sabato, 28 Novembre 2020
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Il quarantacinquesimo parallelo di Laura Buizza

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Il quarantacinquesimo parallelo di Laura Buizza

Il quarantacinquesimo parallelo di Laura Buizza è il romanzo di esordio della scrittrice bergamasca

Il quarantacinquesimo parallelo di Laura Buizza, tra giallo e mistero una pericolosa corsa per arrestare l’avvento di una profezia biblica

Isabel è una giovane laureanda in archeologia che vive a Firenze. Una mattina qualcuno si introduce nel suo appartamento in cerca di qualcosa che ha a che fare con la sua tesi. Nello stesso momento, a New York, i titolari di uno studio legale di successo sono alle prese con un codice enigmatico. I due bandoli della matassa si infilano in un groviglio che a poco a poco, come in una caccia alla salvezza in un labirinto buio, porterà le due storie a incontrarsi e a collidere in un finale del tutto inaspettato. Una pericolosa corsa ambientata ai giorni nostri per arrestare l’avvento di una profezia biblica. Un destino a cui l’uomo deve ad ogni costo sottrarsi…

“Quella notte furono i loro corpi a intrecciarsi, in uno slancio di passione che durò fino a quando furono sorpresi da un inusuale, quanto inaspettato, suono delle campane, che risuonò nella stanza d’albergo come un grido di paura”

Anteprima del libro

CAPITOLO UNO

Firenze, giugno 2011

Come tutte le mattine da due settimane a questa parte, prima di fare colazione, si infilava un paio di ciabatte, indossava una vestaglia color crema e scendeva le scale di corsa, senza prendere l’ascensore, poiché il tempo perso nell’attesa della chiamata avrebbe aumentato la sua agitazione. Percorreva il buio atrio d’ingresso, salutando con un cenno della mano l’anziana portinaia dello stabile, la signora Luisa, e si fermava davanti alla lunga serie di cassette postali, una per ogni famiglia. Spiava con un occhio l’interno della sua cassetta e, con la stessa espressione disincantata di ogni giorno, si ritraeva indietro e apriva la serratura con la piccola chiave dorata. Il suo sguardo si spegneva man mano che rovistava nella posta e vi trovava solo volantini pubblicitari.
«Hanno scambiato la mia cassetta delle lettere per un bidone dell’immondizia?», domandò con i nervi a fior di pelle, i piedi ruotati verso la portinaia e lo sguardo rivolto alla strada, nella speranza che il postino non fosse ancora passato di lì.
La portinaia la guardava con lo stesso sguardo compassionevole di tutti i giorni, da due settimane a questa parte, mentre nervosamente stracciava le carte e i volantini che imbottivano la sua cassetta delle lettere.
«Signorina Isabel, non faccia così, vedrà che domani mattina troverà quello che aspetta!», le ripeteva come ogni giorno la portinaia.
«Domani è domenica!», ribatté sconsolata, attaccandosi al bottone dell’ascensore.
Da circa un anno, Isabel viveva in un bilocale al quinto piano di uno stabile ottocentesco di via Vacchereccia, ereditato dalla zia pittrice defunta che, quando era in vita, lo usava come deposito di tele invendute, vernici, tempere, oli e cornici usurate. La camera da letto dava sulla Galleria degli Uffizi. Alle pareti si conservavano appesi ancora molti quadri dipinti dalla zia, mentre l’appartamento era stato ripulito in breve tempo da ogni altro oggetto e dalla polvere.
La carnagione del viso di Isabel si intonava al colore della vestaglia, portata con disinvoltura sopra della biancheria intima che lei stessa definiva “da casa”. I capelli biondi, raccolti in uno chignon improvvisato, le incorniciavano il volto con due ciocche che le ricadevano da entrambi i lati, sfiorandole il collo vellutato. Gli occhi grigi ricordavano il colore del mare d’inverno, prima dell’arrivo di una tempesta. Lei stessa era così: placida, mite, ma capace di stizzirsi per poco, di ritrovarsi nella burrasca che creava dal nulla con le sue mani.
Quel giorno la bufera che accompagnava i suoi pensieri era ingigantita dall’idea della lunga attesa che si sarebbe protratta fino a lunedì. La portinaia non osò chiedere cosa aspettasse di così importante, temeva che la sua curiosità avrebbe causato un feroce attacco di collera nella ragazza.
“È così giovane”, pensava la signora Luisa, “forse attende una lettera dall’innamorato”.
Si limitava a pensare e a fare congetture, la portinaia, poi con la testa china portava avanti il suo lavoro a uncinetto. Lo stesso da un anno, ormai.
Arrivata sull’uscio di casa, dopo una lenta risalita in ascensore, Isabel si arrestò. La sua porta era aperta, eppure lei era convinta di averla chiusa. Aveva persino le chiavi di casa in mano.
“Sarò uscita più in fretta del solito e non avrò chiuso”, pensò entrando in casa e serrando la porta dietro di lei.
Nonostante sforzasse la serratura, la porta non si chiudeva. Qualcuno doveva essersi introdotto nella sua abitazione, ipotizzò terrorizzata. Quale fu la sua rabbia quando davanti a lei si presentò una scena che mai avrebbe immaginato di trovarsi: il suo appartamento messo a soqquadro.
«O mio Dio!», gridò. «Chi c’è? C’è qualcuno?», domandò a voce alta, come per informare che lei era lì.
Rimase un momento in silenzio, attenta a ogni più piccolo movimento. Quell’assenza di rumori la inquietava. Fece alcuni passi verso la cucina, piano e con circospezione, come aveva visto tante volte fare nei film d’azione. Si accovacciò sotto il muretto che separava l’angolo cottura dal salotto, guardò a destra, a sinistra e ancora una volta a destra. Non c’era nessuno. Si alzò, corse verso l’armadietto della cucina ed estrasse il coltello seghettato che era solita usare per tagliare il pane. Se la portinaia fosse entrata in quel momento, vedendo la ragazza così, in vestaglia e con un coltello in mano, si sarebbe fatta un’idea di quanto Isabel fosse bizzarra. La cucina e il salotto erano stati messi in subbuglio. Andò carponi verso la camera da letto e si arrestò quando vide che tutti i suoi vestiti e la sua biancheria erano stati rovesciati sul letto e sul pavimento.
“Chi può essere stato a buttare all’aria casa mia in così poco tempo?”, si domandò. Restava il bagno da controllare. Se qualcuno era in casa sua, doveva essere per forza lì, pensò.
Si avvicinò alla porta del bagno chiusa, e la spalancò con tutta la forza che aveva in corpo, con il coltello ben serrato tra le sue mani. Nessuno. Anche il bagno era stato messo sottosopra: i cestini con i trucchi, le saponette, l’armadietto con le salviette e i detersivi, tutto sparso sul tappeto sporcato di fondotinta e shampoo che, nella caduta, si erano capovolti e, come nella più sfortunata delle ipotesi, si erano aperti.
«Santo Cielo!», esclamò con le mani fra i capelli scompigliati. «Chi si è intrufolato in casa mia?»
Lasciò tutti gli oggetti così come li aveva trovati sul pavimento e, rischiando di inciampare, corse fuori da casa con l’intenzione di chiedere aiuto ai vicini.
«Ah, i De Santis sono fuori città!», si ricordò appena prima di battere alla loro porta. Decise di scendere di nuovo le scale per informare la portinaia dell’accaduto.
“Forse lei può avere notato dei movimenti strani”, si disse, “ma è talmente impegnata a finire quella sua coperta che non avrà visto nessuno!”, pensò mentre scendeva di fretta le scale, per la seconda volta in quella mattina. La portinaia la sentì arrivare rumorosamente, poiché rotolò giù dagli ultimi tre gradini, inciampando nella vecchia gatta della signora del primo piano, che, come la padrona, non godeva di ottimi riflessi.
«Ahi!», esclamò, massaggiandosi la testa. «Mannaggia a te e alla tua padrona!», brontolò poi rialzandosi a fatica.
Isabel si diresse zoppicante verso la portinaia, con la vestaglia che si era aperta nella caduta e lasciava intravedere un corpicino snello, ma atletico, fasciato da un paio di culottes e da un reggiseno color malva.
«Per Dio, signorina Isabel! Si è fatta male? Si allacci la vestaglia!», implorò la portinaia scandalizzata da dietro il vetro, senza mai allentare la presa sulla sua coperta. «Il postino è già arrivato. Anche oggi non c’è nulla di nuovo per lei!», concluse con quell’aria saccente che inaspriva ogni volta Isabella.
«Non sono qui per la posta!», ribatté piccata e ancora dolorante la giovane. «Qualcuno si è introdotto in casa mia stamattina, certamente nel momento in cui sono scesa a controllare la posta, e ha messo a soqquadro il mio appartamento!»
La portinaia strabuzzò gli occhi. «Stamattina? Intende dire poco fa?»
Isabel annuì pesantemente. «Ha notato nessuno entrare e poi salire per le scale o più probabilmente con l’ascensore? Nessuno strano movimento?», domandò impaziente la ragazza.
La signora Luisa scosse la testa e, guardando da sopra gli occhiali, si fermò un momento a riflettere. «Stamattina no», cominciò corrugando la fronte, «ma ieri pomeriggio è passato proprio davanti ai miei occhi un giovanotto con un mazzo di fiori in mano. Ha detto di dover fare una consegna al piano di sopra, è stato molto vago, ma ha voluto portare personalmente i fiori».
«Sarà stato qualcuno che voleva fare una sorpresa alla nostra strip teaser, forse nemmeno lei avrà tenuto il conto dei regali che ha ricevuto!», rispose Isabel immaginando che quel giovanotto fosse l’ennesimo amante della nota ballerina, che abitava nello stesso palazzo.
La portinaia scosse la testa. «Riesco a tenere il conto di tutti gli uomini di quella “streptaser ”», esordì mentre Isabel inorridiva alla pronuncia della donna, «e posso dirle che nessun uomo si è mai trattenuto più di un’ora da lei», continuò, picchiettando con il dito indice sull’orologio.
Isabel la guardò di traverso, spalancando le braccia.
«Quel giovanotto, ora che mi ci fa pensare, non è mai uscito da qui», sentenziò la signora Luisa, congiungendo le mani sotto il mento.
Isabel indietreggiò. «Vuol dire che…se fosse lui, mi ha spiata da ieri? Ha aspettato che uscissi di casa per mettermi l’appartamento sottosopra?», domandò spaventata Isabel. «Ma poi deve essere pur uscito, in casa mia non c’era nessuno quando sono salita! Ricorda se qualcuno è uscito da quando ho preso l’ascensore per salire le scale?»
La portinaia fece un visibile sforzo per ricordare. «Da qui non è passato nessuno», disse sicura. «Potrebbe…».
«Potrebbe?», la incalzò Isabel.
«Potrebbe aver usato l’uscita di servizio sul retro. Di solito il sabato mattina la tengo aperta per le signore delle pulizie», azzardò la portinaia.
Isabel si morse il labbro superiore. «Ricorda com’era quell’uomo?», domandò mettendo premura all’anziana donna che non poteva di certo ricordare i volti di tutti quelli che entravano e uscivano ogni giorno dallo stabile.
«Aveva un bel fisico», rispose.
«Ah», esclamò Isabel spazientita, «adesso chiameremo i carabinieri, lei testimonierà e di quell’uomo saprà dire soltanto che aveva un bel fisico?»
«Si calmi, non mi faccia fretta, quando mi mettono pressione non ricordo più nulla», disse con calma la signora Luisa, continuando a lavorare alla coperta.
Isabel cercò di trattenersi, del resto si trovava di fronte a un’anziana signora. “Vecchia insolente”, pensò solo tra sé.
«Ricorda il numero dei carabinieri?», domandò in tono sarcastico la ragazza. «Senza fretta, la prego, lo componga, devo denunciare…»
«Cosa? Cosa deve denunciare?», chiese la portinaia prima di alzare la cornetta.
Isabel vacillò, colta da un calo di pressione.
«Denunci che qualcuno è entrato all’interno 24 dello stabile di via Vacchereccia al numero civico…», non riuscì a terminare la frase, poiché un furgone bianco sfrecciò proprio in quel momento davanti ai suoi occhi.
Isabel, turbata, uscì in strada, fece alcuni metri di corsa, ma non riuscì a vedere il numero di targa, poiché il furgone si era già allontanato. Rientrò sotto gli sguardi divertiti e bramosi di due uomini che la incrociarono e ne esaminarono il corpo ben visibile sotto la vestaglia, per colpa di quella cintura che proprio non voleva restare allacciata.
«Niente da fare, non sono riuscita a vedere la targa e nemmeno che direzione ha preso il furgone», sbuffò Isabel.
La portinaia la guardò di traverso, per l’abbigliamento osé che continuava a ostentare.
«I carabinieri saranno qui a momenti, li ho appena chiamati. Vada a rendersi presentabile», le ordinò senza più alzare lo sguardo dalla trapunta.
Isabel preferì salire con l’ascensore, per evitare che i vicini la vedessero così conciata. Sapeva di non essere in uno stato decoroso, non si era nemmeno lavata il viso e i denti.
“Come farò a prendere i vestiti senza toccare nulla?”, pensò mentre i numeri sul display dell’ascensore salivano progressivamente fino a 5.
Entrò in casa, questa volta senza armarsi di coltello. Saltò da una parte all’altra della stanza, cercando di non calpestare gli oggetti sparsi sul pavimento, fino ad arrivare alla camera. Si sedette ai piedi del letto, guardando lo scompiglio che nell’arco di così poco tempo si era creato.
“Non può essere stato da solo”, rifletté. “Chiunque sia stato, cosa cercava?”, si domandò. Si alzò e andò a rovistare nel cassetto dove teneva una busta con del denaro, sicura di non trovarla più. Quando, in quel disordine, riuscì a palpare la busta, si spaventò. La sua espressione si fece ancora più sgomenta quando notò che all’interno i soldi erano ancora tutti presenti, fino all’ultimo centesimo.
«Se non cercava i soldi, cosa voleva?», pensò a voce alta. D’un tratto si fece cupa in volto, mentre cercava di contare le collane e gli oggetti preziosi disseminati sul tappeto.
“Ci sono tutti”, si disse, “non ha preso nemmeno la collana di perle della zia, che doveva esserle costata un patrimonio”.
Non riusciva a comprendere cosa cercasse chi si era intrufolato in casa sua, qualcosa non le tornava in quella faccenda che stava assumendo i contorni di un giallo.
“Forse non ha fatto in tempo a prendere niente, mi avrà sentito ritornare e sarà scappato. Sarà andata sicuramente così”, pensò convincendosi di quella teoria che sembrava la più plausibile.
Nel frattempo, una volante dei Carabinieri aveva parcheggiato sotto lo stabile di Via Vacchereccia, al numero 15. Isabel non si era accorta che aveva ancora indosso la vestaglia di seta ormai sgualcita.

Il quarantacinquesimo parallelo
di Laura Buizza
Copertina flessibile: 308 pagine
Editore: Serra Tarantola (1 dicembre 2014)

10 Commenti

  1. Leggo sempre volentieri le storie ambientate nella mia città. Questa, già dall’anteprima si rivela estremamente intrigante: quale filo legherà New York ad una studentessa che vive a Firenze?
    L’ intreccio sarà sicuramente da assaporare leggendo una pagina dopo l’altra e sono sicura che non deluderà! Sarei onorata di ricevere il libro.

  2. I misteri la mia passione di solito divoro i romanzi basati su questo argomento mi piace immergermi in una buona lettura e questo libro sembra a caso mio dalle poche righe che ho letto è molto molto interessante .Chissà come sarà .

  3. Ho letto l’anteprima con interesse, mi ha ricordato i libri di Dan Brown, enigmi da svelare, rompicapi, corse contro il tempo, risvolti inaspettati etc…
    Dettagli che aumentano il mistero, l’opera che si snoda nella città di Torino, nota per le sue storie e leggende, un testo criptato da decifrare, un’incursione repentina nell’appartamento della protagonista alla ricerca di cosa? Personaggi distanti geograficamente, che convoglieranno nella stessa direzione… Un bel mix di mistero e suspense !!!
    Spero di aver la possibilità di leggere l’intero libro!!!
    Cordiali saluti.

  4. Avvincente già dalle prime righe si è subito catturati dalla curiosità di sapere cosa si cela dietro un innocente tesi.Un libro perfetto per una serata tutta casalinga complimenti e auguri Mariliana

  5. Queste prime righe mi hanno catturata. Mi sono subito sentita catapultata nella storia e ho condiviso la paura della protagonista quando ha trovato la sua casa sottosopra e tutti i preziosi al loro posto. Forse lei stessa nasconde qualcosa al lettore? Cosa può avere in casa di tanto interessante? Come si evolverà la storia? Sarei proprio curiosa di saperlo….

  6. L’inizio sembra promettere bene, perfetto per chi ama i gialli. Trama accattivante, avvincente e soprattutto coinvolgente che trasmette la giusta dose di suspense.
    Mi piacerebbe leggerlo

  7. Giallo e mistero, le mie letture preferite in assoluto. Sin dalle prime righe il romanzo ha ritmo, invita a volerne sapere di più e approfondire la lettura della trama.

  8. Anteprima molto intrigante che invoglia a continuare la lettura. Da archeologa inoltre sono ancora più attirata a saperne di più, a capire cosa nasconde la tesi della ragazza.

  9. Onestamente, leggere le prime righe, mi ha messo una certa agitazione. Difficilmente vengo attratto subito da un romanzo, devo ammettere che l’autrice è stata molto abile nel descrivere uno scenario che stimola curiosità e interesse. Spero di poterlo leggere.

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