martedì, 1 Dicembre 2020
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Il parco Buoi Apota di Corrado Leoni

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Il parco Buoi Apota di Corrado Leoni

Il parco buoi apota di Corrado Leoni, ci guida alla scoperta dei meandri della ragnatela finanziaria moderna.

L’autore introduce il concetto di ‘apota’, quale filtro razionale che dovrebbe guidare ogni decisione, e procede ad una disamina dell’economia moderna, analizzandone la storia, le teorie ed i rapporti con la politica.

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L’assistenzialismo, come risposta alle pretese populiste, distruggerà lo stato sociale costruito sulla laboriosità e lo spirito solidale. Il titolo vuole risvegliare nel risparmiatore uno scatto di orgoglio nella consapevolezza del proprio stato e con la voglia di autodeterminazione.
Molti professionisti della finanza creativa e speculativa definiscono “parco buoi” il popolo dei risparmiatori, da far pascolare secondo le proprie promesse, lusinghe, prospettive economiche attraendolo in prati di verdi, facili e perenni guadagni, facendo balenare come universale e per tutti le fortunose avventure di entrate milionarie e veloci che risulteranno spettare a pochi come le vincite al gioco.
L’apòta invece è colui che non se la beve.
Questo termine fu coniato nel 1922 dal giornalista italiano Giuseppe Prezzolini, il mese prima che Mussolini guidasse la marcia su Roma. Lo scopo era di costituire idealmente la “Società degli apoti”.
In questa parola ho trovato la chiave per conservare un pensiero libero e continuare a tenere la barra dritta nel ragionare, perché esprime una condizione mentale che ho tentato di coltivare negli anni fino a diventare una ‘condicio mentis’ un’abitudine mentale, aperta e disponibile a credere a tutti e a tutto, passando attraverso il filtro della mente che sa distinguere la logicità dall’illogicità come se la prima corrispondesse ad un algoritmo sequenziale che individua e filtra eventuali virus che interrompono l’algoritmo, esigendo un controllo sul processo conoscitivo di questo e quell’altro argomento.
Il mondo della finanza è diventato una grande ragnatela, che affascina, attrae, convince sempre più numerose persone a lasciarsi coinvolgere come se esso fosse una grande sala da gioco, innocua, dove ciascuno si può cimentare e magari avere la fortuna anche di vincere.
Giocare in borsa!
Non passa giorno che sul computer o sullo smartphone giungano tramite i social annunci come il seguente, che promette guadagni veloci, certi e duraturi e che esemplifico: <Siamo alla ricerca di persone motivate e intraprendenti, desiderose di mettersi in gioco per realizzarsi dal punto di vista personale e professionale. Anche se non hai esperienza lavorativa, non preoccuparti: offriamo infatti a tutti i candidati un periodo di formazione, sotto la guida e con la supervisione di tutor esperti e qualificati, i quali insegneranno ai propri collaboratori come ottenere i massimi profitti dalle operazioni finanziarie in breve tempo.
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Di fronte a questi annunci l’atteggiamento mentale di chi vuol cimentarsi nella finanza creativa, come nelle varie vicissitudini della vita, dovrebbe essere “apota”, se si vuole condurre una vita sociale costruttiva e solidale in libertà di pensiero e di azione.
Non si tratta di verificare se l’annuncio sia vero o falso, ma di constatare, se la proposta possa valere per tutti e con gli stessi risultati o sia soggetta al caso come il gioco.
Da un punto di vista economico il risparmio, che non diventa investimento, è uno spreco di denaro, che porta povertà collettiva. Se non si investe il denaro a disposizione è come metterlo sotto il materasso.
Il denaro è un misuratore della ricchezza, rappresenta il titolo di un bene o di un servizio, che può esser utilizzato senza trasferire materialmente quanto misurato o rappresentato.
Il titolo o la banconota hanno sempre avuto valore in proporzione a quanto misurato, ma da qualche tempo gli speculatori finanziari, specie tramite i derivati, pretendono di misurare e trasferire valori di titoli gonfiati e sopravalutati rispetto allo scopo e al contenuto, per i quali sono nati e sono stati emessi.
Le monete in sé non sono una ricchezza, ma sono misuratori di ricchezza in proporzione al bene misurato e alla garanzie che l’ istituto di emissione lega alla moneta stessa.
Non era un’eccezione nel secondo dopoguerra trovare nei bauli di case abbandonate o persino nei muri di abitazioni in ristrutturazione pacchi di banconote emesse dalla Repubblica di Salò o emesse dagli Alleati per far fronte alle spese di occupazione, che hanno perso ogni valore di scambio in presenza dell’emissione di banconote legate alla nascita della Repubblica italiana.
Persino nei decenni successivi si trovavano nelle intercapedini di case in ristrutturazione rotoli da diecimila lire inutilizzabili perché scadute oppure rosicchiate dai topi, lasciando con l’amaro in bocca la progenie sempre ansiosa di trovare il tesoro, spesso frutto di duro lavoro e di risparmio ed altre volte di traffici truffaldini.
I risparmi non investiti sono buttati al vento.
Si dirà che quotidianamente vi è una valutazione di rapporto tra le varie monete, che oscilla.
Gli esperti sanno che la moneta misura le ipotetiche variazioni delle economie, che quelle monete misurano, utilizzando il misuratore monetario per scommettere sull’andamento di un prodotto come ad esempio il petrolio, legandolo ad una moneta come il dollaro che ne prevede in futuro una rivalutazione vantaggiosa o una svalutazione speculativa. Il valore della moneta non dipende quindi da ciò che rappresenta, ma da ciò che misura, per cui tante discussioni in dispregio dell’euro sono semplicemente pretestuose ed ideologiche, a ben valutare addirittura risibili.
Se la discussione riguardasse la corsa dei centometristi o dei duecento, quattrocento e via di seguito, senza specificare se si tratti di metri o di yard, e si misurasse la prestazione in secondi, avrebbe un evidente vantaggio chi percorre la distanza misurata in yard, ma un risultato migliore in secondi non significherebbe in sé una prestazione migliore.
Il mutare del sistema di misurazione legato al sistema informativo porta inesorabilmente ad un cambiamento nei rapporti economici.
Il saggio “Parco buoi. Apota” vuol esser un manifesto dei risparmiatori avverso gli speculatori finanziari.

Il parco Buoi Apota.
Dialogo tra nonno e nipote
di Corrado Leoni
Copertina flessibile: 108 pagine
Editore: Kimerik (29 novembre 2017)

6 Commenti

  1. Bisognerebbe comprendere a fondo l’argomento trattato per capirne al meglio. Poichè informarsi è sempre quello che serve per poter parlare. Non tutti capiscono il concetto di “economia” se non con appositi studi. Sono molto curioso di leggere il libro dai scritto. Recensione ovviamente a seguire.
    Francesco.

  2. Apota di Corrado Leoni descrive i mezzi di cui si servono i nuovi imperatori per attivare il consenso delle masse. E, nel contempo, istruisce il lettore su come dribblare questa insidia.
    Un trattato, piacevolmente scritto, che avrei piacere di gustare per intero. Contando sulla generosità dell’ autore.
    Grazie. Ricambierò con una recensione da anti apota……

    Gaetano

  3. Un concetto molto difficile da comprendere per la mia generazione. Io sono un grafico pubblicitario. I miei studi sono basati sul condizionamento delle persone e sulle loro scelte. Creare l’illusione del bisogno. Metto da parte i soldi perché potrei averne bisogno. Moltiplica questo per il popolo di uno stato e si ferma l’economia. Sarei curiosa di continuare a leggere il continuo

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