domenica, 26 Maggio 2024
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Il principio di non contraddizione di Claudio Alvigini

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Il principio di non contraddizione di Claudio Alvigini

Nella prefazione di questo prezioso libro, florilegio di melodiose poesie in cui si respira l’immenso, Giorgio Bàrberi Squarotti scrive: “Questa poesia si svolge come ricostruzione sempre molto riflessiva e lucidissima del tempo di vita trascorso, al fine di capirlo in forza della parola che, da sola, è in grado di chiarirla, di giudicarla, di rinnovarne la presenza e la grazia e la varietà e i dubbi. Il viaggio del poeta è, sì, nello spazio e nel tempo, ma anche nelle parola: nei termini antichi, nei miti, nei nomi di poeti e filosofi d’illustre passato.” Nei versi suadenti e morbidi di Claudio Alvigini emergono sensazioni espresse con levità e compostezza metrica che confermano la persistenza nella letteratura contemporanea dell’inesauribile tradizione classica. Essa rappresenta l’itinerario ideale di un’anima particolarmente sensibile e dotta che esprime in parole un vibrante messaggio d’amore, onestà e fede convinta nei valori dell’esistenza. Ogni poesia è un fremito che attraversa l’animo di chi legge, è una lirica che inneggia alla vita, agli spazi siderali, all’infinito che è in noi e attorno a noi. È “il principio di non contraddizione”, dove spazi immensi si svelano e l’essere umano chiede amore. Forte e solenne si leva la parola dell’autore: “Tu sei la mia cascata / d’acqua cristallina / e io, che sono povero di tutto, / ti posso amare solo con le mani / e le parole che mi scorrono nel sangue.” Claudio Alvigini è nato in Svizzera, ha vissuto a Palermo, a Pozzuoli ed infine a Roma dove, per più di quarant’anni, ha lavorato in Alitalia. A lungo è stato comandante di Boeing 747. Nelle sue poesie si respira e si sente l’immenso. Nicla Morletti

Anteprima del libro


L’origine del sangue

D’una passione nuova
ti volevo dire.

Un sangue
che non conoscevo
un sentire pastoso
che è carne dell’infanzia.

Un canto ed un lamento
persi nella certezza,
forse un po’ paranoica,
di una giovinezza
che non vuole
e che non può finire
perché ritorna sempre,
come tornano il caldo
e gli umori dell’estate.

Una promessa
che alcuni fecero a se stessi
e che mantennero
nonostante il nulla asfittico
chiuso nel petto
di quelli che parlano
con lingua biforcuta
e ingannano i piccoli dell’uomo.

Era di questo
che volevo dirti.

Raccontarti
dell’origine del sangue.

***

La peste

Per primi
si ammalarono
i gabbiani.

Dentro ali bianche
che eleganti e immobili
in silenzio
planavano sui tetti,
scese in città la malattia.

Nessuno si allarmò
né fece caso
a quel po’ di liquido
che colando dal becco
di quei magnifici velivoli
segnava in giallo le tegole
su cui impettiti
avanzavano ondeggiando.

Poi, nonostante il sole
e un cielo senza nuvole,
nascoste nelle pieghe
di venti grassi e torridi,
vennero strane febbri
a percorrere
le strade nella polvere
e a violare,
insinuandosi tra le imposte chiuse,
il silenzio e l’ombra
delle case
di cittadini esausti.

Sotto quelle carezze
morbide ed ardenti
rigonfi e tumefatti
i petali gocciavano
lacrime di liquore
ed effluvi dolcissimi
ingravidavano l’aria
mentre l’estate
non smobilitava,
stretta com’era
nell’abbraccio strettissimo
di un settembre
troppo pieno di colori.

***

Il tempo

Quando il sasso
buttato dentro l’acqua
planando placido sul fondo
avrà spento
i cerchi in superficie,
tutto ritornerà
com’era prima.

Nessuno saprà mai
di quel momento.

L’acqua sarà
com’era sempre stata,
la superficie del tempo
scorre di nuovo liscia
senza nessun avvenimento
ad incresparla.

E l’azione dell’uomo
si dissolve per sempre
in quella calma.

Lo sfracellarsi
di un corpo assai pesante
nel mare verde di Norvegia,
il grande aereo
che ha perso la sua lotta
maledice la terra
e squassa i flutti
disperdendo i suoi frammenti
nella baia.

Il gorgo del Titanic
e poi la calma,
non è successo nulla.

Il mare inghiotte tutto
e poi sta fermo
come l’alligatore
che nasconde la gazzella,
ma silenzioso e tenace
macera sul fondo
e digerisce piano
il galeone steso accanto
allo Spit-Fire
i dobloni e le colonne di Corinto
i sassi lavorati di Bisanzio
siluranti tedesche e sottomarini
il satiro danzante
anfore e i bronzi di Riace.

E intanto
in superficie
scorre il tempo.

***
Il principio di non contraddizione
di Claudio Alvigini
2012, 72 p.
Manni

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gaetano
gaetano
10 anni fa

Nella parole si sente il comandante,
una persona assai importante ;
che dirige idiomi e pensieri
nel mondo dell’ oggi e di ieri.
Vola nel cielo la sensibilita’ ,
con alta dose di umanita’ ;
e mentre il cuore s’ infiamma,
ecco stemperarsi il dramma
per approdare a lidi sereni,
popolati di luoghi ameni.
Claudio pone una condfizione
ne ” Il principio di non contraddizione “,
quella di venire giudicato
come un poeta consumato.

Gaetano

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