I guardiani delle realta originarie
L’autore immagina una storia ambientata in un futuro prossimo, nel 2035. Protagonista è un brillante scienziato, il Dott. Michael Grant, grazie al quale l’umanità consegue un traguardo sensazionale: la possibilità di decodificare completamente il Dna umano.
Al lettore la scoperta di pagine avvincenti e di ciò che accadrà in seguito.
Vincenzo Contrafatto, in queste pagine ricche di immaginazione, fantasia e consapevolezza del correre veloce del progresso tecnologico, dimostra uno zelo e un talento tutti particolari nel generare storie straordinarie, creando mondi in spazi e tempi a noi sconosciuti. Nicla Morletti

I GUARDIANI DELLE REALTÀ ORIGINARIE
di Vincenzo Contrafatto
Il Filo – Collana Nuove voci
2008, pag. 256

Un futuro prossimo, immaginato secondo la prospettiva di un progresso tecnologico incalzante ma equilibrato e senza eccessi, fa da sfondo a una vicenda che si rivela ben più articolata di quanto le premesse lascino presagire. L’Istituto nazionale di sperimentazione medica, diretto dal dottor Luciano Monti, nell’anno 2035 annuncia una novità veramente sensazionale. Con il prezioso lavoro e la collaborazione di un giovane promettente e brillante scienziato, il dottor Mìchael Grant, è stato conseguito un traguardo senza precedenti: la concreta possibilità di decodifica completa del Dna umano.
Il dottor Grant per questo si distingue in modo particolare godendo di un’immediata popolarità e di un discreto successo, tanto da segnalarsi fra i favoriti in occasione dell’assegnazione del premio Nobel per la Medicina, ma qualcosa va storto. Le doti eccezionali di questo scienziato, che hanno permesso il raggiungimento di un risultato tanto straordinario, si accompagnano inevitabilmente a grandi responsabilità. Scelte difficili e risvolti epocali potrebbero cambiare per sempre il destino dell’intera umanità. Tutto ciò catapulterà il protagonista in una dimensione estranea e sconosciuta. Sarà solo il tempo a riequilibrare la faccenda e a darle un senso, ma in modo del tutto singolare…

Prologo

Anno 2039.
Il mondo attraversava un periodo di transizione: era infatti il 19 maggio 2034 quando l’intera umanità decise di privarsi del suo bene più prezioso, dell’unica fonte di energia in grado di far funzionare le proprie auto, di far volare i propri aerei ma soprattutto l’unica in grado di distruggere il suo pianeta: il petrolio.
In quel fatidico giorno di maggio, i grandi del pianeta si riunirono bandendo per sempre e inderogabilmente l’utilizzo di qualsiasi mezzo di trasporto che non fosse in grado di sfruttare le nuove risorse disponibili: l’energia solare e l’idrogeno liquido.
Quest’ultimo venne impiegato soltanto come combustibile per aerei (sia civili che militari) ed elicotteri poiché l’energia solare non forniva ancora le sufficienti garanzie necessarie a soddisfare gli elevatissimi standard motoristici e tecnologici di un velivolo, a meno che non si trattasse di autovetture volanti delle quali esistevano soltanto pochissimi, rari prototipi avvolti nel mistero. Alcuni dei maggiori costruttori del settore infatti unirono le loro risorse tecniche e finanziarie allo scopo di riuscire finalmente a realizzare ciò che sino a allora era stato possibile ammirare unicamente nei film di fantascienza, ossia macchine in grado di volare. Da quanto tempo lavorassero sull’ambizioso progetto e se avessero compiuto progressi significativi, nessuno poteva dirlo: vigeva il massimo riserbo sulla questione. Si limitarono soltanto a rilasciare uno striminzito comunicato stampa nel quale confermarono ufficialmente l’avvio del piano di lavoro prestabilito dichiarandosi possibilisti circa una possibile riuscita. Poi il nulla. Silenzio assoluto.
Da quel momento in poi ogni automobile “normale” venne costruita per sfruttare l’energia solare e dotata di una batteria ausiliaria che permetteva, in caso di una prolungata assenza del sole dovuta a cattive condizioni atmosferiche, di utilizzare comunque il veicolo grazie all’energia elettrica.
Risorsa che, soltanto pochi anni addietro, fu seriamente presa in considerazione come unica, vera alternativa alla normale benzina. Tuttavia non sussistevano i presupposti perché quest’intenzione venisse concretizzata: i sempre più frequenti black-out su larga scala testimoniavano come il consumo mondiale di energia elettrica avesse raggiunto vette preoccupanti. Troppo elevati quindi i rischi di un collasso globale. Il gioco non valeva la candela.
I distributori di carburante divennero così semplici rivenditori di pannelli solari fotovoltaici soggetti a usura. Le nuove vetture che ne venivano equipaggiate dovevano necessariamente sostituirli ogni circa settanta-settantadue ore di utilizzo effettivo.
In questo modo si tentò di colmare, seppur parzialmente, l’enorme voragine economica formatasi dopo l’abolizione del petrolio.
Non fu una decisione facile per i grandi capi di stato, ma oramai non v’era altra scelta: l’effetto serra aveva modificato a tal punto l’equilibrio climatico del pianeta da rendere priva di significato la parola “stagione”; le temperatura medie planetarie oscillavano nell’arco dell’anno tra i ventotto e i trentadue gradi centigradi (nei paesi a clima temperato) per arrivare ai quasi quarantacinque dei paesi situati in prossimità dell’equatore i quali versavano in condizioni disastrose, tanto da necessitare di continui aiuti umanitari. Inoltre si verificavano ormai sempre più frequentemente gravi fenomeni atmosferici: uragani, violenti temporali, tempeste di neve improvvise, segni di un’instabilità climatica assolutamente insostenibile.
L’abbandono .lei petrolio rappresentava l’unica via percorribile.
L’economia mondiale subì uno scossone di proporzioni bibliche e non era certo impresa facile fare in modo che si assestasse in breve tempo. La chiusura delle aziende petrolifere provocò, come ovvio che fosse, perdite catastrofiche. Tutti i mercati azionari crollarono vertiginosamente, tanto da far temere agli esperti del settore una crisi irreversibile. Fortunatamente non ebbe luogo eppure, lo spettro del collasso totale, per diverso, troppo tempo turbò i sogni di milioni, anzi di miliardi di persone in tutto il mondo. La maggior parte degli imprenditori petroliferi si inserì, con parecchia fatica, nel nuovo mercato energetico, investendo ingenti capitali (alcuni di loro furono costretti a prosciugare il loro patrimonio) nella costruzione di centrali per la produzione di pannelli solari e di stabilimenti ove generare idrogeno liquido. I primi tempi furono molto, molto duri per tutti, dal medio lavoratore al “ricco” imprenditore. Ciò nondimeno, nel giro di un anno,un anno e mezzo, i capitali investiti nel nuovo settore cominciarono a fruttare i primi utili, imprescindibili cardini verso un lento ma progressivo miglioramento che in pochi anni avrebbe ristabilito l’equilibrio monetario perduto. Da qui la definizione di periodo di “transizione”. Nel 2039 la suddetta normalità non era ancora stata raggiunta: altri due o tre anni e tutto (secondo rinomati economisti) avrebbe ritrovato la consueta condizione d’un tempo.
Nonostante gli enormi disagi provocati da questo cataclisma economico, la ricerca medica non arrestò il suo corso, anzi. Numerose gravi patologie trovarono una cura grazie alla straordinaria dedizione e all’inossidabile tenacia di medici e ricercatori sparsi per il mondo i quali, con fondi spesso insufficienti (derivanti per la maggior parte da donazioni benefiche), riuscirono a compiere dei veri miracoli.
Probabilmente in una condizione di normalità gli obiettivi sarebbero stati raggiunti con almeno due anni d’anticipo.
Elencare i nomi di tutte le patologie sconfitte si prospetterebbe certamente impresa non da poco, pertanto è preferibile non menzionarne affatto piuttosto che tralasciarne qualcuna. Uno dei tanti bastioni ancora da abbattere: l’AIDS. Per varare un vaccino efficace occorreva isolare il virus, una missione impossibile destinata a restare tale ancora per molto tempo.
Il 18 gennaio del 2035 però, accadde l’impensabile. Un annuncio dato in contemporanea mondiale dall’INSM (Istituto nazionale di sperimentazione medica) di Roma sbigottì letteralmente l’intera popolazione planetaria.
Una notizia inaspettata, imprevista.

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Vincenzo Contrafatto, è nato a Siracusa il 4 dicembre del 1980. Si è diplomato all’Istituto Tecnico per Geometri “F. Juvara” di Siracusa. I guardiani delle Realtà Originarie è il suo romanzo d’esordio.

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