino con le gambe corte che viveva piangendo per la propria sfortuna: “I miei compagni corrono veloci e io rimango indietro!”
Già i coetanei erano capaci di correre dietro a un ghiottone e cacciarlo, mentre lui rimaneva a gran distanza. Era piccolo e lento ma aveva un’eccezionale caratteristica: era dotato di gran cuore.
Un giorno particolarmente ventoso, la sciamano della tribù si ammalò. “Occorre giungere al lato opposto del bosco e raccogliere la pilosella!” disse uno dei saggi del gruppo. La pilosella era un piccolo fiore giallo che serviva per scacciare la febbre. I ragazzi con le gambe lunghe erano indecisi. Le loro falcate avrebbero percorso il difficile tragitto in breve tempo però mancava loro l’ardimento.
“Partirò io!” disse il bambino dalle gambe corte. Mise tutto il cuore in quell’impresa. Sudava e aveva la bocca secca tuttavia non si fermava. Si bucava con le spine ma insisteva. Giunse al lato del bosco dove nasceva la pianta febbrifuga e ne raccolse molta. Grazie al suo animo generoso, nonostante le gambe corte fu proprio lui che riuscì a portare in tempo la medicina per salvare la sciamano. Lo portarono in trionfo e fu per lui gran festa. Il bambino non pensò mai più alle gambe corte.
Ormai molti erano i villaggi che detenevano il fuoco, rintracciato da secoli e secoli nell’oriente del pianeta. La tribù di Graz era capace persine di accenderlo volontariamente, per mezzo di un metodo a percussione. L’addetto al fuoco possedeva sassi di pirite di ferro e li sfruttava battendoli vicino a un’esca di paglia secca, per poter così avere la fiamma, utile a cuocere i cibi, a scaldarli, rendere meno faticoso il lavoro di escavazione del legno nella costruzione delle piroghe, ammorbidire ciò che era troppo duro, fare segnalazioni a distanza, tenere lontane le belve feroci. A Graz piaceva tanto il fuoco. Si raccontava che nell’epoca precedente, il paleolitico, il fuoco veniva custodito giorno e notte nei villaggi.
“Tra le cose che più amo ci sono il fuoco e gli adornamenti delle donne!” diceva sempre la piccola Graz.
Le donne infatti portavano ossi e conchiglie per adornarsi ma in una giornata d’autunno, nella grotta delle fiabe venne raccontata una fiaba…

Profilo di Roberto Bianchi nella Galleria degli Autori.

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