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Vent’anni dopo Il dio del fiume, il romanzo che ha consacrato Wilbur Smith al successo di scrittore bestseller in Italia, il re dell’avventura torna all’antico Egitto con il romanzo più avvincente, trascinante e appassionante di sempre.

Wilbur Smith è l’autore più venduto in Italia, con 24 milioni di copie.
I suoi romanzi nascono da una profonda conoscenza personale del continente Africano e di molti altri luoghi dove l’autore è vissuto.
È nato nel 1933 nella Rhodesia del Nord (l’attuale Zambia), ma è cresciuto e ha studiato in Sudafrica. Si è dedicato a tempo pieno alla narrativa dal 1964. Tutti i suoi romanzi sono basati su attente ricerche e appassionanti esplorazioni condotte in ogni angolo del pianeta. È considerato l’incontrastato “Re dell’avventura”.
Tra i suoi romanzi più letti e celebrati: Il dio del fiume, Come il mare, Il settimo papiro, La legge del deserto.

I suoi libri contengono un mix di elementi irresistibile per i lettori: storia e romanzo, sentimenti e adrenalina, qualità letteraria ed energia nella scrittura, e Il Dio del deserto è sicuramente tra le sue prove migliori, con il ritorno di uno straordinario protagonista: Taita il mago, il medico, il poeta, il consigliere intimo del faraone Mamose e poi del figlio, Tamose. Taita, l’uomo che regge nell’ombra le sorti dell’Egitto. Non c’è pace per lui, tanto più ora che ha avuto anche l’arduo compito di occuparsi, come tutore e mentore, delle due vivaci figlie dell’amata regina Lostris. Tehuti e Bakatha, così intelligenti, passionali e così uguali alla madre, di cui Taita è stato amante spirituale e di cui ha raccolto le ultime parole sul letto di morte.
A complicare la non facile situazione si aggiungono gli affari di stato e la minaccia degli Hyksos, che hanno ormai invaso il delta del Nilo, costringendo il faraone a ritirarsi nel sud del paese. Per tentare di scacciarli Taita dovrà chiedere l’appoggio del re di Creta, il potente Minosse. Ma ogni alleanza vuole un pegno in cambio. E il pegno è un sacrificio estremo per Taita.
A malincuore parte su una flotta diretta a Creta, che porta in dono a Minosse due vergini, Tehuti e Bakatha. Ma le due giovani, più inclini alle regole del cuore che alla ragion di stato, si innamorano del luogotenente di Taita e di un soldato della flotta e il sacerdote teme che le trattative con Minosse possano saltare.
Tra mille peripezie, avventure e visite a luoghi esotici e pieni di meraviglie, come Babilonia e Sidone, Taita riesce finalmente a sbarcare a Creta.
Ma minacce ancora più imponenti incombono sul suo destino…

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Il dio del deserto di Wilbur Smith

Il dio del deserto
di Wilbur Smith
2014, 512 p.
Longanesi
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5 Commenti

  1. In famiglia Wilbur Smith è uno degli autori che più appassionano i miei genitori. Dopo “Il Dio del Fiume” non si può non leggere questo libro!

  2. Io finora ho letto solo qualche romanzo di questo autore, mentre mia mamma li ha letti tutti, ne è appassionata, e questa sua passione deriva a sua volta da sua mamma (mia nonna), che ne aveva a più non posso…
    Anche se non ho letto molti suoi romanzi, considero wilbur smith uno dei miei autori stranieri preferiti perchè riesce a capultarmi nel pieno dei suoi romanzi, e a farmi sorridere e coinvolgere emotivamente mentre leggo!

  3. un libro imponente ma leggendo la trama sono certa che non ci si annoia mai, si vive la storia guardandola negli occhi dei protagonisti ed è proprio vero che già solo in questa anteprima si possono scorgere “storia e romanzo, sentimenti e adrenalina, qualità letteraria ed energia nella scrittura”.

  4. Ho letto tutti i romanzi di Wilbur Smith, partendo dagli Anni Novanta, come si suol dire “in tempi non sospetti” e in assoluto resta uno dei miei autori stranieri preferiti.
    Ho pianto e riso, ho sognato e accarezzato il vento, ho viaggiato senza l’obbligo della valigia (come scrisse Emilio Salgari)…
    Eppure…
    Questo ultimo romanzo l’ho prenotato da mesi, me lo sono accarezzato una volta a casa, l’ho gustato con gli occhi (mentre se ne stava bell’ordinato sulla mensola) pregustando l’inebrianza che mi avrebbe avvolto quando avrei inziato a leggerlo acciambellata sul divano, ma poi devo dire che non mi ha conquistato al cento per cento. Lo so, probabilmente sono l’unica al mondo, ma concedetemi questo privilegio, che è il provilegio dei lettori: spesso mi perdevo nell’evolversi dei fatti e dovevo tornare indietro, non mi ha avvinto tantissimo la parte di Cnosso e il minotauro, forse perché ho il retaggio del filo di Arianna… Queste parole solo per dire che il romanzo è sempre bello, ma il mio autore ne ha scritti altri ancor più belli.

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