Il mio cuore è un campanile di Manuela Bellodi

Un inno struggente alla propria terra a cui l’autrice ha attinto le proprie radici, l’Emilia, devastata dal terremoto. Il campanile è il simbolo della fede per eccellenza ed anche della civiltà di un popolo e l’Emilia ne ha più di duemila che si stagliano tra i campi, il verde e i paesi. Il terremoto ha devastato tutto, in un attimo: “Chi rimetterà  a posto le lancette del tempo?” Scrive l’autrice. Scorrono tra le pagine i ricordi struggenti, la Bellodi ritrova i suoi portici che sembrano guardarla con occhi stanchi, mentre la città di Modena pare invecchiata sotto il peso del tempo, i leoni del Duomo accovacciati da secoli. E la città in questi lirici versi diviene essere vivente che ha un cuore e un’anima. Manuela Bellodi, autrice dalla vena poetica, spigliata e piacevole, attraverso un linguaggio valido, schietto, accessibile a tutti, trae dalla vita e dalla natura temi attuali, scottanti e crea poesie armoniose che sgorgano dal profondo del cuore, tra memoria e sentimento, rimpianto e amore.
La sua poesia non è lasciata al caso ma elaborata nella fucina della sofferenza e del ricordo attraverso una triste esperienza di vita vissuta, che lievita in fondo al suo nobile animo e trova il modo di esprimersi mediante queste particolari e armoniche liriche che il suo sentimento capta, elabora e detta. Dal suo canto tenue e soave traspare l’amore profondo per la sua terra con il viale d’ippocastani, i vigneti di Lambrusco, gli alberi da frutto, i voli di uccelli e l’aria di festa. Ha scritto Joyce: “Quando hai una cosa, può esserti tolta. Quando tu la dai, l’hai data. Nessuno te la può rubare. E allora è tua per sempre.” E così è per i ricordi: sono nostri per sempre, non c’è uragano, tempesta o terremoto che possa portarceli via perché ormai fanno parte della nostra vita. E qui è e si perpetua l’eternità. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Il mio cuore è un campanile

Il mio cuore è un campanile e non lo sapevo.
Lungo e sottile o più squadrato,
con l’orologio puntuale o rallentato
che di sera illuminava la piazza.

Chi rimetterà a posto le lancette del tempo?
Peppone o Don Camillo,
uniti per sempre nello stesso dolore composto,
di razza.

Il mio cuore è un campanile che ora si è spezzato.
Tutto si è capovolto, non si distingue tra cielo e prato,
tra bello e brutto,
c’è solo lutto ed è sempre uguale.

Riusciremo ancora una volta
a rammendare ogni cosa
fino al giudizio universale?

***

Modena

Ho ritrovato la mia città invecchiata
i suoi portici mi guardavano come occhi stanchi,
e la Ghirlandina snella come un pioppo
pareva un po’ accasciata come i rari passanti.

Anche i leoni di pietra del Duomo accovacciati da secoli,
avranno tremato come l’uomo?
Nella cripta una donna inginocchiata davanti alla tomba del patrono
recita piano:

«San Zemian
da la berba bianca,
ho perso tutto e sono vecchia e stanca.
San Zemian San Zemian, an ster menga
con al man in man.»

***

La vigna del Cristo

Io scopro che il fusto del mazzo di rose
è una bottiglia destinata a me, le rose
sono per Teodora. Vino rosso frizzante
di Sorbara.
Eugenio Montale,
Le rose gialle da Farfalla di Dinard

L’aria era frizzante come il mio Lambrusco,
e il cielo così azzurro
che mi sembrava di essere rinato
insieme alla primula gialla e alla violetta del prato.

Poi, un colpo brusco, un boato,
la terra tremò, si aprì, e scomparve la vita.
E anche le mie viti in fiore, con accanto la rosa,
e il mio lavoro che più di un lavoro era amore verso una sposa.

Proprio per questo piano piano rimetterò a posto tutto.
«Io sono la vite, voi i tralci.
Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto…»
ha detto il Signore
Ecco, nonostante il dolore io insisto, sono viticoltore a Sorbara,
nella vigna del Cristo.

***

Il Crocefisso di S. Possidonio

Dalla chiesa senza pareti
quinta teatrale sul prato
escono i vigili del fuoco e due preti
con l’antico crocefisso recuperato.

Solo un pezzo di legno, e il braccio sinistro penzolante,
ma sulle loro spalle, Gesù è trionfante.
«Strappato a Napoleone prima, e al terremoto adesso,»
ci dice il parroco,
«per noi tutto è lo stesso, il Cristo è ancora nostro.»

Anche quest’anno si farà la processione d’agosto.

***
Il mio cuore è un campanile
di Manuela Bellodi
2014, 48 p.
La Vita Felice
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Manuela Bellodi

Manuela Bellodi modenese, vive e lavora a Padova. Ha pubblicato: Distacchi (Rebellato, 1980) con cui ha vinto l’«Ambrogino d’Argento» al Circolo della Stampa di Milano nel 1980; Per una manciata d’amore (Libroitaliano, 2002); Albicocche per i miei ospiti (LietoColle, 2006) con cui ha una ricevuto menzione speciale al «Grinzane Cavour Giardini Hanbury» nel 2007; La prossima volta (LietoColle, 2008); L’arco di rose (LietoColle, 2011) con cui ha ottenuto il 2°premio al Concorso «Pannun­zio» nel 2013.
Della sua poesia hanno parlato Silvio Ramat, Silvio Bordoni, Paolo Ruffilli e Giorgio Linguaglossa in La nuova poesia modernista italiana (Edilet, 2010) e in Dalla lirica al discorso poetico. Storia della poesia italiana (1945-2010) (Edilet, 2011).
Ha inoltre pubblicato un saggio sulla storia dell’Inquisizione e della Stregoneria dal titolo L’altro Olocausto (Cleup Padova, 2010).

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2 Commenti

  1. Ho letto con vivo interesse le poesie che compongono l’anteprima e devo dire che davvero si riesce a comprendere lo stato d’animo della poetessa di fronte a ciò che è accaduto. Apprezzo anche molto il fatto che oltre a far trasparire il suo cuore attraverso le emozioni intrise nelle sue parole abbia scelto di farlo venire fuori anche richiamando la sua terra.

  2. ” Il mio cuore e’ un campanile ” di Bellodi e’ un inno alle proprie origini, e’ una lauda alla terra dei propri natali. Quella di Manuela e’ Modena, ricordata con nostalgia e una vena critica in sottofondo.
    Liriche spontanee, senza sovrastrutture ; che invitano il lettore a rivalutare il territorio che l’ ha partorito, come seconda mamma, ” culturale “.
    Gradirei leggere per intero la poesia. E poi commentarle con dovizia.
    Grazie.
    Gaetano

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