Il fischio finale di Davide Rubini

Con questo accattivante e sorprendente libro Davide Rubini ci riporta agli anni ’90, per l’esattezza al periodo che va dalla primavera 1994 all’estate 1995. Il tema trattato è il mondo del calcio, quello dei grandi entusiasmi, delle corruzioni e degli intrighi tra sport e politica. A due anni da Tangentopoli la vita di un calciatore e di un uomo politico si incontrano e si intrecciano in una vicenda di malaffare. Il tutto narrato da Davide Rubini con grande capacità descrittiva, dando vivacità e colore alla storia, caratterizzando i personaggi, mai scontati, mai banali, piuttosto invece dinamici, particolari e pienamente descritti nella loro peculiarità. Singolare e attraente l’incipit con la descrizione dell’ex consigliere provinciale Ugo Carminati intento a scegliersi la cravatta da indossare, una cravatta blu notte, sobria, meno vistosa delle altre. L’uomo si sta preparando ad un incontro, manca più di un’ora all’appuntamento, ma spostarsi con i mezzi pubblici è pur sempre un’avventura, tanto più che non ha la patente perché odia i quiz a risposta multipla dato che soffocano i ragionamenti e deve quindi muoversi con i lenti mezzi pubblici. L’autore desta così nel lettore una curiosità immediata, invitandolo immancabilmente ad una inevitabile lettura che risulta efficace, veloce, immediata, coinvolgente, diretta. La scrittura del Rubini ha il carattere dell’essenzialità e dell’immediatezza espressiva, muovendosi libera da vecchi canoni. Pur narrando di un’amara vicenda di malaffare, riesce a strappare al lettore un sorriso grazie al pizzico di ironia che aleggia tra le pagine avvalorando l’opera densa di particolari, descrizioni, profili di personaggi e intreccio di eventi più che riuscito. Ne esce fuori il ritratto di un Paese che nonostante la mediocrità delle proprie ambizioni, riesce sempre a rinnovarsi, andare avanti e strappare un sorriso. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Calcio d’inizio

L’ex consigliere provinciale Ugo Carminati scelse la cravatta con molta cura. Scartò quelle più vistose e quelle Regimental, che pure erano le sue preferite, e optò per un blu notte. Meglio andare sul sicuro con questo Sgrilli. Prima di uscire dal suo modesto appartamento, passò in bagno per ordinarsi i capelli e si assicurò che l’alito fosse fresco. Per sicurezza s’infilò nella tasca interna della giacca una scatoletta di mentine e non si dimenticò di prendere con sé un fazzoletto di stoffa pulito. Mancava più di un’ora all’appuntamento, ma spostarsi con i mezzi pubblici era sempre un’avventura.
Carminati non aveva la patente perché odiava i quiz a risposta multipla. Soffocano il ragionamento era solito giustificarsi. Per fortuna l’estate era alle porte e uscire al calar del sole era ormai piacevole.
Smise d’indugiare, afferrò il soprabito crema e con quello addosso si diresse verso la fermata dell’autobus. Chi lo avrebbe mai detto che, a soli due anni dalla più grande catastrofe politica dalla fine del fascismo, le cose si sarebbero sistemate in questo modo? si chiese una volta in strada.
Per parecchio tempo il meglio era stato rimanere in silenzio e volare basso, nella speranza che la grande mannaia si fermasse abbastanza in alto da mancare le teste dei pesci piccoli. In genere la capacità di sopravvivere di un politico è direttamente proporzionale all’attenzione suscitata nei giornalisti, senza differenza tra il livello nazionale e quello locale, ma in quei mesi la situazione si era ribaltata.
Ugo Carminati paragonava la sua tecnica ai movimenti di un sommergibile. Era importante rimanere sotto il livello del mare, al sicuro da ogni possibile avvistamento e, solo di tanto in tanto, risalire per mettere fuori il periscopio e studiare come si muovevano gli altri sopravvissuti e i loro cacciatori. Il rischio di essere silurati era sempre elevato, ma conviveva con la speranza di avvistare terra all’orizzonte. Molti colleghi non ce l’avevano fatta e, tra loro, alcuni avevano cercato un impiego in un carrozzone pubblico prima che fosse troppo tardi. Altri se n’erano andati in Svizzera e, anche ai suoi livelli, qualcuno non aveva retto e si era appeso al legno traverso della cantina. Carminati aveva scelto di mettersi in soffitta in attesa che il peggio fosse passato.
All’inizio di quell’anno, il 1994, il terremoto. E, dopo il terremoto, la valanga di voti che aveva ricoperto il candidato che nessuno si aspettava, l’uomo del destino, il signore delle stelle che avrebbe reso possibili i sogni congelati di chi, come Carminati, aveva saputo attendere con lungimiranza l’ultima palingenesi del grande partito nazionale della conservazione. Per i commentatori era cominciata la più grande sfida politologica della storia repubblicana: spiegare senza mai davvero riuscirci il successivo ventennio di storia nazionale.
La svolta nella vita di Ugo era arrivata con una telefonata e con un invito a cena al ristorante Gli Archi.

A pochi chilometri di distanza, mentre l’ex consigliere si annodava la cravatta, dalla stanzetta di un bagno turco usciva un uomo con un grosso naso e un fisico atletico. Aveva un piccolo asciugamano stretto sui fianchi e con il vapore che ancora montava alle sue spalle fece cenno alla massaggiatrice che era pronto. Come al solito, dopo la doccia si sarebbe fatto trovare sul lettino per un massaggio californiano. Quelle dita che scorrevano sul suo corpo lo aiutavano a rilassarsi prima di una riunione o di una cena di lavoro. La sua assistente gli aveva parlato di quella tecnica New Age presentandogliela come un toccasana della medicina alternativa e a Beniamino Sgrilli, detto Benny, piaceva provare cose nuove, specialmente se a pagarle erano le tasche di qualcun altro.
– Signorina, il californiano per cortesia – ripeté una volta disteso.
Terminato il massaggio la ragazza dovette dargli uno scossone. Sgrilli si svegliò di soprassalto e, prima di tirarsi su, si passò il braccio sulla bocca per raccogliere la saliva che gli era colata durante il sonno.
– Il brutto di ’sto californiano è che non riesco mai a godermelo veramente, signorina. Lei mi fa addormentare ogni volta. Magari la prossima facciamo che ogni tanto mi tira un pizzico – scherzò Sgrilli, abbandonando il lettino e dando un’occhiata all’orologio appeso al muro.
Cominciava a essere in ritardo, ma la cosa non lo turbava. Prima di rivestirsi aveva previsto di farsi anche una sessione di solarium.

***
Il fischio finale
di Davide Rubini
2015, 384 p., rilegato
Gilgamesh Edizioni
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Davide Rubini

Davide Rubini Torino, 1979. Vive a Londra dove lavora come esperto di regolazione europea del mercato del gas naturale. In passato ha pubblicato: con Alessandro Fusacchia Niente di personale, Biliki (romanzo), con Alessandro Fusacchia Avvistamento di pesci rossi in Danimarca, Biliki (romanzo), Un dio di polvere, B&V Editori (romanzo), Dicono le cicogne, B&V Editori (romanzo), Parentesi, B&V Editori (racconti). È tra i fondatori di RENA.

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19 Commenti

  1. Lo sport e la politica apparentemente mondi così lontani ma nella realtà così vicini. Si incontrano per creare un patto contra legem. La vita di un calciatore sconvolta dalla conoscenza di un politico che gli cambierà in peggio la vita. Sarebbe interessante sapere come va a finire.

  2. Una persona non prende la patente perchè prova fastidio nei confronti dei quiz. Il particolare è intrigante. Da una prima lettura la scrittura è scorrevole. Con pochi tratti vengono descritte situazioni, ambienti, pensieri.

  3. Ho riscoperto la mia passione per il calcio grazie a mio figlio, mi piacerebbe quindi poter leggere questo romanzo che sembra veramente interessante.

  4. Sono molto curiosa di leggere questo libro e la premessa sembra molto interessante. Essendo appassionata di calcio da sempre mi piacerebbe davvero vedere come viene affrontato il tema in questione…

  5. Caro Davide
    sembra che il tuo libro mi porti alla mente alcuni ricordi di quegli anni molto particolari della mia gioventù dove esisteva solo il calcio e il malaffare. Sarei curioso di leggere il resto della storia che prevedo molto divertente ma anche profondamente malinconica.

  6. Trovo l’incipit molto interessante ed accattivante, mi piacerebbe tanto poterne leggere il seguito. Grazie

  7. Con la sua ultima fatica, Davide Rubini ci vuole accompagnare nel passato (mai estinto, invero) , all’incontro con due persone immerse nell’arte della retorica e della corruzione. Arte, si, anche se discutibile dal punto di vista etico. Ma nella nostra epoca, tarlata dal relativismo, esiste un giudizio vero, integrale, sui comportamenti umani?
    Un libro, sospeso tra cronaca e storia, da leggere con interesse e con una punta di considerazione morale (non moralistica).
    Grato a Davide se vorra’ farmene dono per una recensione – prometto – personale ma esaustiva.
    Gaetano

  8. questo libro mette insieme la mia passione per la lettura e la passione per il calcio del mio fidanzato. Sarebbe interessante leggerlo entrambi e unire due nostre passioni, e lui mi farebbe contenta leggendo!
    Lo trovo interessante e scorrevole.

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