La recensione di Nicla Morletti


Dorella Dignola Mascherpa è pittrice e scrittrice di talento. E’ fine, sensibile, attenta. Ritrae sulla tela attimi e cose catturate alla vita, ne esalta i colori, ne coglie l’essenza, così come fa con la penna quando scrive, cesellando immagini e personaggi, costruendo vicende per coglierne la parte più nascosta e il senso più segreto.

“Il Progetto” – Otma Edizioni, che ritrae in copertina “Colori d’oriente” – olio su tela di Dorella Dignola Mascherpa, è un libro interessante, accattivante. Lo stile è fluido, scorrevole. Piacevole la lettura. Autentici i dialoghi. Schietti i personaggi. Belle le scene. L’autrice evidenzia la psicologia dei protagonisti, come fa un abile pittore con i ritratti sulla tela. Ne coglie ogni sfumatura, luci e ombre. Abilità e scioltezza: queste le caratteristiche principali.

Tra i suoi libri ricordiamo: “Il fratello”, “Il piccione viaggiatore”, “Al di qua degli occhi”, “Mirto”.

L’autrice ha conseguito numerosi premi e riconoscimenti letterari. E’ iscritta all’A.U.P.I. (Albo Ufficiale dei Poeti Italiani). Sue poesie sono presenti nell’Agenda dei poeti.


IL PROGETTO
di Dorella Dignola Mascherpa
OTMA Edizioni
Ordina questo libro con dedica autografa dell’autrice (Prezzo: € 9,00)

Dal primo capitolo:

Di presto mattino Violante si era alzata per la consueta corsa in bicicletta con gli amici, prima di recarsi al Liceo per le lezioni.
Guardandosi allo specchio si era piaciuta con i calzoncini, le calze corte e le scarpe di tela bianche che aveva indossato con una polo verde chiaro, adatta all’ora sportiva che l’attendeva.
Era scesa dalla gradinata di casa come avesse fretta ed era andata ad urtare il vaso di pietra che sormontava la colonna al fondo della scala, procurandosi un dolore acuto ed una abrasione al gomito. Aveva trascurato la cosa per andare svelta al ripostiglio a prendere la bicicletta, ma poco dopo aveva sentito che del sangue le era gocciolato sul braccio.
Era ritornata in casa per farsi medicare e, non avendo trovato nessuno, si era dovuta tamponare da sola la scalfittura con una pezzuola bagnata sotto il rubinetto. Aveva perso tempo ma finalmente era riuscita a pulire ben bene la sbucciatura, a coprirla con un cerotto ed a non farla sanguinare più.
Si sentiva agitata per il ritardo ma sapeva che gli amici l’avrebbero aspettata. Aveva inforcato la bella bicicletta rossa, che i genitori le avevano regalato per i suoi diciott’anni ed era andata, pedalando veloce, verso il viale che circondava la grande villa antica.
Vi abitava insieme con il fratello Rocco ed una governante di carnagione nera che era ancora giovane e di bell’aspetto: si chiamava Sophie.
L’aveva allevata come una figlia, standole sempre vicina fin dal giorno in cui i genitori erano dovuti partire per l’India per trascorrervi lunghi periodi, con intervalli semestrali e della durata di un paio di settimane.
Il Marchese Caffarelli era stato incaricato dalle Nazioni Unite per portare la sua opera di medico specialista in malattie tropicali, in un lontano paese dell’India.
Sophie era sempre stata bonaria ed aveva saputo amministrare la casa con molta efficienza; aveva diretto la servitù come se tutto le fosse appartenuto e condotto il menage di casa con una tranquilla ma energica autorevolezza.
I servitori le erano devoti e la rispettavano come fosse lei la padrona di casa; ubbidivano ai suoi ordini, a lei chiedevano i permessi per le uscite e, se tra loro sorgevano dissapori, essa riusciva sempre a sedare ogni animosità, specie con i nuovi arrivati. Alcuni di loro erano stabilmente nella casa da molti anni mentre un piccolo numero si avvicendava tra la propria casa paterna e la villa, per prestare il loro aiuto anche all’interno delle rispettive famiglie, ricche di fratellini e sorelline.
Sophie manteneva con Violante e Rocco un atteggiamento prudente anche se molto materno. Era piena d’affetto e di attenzioni e badava di non varcare mai il limite del proprio ruolo, relativo al posto che occupava.
Si prodigava affinché Violante e Rocco stessero bene e non mancassero di nulla ma la cosa che le stava più a cuore era che non avessero a soffrire troppo la nostalgia di papà e mamma.
Cercava di distrarli con mille iniziative e grazie a lei essi avevano vissuto quella lontananza con serenità, crescendo in pace.
Quando i genitori facevano ritorno, ogni volta veniva organizzato in loro onore un grande ricevimento e gli amici accorrevano numerosi oltre che per la gioia di ritrovarsi dopo le lunghe assenze, anche per l’interesse che suscitavano i filmati dei luoghi dell’India, dove essi erano andati a vivere, con le suggestive esperienze tra la gente del posto che viveva di abitudini diverse ed affascinanti.
Non scordavano mai di portare doni per tutti: tagli di tessuti di seta dai meravigliosi colori, ed una quantità di oggetti raffinati, lavorati a mano nello stile della tradizione orientale, ornati di pietre preziose naturali. Gli amici mostravano eccitati la loro gioiosa gratitudine, rafforzando vieppiù quel legame d’affetto che li manteneva saldi nell’amicizia, al di là della lontananza e del tempo.
Attraverso di essi gli amici amavamo quella terra lontana, ricchissima di tradizioni e tanto diversa, per quanto potessero comprendere dai loro racconti che, nel tempo, si erano fatti sempre più specifici e sempre più approfonditi.
Soprattutto Violante era fervida ascoltatrice tanto che, all’insaputa di tutti, coltivava in cuor suo il progetto di poter un giorno seguire le tracce dei genitori, intraprendendo gli studi di medicina per le malattie tropicali, specializzazione che anche il padre aveva preso negli U.S.A., andando in gioventù a frequentare l’Università di Chicago…

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– Dorella Dignola nella Galleria degli Autori del Portale Manuale di Mari

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