venerdì, Ottobre 30, 2020
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Finalmente… l’amore vero di Maria Rosa Gelli

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Finalmente... l'amore vero di Maria Rosa Gelli

LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Finalmente… l’amore vero. Come dire: finalmente respiro, sento, vivo.
Una copertina con due figure, maschio e femmina, che si tengono per mano, foglie e cuori.
Un romanzo scritto con stile lineare, limpido, schietto. Emergono, forti, i sentimenti e le emozioni.
L’amore
quando nasce è come un fiore: ha bisogno di acqua, di sole. E’ come un
bambino che ha bisogno di carezze e di certezze. Ha in sé i germogli
della primavera con le sue nuove gemme, racchiude i colori dell’alba e
la luce del giorno quando si fa più viva. Ed ha il respiro
dell’infinito.
“Questa volta Francesca non si sbagliava. Aveva
finalmente incontrato l’amore. L’Amore con la A maiuscola.
Finalmente… l’Amore Vero.”

***

Dalle prime pagine

“Ti ho già detto che ti amo?”. Francesca sorrise felice mentre con il cellulare all’orecchio si rannicchiava nella poltrona, stringendosi le gambe con il braccio libero come in un abbraccio: “No, amore, oggi ancora no!”, rispose a Gabriele.
“Francesca io ti amo!”, glielo disse con una voce dolcissima.
Francesca non si era mai sentita così felice, il solo suono della sua voce la mandava in estasi totale. Le sembrava di galleggiare in aria, una sensazione che in tutta la sua vita non aveva mai provato. E non era la prima vita che si innamorava ma questa era la volta giusta, quella in cui incontri l’amore con la A maiuscola ed è per tutta la vita.
“Hai finito di preparare i bagagli?” le chiese Gabriele riportandola coi piedi per terra.
“No, tesoro, ma non ci vorrà ancora molto”.
“Ma quanto amore mio? Lo sai che non posso stare così tanto tempo lontano da te!” Le disse ancora più dolcemente.
Ed era vero, Gabriele da quando aveva trascorso quei giorni a Siena con lei non voleva più passare un minuto senza di lei. Avevano deciso allora di andare a vivere insieme ma Francesca doveva sistemare alcune cose nella sua casa poiché si sarebbe dovuta trasferire a Verona dove lui lavorava come responsabile del centro traumatologico dell’ospedale. E proprio lì si erano conosciuti quando Francesca aveva fatto una visita medica, dietro consiglio di un suo caro amico di Firenze, Giovanni, anche lui medico ortopedico. Francesca qualche anno prima aveva subito un intervento chirurgico alla colonna dopo un incidente automobilistico. Ma purtroppo l’intervento ritenuto una cosa banalissima si era ri velato con il passare dei mesi un disastro con un notevole peggioramento della situazione iniziale. Francesca, ripensando alle sofferenze dell’intervento, all’inizio non aveva più voluto saperne di consultare qualche altro medico per un nuovo intervento, ma con il passare del tempo le cose peggioravano oltre che a livello fisico anche dal punto di psicologico. Si era chiusa in sé stessa, evitava di incontrare gli amici, non andava più da nessuna parte. Non le interessava più niente della vita esterna. Si era messa a scrivere a tempo pieno poesie e romanzi, continuando anche la sua attività giornalistica. Tutto questo le permetteva di stare chiusa nella sua casa. Lavoro ideale per lei in quel particolare momento della sua vita. Invano anche Giovanni la spronava a consultare altri medici, soprattutto perché potesse risolvere la sua situazione e poter riprendere una vita normale. Del resto la sua schiena non era poi un problema così grande ma se avesse atteso ancora sarebbe potuto diventarlo. Giovanni non poteva vederla in questo stato, la ricordava una persona piena di vita, solare, sempre disponibile, sempre pronta a girare il mondo e soprattutto stare in mezzo alla gente. Ora invece evitava ogni possibile contatto umano e se ne stava rinchiusa in casa ascrivere.
Era appena iniziata la primavera e Giovanni le fece una proposta: l’avrebbe accompagnata lui da sei luminari, i migliori d’Italia ed uno anche a Parigi. Se tutti avessero concordato sulla tecnica per la risoluzione del problema, si sarebbe sottoposta ad un nuovo intervento chirurgico altrimenti non avrebbe fatto niente. Francesca aveva tergiversato ma poi aveva accettato sicuramente più per accontentare Giovanni che per la prospettiva di un nuovo intervento. Del resto era sempre così premuroso con lei, veramente l’unico vero amico, quindi glielo doveva. Alla peggio avrebbe visto qualche posto nuovo.
La prima persona che avevano incontrato era stato Gabriele, grande amico di Giovanni, nel suo studio a Verona. Non appena vide le radiografie e dopo avere visitata Francesca spiegò che l’intervento avrebbe avuto ottimi risultati. Solo quattro mesi tra intervento, degenza in ospedale e convalescenza. Dopo sarebbe tornata alla sua vita di sempre o meglio sarebbe tornata a vivere. Giovanni, in una conversazione privata con lui, gli aveva ben spiegato che Francesca non conduceva più una vita normale e per questo Gabriele si era permesso di dirle questo. Quel primo incontro non suscitò niente in Francesca. Lui era una persona sui cinquantacinque anni, senza molti capelli che lo facevano sembrare forse più vecchio, molto alto e abbastanza grosso. Indossava ancora la divisa azzurra della sala operatoria sotto il camice bianco poiché aveva terminato da poco un intervento e non aveva avuto il tempo di cambiarsi. Francesca non rimase colpita dalla spiegazione del professore sulla tecnica che avrebbe adottato nell’intervento, assorta come era nei suoi pensieri. Del resto anche il luminare che l’aveva operata, durante il consulto, le aveva assicurato che il suo sarebbe stato un semplicissimo intervento mentre adesso lei stava pagando le conseguenze della sua leggerezza.
Salutandolo nel dargli la mano sentì quasi come se quella stretta le trasmettesse del calore che le attraversava il corpo, ma non diede nessuna importanza alla cosa.
Nel mese seguente insieme al fedele Giovanni fece i consulti con gli altri professori della lista compreso quello di Parigi. Tutti furono concordi nel rilevare l’errore del primo intervento e altrettanto concordi nella risoluzione del problema con uno nuovo.
Fu allora che Giovanni, dopo l’ultimo consulto, guardò negli occhi Francesca e le disse:”Ascolta cara mia, hai ascoltato cosa ti hanno detto tutti questi professoroni. Sono i migliori nel loro campo. Del resto non puoi continuare a vivere così. Prenditi tutto il tempo che vuoi, ormai siamo a maggio. Lascia passare l’estate ma nel frattempo pensa seriamente a tutto quello che ti hanno detto. Se tu fossi mia sorella non avrei nessun dubbio, ti farei operare immediatamente e saprei anche da chi, ma non voglio dirti altro perché la decisione deve essere la tua, non voglio e non devo influenzarti .E’ una cosa troppo importante. Prima decidi se vuoi operarti e poi scegli da chi vuoi essere operata. Valuta un po’. Ripensa a tutte le persone che hai incontrato e vedi chi di loro ti ha colpito di più, chi ti ha convinto, chi ha conquistato la tua fiducia. Ci sarà stato pure qualcuno di loro che ti ha trasmesso qualcosa.. Chi insomma ti ispira di più. Per qualsiasi dubbio che ti può passare per la mente non devi fare altro che chiedermelo. Lo sai che mi puoi chiamare giorno e notte e ci possiamo incontrare ogni volta che vuoi. Ma ora cerca di stare tranquilla e serena e pensa. Hai tutto il tempo che vuoi. Non c’è fretta.” Questo era tutto quello che le aveva detto Giovanni. Ora toccava a Francesca e non era decisione facile. Ma promise a Giovanni di prendere seriamente in considerazione tutto.
Aveva trascorso l’estate assillata da mille dubbi ed ogni volta aveva cercato di risolverli con lui telefonandogli o incontrandolo. E il tempo era passato velocemente. Dopo un’estate molto calda, le giornate si erano fatte fredde e piovose e soprattutto malinconiche. Ma ancora non aveva deciso niente. Ogni volta che parlava con Giovanni si sentiva accendere dalla voglia di fare l’intervento ma appena si ritrovava sola nuovi dubbi l’assalivano ancora. Quando una sera mentre era seduta in poltrona in compagnia dei suoi pensieri, le passarono improvvisamente di fronte agli occhi tutte le fisionomie dei vari professori che aveva interpellato, come in un film, e quando arrivò a quella di Gabriele, si sentì avvolgere di calore e in quel preciso istante ricordò di avere provato quella stessa sensazione quando lui le aveva dato la mano. Una sensazione che la pervase per tutto il corpo e le diede immediatamente una grande serenità e sicurezza. Sì, Francesca in quel preciso momento si rese conto di avere deciso. Sarebbe stato lui ad operarla. E senza guardare l’ora compose il numero telefonico di Giovanni. Come lo sentì rispondere, tutto d’un fiato gli disse:
“De Curtis. Ho deciso Gabriele De Curtis. Sarà lui ad operarmi.”Giovanni fu ben felice di quella decisione. Del resto era quello che si auspicava. De Curtis era anche per lui il migliore ma non lo aveva detto a Francesca per non influenzarla. Soddisfatto le disse tranquillamente che aveva fatto la scelta giusta. Francesca promise che l’indomani avrebbe preso un appuntamento con il professore per incontrarlo di nuovo, poi lo ringraziò, si scusò per l’ora e gli diede la buonanotte.

FINALMENTE… L’AMORE VERO
di Maria Rosa Gelli
Carta e Penna Editore

2008, pag. 148

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