giovedì, 26 Novembre 2020
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Il profumo delle rose gialle di Elisa Barone

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La recensione di Nicla Morletti

Il profumo delle rose gialle di Elisa Barone
Un affascinante romanzo inedito dal titolo magico. Una narrazione fluida, morbido e snello lo stile. La fantasia del lettore spazia tra ville, abiti di seta color pervinca. Si apre all’orizzonte dei pensieri la vista di Napoli e la storia di un amore fa palpitare il cuore portando con sé il profumo delle rose di una magica primavera.
Flora, la protagonista, sa dipingere e dà forma e colore a tutto ciò che prova: Parigi, capodanno del 1950, i suoi quadri esposti ad un’importante mostra. E lui. Occhi scuri, ardenti…
Un bellissimo romanzo di vita e d’amore.

Nella copertina creata da Manuale di Mari: Rosa gialla di Anna Scott.

IL PROFUMO DELLE ROSE GIALLE
di Elisa Barone
Inedito – Narrativa
2009
Editori interessati alla lettura integrale e alla pubblicazione del libro possono richiedere un contatto con l’autore. Vai al modulo di contatto – clicca qui



Capitolo I

Le imposte semichiuse tentavano di sbarrare la calura di quel pomeriggio di fine luglio; Flora guardava la strada deserta, al di là del parco, in attesa della vettura.
Aveva preferito aspettare il taxi stando a casa,anche perché, se lo avesse aspettato avanti al cancello, avrebbe dovuto arginare le domande della vecchia custode della villa, sicuramente incuriosita dal fatto che Flora alle 15 di quel torrido pomeriggio aspettava un taxi.
Intanto l’auto sopraggiunse e Flora in maniera lesta e precisa, afferrò la borsetta e, prima di uscire dalla porta, sistemò l’abito di seta color pervinca e guardò le labbra colorate di rosa chiaro, come sempre.
Non amava più guardare la sua immagine e, in particolare, non amava lo sfondo grigio dell’iride, che, col tempo, sostituiva l’azzurro che prima c’era stato, sbiadendolo.
Del resto non amava più niente come una volta: quando il tempo prima di morire si accorcia di giorno in giorno, sempre più, tutto perde di significato e, anche i sentimenti stentano ad entrare nel cuore che si restringe come il tempo che rimane.
"Vado in Via Tasso 18" disse all’autista.
"Ho un appuntamento alle 15,30, arriveremo?"
"Sicuramente" la tranquillizzò l’autista mentre procedeva per le strade vuote e silenziose.
Napoli era bella a tutte le ore,  ma nei rari momenti senza traffico,somigliava alla città di tanti e tanti  anni prima quando,finita la guerra, nei giovani era ripresa la voglia di sognare, di vivere, di amare.
Sulla via Caracciolo c’erano ancora le rotaie del tram e di lì a poco l’auto sarebbe passata  avanti al bar Vittoria, vicino alla fermata di Chiaia e lei avrebbe visto l’immagine  di Vinicio seduto al tavolino.
Lo avrebbe rivisto come era il primo giorno,  quando lei scese dal tram quel lunedì di maggio.
Ecco il giovane che vestito  di bianco in quel pomeriggio  di primavera le sorrideva  facendosi ammirare mentre la guardava estasiato.

Nei films di quegli anni le storie d’amore erano intense, i protagonisti belli e giovani e la vita non distruggeva mai l’amore vero.
L’incontro con Vinicio non era la scena di un film e non era in bianco e nero; lui esisteva veramente e c’erano tutti i colori, però si amarono subito, al primo sguardo, come nei film di quegli anni.

Il lunedì seguente lei scese dal tram alla stessa ora, lui era ancora a  quel tavolo e si alzò per andare verso di lei.
"Mi chiamo Vinicio Di Matteo, mi consente di conoscerla?". Lui disse con fare garbato e rassicurante.
"Mi chiamo Flora Donati, sto andando a lezione di pittura e sono un po’ in ritardo". Lei rispose subito ostentando quel distacco nei confronti degli uomini imposto dai mille consigli materni. Ma il giovane non ne fu intimidito ed incalzò "In che tipo di pittura si cimenta? Come puo’ essere capitato anche questo? Io insegno all’accademia di belle arti, sono critico d’arte e scrivo su alcune testate nazionali. Il suo maestro saprà perdonare se passerà qualche ora con me, di fronte a questo mare".
Flora sorrise e la sua meravigliosa storia d’amore iniziava con la dolcezza di quegli occhi scuri in quel tepore di maggio.
Tornò a casa alla solita ora e col solito tram e, quando ne fu scesa, cominciò a correre come se la felicità  di quel momento dei suoi 20 anni, fosse un motore che trainava il suo corpo slanciato.
Giunta al cancello, cominciò  a scampanellare e i suoi due fratelli più piccoli, Lucio e Sandro, che giocavano a pallone, aprirono e la videro volare dentro casa senza che si fermasse, come al solito, nel roseto dove lei stessa coltivava rose gialle. Disse a gran voce: "Mamma, mamma, Dora, Enrica, dove siete, venite!".
Elena, la madre lasciò il ricamo e le sorelle lasciarono i libri sul tavolo e accorsero: erano allarmate e stupite di fronte al volto sognante ed ilare di Flora.

La madre guardò gli occhi della sua prima figlia e comprese subito che tanta felicità, poteva arrivare solo da un amore appena nato.
Contenne la gioia che pure stava provando, nello schema imposto dal ruolo di madre che deve opporre prudenza e seriosità a quella voglia di volare che ogni donna compresa se stessa, sente prepotente in certi istanti della vita.
Intanto strinse a sé Flora che l’abbracciava mentre saltellava e diceva "vuole rivedermi, voglio rivederlo, ci incontreremo domani avanti all’università, dimmi di sì mammina, dimmi di sì."

Il Profilo di Elisa Barone nella Galleria degli Autori.

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