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Gli sposi profeti di Corrado Leoni

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Gli sposi profeti di Corrado Leoni

Gli sposi profeti di Corrado Leoni è un romanzo incentrato sui temi quanto mai attuali dell’integrazione tra diverse culture e costumi politici e religiosi

Gli sposi profeti di Corrado Leoni, alla scoperta delle radici profonde dell’unità nella diversità

Prima di Cristo, prima di Abramo, prima di Maometto, prima di Budda, prima c’era l’uomo… e prima ancora l’universo: qui i pensieri e i sentimenti dell’uomo osano vagare nell’infinito aggrappandosi a rivelazioni o immaginando utopie o creando legami con l’ignoto verso espressioni di credenze e comunità condivise, chiamate religioni. Stiamo diventando un popolo che non ama la propria terra, i propri figli, le proprie tradizioni perché utilizziamo la terra, i figli, le tradizioni come strumento di pregiudizi e di odio. La linfa di un popolo è il rinnovamento culturale e generazionale che può svilupparsi dal superamento della monocultura per esser fecondati dalla diversità nel confronto e nel rispetto.

Anteprima dell’opera Gli sposi profeti di Corrado Leoni

La donna con il velo 

Una macchina avanza tra i massi delle marocche.
Ondeggia, prosegue a strappi.
Si ferma a lato dello sterrato.
La luce degli abbaglianti si proietta su una distesa di massi, le cui ombre disegnano figure sinistre.
La luce diventa più circostanziata, ora gli anabbaglianti illuminano un raggio circoscritto, che fa chiaro su alcuni cespugli di bacche a lato della strada e si dilegua su un masso scheggiato.
Il motore è acceso. La macchina si muove lentamente in retromarcia per scostarsi dalle rocce davanti alle quali si è fermata. Riprende a viaggiare sullo sterrato bianco, che abbaglia. Si ferma in una piazzola.
Una sagoma all’interno piega la testa, la rialza e di nuovo la reclina di lato lasciandola penzolare dal collo.
Rimane dondolante per alcuni minuti, poi si raddrizza in modo repentino.
La macchina si mette nuovamente in moto in cerca dello sterrato bianco.
Una brusca frenata per immettersi in una curva lieve che porta a una leggera discesa, in fondo alla quale si scorge un luccicare, un riflesso che sembra quello dell’acqua che rifrange i raggi dei fari e li riproduce lungo la superficie.

La macchina si avvicina allo specchio d’acqua e sparisce dietro una siepe, che essa costeggia ad andatura lenta e prosegue fin tanto che si ferma in una piazzola lungo il lago.
Si spengono i fari e il motore.
Tutto tace.
I finestrini sono aperti. La frescura del lago concilia a trasformare la sonnolenza in un sonno di sasso.
Tutt’attorno un profondo silenzio.
Il canto stridulo di una civetta potrebbe incutere timore a un animo sveglio e superstizioso, ma Silvano è caduto in un inconscio pesante, quasi soffocato dalla stanchezza della veglia notturna e dall’abbondante vino, bevuto a gara per valutarne la qualità e individuarne la provenienza.
«Teroldego di Mezzocorona,»

«Che vuoi Anna? Che vuoi Marisa?».
Si agitava per i sogni confusi e conturbanti del primo mattino, quando venne svegliato da un bussare leggero sulla portiera della macchina con i finestrini semiaperti.
Non voleva aprire gli occhi. Sentiva piacevole la freschezza dell’aria e non riusciva a reagire alla pesantezza del corpo. La bocca sembrava avere la lingua incollata al palato.
«Come si sente? Sta male? Ha bisogno di un soccorso?».
Una voce femminile giunse leggera, flebile e storpiata alle sue orecchie, sembrava la voce stentata e gracidante di un sordomuto.
Girò la faccia verso il finestrino e vide il volto di una donna con un velo che le copriva i capelli e scendeva fin sotto il mento a illuminare un viso rotondo giovanile, ovale come quello della Madonna pellegrina posta nella nicchia sotto il monte a ridosso del paese.
Sbarrò gli occhi.
«Oh! Scusi! Pensavo che lei non stare bene!»
«Sì, sì! Sto bene. Mi devo esser addormentato in macchina» s’affrettò a precisare. «Che ore sono?» chiese più rivolto a se stesso che alla donna misteriosa.
«Sono le otto» rispose lei. «Sono scesa per accompagnare i miei padroni alla macchina, aiutarli a caricarla per la loro gita a Lagolo e ho visto lei chino in macchina. Pensare che fosse morto!».
Sorrise mostrando ingenuamente i denti bianchi in un’espressione più faceta che seria.
«Grazie. Grazie di avermi svegliato. Devo tornare a casa».
«Gradisce un caffè per svegliarsi?».
Silvano, sempre schivo, specie agli inviti delle donne, rispose stranamente in modo affermativo e seguì come un automa quella donna misteriosa vestita con un plissettato ondeggiante che giungeva fino alle caviglie e i cui movimenti trasmettevano una sconosciuta magia.

«Come ti chiami?» chiese Silvano, mentre seguiva i movimenti leggeri e flessuosi della donna, che versava il caffè in due tazzine istoriate a fiori.
«ASSAADAH FELICITÀ» rispose lei in modo marcato e deliberatamente lento, sillabando le parole e accoppiandole per dare con la seconda un significato alla prima. «Il mio nome è Assaadah, che in italiano significa Felicità.»

Il sole era già alto sulle montagne e illuminava tutta la valle, coperta di un verde maturo che dava un senso di rilassatezza.
Entrò in paese rallentando, per dirigersi e parcheggiare in un giardino.
Ritornò sulla strada e si diresse verso l’ingresso di una bottega, nella quale entrò con fare noncurante e distratto.
Si infilò nel corridoio tra due scaffali, dai quali iniziò a prendere delle confezioni di pelati, girandole tra le mani come per osservarne la scadenza.
«Mamma, sono arrivato».
«Silvano? Metti nel carrello la spesa per zia Adelina. Sai che non può uscire di casa. Ti aspetta. Passa da lei prima di andare a Messa. Accendile la televisione, così può seguire la trasmissione della funzione religiosa».
«Ho visto una donna con il velo. Sembrava l’immagine della Madonna. Un viso delicato, avvolto da un velo azzurro che si raccoglieva sotto il collo e lasciava cadere un lembo triangolare sulla schiena. Era vestita come la nonna quando andava a Messa!»
«Fai svelto. Sono già le nove passate e ti devi anche fare una doccia e vestirti dalla festa».
«È presto. Faccio in un attimo. Tra le marocche ho visto anche due angeli al chiaror di luna.
Avevano le braccia aperte e il viso rivolto al cielo!»
«Va bene. Ora sbrigati! È passato don Antonio e mi ha lasciato questo volantino».
Silvano dette un’occhiata al foglio e sbirciò in fondo a destra la scritta Alcolisti anonimi.

Gli sposi profeti
di Corrado Leoni
Copertina flessibile: 160 pagine
Editore: Kimerik (17 ottobre 2018)

9 Commenti

  1. Ho letto l’anteprima del libro tutta d’un fiato. Sono rimasta affascinata dall’immagine di questa ragazza paragonata alla Madonna. Credo molto nel destino e sono sicura che sta nascendo una storia a lieto fine. Non è mai stato facile unire religioni etnie diverse ma l’amore può fare miracoli e credo che qui il miracolo sia appena iniziato. Mi piacerebbe avere l’opportunità di leggere il libro. Sono sicura che non rimarrò delusa

  2. Cosa c’è di più bello della famiglia? che differenza fa il colore della pelle? In un mondo dove ancora ci si tiene alla larga dalla gente di colore e nazioni diverse, questo è il libro che ci voleva come abbraccio fra tutti gli uomini e tutte le razze siamo tutti uguali anzi è l’incontro fra le diversità che crea i presupposti del vivere civile. Complimenti per questo tema così delicato e grazie per affrontarlo così semplicemente.

  3. Libro interessante con un tema molto attuale purtroppo ancora oggi la razza e la religione fanno la differenza mi piacerebbe conoscere la fine di questa storia

  4. La copertina del libro è molto bella: una coppia con un bimbo in braccio, il simbolo della famiglia. Anche le prime righe sono intriganti. Lasciano presagire un incontro tra mondi diversi… forse una storia dove le differenze di cultura, razza e religione vengono finalmente superate… Mi piacerebbe leggere il seguito e dare così un significato al titolo.

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