martedì, Maggio 26, 2020
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In nome di Dio di Daniela Salmoiraghi

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In nome di Dio di Daniela Salmoiraghi

E se un giorno un uomo vestito di stracci, spaventato, in fuga per strada vi urtasse e sulle vostre gambe scivolasse uno strano fagotto cosa fareste? E se ciò accadesse non nella vostra città, ma nel suq di Khan el-Khalili?
Questo è ciò che succede alla nostra archeologa, protagonista di questo accattivante romanzo, dalla suggestiva trama e dall’intreccio molto interessante, in cui dominano l’attesa e la suspense. L’incipit poi cattura e rapisce subito il lettore in una spirale di emozioni. Sangue, le strade di Londra disseminate dal terrore. Ma da quanto tempo andava avanti questa storia? Tutto era nato a Cambridge, con quel raccapricciante delitto. In seguito vennero tutti gli altri, scrive l’autrice.
Tornando alla nostra archeologa di nome Susy, rapidamente nasconde il fagotto nello zaino. D’altronde la protagonista è solita scavare per trovare tesori nascosti o curiosità celate dal tempo. Come non afferrare al volo il misterioso involucro?
E proprio questo è l’inizio di un incubo, perché adesso ha nelle mani un reperto di inestimabile valore, un vecchio, vecchissimo papiro scritto in aramaico su cui sono incise parole inquietanti: Croce centrale, Centurione, Lancia, Costola, Sangue. Tutto fa pensare alla crocifissione di Cristo e al segreto nascosto nella lancia che trafisse il suo costato. Originale, accattivante, coinvolgente, “In nome di Dio” si fa leggere tutto d’un fiato e pagina dopo pagina la curiosità del lettore aumenta. L’autrice Daniela Salmoiraghi con fare dinamico e sciolto ci svela una storia difficilmente dimenticabile anche per l’amabilità della prosa e per il ritmo veloce e incalzante della narrazione, tra alchimisti, mistici arabi, oggetti sacri, l’Europa dei misteri e la mistica Gerusalemme.
Terzo Reich, Hitler che amava circondarsi di oggetti sacri dato che ogni reliquia emanava potenza, solidità e forza, tutto ciò di cui aveva bisogno per dare vita ad una razza ariana formata da uomini dai poteri straordinari, uomini – dei che attraverso le leggi razziali, la purezza della razza e l’eliminazione del Cristianesimo, potevano recuperare gli antichi poteri e dominare il mondo. Società esoteriche, dunque, sette, mistero e molto altro ancora. A voi tutti lettori, la scoperta di interessantissime pagine difficili da dimenticare. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Prologo

Sangue, sangue, sangue e ancora sangue. Era dappertutto. Viscido e appiccicoso, ma soprattutto rosso, un rosso forte, intenso.
Non riusciva quasi a muovere più le mani, ad aprire le dita. Le sembrava che anche il tatto si fosse alterato.
Non sapeva da quanto tempo era lì. Alzò la testa dal pavimento e si guardò intorno con circospezione, attenta a ogni minimo rumore.
L’ultima cosa che desiderava, ora, era richiamare la sua attenzione. Cercò di alzarsi aiutandosi con la balaustra di legno della scala. Appoggiò il piede destro e facendo forza con le braccia si sollevò da terra. Le tremavano le gambe e una fitta di dolore alla spalla la immobilizzò nuovamente. Dovette riprendere fiato prima di muoversi. Si ricordava di essere scappata dalla cucina e ora voleva tornare lì a ogni costo, per sapere cosa era successo. Si stavano divertendo fino a quando non era arrivato lui. Aveva cominciato a urlare e a dare di matto. Voleva ammazzarli tutti!
Lei lo aveva portato lì. Era tutta colpa sua.
Anna dove era finita? E tutti gli altri?
Possibile che solo lei si fosse salvata? La casa era immersa in un silenzio assordante.
Con le mani si tappò le orecchie, sentiva ancora le urla, acute e penetranti e la richiesta d’aiuto di Anna. Il suo chiedere pietà.
Cominciava a pulsarle la testa e non riusciva più a mettere a fuoco la stanza. Si toccò la nuca, stava perdendo sangue. Doveva esserci un taglio profondo… si girò lentamente: l’aveva inseguita, mentre correva su per le scale. Alla fine l’aveva afferrata per un piede, facendola cadere. Aveva in mano un bastone o forse un tubo di ferro. Poi aveva iniziato a colpirla, sempre più forte. Su tutto il corpo.
Era fortunata a non essere morta. Arrancò verso la porta, ci arrivò a fatica e riuscì ad afferrare la maniglia.
Lentamente la aprì.
Lo spettacolo che si presentò davanti a lei le fece perdere nuovamente i sensi.
La polizia la trovò così, distesa a terra, tra la cucina e l’anticamera, con una brutta ferita alla spalla destra, un profondo taglio alla nuca e numerosi graffi e botte su tutto il corpo. Forse aveva anche qualche costola rotta.
Diverse ambulanze circondavano la casa: vi erano molti corpi da portare via, troppi morti per una sola notte, troppi morti in una sola casa. Troppi morti e basta.
Chi ha voluto tutto questo?
Perché? Quale era il suo scopo?
Le strade di Londra erano disseminate dal terrore, e non solo quelle.
Da quanto tempo andava avanti questa storia?
Tutto era nato a Cambridge, con quel raccapricciante delitto. In seguito, vennero tutti gli altri.

Parte I
10 ottobre 2011, Cambridge

Gli studenti stavano uscendo dall’aula n. 29 dove si era appena conclusa la lezione di anatomia. Fabrizio e il suo amico Harry si separarono velocemente dal gruppo per riuscire finalmente a parlare da soli, senza che nessuno li sentisse.
«Allora, è tutto pronto per stasera?» chiese Harry.
«Sì. Siamo tutti d’accordo. E per stasera alle 10, nella palestra piccola, quella per le matricole. Ho pensato a tutto: dobbiamo essere muniti di torce, scarpe con suola di gomma e vestiti scuri per non farci vedere. Dobbiamo essere invisibili!».
«Ci sarà anche Albert?».
«Ho detto che ci saremo tutti e otto, compreso Omar ovviamente».
«Perfetto!».
«A più tardi allora. Adesso devo andare: aspetto una telefonata da mio padre. Ciao!».
«Ciao».
Fabrizio si staccò dal compagno e con passo deciso si avviò verso l’uscita del campus.
Grazie alle conoscenze paterne in ambito politico e diplomatico, oltre alle sue indubbie capacità intellettive, era riuscito a entrare nel Queens’College, uno dei trentuno collegi di Cambridge. Aveva scelto Medicina. Come il padre, ambiva diventare un abile chirurgo.
Malgrado la sua giovane età, era astuto e spesso si serviva delle persone per raggiungere il suo scopo. Una volta ottenuto ciò che voleva, queste sistematicamente perdevano d’importanza. Non era particolarmente bello: nonostante il metro e ottanta d’altezza e i capelli castani con occhi scuri, era però dotato di un sorriso alquanto accattivante, che insieme al suo savoir faire, gli permettevano di attirare le simpatie di tutti.
Dietro a questa facciata, c’erano anche una buona dose di cattiveria e di sadismo che sapeva dosare sapientemente. Figlio di padre italiano e di madre inglese, aveva preso dal lato materno la fredda compostezza anglosassone. Dal padre invece, il carattere altezzoso e fiero.
Si muoveva disinvoltamente tra studenti e docenti, sembrava che chiunque, vedendolo arrivare, gli cedesse il passo, aveva un qualcosa di regale. Fabrizio aveva mentito al suo amico: non doveva ricevere nessuna telefonata. In realtà aveva un appuntamento con uno scienziato, in un pub non molto lontano da lì.
Nessuno era a conoscenza di quella strana amicizia tra il giovane studente e l’anziano sir James MacLeod. Guardò l’orologio: si accorse di essere in ritardo. Accelerò il passo e attraversò velocemente la strada.
Ormai vicino al luogo dell’incontro, rallentò un pochino l’andatura.
Odiava arrivare in ritardo: considerava la puntualità una virtù.
Vide sir James dall’altra parte della strada che lo fissava intensamente.
Fabrizio ricambiò lo sguardo.
Appena furono vicini, senza dire una parola entrarono nel locale, a quell’ora del pomeriggio poco affollato. Cercarono un tavolo in un angolo discreto, per poter parlare liberamente.
Ce n’era uno che faceva proprio al caso loro, seminascosto da un appendiabiti a parete. Si sedettero e fecero finta di consultare il menù, entrambi sapevano esattamente cosa avrebbero preso: due mezze pinte di birra chiara.
Quando finalmente furono serviti, il vecchio MacLeod cominciò: «Allora, che cosa hai da dirmi di così tanto urgente?».
«Sono stato visto!».
«Quando? Dove?».
«Non ne sono del tutto sicuro, ma ho trovato il mio compagno di stanza a curiosare tra i miei libri. Si è giustificato dicendo che stava cercando il suo manuale di Anatomia e pensava che glielo avessi preso io, per sbaglio. Il problema è che aveva in mano le mappe».
«Dannazione! Come hai potuto essere così incauto?».
«A volte nascondere le cose nel posto più ovvio, è il miglior modo per occultarle».
«Ora cosa intendi fare?».
«Tu cosa suggerisci?».
«Che tipo è?».
«È tranquillo, un bravo ragazzo. Penso che fosse sincero, non era per niente imbarazzato quando mi ha visto. Perde in continuazione ogni cosa».
«Osservalo e annota ogni suo movimento. Vediamo che cosa succede. Al minimo problema dovrà scomparire». «Ok».
Lo scienziato sorseggiò la birra assaporandone il gusto e osservando il ragazzo aggiunse: «Ti sei comportato da stupido, non me lo aspettavo da te».
Fabrizio lo guardò afflitto.
«Non serve che fai quella faccia, non doveva accadere. Punto e basta».
Il giovane sperava di non aver sbagliato a giudicare il suo compagno.
Sir James si alzò e senza dire una parola e senza guardare il ragazzo si avviò verso la porta.
Fabrizio invece rimase ancora nel pub per finire la birra e per riflettere sul suo errore. Normalmente era molto duro con se stesso, aspirava alla perfezione assoluta in ogni cosa, ma stavolta non si sentiva così colpevole. Aveva camuffato bene le carte, non poteva certo immaginare che Cari si mettesse a cercare tra i suoi libri quello stupido libro.
Dannazione, non poteva prevedere anche questo. Sospirò. Forse sì. Considerava la sua libreria come il miglior nascondiglio al mondo, il più sicuro in tutta la stanza.
Avrebbe rimesso le mappe ancora lì, nel medesimo posto. Non voleva creare sospetti.
Sir James era stato troppo severo con lui e troppo precipitoso.
Bevve l’ultimo goccio di birra, si alzò, prese qualche sterlina dalle tasche e le appoggiò sul tavolo.
Doveva ritornare al college: era in tempo per la prossima lezione.
Uscito dal pub un vento gelido lo investi. Il tempo stava cambiando: grosse nubi oscuravano il cielo. Entro breve tempo si sarebbe messo a piovere.
Bisognava affrettare il passo, non aveva con sé un ombrello o un impermeabile, non si era ancora abituato ai cambiamenti repentini del cielo inglese. Ogni tanto rimpiangeva il sole dell’Italia: in questo periodo a Roma faceva ancora caldo, una temperatura ideale per le scampagnate.
Alzò il viso verso il cielo e alcune gocce di pioggia cominciarono a scendere.
Fece un sospiro e aumentò la camminata. Non aveva alcuna intenzione di arrivare al college fradicio.
“Questo dannato clima inglese!”.

***
In nome di Dio
di Daniela Salmoiraghi
2013, 214 p., brossura
Gruppo Albatros Il Filo

Daniela Salmoiraghi

Daniela Salmoiraghi è nata nel 1966. Ha collaborato con riviste di archeolo­gia e turismo, dedicando particolare attenzione all’Africa, al Medio Oriente e al mondo islamico. Ha pubblicato diversi diari di viaggio a carattere archeologico, sociale e culturale tra cui Libya, Iraq e Sulle tracce dei Mauri, che hanno ricevuto numerosi consensi presso la critica. Basandosi sulle proprie esperienze, ha re­alizzato il romanzo thriller La punizione e con il romanzo In nome di Dio, ci conduce nel mondo delle sette e della religione, tra l’Europa dei misteri e la mistica Gerusalemme.

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2 Commenti

  1. Inizia il giallo con il rosso. Abbondante. E’ il sangue dei massacrati. S’ avvia il tal modo la trama di ” In nome di Dio “, thriller di Daniela Salmoiraghi.
    Sul college grava l’ ombra di un omicida seriale ? Cos’ ha in comune col vecchio scienziato ? Interrogativi che il lettore scoprira’ man mano.
    Interessante. Potro’ averlo in dono ?

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