Frammenti di vita di Cinzia Maria Ciani

L’autrice intraprende un viaggio a ritroso nel tempo e ricorda i suoi quattordici anni e rivede se stessa: alta, bionda, ben fatta. Rivive le emozioni e le azioni di quel tempo e poi ancora quelle di tutta una vita come riflesse nello specchio segreto della sua esistenza. Rivive i suoi diciassette anni e ripensa a lui, un ragazzo che in preda alla follia mentre sta guidando la macchina per una tortuosa strada di campagna urla e cerca di far precipitare il veicolo giù per un dirupo. Lei è a bordo del veicolo e fa appena in tempo ad afferrare il volante per rimettere l’automobile in strada. Ci riesce, si salva, lui grida: “Se non posso averti io non ti avrà nessuno…” Ricordi terribili che lacerano l’anima, fatti che un giorno lontano le tolsero la speranza, la ferirono, spensero la sua bellezza e giovinezza. Emma ha quarant’anni e si ritrova a dover riprendere le redini della sua vita. Deve ripartire da zero, deve ricominciare. È questa una storia autobiografica tra affetti, amori, difficoltà e ostacoli. Una storia fatta di forza e di coraggio. La vita è lotta, eternamente lotta e vale la pena di viverla fino in fondo affrontando tutte le sue prove più dure finché il sole splende sulla nostra testa, finche fuori piove e di notte nel cielo si accendono le stelle. Un libro coraggioso e accattivante che trascina il lettore in una scia di emozioni e sensazioni che lo avvolgono nella spirale della vita che molto chiede e talvolta dà. Un romanzo autobiografico scritto in punta di penna, ma che racchiude in sé una forza speciale e esemplare. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Dalle prime pagine

Mi sento confusa. Cerco di capire cosa stia succedendo ma la mente vaga, se ne va da sola a cercare qualcosa che in questo momento mi sfugge. Cosa mi sta succedendo mi chiedo. Perché mi trovo qui, in questo luogo tutto mio, dove tante voci indiscrete entrano a disturbare il mio cammino. Allontanatevi vi prego! Lasciatemi libera di andare dove la mia coscienza desidera trasportarmi adesso. Vi prego! Vi prego! Tacete. Grido senza voce. Permettetemi di seguirla docilmente questa coscienza. Poiché solo lei conosce la mia verità.
Avevo quattordici anni. Ricordo, mentre nel vuoto della mente scivolo di nuovo nell’assenza del tempo, dove le voci non possono disturbarmi più.
Finalmente mi sento leggera, libera di ricordare nuovamente. Vedo molto chiaramente adesso. Vedo me stessa. Mi sto vivendo. Sono nel passato e percepisco l’assenza del tempo. Questo però non mi spaventa, anzi avverto il desiderio di viverlo questo strano istante all’interno del quale tutta la mia esistenza sembra confluire partorendo ricordi che spero non possano sfuggirmi più.
Nel mio delirio mi rivedo molto giovane. Alta, bionda e ben fatta, sento che godo di questo stato di grazia che nel tempo si coniuga spontaneamente all’abitudine a convivere con l’ammirazione dei ragazzi del paese, che non esitano a entrare in competizione pur di avere il privilegio di uscire con me. È incredibile come riesco a rivivere con lucida consapevolezza le azioni e gli stati d’animo di tutta una vita riflessi nello specchio segreto dell’esistenza che in questo momento mi pone di fronte a una creatura fragile nella quale mi riconosco mentre passeggiando per il corso principale vengo raggiunta da fischi di apprezzamento da parte di uomini generosi in complimenti, cui fanno seguito commenti a volte anche piuttosto pesanti, ma il loro applauso accarezza la mia vanità, e ricordo con tenerezza anche quanto, nonostante l’apparente ritrosia che imponeva alle ragazze un certo contegno, in realtà mi recasse piacere, perché allora, al passaggio di una bella ragazza, in provincia usava fare così.
A scuola, purtroppo per mio padre che in qualità di insegnante stimato avrebbe desiderato vedermi scalare senza difficoltà la classifica dei bravi, non ero una cima. Lo amavo moltissimo, e la sua delusione mi faceva male tanto che, per colmare quel vuoto che malgrado le intenzioni gli stavo imponendo, nella mia ingenuità, pensai di sopperire offrendogli in cambio almeno quella che ritenevo essere la mia unica certezza, ma della quale sapevo andare orgoglioso. La mia presenza fisica.
Sperando che lui si accontentasse di questo repressi la mia stessa delusione, ma non la consapevolezza che in circostanze diverse le attitudini per emergere non mi sarebbero mancate. Tuttavia questo pensiero lo trattenni, perché al di là di tutto, essendo quella l’unica scuola del paese, e date le ristrettezze economiche del momento, i miei non poterono assecondarmi, così fui costretta a frequentarla di controvoglia e con i conseguenti scarsi risultati. Forse lui seguitò discretamente nella sua delusione, ma non ne fece mai parola. Chissà che non abbia capito che anche per me non fu semplice adattarmi a un orientamento scolastico totalmente ostile alla mia personalità estroversa, che in quanto tale, esigeva di prendere vita attraverso canali totalmente opposti a quello intrapreso.
Non lo so.
D’altro canto però, non essendo possibile fare diversamente, spero abbia capito almeno che rassegnarmi, non fu edificante neppure per me, che amareggiata sicuramente almeno quanto lui, per evadere dal groviglio di sensi di colpa e nullità che mi sentivo cuciti addosso come un abito stretto che mi toglieva il respiro e sognare la vita che non avrei mai avuto, per anni fui costretta a usare la fantasia.
Con fervida immaginazione uscivo allo scoperto per esprimermi senza condizionamenti, e lo facevo ogni volta che riuscivo a trovare il tempo per appartarmi e ascoltare quello che sentivo di essere io davvero. Così, protetta dall’immaginario, manifestavo liberamente le mie inclinazioni artistiche. A volte mi sognavo ballerina classica, altre pittrice e altre ancora attrice. Spolverando angoli reconditi della mia anima, poco alla volta scoprivo parti di me che facevo vivere in un teatro tutto mio, dove interprete di me stessa davo vita alla moltitudine di personaggi le cui anime, mischiate alla mia, originavano un caleidoscopio multiforme di volti e corpi segreti che truccavo e vestivo compatibilmente alle circostanze, per recarmi davanti allo specchio dove, totalmente calata nella parte, recitavo tanto intensamente da toccare anfratti celati nel mio profondo, dove qualcosa di quel qualcuno esisteva davvero.
Crescendo però il gioco divenne inadeguato all’età, allora lo accantonai per confrontarmi con la pittura, ultimo possibile elemento a disposizione, ma che vissi ugualmente con grande passione e permessa libertà anche da parte dei miei, che mi regalarono pennelli e colori sufficienti a farmi perdere nella meraviglia dell’arcobaleno che quei colori impressi sulla tavolozza che stringevo con piacere nelle mani intrise di tempera mi trasmettevano, mentre nutrendomi dello stupore che essi mi comunicavano, vibravo di gioia e soddisfazione incurante perfino del tempo che intanto se ne volava via tanto veloce da sembrare quasi inesistente. Nulla e nessuno poteva turbarmi o distogliermi da quell’incanto. Al mattino però, il risveglio al dovere, e l’attenzione che dovevo riversare sui compiti dell’Istituto commerciale, che purtroppo per me stavo frequentando, mi riconducevano a una realtà che non mi apparteneva, così poco alla volta II mio vero essere, compresso nella mentalità di allora, non trovando spazio si adattò a vivere unicamente di riflesso a quelle fantasie del tutto personali che nessuno poteva togliermi, e che mi accompagnarono per tutto il resto della vita.
Sento che mi sto agitando. Temo di perdere nuovamente il contatto con la mia parte più intima, ma la mano di qualcuno si posa dolcemente sulla mia fronte per ricondurmi alla calma. Ubbidiente mi fido e ripiombo nel mio oblio, dove ricomincio a viaggiare senza meta.
Un giorno incontrai un ragazzo. A dire il vero a me non piaceva, ma lo accettai come fidanzato, solo perché a differenza degli altri, fu quello che mi corteggiò tanto insistentemente che finii per acconsentire anche senza esserne innamorata. Se a indurmi a prendere quella decisione con la stessa leggerezza con la quale fino allora avevo utilizzato un gioco fu la mia giovane età, oppure lo usai inconsapevolmente come un tramite, o semplice mezzo per sentirmi legittimata a uscire con qualcuno che mi portasse a ballare, non lo so di certo. Quello che ricordo bene invece, è che quello fu l’inizio della fine della mia fanciullezza.
In breve, mi ritrovai stretta nella morsa di quell’essere che mi distrusse possedendomi come un oggetto.
“Tu sei il mio gioiello prezioso.” Diceva dopo avermi costretta a sottostare alle sue voglie. “E devi stare chiusa dentro casa come fosse una campana di vetro, dove tutti possono vederti, ma non toccarti!”
Vissi quell’incubo per tre lunghissimi anni. Avevo voglia di uscire, di vivere e vedermi con qualche amica, ma non potevo farlo se non con lui accanto. Il terrore si era impossessato di me. Pian piano era riuscito ad allontanarmi da tutti, e io finii per non esistere più insieme ai miei sogni e le mie speranze, che finirono tutte annegate in un mare di violenza fisica della quale portavo costantemente i segni in ogni parte del corpo, ma che cercavo bene di nascondere ai miei, perché temevo che nel tentativo di difendermi potesse succedere qualcosa di simile anche a loro. Ero piccola e non sapevo casa fare.

***
Frammenti di vita
di Cinzia Maria Ciani
2013, 176 p., brossura
Caosfera
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Cinzia Maria Ciani

Cinzia Maria Ciani nasce ad Abbadia San Salvatore, in provincia di Siena, nel 1949. Ama gli animali, trova nel loro animo dignità e sincero amore. Scrive da sempre ma questo è il suo primo vero romanzo. Istintiva e fragile all’apparenza, possiede in realtà una grande forza inte­riore.

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28 Commenti

  1. Questo estratto ed anche solo il titolo mi riporta indietro nel tempo, fino a ricordare i vecchi amori, la combriccola di quei tempi e a provare quasi gli stessi sentimenti di allora. Come fosse ieri.

  2. Ho letto con piacere l’anteprima e la descrizione del libro, mi sembra davvero un ottimo libro, dove la scrittrice descrive questa ragazzina nella sua preadolescenza, delle sue paure e dei suoi timori.
    Vorrei rihiedere una copia .
    Grazie
    Ilaria

  3. La cosa che più mi incuriosisce è il fatto che si tratti di un romanzo autobiografico per cui mi piacerebbe leggerlo e scoprire da dove viene l’autrice (in senso letterario naturalmente). Putroppo la vita moderna ci porta a non ricordare più quegli anni traumatici da un certo punto da spensierati e mai più ripresentati, che sono quelli della nostra giovinezza.

  4. Ho letto con piacere l’anteprima e la descrizione del libro, mi sembra davvero un ottimo libro, dove la scrittrice descrive questa ragazzina nella sua preadolescenza, delle sue paure e dei suoi timori. Stupendo!!!

    • Cara Sara il tuo commento mi ha fatto particolarmente piacere in quanto cogli il messaggio psicologico collegato a questa ragazzina che purtroppo vive esperienze che la mettono prematuramente davanti a realtà fuori dal comune in assoluto,di fronte alle quali un’adolescente non dovrebbe mai trovarsi, anche se in questo caso diverranno motivo di grande crescita. Grazie.
      la tua amica Cinzia Maria Ciani

  5. la storia e l’anteprima mi hanno dato i brividi. A volte le esperienze traumatiche vengono nascoste in un angolo, come se non “vederle” equivalesse a cancellarle. Non è così: se non affrontate si ripresentato all’improvviso e ti fanno ancora più male. grazie per avermi aiutato a capire che devo cominciare ad affrontare il mostro per andare avanti. vorrei leggere la sua esperienza e la ringrazio per la sua forza

    • Carissima Patrizia. Permettimi di darti del tu come fossimo amiche di vecchia data. Naturalmente, qualora si presentasse di nuovo l’occasione desidero lo stesso da parte tua. Grazie davvero per questo commento sincero, e concordo con il tuo pensiero. Affronta il tuo mostro Patrizia, e vedrai che da quando lo farai il buio scomparirà come rugiada al sole. Coraggio!
      Un abbraccio dalla tua amica Cinzia Maria Ciani

  6. Il passato non deve mai essere un alibi! Il passato va affrontato, superato e deve necessariamente divenire mezzo per guardare al futuro! credo che questo sia il messaggio di questo libro! é qualcosa in cui credo fortemente ed è per questo motivo che mi piacerebbe leggerlo!

    • E’vero cara Giuliana il passato deve necessariamente essere colto come opportunità per trasformare il presente in un futuro migliore. Devi essere una persona davvero speciale per avere colto il significato profondo di questo romanzo traendo le giuste conclusioni.
      Ti abbraccio
      Cinzia Maria Ciani

  7. i libri autobiografici sono sempre i più toccanti,raccontano la dura realtà di tutti i giorni. Noi,capaci solo di dire “non toccherà mai a me,come ha fatto quella donna a lasciarsi trascinare in quel modo cosi”. Noi,incoscienti di aprire gli occhi alle crudeltà del mondo. Noi,feriti dall’illusione delle persone che ci amavano e che ci hanno rovinato. già affascinata dalla storia,anche solo leggendo poche righe….

    • Carissima Rossella grazie per questo commento così toccante. La tua sensibilità è giunta al mio cuore. Grazie davvero e un abbraccio dalla tua amica
      Cinzia Maria Ciani

  8. Storia toccante di un passato rievocato e vissuto ancora una volta nella mente dell’autrice, che le servirà per partire da zero, riprendendo in mano la sua vita, ormai un miscuglio di emozioni e dolori, tra vecchi e nuovi affetti. Come un pò tutti noi , ci serviamo del passato per un migliore presente, nonostante i dolori e le sofferenze che ci donano il coraggio e la forza e di rinascere sempre…

    • Carissima Francesca. Grazie per aver commentato im maniera così acutamente il mio romanzo. Dimostri di essere una persona molto sensibile e per questo ti abbraccio amichevolmente.
      Cinzia Maria Ciani

  9. Mi incuriosisce molto questo libro soprattutto perché si rivive il passato, quindi ognuno si puó facilmemte immedesimare.

    • Carissima Antonella grazie mille per il commento.
      È vero il passato è molto importante ma quello che conta davvero è l’uso che ne facciamo per determinare il futuro.
      Con simpatia.
      Cinzia Maria Ciani

  10. Le storie personali sono quelle che più ci fanno immedesimare nei protagonisti, tutti viviamo il nostro presente, sognamo il nostro futuro ma soprattutto abbiamo avuto un passato. Il libro sembra molto interessante, se avrò la possibilità di leggerlo, sarò onorata di scrivere la mia recensione.

    • Cara Silvia. Credo di avere omesso distrattamente di risponderti e per questo ti chiedo scusa. È importante -credo- utilizzare il presente per dare sostanza a quei sogni che tutti noi coltiviamo. La tua amica
      Cinzia Maria Ciani

  11. Storia drammaticamente attuale: “finii per non esistere più insieme ai miei sogni e le mie speranze, che finirono tutte annegate in un mare di violenza fisica della quale portavo costantemente i segni in ogni parte del corpo”. Questo libro sembra essere un invito esemplare al coraggio ed a non perdersi d’animo anche nelle situazioni in cui il buio della violenza sembra avere il sopravvento su ogni cosa. Un messaggio di speranza e di luce traspare per quanti vivono in prima persona vicende simili al giorno d’oggi. Sarebbe bello poter ricevere una copia omaggio di questo delizioso lavoro.

    • Carissima Cristina.
      Credo che tu abbia colto il cuore di questo romanzo. Ti ringrazio per il commento e spero di risentirti.
      Un abbraccio
      Cinzia Maria Ciani

  12. Gentilissima Chiara. Innanzitutto permettimi di scusarmi per il ritardo. Ma veniamo a noi. E’ vero, la scrittura aiuta ad esternare e in qualche modo ci lega, attraverso le emozonii condivise, a chi legge. Noi non ci conosciamo, ma grazie alla scrittura stiamo dialogando. Questo è molto bello. Grazie di cuore, e se vuoi fatti viva di nuovo. Un abraccio
    Cinzia Maria Ciani

  13. Mi ha colpito molto la parte in cui vi è l’immagine di quest’uomo che cerca di far uscire fuori strada questa donna. In pratica in questo libro si parla dell’amore criminale che purtroppo si vive nei tempi moderni

    • Gentilissima Beatrice. Voglio ringraziarti per avermi commentata. Condivido il tuo parere sull’amore criminale che purtroppo continua a perpetuarsi da sempre, e forse mai come oggi. Comunque, se vai oltre, ti accorgerai che alla fine in questo romanzo troverai anche un messaggio di speranza. Ti ringrazio nuovamente e permettimi di salutarti con un abbraccio. Se vuoi, mi farà piacere ricevere altri commenti da te
      Cinzia Maria CIani

  14. Adoro le storie dove si vive il presente e il passato dei protagonisti dove si scoprono un po alla volta le varie emozioni dove si vuole sempre continuare a leggere per capire cosa succederà ed è quello che vorrei fare con questo libro. Solo queste poche righe mi hanno incollata alla storia di questa donna

    • Gentilissima Marika. Mi scuso per il ritardo ma intendo comunque ringraziarti per il tuo commento. Il presente e il passato sono importanti sopratutto quando riusciamo a renderli trampolini di lancio per il futuro come è successo a Emma, che li utilizza per ritrovare se stessa. Permettimi di abbracciarti e spero continui a seguirmi.
      Cinzia Maria Ciani

  15. Mi piacciono le storie delle persone, perché in ognuna ci si può identificare un po’, e nella storia di qualcuno trovare similitudini, sollievo, risposte anche per la propria storia. Ripercorrere gli anni passati della giovinezza aiuta a guardare il presente e il futuro in un modo diverso.

    • Carissima Giada. Perdona il ritardo nonostante il quale intendo comunque risponderti.
      la storia di Emma è la storia di tutte le donne che non intendono arrendersi, e in questo ci slmigliamo un pochino tutte. Mi auguro arrivi il messaggio di speranza. Grazie per il tuo commento e spero di risentirti. Un abbraccio
      Cinzia Maria Ciani

  16. “ero piccola e non sapevo cosa fare…”…parlarne permette di alleggerire il peso del nostro “zaino” che ci portiamo sulle spalle..condividere, tirare fuori, esternare ciò che è dentro, ciò che ci fa pensare, riflettere, arrabbiare, piangere, rimpiangere la forza non avuta… La scrittura, come la parola ha un effetto catartico…sarebbe bello pensare che quei tanti “ero piccola e non sapevo cosa fare” diventino forza per parlare, per raccontarsi….

    • Gentilissima Chiara. Innanzitutto permettimi di scusarmi per il ritardo. Ma veniamo a noi. E’ vero, la scrittura aiuta ad esternare e in qualche modo ci lega, attraverso le emozonii condivise, a chi legge. Noi non ci conosciamo, ma grazie alla scrittura stiamo dialogando. Questo è molto bello. Grazie di cuore, e se vuoi fatti viva di nuovo. Un abbraccio
      Cinzia Maria Ciani

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