sabato, 28 Maggio 2022
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Il Brolo di Marta. Alle porte del Borgo sospeso

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Il Brolo di Marta. Alle porte del Borgo Sospeso

Il Brolo di Marta. Alle porte del Borgo sospeso di Beatrice Tognarelli, un racconto in cui la sfera narrativa e quella personale si abbracciano e si fondono

Il Brolo di Marta. Alle porte del Borgo sospeso di Beatrice Tognarelli, tornare a sentirsi parte di un borgo, reale o immaginario

Quella lanciata dalla giovane protagonista è l’idea che può fare da sfondo ad un’esistenza, la sfida in grado di estrarre da ognuno il meglio di sé, la lotta da condurre senza risparmio di energie anche se soli, contro tutti e tutto. Nel nostro caso ne consegue che due generazioni di donne si uniscono e si confrontano su di un progetto di recupero di un vecchio casolare e dell’ annessa serra, destinato ad estendersi oltre le loro persone per divenire condiviso, ma che trova la sua genesi in uno spazio limitato, tanto definito quanto pieno di vita, dove la tradizione, i segreti, le emozioni balzano fuori dalla memoria per incontrarsi con il presente. Il Brolo come luogo della nostalgia, degli aromi e dei sapori, prima ancora che della produzione, mi ha richiamato da subito per certi aspetti il giardino di carducciana memoria, dove la nostalgia riesce ad attenuare anche il più grande dei dolori, e come nel nostro caso, riesce a dare una prospettiva di futuro anche in una fase in cui, per molti è divenuto ardimentoso gettare lo sguardo oltre la siepe degli affetti più cari e del contingente. È evidente la continuità narrativa con la precedente fatica letteraria di Beatrice, la quale, tuttavia, riesce ad innestare, con successo, nella trama i contenuti più cari di un baule di famiglia che tutti noi sogniamo di poter prima o poi scoprire in qualche spazio poco frequentato della nostra esistenza quotidiana. Frammenti di vita e di saperi che hanno viaggiato nel tempo per giungere fino a noi, prima sconosciuti e poi amati, perché parte, al tempo stesso, del nostro passato e del nostro futuro. Quando la nottata sarà trascorsa, molti avranno la necessità di calcolare nuovamente le proprie coordinate esistenziali. La narrazione di Beatrice prova a fornirci alcune idee semplici ma di sicuro valore, quella di condividere con gli altri qualcosa che appartenga alla storia familiare, anche solo delle ricette culinarie tramandate di generazione in generazione e ormai escluse dalla quotidianità alimentare, o quella di ripartire dalle persone, dai luoghi, dalle speranze più care per tornare a sentirsi parte di un borgo, sia quello più vicino, reale o immaginato della nostra mente, sia quello che ci ospita ed è rappresentato dal genere umano.
Bernardo Vellone

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Cotogna
Appartiene alla famiglia delle rosacee è molto ricca di pectina, ha meno calorie delle altre mele ed è ricca di potassio, ricca di fibre, ideale per le confetture.

Cotognata

I suoi capelli biondi sul cuscino, il sorriso malizioso che ricordava quello del padre e della nonna, lasciavano intuire che la principessa, di cui la nonna raccontava che viveva all’interno della serra, fosse lei. Fuori si stava avvicinando un temporale, dalla finestra, in lontananza il bagliore dei lampi e il vento, si sentiva sicura nel suo letto, coccolata dal suo caldo piumone. Al mattino, appena sveglia, nel silenzio della campagna si vestì, indossò un maglione a collo alto, una calzamaglia e un jeans, dopo un buon tè bollente si precipitò nel cortile per andare al suo primo giorno di lavoro, in serra. La nonna la stava aspettando, parcheggiò e percorrendo il vialetto che portava al casolare della nonna sentì le galline che razzolavano e il richiamo di Katia “Buongiorno Katia, già in piedi di buon ora!”
Katia aveva una lunga gonna, legata ai fianchi per non sporcarsi, un berretto di lana verde in testa e uno scialle giallo, le si vedeva solo il viso, quella mattina era molto freddo, il temporale della notte aveva reso l’aria umida e la folta nebbia creava un’atmosfera natalizia. “Buongiorno Emma e buon inizio! A breve avrai l’inaugurazione, sono molto felice per te, meriti tutto il bene del mondo”.
La nonna aveva già sceso le scale e si stava avvicinando con una borsa grande.
“Emma, possiamo andare, nonostante ci siano gli operai per le rifiniture, il laboratorio è pronto”.
Era molto buffa Marta quella mattina, aveva un abito lungo in maglia, un grande cappotto, una sciarpa rosa e un cappello bianco con una rosa ricamata, era stravagante, pronta per stare accanto alla nipote e darle supporto. Il laboratorio, a sinistra della Serra dei Sapori aveva una grande porta in vetro, al suo interno un banco in alluminio con il pastorizzatore, il bollitore per la frutta, lo sterilizzatore per i barattoli e tanti barattoli di vetro di varie misure e forme che un’azienda artigianale aveva fatto su ordinazione. Si diressero nello spogliatoio, si cambiarono, indossarono una casacca bianca con rifiniture rosa, un ampio grembiule bianco con il logo della serra. Nella parte destra del laboratorio vi era la cella per la frutta, fuori scaffali per la manutenzione e contenitori, un grande lavabo per il lavaggio e la pulizia della stessa. Iniziarono con la scelta del prodotto da lavorare: lavaggio, pulitura, fino alla cottura. Le bilance in stile antico luccicavano pesature al grammo, tutto rivelava cura, dedizione e passione. Dopo circa tre ore i primi barattoli di confettura uscirono dal pastorizzatore, lo sguardo di Emma brillava come le stelle nel cielo, la nonna le aveva dato pochi consigli, ma il dono fatto di averla al suo fianco fu per lei determinante. I barattoli passarono all’etichetta, poi al confezionamento con stoffe particolari. Dal laboratorio si accendeva direttamente alla serra dei sapori tramite un tunnel in vetro lavorato. In cesti di vimini i barattoli venivano sistemati su scaffali appositi, altre ceste venivano invece esposte nello spazio dedicato al tè letterario, dove assieme ai libri e ad altri oggetti esemplificavano la cultura del territorio. Mentre erano intente a sistemare sentirono una voce che attirò la loro attenzione. “C’è qualcuno, posso entrare?” Una voce delicata, che a Marta pareva di conoscere. “Adele, vieni ci fa molto piacere rivederti!” Si avvicinarono alla signora che avevano conosciuto al circolo del paese, era elegante, indossava un tailleur grigio lungo, un cappellino in tinta e guanti neri: la fecero accomodare, lei rimase immobile con gli occhi rivolti verso il soffitto della serra, si vetri colorati, dai quali si vedeva il cielo, una visione stupenda. “Sono senza parole, è come essere catapultate in un sogno, complimenti!” Emma le fece vedere i locali ancora da rifinire, i piccoli particolari lo rendevano unico,il tè letterario era una chicca. ” Emma, è una meraviglia! Devo essere sincera, sono venuta a chiederti se hai già qualcuno che guidi i gruppi di lettura, lo so posso sembrare sfacciata”. Emma la fermò subito. “Ottima idea! Sarebbe un piacere per me averti qui, vedi ho voluto creare un luogo magico, vieni ti faccio vedere il retro della Sera, il mio preferito”. Le donne si diressero al Brolo, il giardino dei frutti dimenticati, che Emma assieme a suo padre Daniele, dopo tanti anni di duro lavoro, avevano reso uno splendore.
Il muretto in pietra a secco che lo delimitava aveva qua e là piccole piante selvatiche di atomi, capperi e timo, tutto curato, al centro due sedute e un piccolo tavolo in ferro battuto con sopra un grande vado in marmo con fioriture stagionali. “È fantastico ! Il Brolo era da una vita che non lo vedevo, complimenti per la cura e la dedizione”. Ci fu un attimo di silenzio poi Marta disse: “Tutto ebbe inizio da qui e tutto qui continua, queste sono le nostre tradizioni. Emma è stata bravissima a fare rivivere in stile moderno la cultura contadina locale”. Si accordano sui temi e i libri da proporre con cadenza mensile. Emma si soffermò con Adele sul modo in cui lei avrebbe lavorato con il tè letterario. “Non sarai sola Adele perché la nonna sarà a tua completa disposizione per qualsiasi dubbio, che ne dici?” Mi piace molto, per me va bene, inizio subito a preparare una lettura per il giorno dell’inaugurazione.” Emma fu felice della risposta. Si stava avvicinando il grande giorno ed ormai tutto era al proprio posto. Cominciavano a cadere piccoli fiocchi di neve. La neve bianca delicata iniziava a cadere sul terreno e si dileguava come se fosse inghiottita dalla terra; sugli alberi piccoli cristalli si tenevano aggrappati, per non cadere. Il cielo grigio faceva prevedere che ci sarebbe stata la neve a Natale. Il tetto in vetro della serra scioglieva i piccoli fiocchi di neve, facendoli cadere come gocce d’acqua lungo le pareti. Il fascino del Natale era nell’aria, i caldi guanti avvolgevano le mani di Marta che a faccia in sù con gli occhi chiusi, si lasciava accarezzare dalle piccole falde bianche.

Il Brolo di Marta. Alle porte del Borgo sospeso
di
Beatrice Tognarelli
Editore: ‎La Grafica Pisana (23 marzo 2021)
Copertina flessibile: ‎142 pagine

Beatrice Tognarelli
Beatrice Tognarelli

Beatrice Tognarelli è nata a San Donato di Santa Maria a Monte e vive nel casolare dei nonni in questa terra che non ha mai lasciato. Nel corso degli anni ha acquisito una vasta competenza nel campo della produzione alimentare e della ristorazione, settori nei quali opera come Manager in ristorazione, marketing aziendale, web content editor e wedding planner. Nel corso degli ultimi anni alla passione per la lettura e per il disegno con particolare preferenza per il chiaroscuro, ha unito, con successo, quello per la scrittura. Nel 2020, in piena emergenza sanitaria, è uscita la prima pubblicazione ambientata in un Borgo Sospeso nel tempo, abbracciato dalla caparbia volontà di due donne di dargli un futuro, pur rimanendo ancorate a usi e tradizioni del passato. La forte passione per le cose del tempo andato, per i luoghi sospesi tra passato e futuro, l’autentica vocazione ad un lavoro di archeologia dell’alimentazione che la vede da anni impegnata in un opera di scoperta e riproposizione di vecchie ricette culinarie, si innestano con l’idea di un progetto di recupero di un vecchio casolare e dell’annessa serra e finiscono per rappresentare la trama di Il Brolo di Marta alle porte del Borgo Sospeso. Un racconto in cui la sfera narrativa e quella personale si abbracciano e si fondono e ci vengono offerte per essere vissute attraverso la lettura e gustate come una pietanza della tradizione contadina toscana.

19 Commenti

  1. Mi piace moltissimo l’anteprima – dove traspare evidente il legame con la tradizione e si rivivono i profumi di una volta – molto bello mi piacerebbe leggere tutto il libro

  2. Fiori di campo e grano in copertina, muretti di pietra a secco, pentole di rame e confettura fatta in casa… Tutto di questo romanzo mi da pensare a come vorrei poter vivere la mia vita: a contatto con la natura, ritrovando i vecchi sapori, odori e sentimenti che solo le nonne ci hanno saputo regalare.
    E poi il Natale lascia un tocco magico ovunque!
    Che bello, spero di poter ricevere questo libro e tuffarmi anch’io nel frutteto!

  3. È una storia che non pensavo di aver necessità di vivere. Spero un giorno di poterlo leggere e vivere fino in fondo questo viaggio! Ho adorato l’anteprima, vorrei tanto poter continuare a leggerlo.
    Davvero complimenti all’autrice!

  4. Innanzi tutto vorrei fare i complimenti a Beatrice Tognarelli per aver intrapreso questa nuova avventura anche qui sul Blog di Manuale di Mari mettendosi dall’altra parte.
    Per quanto riguarda il libro dall’anteprima mi è sembrato che a fare da padrone sia uno stile di scrittura fresco e genuino, quello che vuole arrivare direttamente al lettore senza impressionarlo con paroloni e troppi giri di parole: un libro vero insomma.
    Forse è anche un libro che vuole lasciare qualcosa al termine della lettura.

  5. Suggestivo e potente! La presentazione è adorabile! Già dalle prime frasi, questo romanzo mi ha catturato.
    È una storia che non pensavo di aver necessità di vivere. Spero un giorno di poterlo leggere e vivere fino in fondo questo viaggio!
    Davvero complimenti all’autrice!

  6. Credo che aprendo questo romanzo, si respirera’ davvero quel profumo che respireremmo aprendo un baule colmo di emozioni, ricordi, oggetti delle nostre nonne..memorie del passato che è davvero un piacere riportare in vita nel presente, facendo riaffiorare dolci ricordi

  7. Bellissimo, ho avuto l’impressione di aprire il cassetto dove conservo le cose appartenute a mia mamma e a mia nonna, lo stesso profumo di ricordi lontani che fanno parte del mio essere.Questo libro mi ha fatto respirare il profumo della serenità grazie Mariliana

  8. Dopo essere stati catturati dalla delicatezza del disegno sulla copertina, la breve anteprima ci trasporta in un luogo senza tempo, dove gli odori e i sapori del borgo ti imprigionano e non ti lasciano più. Allora comprendi che una passione può diventare davvero realtà. Una lettura che ha il sapore di un sogno da vivere ad occhi aperti…

  9. Una dolcissima anteprima, dove traspare prepotentemente il legame con le tradizioni.
    Un tema a me caro da sempre, che ricerco anche nella vita quotidiana e nei rapporti con i miei familiari. Un libro che mi piacerebbe davvero leggere!

  10. Questa bellissima anteprima mi ha catapultato con la fantasia in quei luoghi ad immaginare e visualizzare mentalmente tutto il lavoro e la passione di queste donne. Che grande emozione già con le poche righe appena lette. Grazie per questo regalo. E complimenti all’autrice

  11. “Quella lanciata dalla giovane protagonista è l’idea …” di un sogno!
    E appena ho letto la prima riga ho pensato al resto del libro come al racconto di un vero e proprio desiderio trasformato in parole, in racconto, in esperienza.
    Ancora prima di leggerla, provo un senso di gratitudine nei confronti dell’autrice.

  12. Leggendo l’anteprima si respira la passione della scrittura dell’autrice della voglia di narrare tra realtà e fantasia, costruire una storia non è facile solo una fervida e attenta mente può donarci un’avventura non solo da leggere ma da vivere, se l’introduzione ci apre uno scorcio su tutto ciò vuol dire che vale la pena di leggerlo tutto!

  13. I romanzi di questo tipo mi piacciono molto. Mi trasmettono quasi un senso di nostalgia per cose che, spesso, non ho nemmeno vissuto. Delicati e malinconici, questa è l’impressione. Sembra molto bello.

  14. Adoro queste storie dove si pone l’attenzione sul recupero di vecchi casolari, il ritorno al passato e alle tradizioni. Mi ispira e mi piacerebbe molto leggerlo! 🙂

  15. È assolutamente stupendo questa unione di donne che crea, inventa e soprattutto mantiene vivo tradizioni. L’idea di un ritrovo letterario tra aromi, profumi in una serra immersi nella natura è qualcosa di meraviglioso. Ho adorato l’anteprima, vorrei tanto poter continuare a leggerlo. Complimenti davvero all’autrice.

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