Il cavaliere senza cavallo di Corrado Leoni

La lettura è una cosa affascinante, un rimedio contro l’ansia del vivere, una risposta a molti dei nostri interrogativi, la lettura è conoscenza e apertura a mondi nuovi, un meraviglioso viaggio alla scoperta dei misteri della psiche e della mente.
“Il cavaliere senza cavallo” è un romanzo completo, allettante, coinvolgente, appassionante, ma è anche un romanzo di formazione che reca in sé elementi di sociologia ed antropologia culturale ed il che non guasta, anzi avvalora e arricchisce l’opera.
Corrado Leoni, con abilità e maestria, tessendo una trama perfetta dall’incipit originale e dal misterioso titolo che incuriosisce, scolpisce nelle pagine la figura dei personaggi in maniera così chiara e decisa che essi rimangono fortemente impressi nella mente. Emerge la figura di Anna, dapprima donna di mondo, caparbia, decisa e poi sconfitta dagli eventi, dalla vita. Del resto l’esistenza stessa è fatta di gioie, dolori, ma anche di difficoltà perché il suo percorso è come quello del letto di un fiume: tortuoso, ricco di anse, sterpi e sassi. Anna, studentessa durante gli anni delle contestazioni, è affascinata dai movimenti del Sessantotto anche se li vive in maniera distaccata. Figlia di un’Italia che si confonde con la Germania in mezzo alle Alpi, si innamora e si lega sentimentalmente ad un uomo le cui origini sono africane, nascono due figli e qualcosa all’improvviso accade a sconvolgere due vite, o più vite. Ma il resto è tutto da scoprire nell’immersione di un piacevole romanzo che trascina il lettore anche nel mondo della scuola dato che Anna diviene insegnante. C’è una frase che mi ha colpito molto e che è riportata nelle prime pagine del libro: “Nella vita sociale nulla è più stabile della precarietà”. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Aneddoto

Voglio iniziare il romanzo, raccontando un aneddoto riguardante un sindaco di Rapallo, certo Turpini, che negli anni sessanta durante i consigli comunali, di fronte ad argomentazioni dell’opposizione che egli non riusciva a confutare, citava, a caso, leggi con riferimenti a codici di fantasia secondo la propria convenienza ed opportunità, facendo tacitare i consiglieri di minoranza e aumentando la propria popolarità, senza che nessuno poi andasse a verificare la correttezza o meno delle sue citazioni.
Interpellato sulla veridicità del fatto, rispondeva con il suo parlare pacato ed un sorriso sornione, che negli anni sessanta usava andare a Roma negli uffici, entrare con passo fiero e sicuro, senza esser fermato od interpellato da un qualche custode, al quale eventualmente rispondeva di esser fratello di Taviani.
“L’importante è affrontare le situazioni con sicurezza. Mostrare titubanza è la premessa per far nascere timori e dubbi nell’interlocutore, che è portato a non crederti anche quando hai ragione”, mi disse in un giorno di luglio del 2012, cortesemente con grande simpatia dalla sua sedia a rotelle, spinto da uno straniero, che sembrava una sua protesi e non un accompagnatore, tali erano la fierezza e la giovialità, che egli mostrava dal suo viso e dal suo disinvolto gesticolare.
Veniva dalle ristrettezze del dopoguerra, dove il lavoro trasformava in pane anche i sassi e per la sua condizione sociale aveva frequentato solo la quinta elementare. Uomo creativo, svelto, intelligente aveva seguito il corso della emergente politica attiva, affiancando intellettuali ed operai, con i quali sapeva comunicare più di altri, perché ne usava lo stesso linguaggio.
Uomo altero anche per la sua corporatura da pugile, convinto del suo agire, perché offrire opportunità alla sua città di mare, ma legata alla tradizione contadina delle sue frazioni, era una priorità assoluta.
Si racconta che in piazza Cavour davanti al Caffè Centrale abbia firmato alla fine degli anni sessanta più di cento licenze di costruzioni edilizie ad una schiera di muratori provenienti anche dalle vicine vallate, divenuti imprenditori, che offrivano appartamenti a chi concedeva loro un pezzo di terra, anche nella palude di sant’Anna, dando il via a quel fenomeno chiamato dal parroco dell’epoca “rapallizzazione”.
Spesso durante i suoi mandati da sindaco andava a condividere un panino a mezzogiorno con i muratori e manovali, che stavano riassestando le strade comunali o abbellendo i giardini della città.
Molti rapallesi, lasciando costruire sul loro pezzo di terra, sono diventati benestanti.
Un aneddoto non riporta una notizia vera o falsa che sia, ma indica un modo di comportarsi e di agire, che esprime una mentalità, che diventa costume.
Controllare parole e fatti è un atto di estrema trasparenza e fiducia, a vantaggio dei singoli e della società, sbugiardando chi evita o condanna ogni controllo come atto di sfiducia o di spionaggio verso il prossimo.
Proprio perché l’uomo è limitato e soggetto a variazioni mentali e di sentimento, va sostenuto dall’attenzione del prossimo controllore, che in tal modo può colmare lacune e riempire vuoti, verso la creazione di un’armonia esistenziale tra gli esseri umani.
Ha da perderci solo l’uomo falso e doppio.
Il millantare è purtroppo un vezzo che continua a perdurare: a salire dai piccoli funzionari fin su a politicanti locali o nazionali, che trattano la gente come se fossero delle zucche vuote.
Il sindaco Turpini è stato il precursore di un personaggio, definito il Cavaliere per antonomasia, che, diventato Presidente del Consiglio, è riuscito a introdurre in politica il nominalismo: è vero ciò che si afferma, mentre ciò che è accaduto è solo un accidente.
Il vangelo afferma che all’inizio era il verbo, il logo, la parola, l’alfa e l’omega, ma in senso simbolico, qui invece non si tratta di simboli, ma di sostituire l’apparenza alla realtà: non ha importanza aver un cavallo per cavalcare e quindi per esser cavaliere, basta esser nominato, perché sotto la sella si presupponga l’esistenza di un cavallo.
L’importante è esser cavaliere, anche se non si ha il cavallo: sembra lo spaccato del potere in Italia dopo gli anni settanta.
Seguire l’immagine di sé nella speranza di diventare eterno ed immortale è l’illusione più distruttiva della creatività e dell’appropriazione del proprio tempo.
Il Foscolo esaltava i sepolcri, perché attraverso di essi rimane eterna la memoria delle gesta e della creatività di chi vi giace, trovando nell’illusione il principio e la categoria mentale interpretativa e motivante della realtà, ma se poi immaginiamo o tentiamo di ricostruire l’immagine o di ricordare il pensiero della persona giacente, poca cosa sovviene alla mente.
Che sappiamo di Dante, di Cesare, di Cicerone, di Einstein, di Kant, Freud, Marx ( chi sa ad esempio che Marx conosceva il greco, il latino fino a scrivere un trattato su Augusto, e che scriveva poesie?), Wojtyla, Ratzinger, Pelè?
Qualche spezzone del loro pensiero, qualche tratto a memoria delle loro poesie o del loro ragionare, sprazzi di immagini televisive, se siamo svegli e di buona memoria; cosa conosciamo di questi personaggi storici o del pensiero dei filosofi?
Ma cosa ricordiamo invece degli insegnamenti, dei consigli dei nostri genitori, dei nonni? Spesso pochi, ma sufficienti per dare una quadratura al nostro pensiero. Ma sono conoscenze sufficienti per esser uomini del quotidiano, che vogliono vivere una vita libera e felice?
Di alcuni si conosce il nocciolo del pensiero, ma del resto rimane un vago ricordo, una sfocata immagine. A che serve tutto ciò a ciascuno di noi?
Ad aumentarne la saggezza, la gestione del proprio tempo?
Altrimenti siamo cavalieri senza cavallo, che sgambettiamo come infanti pensando di correre nell’aria, mentre siamo portati ovunque dalla volontà di altri, sia che piangiamo sia che ridiamo, che si fanno grandi per la loro convenienza.
Hitler e Mussolini e parallelamente Lenin e Stalin sono il frutto di tanti opportunismi messi uno accanto all’altro sostenuti da uomini di varie classi sociali, fino a proiettare in loro un illusorio interesse comune economico o politico, rilevatosi poi autodistruttivo.
Metter il cervello all’ammasso è un’operazione sempre latente negli uomini, alcuni dei quali tendono a comperare gli altri con le blandizie, il denaro o le minacce.
La letteratura latina, greca, in sintesi quella che ha caratterizzato i popoli della terra ad occidente è ricca di questi insegnamenti frutto dell’esperienza elaborata di uomini saggi, che puntualmente vengono messi all’angolo per la pigrizia mentale dei più e la disonestà intellettuale di pochi.
La storia che mi accingo a raccontare vorrebbe esser la storia di ogni esser umano, che ha il coraggio e la forza di gestire il proprio tempo, ritenendolo, secondo il pensiero di Seneca, l’unica vera ricchezza dell’uomo, che conduce la propria vita con saggezza e parsimonia.

***
Il cavaliere senza cavallo
di Corrado Leoni
Europa Edizioni, 2014, pag. 162

Corrado Leoni alla Fiera del Libro di Torino
Corrado Leoni alla Fiera del Libro di Torino

Corrado Leoni

Corrado Leoni nasce a Dro (TN) il 25 settembre 1942. Frequenta il Liceo classico e si diploma a Trento. Lavora in Germania presso la VDO-Siemens, dove viene eletto nel Consiglio di fabbrica. In Italia negli anni Settanta lavora presso l’ENAIP nella formazione professionale a Trento e diventa Direttore ENAIP a Francoforte sul Meno per la formazione professionale degli emigrati italiani. Si laurea in Economia politica presso la Facoltà di Economia e Commercio di Trento con la tesi Sviluppo economico della Repubblica Federale Tedesca 1950-1978. Entra di ruolo con concorso ordinario nelle Scuole Superiori della provincia di Genova per l’insegnamento di Economia aziendale, che svolge negli Istituti Tecnici Commerciali di Genova, di Chiavari, di Rapallo.
Dal 2002 vive a Casola in Lunigiana MS, comune di nascita della moglie Reana.
Promuove e diventa Presidente dal 2003 al 2010 della pro loco di Casola in Lunigiana MS; è curatore del libro Le Pievi Romaniche in Lunigiana, scritto da Franco Rampone e stampato dalla pro loco 2005.
Collabora con Emanuele Leoni e Florian Tudor nella stesura del volume Introduzione alla grammatica italiana in sette passi e mezzo corso pratico in lingua italiana e rumena rivolto ai Rumeni che desiderano imparare i fondamenti della lingua italiana., Editura Craiova 2008.
Ha scritto i romanzi Nane (2010), Migrare (2011), Il prete e il diavolo (2012/13), editi dalla Maremmi editore. Con Europa Edizioni nel 2014 ha pubblicato Il cavaliere senza cavallo.
Collabora con il settimanale Il Corriere Apuano.
Ha pubblicato con la Casa Editrice Kimerik nel 2015 il romanzo Donna Luigia. Profuga e partigiana e a gennaio 2016 La miseria del Sindacato Italiano – Dialogo tra nonno e nipote.

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19 Commenti

  1. Salve a tutti,

    Mi piacerebbe leggerne una copia di quello che sembra essere un libro come gli altri della galleria di questo autore: attuale, saggio e forse storicamente malinconico.
    Grazie

  2. Ringraziando Corrado Leoni per avermi inviato il libro, voglio complimentarmi ancora una volta con lui per le profonde e bellissime storie che ci racconta. Anna mi è piaciuta tantissimo: forte, caparbia, sicura ma a tratti disillusa, innamorata e realista. La società che si dipana intorno a lei si muove e si evolve eppure non così in fretta come sembrerebbe, Anna è una pioniera, una rivoluzionaria, il matrimonio misto ne è un esempio. Ma nella componente romantica si aggiunge sempre quella nota realistica che non rende amara la storia ma solo più concreta. Fantastico, scorrevole, ottima lettura piacevole e riflessiva al tempo stesso! Ve lo consiglio 🙂

  3. Il libro di Corrado Leoni non è soltanto un romanzo che dipana la sua trama attorno al personaggio di Anna, un’insegnante molto determinata e appassionata del suo lavoro. Diciamo che Anna fa da collante al racconto che sviluppa varie tematiche che illustrano con grande competenza e conoscenza vari aspetti sociali e sociologici quali l’emigrazione in Germania, i primi computer, le condizioni degli studenti lavoratori, la situazione economica e finanziaria, la riforma scolastica, la contestazione del 1968
    e tanto altro.
    Inoltre racconta con maestria il matrimonio poi naufragato con un professore di colore che a causa della burocrazia e della situazione del suo Paese d’origine ritorna in Africa. Ovviamente Anna e suo marito erano
    per l’epoca delle eccezioni poiché i matrimoni misti erano una rarità.
    La narrazione del testo è ovviamente influenzata dall’esperienza diretta dell’Autore che da insegnante ha vissuto molte situazioni simili a quelle della protagonista. L’accurata descrizione delle varie problematiche sociali e antropologiche evidenzia una profonda conoscenza del mondo dell’insegnamento e non solo.
    Il testo è sicuramente consigliato a chi ama la lettura non fine a se stessa ma contestualizzata all’approfondimento del periodo sociale e storico affrontato nel romanzo.

  4. Mi incuriosisce molto Anna… abbiamo lo stesso nome… lei diviene insegnante, a me sarebbe piaciuto, la passione per la lettura mi fa sentire sempre vicina ai banchi di scuola e ai libri… sarebbe bello conoscere la storia di Anna….

  5. Sono curiosa di sapere tutto ciò che ha da insegnare questo romanzo perché per me questo è molto importante: sapere di essere cambiati un po’ dopo aver letto un libro.

  6. Mi piacerebbe molto leggere questo libro, il personaggio di Anna ha catturato la mia attenzione, mi piace molto il fatto che percorra l’intero testo e che nello stesso tempo l’autore approfondisca temi sociali e problematiche sociologiche estremamente importanti per la nostra storia.

  7. L’introduzione è coinvolgente! Riesce a far riflettere come pochi libri sanno fare. Mi piace! Spero di poter leggere il libro per intero. Ne sarei felice! Grazie! Federica

  8. Ringrazio, prima di tutto, Leoni per l’ omaggio.
    Ho letto IL CAVALIERE SENZA CAVALLO con molto interesse,ricavandone, nel complesso, un’ impressione positiva.
    La trama scorre sul filo dei decenni scorsi e la protagonista, ex sessantottina dallo spirito libertario, vive un’ esistenza in condominio fra indipendenza e responsabilità. Insegnante scrupolosa e anti berlusconiana, parteggia senza riserve per un provvedimento che il governo del Cavaliere affossa. Non conoscendolo, evito polemiche, desiderando ascoltare il suono delle due campane per un giudizio equo.
    Anna , la prim’attrice del racconto, prima convive, poi sposa un immigrato africano , il quale ad un certo punto l’ abbandona per ritornare nella sua terra. Ha due figli, un maschio e una femmina, specchio dei tempi incerti e confusi nei quali viviamo. Dopo alcuni anni di vedovanza formale, s’ accoppia con Aldo,
    nella speranza di sperimentare una seconda giovinezza nella maturità.
    La chiusura coniuga auspicio e rassegnazione, in una miscela dalle gradazioni oscillanti.
    Tirando le somme : un libro piacevole, forse esageratamente connotato a sinistra. E dunque conformista laddove pretende di essere originale. Ma questa è una mia opinione, che nulla toglie al valore del testo. Auguri a Corrado.

    Gaetano

  9. Ho letto il libro che l’autore mi ha gentilmente inviato e devo dire che mi è piaciuto molto. Anche se la figura di Anna è presente ovviamente in tutto il romanzo si nota la grande competenza e conoscenza dell’Autore riguardo ai numerosi temi trattati che toccano il Sessantotto, la riforma scolastica, l’emigrazione e tanti altri spunti molto interessanti. Il testo è l’ideale per chi ama leggere e contemporaneamente approfondire il contesto sociale dove si svolge il romanzo. Lo consiglio assolutamente!

  10. Ringrazio l’autore per avermi inviato una copia del suo libro. Lo leggerò con molta attenzione e poi ne scriverò una recensione.
    Grazie mille,
    Valentina

  11. Salve, mi posso prenotare anche per una copia di questo libro se ne ha ancora a disposizione? Cordiali saluti
    Elisa

  12. Trovo interessante che un libro non voglia solo raccontare una storia ma anche insegnare qualcosa di veramente profondo e importante al lettore. Infatti un conto è quando si legge un libro che vuole lasciarci un messaggio preciso invece un altro è fare un viaggio dentro di sé. Non mi era mai capitato prima d’ora.
    Credo che sia un libro davvero intrigante e utile.

  13. Questo libro potrebbe essere un buono strumento formativo per tutti quelli che vogliono farsi un’analisi introspettiva. È interessante vedere il libro sotto questo profilo: quasi come strumento catartico e di autoanalisi.
    Sarebbe interessante leggerlo!

  14. Corrado Leoni parte dal Sessantotto per arrivare ai giorni nostri con un romanzo ben orchestrato tra nostalgie, speranze e disillusioni.
    E’ un po’ la metafora di alcuni lustri avviati dal benessere rampante e stabilizzati in un malessere sociale tutto antropologico.
    Da leggere e meditare.
    Grato se l’ autore vorrà omaggiarmi di una copia.

    Gaetano

  15. La vita che si forma sui percorsi, talora tortuosi, della società e della storia. Caratteri e vicende assumono enfasi compositiva nel filo narrativo, dove le parole si ispirano e si evolvono nell’universo di emozioni e di visioni dell’autore. Una consonanza a stilemi ascrivibili a tratti del romanzo biografico e della letteratura intimistica. Una figurazione franca, ed incisiva, che espunge ogni intrigo di retro-pensiero, che mira a realizzare una scrittura oggettiva. La proiezione di un patrimonio noetico che lo scrittore va a cogliere, senza svellere, nell’animo della protagonista, facendo sorgere – à la longue – una reale attitudine, una poiesi, volta alla comprensione, all’amore e all’amicizia.

  16. Interessantissimo e accomodante viaggio nell’osservazione di uno sconfortante realistico spaccato sociale e di una ricca esperienza esistenziale, andando verso un focus avveduto, ben oculato, che si rivela fortificante e utile alleato nella propria condotta. Andatura in modalità impavida!
    Grazie per questo viaggio ..

  17. Il cavaliere senza cavallo è l’opera in cui Corrado leoni tira le somme della propria esperienza di insegnante. L’elemento autobiografico è curiosamente trasposto al femminile per il fatto che l’autore valuta il mondo della scuola attraverso i critici occhi di Anna: ex sessantottina, terzomondista sino a sposare un africano avendone due figli, infine fallita sia come sposa che come docente. Il racconto suscita comunque interessanti riflessioni, oltre che sulla scuola italiana, anche sulla politica e la società in generale.

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