Isole di Pierre Turcotte

Questo libro vi piacerà, vi stupirà, vi coinvolgerà, cari lettori. Soprattutto per l’amabilità, la spigliatezza e l’originalità della trama. Dall’inizio alla fine “Isole” offre numerose sorprese. L’autore, con mano esperta, in una narrazione fluida e accattivante, riesce ad attraversare generi diversi tra loro eppur legati da quel sottile filo che è l’ingegno umano. Si passa così dal giallo al dramma e dallo spionaggio ai generi più sorprendenti dell’immaginazione in un abile gioco di suggestioni a cavallo tra ignoto e verità. Ma anche i personaggi più insoliti possono popolare la realtà, anzi la realtà stessa, certe volte, può assumere dei risvolti immaginifici che vanno ben oltre il romanzo. Una storia, tante storie, un personaggio, tanti personaggi prendono vita e si muovono nello schermo della mente del lettore, quasi con la stessa intensità delle scene di un film. Dominano i sentimenti, soprattutto l’amore che tutto muove e tutto smuove. Una capacità narrativa, questa di Pierre Turcotte, che deriva da un profondo sentire, fatta di ricerca scientifica e spirituale, di musica, di diversità e accettazione. Di distanze e avvenimenti straordinari che offrono la visione di luoghi meravigliosi e tante emozioni. Un romanzo quindi che si sviluppa a più voci: la stessa situazione viene presentata sotto punti di vista diversi. Tante isole, appunto, come stelle in un cielo di notte, la cui vista suscita bellezza, speranza, chiarore, emozione, ma anche malinconia in un cuore affranto. Sfilano nella mente del lettore i personaggi: Juan, Teiki, Eeva, Roberto che subito si fanno amare per il loro presentarsi in maniera amichevole e diretta, per ciò che narrano della loro vita. Sta in questo il talento di uno scrittore: nel rendere vivi e veri i personaggi che descrive, e in questo Pierre Turcotte riesce felicemente, conferendo al suo romanzo un’originalità e una bellezza molto particolari. Nicla Morletti

Anteprima del libro

0 – Teiki

Questa storia vi colpirà.
Anche se, qui e là, episodi singolari potrebbero apparire troppo inconsueti per sembrarvi del tutto credibili.
Come se si trattasse di quel genere di vicende tanto amate da sprovveduti incorreggibili sempre a caccia di misteri stravaganti e forzature, utili solo a nutrire un’insignificante fame di grandi rivelazioni a prezzo di saldo.
Ma non dovrete lasciarvi ingannare.
Anche personaggi molto insoliti possono popolare la realtà, trasformandola, a volte, in suggestione e costringendola a percorrere i sentieri sorprendenti dell’immaginazione. Per poi indugiare su quello stretto canale umido di nebbie, dove la verità sembra smarrirsi per confondersi con l’ignoto.
Chi avrà la compiacenza di ascoltare questa storia sarà spesso tentato di confondere l’ignoto con l’impossibile.
Ma commetterebbe un errore.
Con infinita pazienza e argomenti persuasivi, Juan è riuscito molte volte ad abbattere le resistenze di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, esortandoli ad aprire alcune porte della mente di cui non avrebbero mai neppure sospettato l’esistenza.
E diradando un po’ di quei vapori di bruma che troppo spesso trasformano dubbi promettenti in deprimenti certezze.
Oggi tenteremo di mostrare anche a voi alcune di quelle porte invitandovi ad aprirle. Sarà così più facile riconoscere la bellezza di Juan e la sua semplicità.
Una semplicità che non apparirebbe affatto tale, se ne scrutassimo la vita da un punto di osservazione troppo banale.
Ho il privilegio di essere uno dei narratori della sua storia.
Che è fatta di ricerca scientifica e spirituale, di musica, di diversità, di accettazione, di distanze e lontananze, di avvenimenti straordinari, di luoghi meravigliosi e, soprattutto, di amore.
Una storia le cui suggestioni e i sentimenti forti vi caleranno a profondità tali da indurvi a domandarvi che cosa mai ci potranno entrare con le tecniche di interpretazione delle opere pianistiche di Chopin e con i paradossi della meccanica quantistica.
Un attimo prima di sorprendervi a riconoscerne la saldezza dei legami.

1 – Juan

Il mio nome è Juan.
Anzi, per essere precisi sarebbe Hoanui, ma tutti mi chiamano Juan da quando mio nonno paterno, ispirato da discutibili ansie moderniste, iniziò a imporre in famiglia l’abitudine di attingere alle più recenti e inadeguate tradizioni europee piuttosto che a quelle ben più radicate e pertinenti della memoria Maohi.
In questo modo, chi lo avesse accontentato avrebbe contribuito a manifestare la propria indole progressista, necessaria, secondo lui, all’affermazione di un’identità individuale e collettiva adeguata alle esigenze dei tempi che cambiano.
Nessuno giudicò mai davvero persuasivi i suoi argomenti in proposito. Ma, se non altro per qualche tempo, si rassegnarono ad assecondare quell’ennesima mania e il caso volle che io, che all’epoca avevo due anni o giù di lì, ne divenni una vittima incolpevole.
Solo di fronte a mio padre, che non nascondeva il suo crescente fastidio nei confronti delle sue frequenti fissazioni, finse di mostrarsi magnanimo accettando, invece di un anonimo ma più scontato Jean, che mi sì attribuisse, come surrogato, un più esotico e inconsueto Juan.
Da quel momento mi chiamarono anche così ma tuttora, quando mi capita di rifletterci su, mi scopro invariabilmente solidale col dissenso di mio padre che, a differenza del suo, soleva motivare con logica precisione argomenti e convinzioni.
La burocrazia istituzionale però, poco indulgente verso simili inutili frivolezze, non ammise mai di voler riconoscere e tantomeno incoraggiare certi arbitrii, negando ogni variazione su tutti i documenti che mi riguardano e riportando con ostinazione, nelle apposite caselle, perentori e mai modificati ‘Hoanui’.
A partire da un certo punto della Storia, anche da noi nella Polinesia remota delle Australi, si stabilì di essere entrati a buon diritto nei giardini incantati dell’età moderna. Nessuno sa bene quale fu il momento preciso in cui tutto ciò avvenne; ma da allora ai funzionari pubblici non sono date eccessive libertà nella redazione di documenti e atti, essendo la confusione degli ar-chivi ufficiali già sovrabbondante rispetto ai rigori delle spietate esigenze dell’era della globalità.
Amici e musicofili forse ricorderanno che al tempo dei miei esordi artistici i cartelloni concordarono a lungo con le prescrizioni della carta d’identità.
In seguito anche lì le cose cambiarono, ma in fondo tutto ciò non è molto importante, e soprattutto non ha nulla a che vedere col fatto che oggi, nel giorno del mio trentaduesimo compleanno, io stia remando verso il reef a bordo della mia piccola va’a, una canoa che anni fa costruii con le mie mani dopo che, nel corso di una tempesta quella che avevo ereditato dall’altro mio nonno aveva ceduto alla prepotenza delle intemperie naturali e a quella altrettanto impietosa dell’età.
Per fortuna nell’orientare la prua verso il largo, poco fa, non ho incontrato nessuno.
Credo infatti che chiunque si sarebbe preoccupato di mettermi in guardia dalle insidie di una giornata tanto inadatta a una sortita dalla barriera corallina verso l’oceano burrascoso con una fragile va’a. Ma apprestandomi ad affrontare una ben più importante e impegnativa discussione, tra poco, con Tangaroa, il dio del mare troppo spesso crudele anche se talvolta generoso abbastanza da essere da molti chiamato Bonpère, padre buono, non sarei stato dell’umore adatto a sostenere sterili dibattiti sulle ragioni delle mie imprudenze.
Non è la prima volta che manifesto, con durezza, disaccordi assoluti con divinità tanto potenti, pur non facendo mai mancare loro rispetto e ragionevoli cautele nel contestare prescrizioni tanto sacre quanto incomprensibili.
Oggi, però, il tempo delle mediazioni si è concluso e temo che riuscirei a rendere assai dura la discussione di ogni controversia a chiunque. Non importa se uomo o dio.
Per una volta sarò io a concedere a Tangaroa la facoltà di contestare le mie convinzioni definitive. Potrà ignorarle o tentare di demolirle con l’intento di ottenere il mio recesso dai peggiori propositi,
Ma non lo farà, sapendo di non poterselo assicurare. Alla fine gli riconsegnerò definitivamente il mio corpo e la mia vita accordandogli di disporre a sua discrezione dell’anima, senza condizioni e con tutti i ringraziamenti che gli sono dovuti.

***
Isole
di Pierre Turcotte
2013, 426 p., brossura
Helicon

Pierre Turcotte

Pierre Turcotte, italiano di nascita, ma di origini canadesi, Pierre Turcotte lavora da oltre vent’anni in ambito finanziario come consulente per lo sviluppo territoriale di importanti gruppi bancari per i quali ha svolto anche attività di formazione commerciale rivolta al personale locale.
La sua formazione accademica si è sviluppata, in passato, anche in ambito artistico. Diplomato in pianoforte presso il Conservatorio di Venezia, ha iniziato, nel corso degli anni ottanta, una carriera che lo ha impegnato come concertista, didatta e, occasionalmente, come critico/recensore indipendente di spettacoli musicali in Italia.
Vive a Bassano del Grappa con la moglie Donatella, i figli Lorenzo e Laura, e il cane Mirò.
Nel 2009 ha pubblicato con Lampi di Stampa “La luna prima dell’alba” romanzo di ambientazione storica, finalista ai concorsi “Cingari 2009” (sesto posto) “Convivio 2009” (settimo posto con Segnalazione di Merito), “Giovane Holden 2010” (terzo posto assoluto) e “Via Francigena 2012” (Premio Speciale della Critica).
“Isole” è il suo secondo romanzo. A metà tra la spy story internazionale e l’intimismo di un racconto psicologico, il libro ha vinto il primo premio assoluto con parere unanime della giuria al “Concorso Letterario Città di Pontremoli 2012”, il Primo Premio assoluto al Concorso “Thesaurus” di Matera, e si è classificato al terzo posto al “Concorso Cingari 2011”.

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5 Commenti

  1. Bellissima la storia di Juan, attraverso il suo racconto dettagliato sembra proprio di ritrovarsi in un altro luogo, con priorità e necessità totalmente differenti dalle nostre.

  2. Il libro sembra molto coinvolgente che trasporta in una cultura diversa dalla nostra, spero di poterlo leggere

  3. questo autore non lo conosco, ma come l’ha descritto Nicla Morletti deve essere molto bello, romantico.
    spero di leggerlo….

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