martedì, 31 Gennaio 2023
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Il teatro è la vita vera

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Carlo SimoniE’ stato uno dei volti più amati della televisione alla quale deve molta della sua notorietà, diventando subito famoso per l’interpretazione nello sceneggiato di Rai 1 “I fratelli Karamazov” per la regia di Sandro Bolchi. Diplomato all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico di Roma nel 1967, ha esordito in teatro con Luigi Squarzina e Ivo Chiesa al Teatro Stabile di Genova. Un attore scelto per la sua bravura da Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano. Stiamo parlando di Carlo Simoni, primo attore al Teatro Stabile di Bolzano, e protagonista, nel mese d’agosto scorso di “Processo a Nerone” di Corrado Augias e Vladimiro Polchi per la regia Di Giorgio Ferrara, con Paolo Bonacelli, Benedetta Buccellato, Jean Sorel. Ora sta studiando il copione del Il Gabbiano di Checov, commedia diretta da Marco Bernardi che porterà in scena in novembre a Bolzano e poi in tournée in tutta Italia. Una commedia che conosce bene per averla già recitata con Ernesto Calindri e Alida Valli diretti da Fantasio Piccoli.. Ma nella sua vita però non c’è solo il teatro. Simoni si dedica anche alla pittura con molta passione.

Considerando che Cechov è di casa al Teatro Stabile, scegliere il Gabbiano nella sua maturità artistica, la soddisfa?

“E’un testo di generazioni dove sono a confronto le diverse età. Amo molto Sorin, il mio personaggio, un uomo che ti fa capire l’ironia della vita, che critica con affetto e grande umanità quello che lo circonda. Un’esperienza interessante poterlo rifare ora che ho un’altra età. Ho dentro tutti i prodromi degli altri personaggi. Cechov e ricordo il Giardino dei ciliegi (spettacolo del Tsb ndr) è nelle nostre corde, è un elemento molto forte interpretare questo tipo di teatro. Marco Bernardi oggi ha scoperto la poesia, la rarefazione umana composta di frammenti di psicologia umana. Ha raggiunto una maturità umana, artistica, per poter fare questo tipo di teatro”.

Con il Tsb è un legame che nasce nel 1993 e continua con successo. Un bilancio di questo sodalizio?

“Assolutamente positivo, sia artistico che umano. Dopo tanti anni di lavoro con molte colleghe, il rapporto con Patrizia Milani, donna molto preparata dal carattere mite, dotata di una dolcezza umana e sensibilità, è di grande affinità artistica e d’amicizia. Quasi un legame parentale. Tra noi c’è un gran rispetto e non prevarichiamo mai. Un’unione artistica dove Marco ci sublima organizzandoci l’arte e la vita. Un’intelligenza che pilota questo rapporto tra noi e aggiusta sempre tutte le situazioni. Ci da la coscienza di aver creato al massimo del nostro impegno e nel rispetto per l’autore. Cerchiamo nella recitazione sempre l’essenza della verità del pensiero del personaggio. Una sintesi per essere naturali e credibili. Non ci pare lungo il tempo che abbiamo trascorso insieme, non c’è stanchezza e il matrimonio artistico è ancora vitale. La parola tra noi ha un valore”.

Un sodalizio interrotto solo nel 1974 quando fu scelto da Strehler. Per un attore giovane deve essere stato emozionante sapere che questo regista lo voleva con sè.

“Mi chiamò per recitare nel Re Lear e confesso che provai dispiacere nel lasciare Bolzano per andare al Piccolo di Milano. Il regista lo conoscevo bene. Frequentavo la sua casa a Portofino dove si parlava d’arte e dell’Italia. Andavo a vedere le sue prove a teatro. Fu un grande amore per questo regista, un rapporto d’amicizia che non si è mai interrotto. Nel 1997 mi chiamò perché ero l’attore ideale per interpretare i Memoires di Carlo Goldoni, adattati da lui. Affermò che ero l’attore goldoniano per eccellenza. La sua morte improvvisa cancellò per sempre il progetto. Era un uomo straordinario”.

Una vita per il teatro ma nella sua vita artistica c’è stato anche un grande amore per la televisione. Le manca?

“Ho recitato molto in televisione senza mai lasciare il teatro. La mia carriera è decollata grazie al piccolo schermo. Ho fatto Il Mulino del Po, Madame Bovary, Leonardo da Vinci, Napoleone a Sant’Elena, Balzac, Il ritorno di Casanova. Ho lavorato con registi come Sandro Bolchi, Daniele Danzi, Renato Castellani, Eros Macchi, Tino Buazzelli, Luca Ronconi. Ero il più giovane e tutti mi hanno insegnato molto. Come attore ho imparato e la televisione mi ha svezzato. L’ho sentita come una mamma e orfano quando non si è più fatta, non per la notorietà ma perché in televisione si recita in modo diverso rispetto al teatro. Ho rifiutato dei contratti che non reputavo qualitativi. Il teatro però non tradisce mai, è la vita vera. Gli ho dato più importanza perché chiede più fatica, più sacrifici, ma provi più soddisfazione. La vita di ognuno di noi ha un grande valore, perché se vivo il nostro mestiere è importante, è un rito che si fa in due. Un rito d’amore. Io attore e l’altro spettatore. Il teatro è impagabile, irripetibile, mai eguale, si arricchisce sempre”.

Un talento per il teatro ma forse non tutti conoscono un altro suo talento: quello della pittura. Una sua personale “Mito e seduzione” è allestita al Museo della Fondazione Marino Marini di Pistoia. Cosa significa per lei essere pittore?

Sono sempre stati due talenti indispensabili. Sento sempre la necessità di esprimermi in tutte due le forme. Fin da bambino avevo l’istinto di dipingere e prima di diventare attore ho studiato all’Accademia di Belle Arti di Roma. Per me dipingere significa non staccare mai con il pensiero, anche se poi l’atto creativo è istintuale come un atto d’amore. La scelta della forma e dei colori è una tensione fortissima, un linguaggio estetico del sentire. Tolgo quello che non sento in un bilanciamento dinamico. Per me il quadro è come un’opera musicale dalla doppia, tripla lettura. Aggiungo cose che non mi spiego, che non so decodificare, ma altri in futuro potranno capire. Ho la presunzione di essere un radar, qual è l’artista. Quello che faccio è contemporaneo, non è ancora codificato, nemmeno da me. Dipingere è pura libertà espressiva, me lo permette il lavoro dell’attore, oppure l’attore ha permesso di chiarirmi meglio. Riesco anche a vivere una vita normale per restare in equilibrio, antitesi della mia psiche piena di pulsioni. Io sono un fatto diventato uomo per stare attento a me stesso”.

Intervista a cura di Roberto Rinaldi, pubblicata sulla pagina Spettacoli del quotidiano ALTO ADIGE di Bolzano

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Manuale di Mari è il Portale letterario fondato nel 2007 da Robert, uno dei primi blogger italiani, creatore del Blog Manuale di Mari e del Blog degli Autori, e Nicla Morletti, giornalista, scrittrice e Presidente del Premio Letterario Internazionale Il Molinello.

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