Il tempio dei bambini ed altre ipotesi

La recensione di Nicla Morletti

“Salviamo il mondo con amore”. Questo il messaggio che Beatrice Bausi Busi fa arrivare al cuore del lettore. E lo fa in maniera diretta, schietta, pura. Con quel suo bel narrare ricco di neologismi e soffuso “di ironia prettamente toscana”, come dice Lia Bronzi.
Una raccolta di racconti, questa, che coglie il senso della vita e delle cose. E che trascina. Affascina “La lettera a un genio”. Scrive l’autrice: “Mio caro, tutti fantasticano di trovare la tua lampada in qualche luogo romantico, che so… baule in soffitta, ‘mercatino delle pulci’, polveroso scaffale d’un affascinante negozietto d’antiquariato…”
Poesia e vita si amalgamano, si intrecciano, si fondono per dare corpo e anima a “Il tempo dei bambini”, “A.Q”, “Esserini da compagnia”, “Samocoa”, “Lettera  a un genio”, “Vento e jeans”. Ed è magia!

IL TEMPO DEI BAMBINI ed altre ipotesi
di Beatrice Bausi Busi

Bastogi Editrice Italiana
Collana Narratori italiani
2008 – p. 48
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Prefazione di Lia Bronzi

Gli angeli, quelli della spada fiammeggiante, che misero in fuga gli spiriti delle tenebre, hanno natura dipendente da quella del loro Creatore. Ma la mistagogia esoterica parla dei rapporti misteriosi che esistono tra l’essenza edematica o sostanza di cuore angelico che si è incarnata nella terza razza degli uomini e quella del singolo uomo, di cui ciascun organo fisico, come ciascuna funzione psichica e spirituale, è per così dire riflesso e copia sul piano terrestre del modello o prototipo dell’Alto.
Platone nel Fedro parla di una razza di uomini alati e nel Convito fa raccontare ad Aristofane di una razza androgina, avente corpi arrotondati. Nelle leggende norvegesi in “Asgard” troviamo dimora degli dei, così come negli “Asi” della Scandinavia si trova lo stesso “Loci mistico”. Ugualmente esistono le stesse personificazioni nei “Veda”, nei “Purana”, nelle “Scritture Mazdeane” e nella “Cabala”. Così i Governanti del mondo che precedettero il nostro sono identici ai Cosmocrati greci, ai Sette operai del “Pimandro”, ai Pitri indiani, ai sette Sefiroti cabalistici sintetizzati dalla “Triade” superiore ed anche ai sette spiriti planetari dei mistici cristiani.
Dunque, dal punto di vista della scrittura, la casistica angelica sembra essere piuttosto ampia, ha radici antiche e storicizzate, e si pone come: introiezione, proiezione, identificazione e duplicazione dell’io quale ricerca ontologica dell’uomo in una terra dove da sempre, ma ancor più oggi, sembrano essere fuggiti i buoni propositi e le giuste azioni, metaforicamente gli dei, come già specificato da Heidegger in Essere e tempo, da Sastre con L’essere e il nulla e da Camus con Il mito di Sisifo. Beatrice Bausi Busi si immette nella medesima scia. Va ad intraprendere un viaggio, anzi lo prosegue poiché già iniziato, peraltro, in altre opere, approdando ad alcune conclusioni nel testo intitolato Il tempo dei bambini ed altre ipotesi, una raccolta di sei racconti intitolali rispettivamente: “II tempo dei bambini”, “A.Q.” “Esserini da compagnia”, “SAMOCOA”, “Lettera a un Genio”, “Vento e jeans”, nei quali poesia e vita convergono, secondo un’estensione di motivazioni, fino a raggiungere “L’ingens sylva” dell’esistenza umana, della quale l’autrice cerca di cogliere quella molteplicità di nuclei ai quali opporre un nuovo e più interessante modo di vedere le cose. E Beatrice ci riesce raccontando piccole e grandi storie che hanno sempre due letture, che non possono sfuggire ad una costante ed attenta sorveglianza critica.
La prima è quella aperta a tutti, “amusante” e di sicuro e facile “imprinting” mediatico, che si sofferma alla realtà dei fatti narrati, nel loro evolversi nel tempo e nello spazio, pur talora immaginifico e surreale. La seconda lettura, più esoterica e profonda, ci porta tout-court al di là del bene e del male, e va considerata nei suoi itinerari sapienziali, con sfondi etici e sociali, impregnati di alta religiosità ed, anche se apparentemente paradossale, capace di restituirci a noi stessi, evidenziando soprattutto le nostre antinomie, i mali della società moderna, i cui uomini di scienza, talora, pur di valicare le “colonne di Ercole” vanno al di là dei limiti posti dalla deontologia professionale e dall’etica della ricerca scientifica.
Ed è così pensando che Beatrice Bausi Busi aveva, quasi profeticamente, scritto già un quinquennio fa il racconto “Esserini da compagnia” che si rivela un vero e proprio vaticinio nei confronti delle notizie che arrivano, dall’Inghilterra, a proposito della ricerca sugli “embrioni chimera”.
Dice infatti la scrittrice nell’ “incipit” del racconto: Presumo che le antiche generazioni avessero avuto il sospetto che sarebbe accaduto, ma dubito che anche i più allarmisti o preveggenti, secondo le opinioni d’allora, si sarebbero immaginati che a furia di esperimenti e incroci genetici, clonazioni imperfette e altre robe incontrollabili fra il regno animale, vegetale, minerale ne avrebbero vista comparire una tale varietà, non parlando della loro improvvisa “indispensabilità” che rendeva gli umani praticamente “esserino-dipendenti”! Ah…. fu una cosa incredibile! Di colpo sembrava che chi non ne avesse uno addosso o per casa fosse un paria della nuova esistenza….
Paradosso, si fa per dire, poiché l’uomo non sa davvero quale sia il limite da porre alla ricerca scientifica, lo ha dimostrato con la bomba atomica e quella “intelligente”, con lo sciupio e lo spreco dissennato delle fonti vitali d’energia che ha portato all’attuale pericoloso livello d’inquinamento e impoverimento delle risorse della terra, a quant’altro è stato fatto a danno dell’ambiente e dell’umanità, secondo un eterno ritorno al male e la coazione a ripetere che domina l’inconscio e che fornisce a determinati comportamenti umani un carattere demoniaco.
Questa scissione d’identità è evidenziata dalla narrativa di Beatrice che all’interno di situazioni difficili e perturbanti ricerca ciò che può essere familiare e rassicurante come la presenza angelica. Letteratura che può significare una svolta di respiro e che sa esorcizzare il volto di Medusa? Direi di sì, poiché la voce angelica presente nei racconti, già prelude ad una liberazione spirituale dalla sua zona d’ombra, per giungere a quel luogo dove la “parola”, quella giovannea, abbia senso e ragione d’essere nell’amore secondo un più ampio equilibrio tra l’intellegibile ed il sensibile, considerato nel suo essere nel mondo.
Lo stile della narrazione è sintetico, ricco di neologismi, intriso dall’ironia prettamente toscana dell’autrice (fiorentina D.O.C.) che, in modo talora apparentemente aereo e elegantemente svagato, pone l’accento su comportamenti e difetti abituali dell’essere umano (come l’indifferenza o l’incuria verso esseri viventi che ci tengono fedelmente compagnia, gli attuali e i probabili futuri) ma propone futuribili speranze attraverso l’innocenza e l’amorosa empatia per qualsiasi “compagno di viaggio” ci si affianchi. La raccolta ben si fa leggere e di per sé prelude già ad una buona comunicazione col pubblico dei lettori, cosa che puntualmente avverrà, ne sono certa.

Lia Bronzi

Dal racconto “Il Tempo dei Bambini”

Saltellavo e scalciavo, ormai da due minuti buoni, cercando inutilmente di togliere il fastidiosissimo sasso che s’era inserito fra la pianta del piede e il sandalo. Decisi allora di fermarmi, abbassare il laccio posteriore e togliere il benedetto sassolino con un dito.
Per compiere questa semplice operazione che non potevo più rinviare non mi ero resa conto d’essermi immobilizzata, di botto, proprio di fronte a una panchina parzialmente ombreggiata da un bell’alberone fronzuto; né tantomeno che la panchina era occupata.
Me ne accorsi, sobbalzando, quando la voce disse con un tono melodioso e remoto: “È questione di poco, veramente di poco!”.
Alzai la testa di scatto, restando col dito conficcato circa a metà del plantare, e in questa scomoda posizione vidi chi aveva parlato. Era una donna di una certa età… ma che età non so proprio dirlo perché aveva nell’aspetto qualcosa d’eterno e insieme d’infantile. Guardava avanti, oltre la mia schiena piegata in quella strana posizione. Presumendo che m’avesse chiesto una qualche informazione cui non avevo prestato orecchio a causa del fastidio dovuto al sassetto, le dissi educatamente: “Come? Scusi… diceva a me?”.
La vecchia proseguì, non “rispose”. Come se seguisse il filo d’un discorso che doveva pronunciare e non le importasse a chi si rivolgeva, neppure se ci fosse qualcuno ad ascoltarla, disse: “Loro sanno e sapranno. Sapranno come fare, quando e dove”.

Beatrice Bausi Busi, inizia a proporre sue opere ai concorsi letterari nel 2001, ottenendo vari riconoscimenti.
Attiva nel promuovere eventi che uniscano arte, musica e poesia (“Costruire impalpabili angeli”, “Lezione di poesia”, “II brusio degli angeli”, “Doppio evento”, “Elementi ed elementali”, “Voci per gli elementi”, “Note sull’acqua”) e sensibilizzino sui problemi dell’ambiente e del rispetto per ogni forma di vita, ama tramandare conoscenze e curiosità sulla propria città, dov’è nata, vive e opera: Firenze.
È iscritta all’Ordine dei Giornalisti Italiani, sue liriche sono inserite nelle Antologie di vari Premi Letterari.
Nel 2004 è presente con “Nassiriya” nella raccolta di AA.VV. “Parole di Pace” della Polistampa, ha pubblicato con Masso delle Fate Edizioni le raccolte di poesie “La stessa cosa fluente” nel 2005 ed “Elementalia” nel 2006. Questo è il suo primo libro di racconti.

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