sabato, 12 Giugno 2021
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Il pane perduto di Edith Bruck

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Il pane perduto di Edith Bruck

Il pane perduto di Edith Bruck è candidato al Premio Strega 2021, proposto da Furio Colombo.

Il pane perduto di Edith Bruck, la memoria necessaria e irrinunciabile

Per non dimenticare e per non far dimenticare, Edith Bruck, a sessant’anni dal suo primo libro, sorvola sulle ali della memoria eterna i propri passi, scalza e felice con poco come durante l’infanzia, con zoccoli di legno per le quattro stagioni, sul suolo della Polonia di Auschwitz e nella Germania seminata di campi di concentramento. Miracolosamente sopravvissuta con il sostegno della sorella più grande Judit, ricomincia l’odissea. Il tentativo di vivere, ma dove, come, con chi? Dietro di sé vite bruciate, comprese quelle dei genitori, davanti a sé macerie reali ed emotive. Il mondo le appare estraneo, l’accoglienza e l’ascolto pari a zero, e decide di fuggire verso un altrove. Che fare con la propria salvezza? Bruck racconta la sensazione di estraneità rispetto ai suoi stessi familiari che non hanno fatto esperienza del lager, il tentativo di insediarsi in Israele e lì di inventarsi una vita tutta nuova, le fughe, le tournée in giro per l’Europa al seguito di un corpo di ballo composto di esuli, l’approdo in Italia e la direzione di un centro estetico frequentato dalla “Roma bene” degli anni Cinquanta, infine l’incontro fondamentale con il compagno di una vita, il poeta e regista Nelo Risi, un sodalizio artistico e sentimentale che durerà oltre sessant’anni. Fino a giungere all’oggi, a una serie di riflessioni preziosissime sui pericoli dell’attuale ondata xenofoba, e a una spiazzante lettera finale a Dio, in cui Bruck mostra senza reticenze i suoi dubbi, le sue speranze e il suo desiderio ancora intatto di tramandare alle generazioni future un capitolo di storia del Novecento da raccontare ancora e ancora.

L’autrice

Edith Bruck, di origine ungherese, è nata in una povera, numerosa famiglia ebrea. Nel 1944 il suo primo viaggio la porta, poco più che bambina, nel ghetto del capoluogo, e di lì ad Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen. Sopravvissuta alla deportazione, di cui ha reso testimonianza nelle sue opere, dopo anni di pellegrinaggio approda definitivamente in Italia, adottandone la lingua. Nel 1959 esce il suo primo libro Chi ti ama così, un’autobiografia che ha per tappe l’infanzia in riva al Tibisco e la Germania dei lager. Nel 1962 pubblica il volume di racconti Andremo in città, da cui il marito Nelo Risi trae l’omonimo film. È autrice di poesia e di romanzi come Le sacre nozze (1969), Lettera alla madre (1988), Nuda proprietà (1993), Quanta stella c’è nel cielo (2009), trasposto nel film di Roberto Faenza Anita B., e ancora Privato (2010), La donna dal cappotto verde (2012) e La rondine sul termosifone, pubblicato nel 2017 da La nave di Teseo. Nella lunga carriera ha ricevuto diversi premi letterari ed è stata tradotta in più lingue. Tra gli altri, è traduttrice di Attila József e Miklós Radnóti. Ha sceneggiato e diretto tre film e svolto attività teatrale, televisiva e giornalistica.

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Il pane perduto
di Edith Bruck
Editore: La nave di Teseo (21 gennaio 2021)
Copertina flessibile: 128 pagine

Redazionehttps://www.manualedimari.it

Manuale di Mari è il Portale letterario fondato nel 2007 da Robert, uno dei primi blogger italiani, creatore del Blog Manuale di Mari e del Blog degli Autori, e Nicla Morletti, giornalista, scrittrice e Presidente del Premio Letterario Internazionale Il Molinello.

Dal 2009 il Portale letterario Manuale di Mari organizza la Fiera dei Libri on line, mostra dei libri presentati da Manuale di Mari che si svolge completamente on line durante tutto l’anno attraverso quattro sessioni:

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  • D’AUTUNNO, LIBRI IN FIERA – Sessione autunnale
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12 Commenti

  1. Non sono solita leggere libri che trattano delle deportazioni perché trattati sempre dallo stesso punto di vista, questo però potrei leggerlo perché basato sull’emotività. Già dall’anteprima mi ha colpito e invogliato a saperne di più. Per me potrebbe essere uno dei finalisti al premio strega.

  2. Spesso i libri che affrontano il tema dei Campi di concentramento si soffermano sul periodo di prigionia, questo invece va oltre, raccontando ciò che accade dopo, perché le cicatrici emotive sono difficili da sanare e non è affatto facile ricominciare una vita da zero, in particolare in un paese distrutto dalla guerra, che offre pochissime opportunità! Penso che questo libro farà parte della cinquina dei finalisti del premio Strega!

  3. Leggo spesso libri che affronatano questo tema, perchè mantenere viva la memoria su queste vicende terribili è, purtroppo, l’unico modo per tenere in guardia le generazioni future. Sono letture che mi lasciano sempre molto provata perché non è facile accettare che gli esseri umani possano essere così crudeli. Mi colpisce il titolo, perchè il pane perduto è il simbolo di tutto ciò che la piccola Edith, e come lei milioni di ebrei e di emarginati, hanno perso a causa della violenza nazista. una lettura difficile ma necessaria.

  4. Il passato è la strada maestra che ci ha condotto nel punto esatto in cui ci troviamo oggi e che guiderà i nostri passi futuri. In questo libro c’è una pagina di storia che è necessario leggere e rileggere affinché si imprima bene nella nostra mente e nella mente delle generazioni future. Oggi è più che mai necessario conoscere ciò che è stato e conoscerlo attraverso il racconto di chi ha sperimentato in prima persona di cosa sia capace la mente umana. Il tanfo nauseabondo di quel marciume che ha portato l’autrice a vivere l’orrore prova ancora a diffondersi, penetrando in modo subdolo nelle narici di chi non sa. E questo è solo uno dei motivi per cui vale la pena leggere questo libro.

  5. Per non dimenticare quello che di più bello abbiamo e che è stato negato a chi ha vissuto l’atrocità dei campi di concentramento.Grazie a questa autrice che forte del suo dolore ci invita a riflettere su quanto si sta risvegliando . Un libro da leggere e meditare insieme alle nuove generazioni auguri Mariliana

  6. La testimonianza di ciò che è stato. Il racconto di una bambina, di una donna poi. Il dramma di chi è sopravvissuto agli orrori della Shoah. La vicinanza della sorella. Il segreto per dimenticare ogni notte il terrore che possa succedere di nuovo. Dopo aver conosciuto Tatiana Bucci e suo cugino Mario De Simone, dopo aver letto i suoi libri e dopo aver appassionato anche mia figlia non posso che leggere questo libro che merita sicuramente un premio importante. Un ringraziamento speciale all’autrice per la sua testimonianza, il giorno della memoria non è solo il 27 gennaio…

  7. Da bambina ero rimasta fra le righe del Diario di Anna Frank per notti intere,con le lacrime agli occhi per le ingiustizie che leggevo …
    Ora da grande…mamma nonna mi piacerebbe con.piu lucidità leggere questo libro raccontato da una Donna adulta sopravvissuta allocausto

  8. Un periodo storico che è rimasto impresso nelle mente di tutti. Ogni volta che leggo vedo le persone, il freddo , la paura la voglia di vivere a tutti i costi, nonostante essere diviso soli… complimenti per questo suo libro, dentro c è l’anima dello scrittore.

  9. L’autrice saprà tenerci incollate pagina per pagina al libro, facendoci vivere forti emozioni dai ricordi nei campi di concentramento, alla sopravvivenza, alla ricerca di una nuova vita, alla ricerca di un nuovo mondo ed un nuovo inizio. Insegnando a noi, alle generazioni future che nulla di quello accaduto si debba ripetere ora ed in futuro.

  10. quante cose hai perso Edith! non solo il pane; m quella vita che avrebbe dovuto esser diversa per una bambina della Germania che aveva una sorella, dei genitori e una vita normale.
    ti han portata nel luogo piu’ brutto del mondo ed hai conosciuto tutto cio’ che di piu’orrendo poteva essere….sei sopravissuta all’inferno, ma il tuo ritorno alla vita ti ha fatto scoprire che piu’ nulla era come prima. e poi il caos di una vita che vita non era.
    qualcuno dei tuoi scritti li conosco e son colmi di una sensibilita’ che certe volte lasciano il posto a emozioni profonde.un amore,un matrimonio , e finalmente la normalita’.sei una gran donna Edith Bruck.
    onore a te…

    • ancora una volta, leggerti, sarebbe una cosa meravigliosa.
      tu sai sfiorare le nostre emozioni piu’ profonde, con le parole che ti escono dal cuore.
      grazie.

  11. Un libro profondo, dal tema delicato, che prende in considerazione una fase della vita dei deportati sopravvissuti ai campi di concentramento che poi conoscono e di cui troppo poco si parla: quella successiva alla liberazione e il ritorno a casa.
    Il senso di estraneità, la vita che scorre, per alcuni più facilmente, ma per altri, come Primo Levi, il dolore è così forte da portarlo al suicidio. Questi sono libri da leggere per conoscere e non dimenticare.

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