giovedì, 28 Ottobre 2021
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Il volo del canarino di Franco Casadidio

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Il volo del canarino di Franco Casadidio

Il volo del canarino di Franco Casadidio, la storia di Sara, una ragazza ebrea per parte di madre, ambientata nella Germania di Adolf Hitler.

Il volo del canarino di Franco Casadidio, un romanzo storico di grande spessore

Il libro racconta la storia di Sara, una ragazza ebrea per parte di madre, ed è ambientata nella Germania della prima metà del secolo scorso, la Germania di Adolf Hitler.
La storia tedesca a partire dall’11 novembre 1918 – giorno della firma dell’armistizio che pone fine alla prima guerra mondiale – fa da sfondo alla vicenda umana e sentimentale dei protagonisti: Jürgen e Sara, due giovani originari della Baviera dei quali l’autore narra la storia dagli anni dell’infanzia, nel primo dopoguerra agli anni ’80. I due protagonisti verranno coinvolti nei drammatici eventi che si verificarono in Germania dopo la sconfitta nella Grande Guerra. Jürgen tipico rappresentante della nobiltà tedesca e della razza ariana, Sara di origine ebraica appartenente ad una famiglia amata e rispettata da tutti.
Le loro vite saranno profondamente segnate dall’ascesa al potere e dalla politica di Hitler, in particolare, dalle leggi razziali ed antisemite di cui Sara diventerà una delle tante vittime.
Jürgen, invece, inizialmente convinto sostenitore delle idee del nazionalsocialismo di Hitler e della necessità della rivincita del popolo tedesco, arriverà, attraverso un difficile percorso interiore fatto di dubbi ed incertezze, ad una decisa e convinta presa di coscienza degli orrori della politica del Reich fino alla epifania finale che lo porterà ad un sofferto ripensamento critico delle sue convinzioni e delle sue azioni da colonnello delle S. S. accettando con dignità e autentico desiderio di riscatto di pagare per le sue colpe e i per suoi errori.
Sara, la protagonista femminile, rimarrà sempre salda nelle sue convinzioni antinaziste e tra i due sarà lei a dimostrare maggiore forza e fiducia nel futuro; resterà accanto a Jürgen con coraggio e con un amore che sa capire e perdonare senza mai dimenticare un passato in cui hanno rischiato di perdersi e, soprattutto, sono stati testimoni degli orrori e della violenza che gli uomini possono fare ad altri uomini.
Ne Il volo del canarino di Franco Casadidio, tutti i più grandi avvenimenti storici della prima metà del ‘900 fanno da sfondo a questa storia: dalla firma della resa tedesca nel 1918 alla crisi del ‘29; dai primi anni del movimento nazista alla presa del potere nel gennaio del 1933. Dalla “notte dei lunghi coltelli” a quella dei “cristalli”; dai tentativi di assassinare Hitler fino alla disfatta finale, passando attraverso la Conferenza di Wannsee e l’assassinio di Heydrich, ogni episodio, raccontato con precisione storica, vede partecipi a vario titolo i protagonisti del romanzo, in un’avvincente narrazione che si concluderà solo a metà degli anni ‘80.

Anteprima di Il volo del canarino di Franco Casadidio

IN CAMMINO VERSO CASA
(nov. 1918)

Il fango arrivava, ormai, quasi alle ginocchia.
Dodici ore erano passate da quando il battaglione si era messo in marcia lungo la via del ritorno e, ad eccezione di una breve sosta verso mezzogiorno, il cammino era stato ininterrotto. Dopo giorni di pioggia, le strade ed i campi erano ridotti ad un’informe poltiglia di terra che si attaccava agli stivali appesantendo i passi fino a rendere la ritirata una triste e faticosa marcia dei dannati.
A queste latitudini capita spesso che l’autunno si travesta da inverno e gli alberi spogli, con i rami desolatamente nudi, sferzati dal vento, stavano lì a dimostrarlo.
Le cime più alte dei Vosgi erano già coperte da una sottile coltre di neve che svaniva quanto più ci si avvicinava alla grande pianura sottostante – luogo di incontro tra Francia e Germania – una distesa di prati, campi e boschi da sempre contesa tra i due Paesi vicini, terreno di battaglia fin dai tempi più antichi.
Il silenzio, quasi irreale, era rotto soltanto dal rumore dei passi delle migliaia di uomini che, dopo mesi di combattimenti, avevano ripreso la strada di casa e dal nitrire dei cavalli costretti a trainare pesanti affusti di cannone da centinaia di chili. Sotto il peso delle armi le ruote dei carri affondavano nel fango fin oltre i mozzi, rendendo difficile il lavoro di quelle povere bestie, stremate dalla fatica e dalla fame. A nulla servivano le percosse inferte loro dai soldati con pesanti rami utilizzati come fruste, spesso con tale violenza da lacerare la pelle fino a farla sanguinare.
Non una miglior sorte attendeva i feriti, trasportati dai propri commilitoni adagiati su barelle fatte di bastoni, legno e stracci intrecciati tra loro. La pioggia battente inzuppava le loro uniformi, infradiciava i tessuti utilizzati come giacigli ed il legno della struttura, fino a far collassare tutto, facendo finire in terra i malcapitati che spesso venivano abbandonati al loro triste destino; lasciati in mezzo al fango, destinati a morire di fame e di freddo, l’immagine del proprio esercito che si allontanava come ultimo fotogramma di quel drammatico film i cui titoli di coda avevano già iniziato a scorrere.
Truppa, sottufficiali, ufficiali: non c’era più molta distinzione in quella massa di uomini che, nonostante tutto, in maniera ordinata e composta, marciava meccanicamente verso la propria patria.
Resisteva ancora la disciplina militare, il rispetto del grado e degli ordini ricevuti, anche se, chilometro dopo chilometro, era come se ci si stesse spogliando sempre più della divisa militare per rientrare, pian piano, negli abiti civili indossati fino a qualche anno prima.

LA FINE DELLA GRANDE GUERRA
(nov. 1918)

Quando tutto aveva avuto inizio, quasi quattro anni prima, in pochi pensavano ad una sconfitta.
Nessuno immaginava di perdere la guerra a tavolino, con le trincee ancora piene, le mitragliatrici ed i cannoni integri, il suolo nemico ancora occupato. Quell’undici novembre, il generale von Einem, comandante della III armata, lo aveva detto chiaro e tondo ai suoi soldati: “Il fuoco è cessato. Non sconfitti…voi concludete la guerra in territorio nemico”.
Non sconfitti!
Ecco la condizione che più pesava sulle spalle di quelle migliaia di uomini che ora, inzuppati di pioggia, sporchi di terra e fango, stremati dalle lunghe marce, facevano ritorno verso casa. Nonostante l’inferiorità numerica, nonostante la forza soverchiante dei nemici, loro non erano stati sconfitti, non avevano perso la guerra, almeno non nel senso classico del termine. Qualche linea era stata sfondata, questo sì, ma il grosso delle truppe aveva retto e quelle trincee, che fino a qualche giorno prima erano ancora piene, stavano lì a testimoniarlo. Non i Francesi, non gli Inglesi e nemmeno i Russi erano riusciti a sconfiggerli, eppure ora il cammino a ritroso verso la loro patria era quello di un esercito sconfitto, battuto, di quelli che scompaiono dai libri e che, al contrario di quelli trionfanti, non passano quasi mai alla storia.
I soldati attraversavano paesi semi-deserti, i cui pochi abitanti si radunavano lungo le strade per osservarli in un silenzio quasi mistico. Werbeln, Völklingen, Saarbrücken; paesi e città dove erano rimasti quasi esclusivamente vecchi, donne e bambini perché gli uomini erano stati spediti al fronte e chissà quando sarebbero tornati, ammesso poi che tornassero!
Un’intera generazione quasi completamente spazzata via, una Germania sconfitta ed umiliata che non poteva più contare nemmeno sui suoi figli migliori per ricostruire un futuro diverso.
Ad ogni paese attraversato le facce delle donne scrutavano la truppa in cerca dei loro uomini; quando, raramente, qualcuna riconosceva un marito, un fratello, un padre, la scena era sempre la stessa. Le braccia al collo strette in un abbraccio senza fine, le lacrime di gioia di lei miste a quelle di rabbia e delusione di lui, la consapevolezza che la guerra era finita ma di certo non erano terminate le sofferenze, le privazioni, le difficoltà.
Poche decine di chilometri più indietro i vincitori avanzavano inarrestabili, armati di quella forza che sempre deriva dalla vittoria, in questo caso ratificata da un armistizio che era solo il preludio a quello che avrebbe riservato ai vinti il trattato di pace di Versailles.
A Compiègne gli alleati – in modo particolare i Francesi – non avevano soltanto voluto sancire la vittoria sulla Germania: avevano inteso umiliarla insieme a tutto il suo popolo ma questo i tedeschi ancora non lo sapevano, proprio come i vincitori ignoravano le nefaste conseguenze che quelle scelte avrebbero comportato negli anni a venire.
Ad essere umiliati per primi furono proprio i firmatari tedeschi dell’armistizio, costretti a viaggiare in un vagone con i vetri oscurati come i peggiori criminali; obbligati ad attendere i plenipotenziari dei paesi alleati per ore prima di essere ricevuti ed apprendere poi che l’armistizio altro non era che un diktat – prendere o lasciare! – da firmare entro tre giorni, con condizioni così dure che neanche Mathias Erzberger, segretario di Stato e capo della delegazione tedesca, avrebbe mai immaginato di dover accettare.
Ora, dopo anni di sacrifici e milioni di morti, tutto era finito, tutto era perduto.
Il Kaiser, spinto dai generali Ludendorff e Hindenburg, era andato in esilio in Olanda insieme a tutta la famiglia reale; quello che era stato il Grande Reich tedesco non esisteva più.
Poche settimane prima a Wilhelmshaven i marinai della flotta germanica si erano ammutinati, ma l’esercito, inviato per sedare la rivolta, si era rifiutato di sparare: “la Reichswehr non spara sulla Reichswehr” era stata la risposta dei generali all’ordine di Guglielmo II. E quel mantra sarebbe ritornato tante volte nelle settimane, nei mesi e negli anni seguenti: la Reichswehr non spara sulla Reichswehr.
In quella situazione di caos generalizzato il KPD – il Partito Comunista Tedesco – intravvide l’opportunità di incunearsi nel vuoto di potere che si era pericolosamente creato, per instaurare un regime sul modello di quanto appena realizzato da Lenin in Russia, dove lo Zar era stato spodestato e la famiglia reale trucidata ad Ekaterinburg.
A Monaco di Baviera, alcuni esponenti comunisti riuscirono a conquistare in maniera violenta il potere dando vita alla Räterepublick – la Repubblica dei Consigli – abbandonandosi fin da subito a violenze e vendette contro avversari e nemici politici.
La situazione rischiava di degenerare da un momento all’altro e di portare alla disgregazione e all’implosione della Germania, ad una guerra civile che, forse, avrebbe causato tanti morti quanti quelli provocati dal conflitto mondiale. Queste considerazioni furono alla base della decisione di accettare l’armistizio, di accettare una sconfitta che non era ancora stata sancita sul campo di battaglia e che proprio per questo creava così tanti malumori.
Ora, però, la Germania si era arresa, la guerra era finita ed i fortunati che erano sopravvissuti a quella carneficina facevano ritorno a casa, senza sapere bene cosa li attendesse in quel Paese così profondamente diverso da quello lasciato soltanto qualche mese prima.
Il Reich si era trasformato in una repubblica con il parlamento che – per sottrarsi alle violenze e alle lotte che ancora dilaniavano Berlino – aveva deciso di riunirsi nella piccola cittadina di Weimar: la nuova Germania era nata.
“Tenente, per quanto tempo dobbiamo ancora marciare? Non possiamo fermarci anche solo per un’ora, siamo sfiniti!”
“Fai silenzio soldato. L’ordine è di arrivare entro sera ad Homburg: e ci arriveremo!”
La risposta non ammetteva repliche come, del resto, tutte quelle fornite dall’Oberleutnant Helmut von Schotze ai suoi sottoposti.
(da Il volo del canarino di Franco Casadidio)

Il volo del canarino
di Franco Casadidio
Editore: Morphema Editrice (1 ottobre 2018)
Lingua: Italiano
Copertina rigida: 296 pagine

Franco Casadidio

Franco Casadidio è nato a Terni nel 1969. La sua passione per la Germania in generale e per la città di Monaco di Baviera in particolare, lo hanno portato a collaborare dal 2004 con le riviste bavaresi “INTERventi” e “Rinascita Flash”.
Il suo primo libro dal titolo “Quando arriverà la primavera”, cinque storie ambientate a Monaco di Baviera, è risultato vincitore dei seguenti premi letterari: Terzo posto III edizione Premio Nazionale “Giovanni Bovio” di Trani (BT), 1 settembre 2018; Opera finalista X edizione premio letterario nazionale “Patrizia Brunetti” 2017; Menzione d’onore IV ediz. Premio Letterario Internazionale “Vinceremo le malattie gravi” Sesto San Giovanni (MI), 15 ottobre 2016; Menzione speciale premio letterario S. Ambrogio, Milano, 2016; Primo Classificato – XV Premio letterario città di Terni “Logo d’oro” sez. narrativa edita, Terni, settembre 2015; Menzione speciale premio letterario “Dolce sole” Gissi (CH), ​15 novembre 2015;  Vincitore premio letterario “Insieme nel mondo”, Città di Savona 2015.
Il secondo, dal titolo “L’impronta del diavolo” è stato pubblicato nel 2016 dalla casa editrice Morphema di Terni; si tratta della storia di due giovani fidanzati che, nella Germania della metà degli anni ‘80 alle prese con il terrorismo della RAF, entrano a far parte del gruppo eversivo, con tutto quello che questa scelta comporta da un punto di vista materiale e morale.
Il libro ha ottenuto il prestigioso premio giornalistico letterario “Piersanti Mattarella 2018” di Palermo (4° posto ex-aequo) oltre a tutta una serie di altri riconoscimenti: Opera finalista prima edizione premio letterario nazionale “Villotte 2017: storie in cammino…un cammino di storia” Pordenone, 12 maggio 2018; Menzione speciale della giuria II edizione Premio Nazionale “Giovanni Bovio” Trani, 9 settembre 2017; Menzione speciale della giuria e opera finalista XV concorso letterario “Insieme nel mondo” Savona, 9 settembre 2017; Premio speciale della giuria XXXVIII concorso letterario “Sesto Properzio”, Spello (PG), 31 dicembre 2016; Terzo Classificato – XVI Premio letterario città di Terni “Logo d’oro” sez. narrativa edita Terni, settembre 2016; Menzione speciale della giuria – IV edizione Concorso Letterario Internazionale “Il Picchio” San Giuliano Milanese, 15 ottobre 2016; Menzione speciale della giuria, Premio culturale Nazionale “C. Beccaria” – Milano, 2016.

53 Commenti

  1. Argomento interessante, non mi stanco mai di leggere in merito perché penso che non solo non si debba dimenticare una pagina tanto orribile della storia, che è comunque la nostra storia, ma che non si debbano dimenticare nemmeno le singole storie delle singole persone che l’hanno vissuta sulla propria pelle. Noi non potremo mai capire fino in fondo, ma dovremmo come minimo fare ogni sforzo possibile per capirla.
    Apprezzo anche lo stile di scrittura non troppo prolisso ma comunque descrittivo.
    Avendone l’occasione, sarò davvero felice di leggerlo.

    • Buongiorno Elisabetta e grazie per il commento. Io credo che ricordare ciò che è accaduto e non dimenticare, sia di fondamentale importanza affinché non debba mai più ripetersi una tragedia simile. Ricordare, anche attraverso la lettura di un romanzo che poi, in definitiva, è la storia d’amore di due ragazzi, nati e cresciuti nel posto sbagliato nel momento sbagliato!
      Se vorrà leggerlo e darmi il suo parere ne sarei onorato. Grazie.

  2. Un libro con un tema molto delicato che personalmente ho molto a cuore, penso potrebbe essere un buon libro da leggere ed costudire, ne sarei molto felice di riceverne una copia.

  3. È da molto che sentito parlare di questo romanzo e son molto curioso.. E poi il tema della seconda guerra mondiale è sempre affascinante ed interessante

  4. L’anteprima è molto intrigante e la Seconda Guerra Mondiale un argomento che mi sta a cuore. Sarei molto curiosa di leggerlo

  5. I romanzi storici hanno un fascino assoluto e permettono di non dimenticare. La seconda guerra mondiale poi è un argomento storico che ho studiato anche all’università e che mi colpisce sempre molto.

    • Grazie Ilaria, in effetti la seconda guerra mondiale è un argomento molto affascinante, condensato in un romanzo storico, a mio parere, lo è ancora di più. Una volta letto ci terrei a conoscere la sua opinione. Grazie.

  6. Mi piace leggere questo genere di libri e non nascondo che l’anteprima mi intriga parecchio. Mi piacerebbe leggerlo

  7. Adoro i romanzi storici. Sono solita leggere libri sulla seconda guerra mondiale di genere filosofico. Sarei curiosa di fare una lettura sotto un altro punto di vista, in cui gli avvenimenti facciano da sfondo a una storia che sembra coinvolgente. Un mix che vorrei sperimentare.

  8. Un bel romanzo storico che fa da sfondo alla storia di Sara, e Jurgen,alle varie peripezie che dovranno superare in quei momenti bui, di sangue e di tristezza, per poi credo infine trovare la luce ed un sentiero meno aspro da percorrere insieme.
    Romanzi storici, uno tra i miei generi preferiti, molto interessante che questo romanzo abbraccia la storia dal 1918 a metà anni 80,descrivendo i molti fatti storici importanti avvenuti in quegli anni.
    Sarebbe interessante approfondirne la lettura, rispolverando con l’autore i vari avvenimenti di quegli anni, seguendo anche la storia di Sara e Jurgen.

  9. Romanzo storico molto interessante, una lettura da approfondire che tratta di tematiche che mi hanno sempre appassionata tanto. Ho trovato coinvolgente l’anteprima, complimenti all’autore perchè sin dalle prime righe il lettore è catapultato dentro alla storia.

  10. A mio avviso, dovrebbe essere un bellissimo libro. Trama davvero intrigante ed interessante! Spero di poterlo leggere presto! La copertina, è davvero bellissima e, già solo per quella, lo leggerei!

  11. in guerra non ci sono ne’ vinti ne’ vincitori, mi raccontava mio nonno….portato a 14 anni in un campo di sterminio, pur non essendo ebreo…..e la guerra lascia il segno…a tutti……
    ..deve essere un racconto meraviglioso…..l’anteprima fa vivere quei momenti……
    complimenti all’autore..una triste meraviglia……da legger tutta d’un fiato……

  12. Ali di canarino come i suoi pensieri in questo libro per me bellissimo, soprattutto un libro per non dimenticare ,un libro da fare leggere ai giovani e a quanti negano tutto ciò che è accaduto .Complimenti e tanta fortuna spero di leggere presto il seguito Mariliana

  13. Faccio parte di un gruppo di lettura a tema Shoah. Ogni mese leggeremo un libro per ricordare, non dimenticare e fare in modo che certe cose non accadano più.
    Questo libro è la proposta perfetta per la lettura del mese: vero, drammatico, cruento, commovente.

      • Sarà un onore collaborare con lei.
        La redazione ha il mio indirizzo, sono anche membro del Comitato dei Lettori quindi può richiederlo senza problemi per inviarmi una copia del suo libro. Non vedo l’ora di leggerlo per proporlo ai miei follower e ai membri del Gdl e lasciarle le mie impressioni qui su Manuale di Mari.
        Attendo con entusiasmo, grazie.

  14. Proprio alcuni giorni fà ho rivisto e riletto il Diario di Anna Frank,mi piacerebbe leggere questo libro,scoprire l aneddoto che ha dato titolo a questo libro,grazie infinite

  15. Un romanzo storico con protagonista una donna non può che attirarmi! Conoscendo già l’autore, la sua scrittura e preparazione sugli argomenti trattati mi piacerebbe sicuramente continuare la lettura!

  16. Mi piace leggere storie di cui le vicende umane si snodano sullo sfondo della Storia. Soprattutto nel corso di un secolo, come il Novecento, percorso da due terribili guerre che hanno sconvolto l’umanità in maniera così profonda. Mi è molto piaciuta l’anteprima e il modo crudo in cui l’autore ha descritto la guerra, perché ci sono casi in cui bisogna essere per forza diretti e incisivi. Sarei molto contenta di leggere la storia di Sara e Jurgen, che si sono incontrati nel periodo più nefasto per loro. E mi affascina la figura di questa donna, che già sento di ammirare. Complimenti all’autore per aver deciso di soffermarsi su questo periodo, che nessuno può permettersi di dimenticare.

  17. Bellissimo il titolo per un libro così importante. L anteprima mi ha subito coinvolta facendomi tornare indietro nel tempo. Belle le descrizioni. Mi piacerebbe poterlo leggere…

  18. La protagonista Sarà dà l’idea di essere una persona forte e coraggiosa che non si perde d’animo e che soprattutto, come riportato sopra avrà la forza di perdonare il suo amato ,dettaglio a mio avviso particolare dato il momento storico che si trovano ad affrontare. Un libro che ci può far capire come l’amore possa andare oltre qualsiasi cosa, una storia con uno sfondo non facile ma sicuramente ben raccontata.

  19. Un libro da tenere nella propria libreria
    Adoro queste storie, sono un appassionata di storia e di quello che riguarda la seconda guerra mondiale.
    Per quello che ho letto, questo libro risulta ben dettagliato e ben scritto.
    Spero di leggerlo e aggiungerlo alla mia collezione

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