Glenn amatissimo di Claudia Manuela Turco alias Brina Maurer

La lettura di questo libro mi ha veramente coinvolto. Pagine bellissime, intensamente umane, si susseguono in un vortice di emozioni e sensazioni che lasciano un segno nel cuore per sempre. È vero, un libro può cambiare la vita, oppure può cambiare le persone aprendo loro nuovi orizzonti. Ispirato alla storia personale dell’autrice, “Glenn amatissimo” è una storia scritta in punta di penna, profonda e delicata che narra l’empatia tra una giovane ragazza a lungo inferma e un anziano cane. Un incontro magico che determinerà la salvezza e la rinascita per entrambi. Un libro adatto, come scrive l’autrice, ai ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado, un libro straordinario che consiglio a tutti di leggere per la bellezza e la grande umanità che vibra tra le pagine. “Glenn amatissimo” ha ispirato il Premio Letterario “Lord Glenn” ed è stato inserito in un ampio progetto culturale. Si legge tra le righe il desiderio dell’armonia delle cose, si percepisce la forza del creato. I protagonisti della storia divengono vivi attraverso la parola scritta, materia morbida su cui sono impressi i segni del sapere, della conoscenza, dell’esperienza, del dinamismo dei vortici dell’anima. Il tutto coinvolge, commuove e trascina in un linguaggio elegantemente espressivo dallo stile narrativo fluido e dalla forte intensità dei fatti narrati. Alla luce di un’attenta interpretazione e con chiarezza di esposizione, il percorso narrativo dell’autrice è sorretto alla base da profonde radici culturali e da una forza espressiva in cui prevalgono i sentimenti e l’amore. Bellissimo. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Da Parte Prima
Bambini di serie B

Una volta mi ruppi una gamba,
fu la più bella esperienza della mia vita.
Franz Kafka

Ci sono luoghi ove una bestemmia vale una preghiera e una preghiera equivale a una bestemmia.
Ci sono creature che hanno troppo sofferto per colpa dell’uomo. E allora nessun uomo potrà porre rimedio. A un solo essere, a un’unica anima potranno veramente appartenere e legarsi, per trovare riscatto.
Pypee stava sognando: il Golfo di Napoli, incastonato tra “le terre del fuoco” dai campi flegrei, i campi ardenti con Pozzuoli e Cuma, e dal Vesuvio, con Portici ed Ercolano. Smarrita tra calle fiorite, osservava il glicine, poi le ortensie, poi le camelie e, infine, le arcate di gelsomino. Rimaneva senza respiro, dinanzi allo spettacolo di fuochi scarlatti e violacei della bouganville. All’improvviso fu notte: un puledro scalpitava e con gli zoccoli posteriori imprimeva in cielo ferri di cavallo, che subito dopo diventavano stelline. La mandorla, mimetizzata tra petali-confetto, e l’allodola viola, sul fico d’acciaio, lasciavano intravedere veli d’acqua in una bottiglia di plastica trasparente come l’anima, per un amore che è giunco che si spezza sotto la chiglia, raggiera che scava solchi impermeabili. Il sesso, secondo cuore avvelenato, pulsa in aritmia, infrante le cartilagini del cielo. All’improvviso è presente. L’alveare cardiaco pulsa strass e sciami nell’aranciera: Pypee si sveglia. Allunga la mano per accarezzare, ma il copriletto è di marmo.
A Gordon mancava solo la parola, mentre plasmava dentro di sé frasi non convenzionali, frutto di attente esplorazioni, sniffando interrogativi esistenziali. Ma nessun segreto, ovattato di pelo, poteva trapelare. Saturo d’argento, il giorno attendeva il rame dell’autunno. Le margherite nere, cui doveroso è strappare i petali del lutto (con i polpastrelli anneriti di liquirizia), non mentono come, invece, le non devote pagine del vocabolario della vita.
Pypee è di nuovo sola, come prima che comparisse Gordon. Si chiede: “E se dio esistesse davvero?”. I giorni iniziano a trascorrere senza di lui: “Un altro Gordon non sarà mai possibile. Siete stati forti e coraggiosi tutti insieme, avete sempre fatto il meglio per lui e lui lo ha sempre saputo”… Ma una scarica elettrica colpisce il cuore di Pypee, quando guarda il pinetto spento. In casa c’era sempre la confusione dei bambini che giocano, l’atmosfera dello scambio dei regali sotto l’albero di Natale. Le caciottine diventavano pupazzetti di neve.
È il 27 agosto 2010 e su Via della Selva, nella Vallata dei Mughetti, il silenzio rende la vita irreale. Il corpo di Gordon giace da ieri pomeriggio in un angolo della camera sulla brandina che ha potuto usare solo per pochi giorni, la mac- chinina del freddo è puntata su di lui. Pypee dubita della sua morte, il corpo non è rigido: «Mi è parso di vedere il tuo fianco sollevarsi. Respiri ancora?». Le labbra affondano ancora nel fianco morbido, le dita possono ancora apprezzare la seta attorno all’articolazione dell’anca, le orecchie marroni sono sempre vellutate, il tocco di colore di una tavolozza raffinata, in contrasto e in armonia con le infinite sfumature del biancomiele di tutto il resto del pelo. «Perché non c’è cattivo odore? Perché non sei rigido? L’eutanasia non si è completata?» chiede Pypee, inginocchiata, piegata dal dolore. Ma la risposta certa c’è: «Se fossi ancora vivo, non avresti trascorso la notte qui, a pochi metri dal letto ma lontano da me. Saresti venuto da me! O avresti urlato perché ti venissi a prendere. Qui ora c’è solo il tuo corpo. E il tuo silenzio. Vorrei che qualcuno facesse per me quel che ho fatto per te, che qualcuno mi rassicurasse, che magari mi mentisse, ma che mi dicesse che alla fine andrà tutto bene. Vorrei soltanto sapere che sei felice, che un giorno saremo di nuovo insieme. Forse ì cani vivono così poco perché Dio, in realtà, li vuole premiare».
Gordon e Pypee furono inseparabili per tre anni e due mesi (venticinque anni, per il calendario canino). Pypee era stata sempre sola, di una solitudine insospettabile. Persino il marito Mark non riusciva a vincere quel vetro sottile e invisibile che pareva separarla da tutti gli altri. La prima volta che la vide, capì subito che Pypee fluttuava nel mondo, ondeggiava senza far presa sulla realtà circostante. Era il suo bacino incerto a darle quella strana andatura. I suoi femori entravano in collisione con le anche, dandole stoccate di dolore segrete. Mark e Pypee non avevano ancora trovato, da soli, il loro posto nel mondo. Avevano persino dovuto adottare nomi stranieri, per la loro attività giornalistica, perché sempre braccati… dalle loro famiglie di origine.
Pypee e Gordon non si scelsero. Erano stati predestinati sin dalla notte dei tempi. Nelle loro ossa stava scritto il loro avvenire, la loro reciproca appartenenza.
Si sapeva poco di Gordon. Il 29 ottobre 2004 era finita la contumacia che lo riguardava: era stato catturato nei tre mesi precedenti, nei pressi della distilleria di Montegliano. Abbandonato in canile più volte, si sentiva come un’auto parcheggiata in attesa di rottamazione. Anche Pypee era stata abbandonata dai suoi genitori umani. In comune non avevano solo la malattia, ma divennero amici per le ossa.
I genitori di Pypee le avevano causato traumi infantili che la segnarono per sempre. Un giorno si svegliò e andò a cercare l’adorata Candida. Non trovandola cercò Nuvolina, ma non c’era nemmeno lei. Non le avrebbe mai più riviste. La madre così le spiegò, con tono pacato e fintamente dispiaciuto: «Tuo padre le ha portate in canile, erano troppo malate e vecchie, non si poteva tenerle, avremmo preso malattie anche noi, erano marce. Prenderemo altri cani». Pypee, abituata alle violenze subite in ospedale, aveva imparato sin dai primi anni di vita a piegare il capo, a subire passivamente. In realtà, Candida era solo grassa e Nuvolina soffriva di epilessia. Ma ora Pypee si sentiva in colpa anche perché lei stessa aveva maltrattato Nuvolina. Da bambina Pypee veniva aggredita ogni volta che saliva in corriera da Aurora, una coetanea che voleva ritornasse a casa da scuola a piedi e da sola («Scendi. Qui non ti ci voglio» le urlava, sbarrandole il passaggio). Emanuele, figlio di amici di famiglia, quando faceva visita ai genitori di Pypee, giocava in cortile… a tirare sassi contro Susanna, la prima cagnolina di Pypee. Lei rimaneva paralizzata a guardare, nascosta dietro un muro. Poi riferiva al padre, che però mai disse nulla a Emanuele. Qualche anno dopo Pypee iniziò a maltrattare Nuvolina, come aveva fatto Emanuele con Susanna, perché la sua Candida (figlia di Susanna), troppo timida e dall’aspetto non appariscente, non attirava l’attenzione e le coccole degli adulti, diversamente dalla bellissima Nuvolina. Pypee vedeva se stessa, ignorata se non maltrattata da tutti, riflessa in Candida e, almeno per lei, voleva poter fare qualcosa: «Candida, non preoccuparti. Ci penso io a te. Sei la mia sorellina. Ti aiuterò sempre». Ma, nella visione distorta di bambina, aveva preso di mira un’altra creatura innocente: Nuvolina, che mai si rivolse contro di lei mentre la maltrattava: «Che meriti hai tu che non ha Candida?» le diceva lasciandola cadere a terra. Ma Nuvolina ogni volta le porgeva la zampina e la leccava con amore. Proprio la capacità di perdono della cagnolina le aprì gli occhi: si stava comportando in modo prepotente e violento con un’innocente, una cagnolina che, in realtà, non era altro che un’altra bambina di serie B, indifesa come lei. Pypee stava imitando il comportamento spietato di Aurora e di Emanuele e di altri bambini per nulla puri e innocenti (il giglio nel ghiaccio perde purezza), che se la prendevano con altri bambini, con i cani e con chiunque fosse più debole di loro.
Grazie ai cani Pypee nel tempo, pur continuando a vergognarsi per il suo comportamento infantile, divenne una persona migliore. La sua evoluzione spirituale divenne rapida e inarrestabile. Accanto al corpo senza vita di Gordon, ora provava disperazione e serenità, al tempo stesso. La loro vita insieme era stata un’opera di perfezione. Nulla avrebbero chiesto di più, se non stare insieme.
Pypee aveva trascorso i primi sei anni di vita andando fuori e dentro da un canile-lager che si chiamava… ospedale. Aveva fretta di venire al mondo e di esplorarlo, Pypee.
Nata all’ottavo mese con ventosa/ iniziò la deambulazione già a nove mesi, ma da subito si manifestò la sua zoppia. I suoi diari e agende erano le cartelle cliniche, ove proliferavano parole nemiche di bambino: «Anca sinistra clinicamente lussata, anca destra paramorfica, colli valghi, a destra minor copertura della testa, osteotomia varizzante intertrocanterica, anche abdotte, trazione a cerotto, temperatura febbrile, pertosse otite catarrale, l’abduzione, apparecchio gessato, valva gessata, massaggio e mobilizzazione anche, fisioterapia, anche centrate, motilità in flessione a 90°, bagni di luce, divaricatore 63, centrazione bilaterale, ipoplasia del tetto a sinistra, la copertura è migliore, calcio vitaminici, rinnovo calzature, sole, controlli, migliorato l’orientamento dei tetti, epifisi centrate, anche antiverse, ben mobili, osteocondrosi laterale anca sinistra, osteotomia derotativa»…

***
Glenn amatissimo
di Claudia Manuela Turco alias Brina Maurer
2013, 248 p., brossura
Il Ciliegio
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Brina Maurer

Brina Maurer ha pubblicato 18 libri e conseguito una settantina di riconoscimenti nell’ambito dei premi letterari. Ultima silloge di poesia edita: Architectures Three-dimensional Poems, Gradiva Publications 2013, trad. di Luigi Bonaffini. È inserita nell’antologia on line curata da Mondadori, Einaudi, Aragno e Biblioteca dei Leoni: www.italian-poetry.org (“Claudia Manuela Turco”). Presto il suo libro Glenn amatissimo sarà disponibile con schede di approfondimento per le scuole. Al centro della sua opera, l’umanità degli animali e l’animalità dell’uomo. Anche in narrativa ella cerca le incandescenze della poesia.

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6 Commenti

  1. Come dice Carolina , la trama sembra interessante e coinvolgente… Un libro che mi piacerebbe poter leggere.

  2. Un’anteprima straziante e delicata, che lascia una lacrima e un sorriso, disperazione e speranza. Riuscirà, questo libro, a compiere in maniera adeguata l’arduo compito di descrivere il complesso amore tra uomo e animale? Dall’anteprima e dalla recensione sembrerebbe di sì, mi piacerebbe poterlo scoprire leggendo l’intero volume per poi lasciare anche un mio giudizio.

  3. Solo chi ha un cane può capire quanto amore ci possa essere tra lui e il suo padrone. Sono creature che ti riempiono le giornate, ti regalano affetto senza pretendere nulla, hanno un animo buono e da questa storia sembra che scaturiscano solo buoni sentimenti di amicizia. L’amicizia tra uomo e cane è immensa, e chi ha un cuore può capirlo. Sembra un racconto educativo, attraverso le parole dell’aitrice si possono imparare davvero molte cose. Vorrei tanto poterlo leggere…

  4. Una storia che appassiona, ricca di buoni sentimenti, l’amore che dà un cane e quello che riesce a tirare fuori dal proprio caro sono indescrivibili, a volte è il solo che riesce a scalfire quell’armatura di protezione che siamo costretti a portare.
    Grazie per l’anteprima

  5. Avere un cane può davvero cambiare la vita, a me il mio mi ha aiutato a crescere e a sbloccarmi dalle mie insofferenze e a diventare più socievole! Mi piacerebbe leggere questo libro e leggerlo poi al mio bambino!

  6. e’ davvero un libro scorrevole e la trama sembra molto coinvolgente, se è possibile mi piacerebbe poterlo ricevere e leggere alle mie nipotine

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