venerdì, 19 Luglio 2024
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Jimmy e Ji di Patrizia Gaslini

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LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Jimmy e Ji di Patrizia Gaslini
Romanzo originale, scritto in punta di penna. Di una morbidezza accattivante. Una storia insolita e per questo ancora più attraente. Un diario davvero speciale che narra l’evolversi di due vite nel grembo materno: Jimmy e Ji. Siamo all’alba della vita, nel cuore della vita stessa che germoglia lentamente, prima di sentire l’aria e di vedere il sole.
Cullati dal respiro della madre, i due feti imparano a sopravvivere in un luogo caldo e protetto, ma anche travolto da emozioni e sensazioni, che essi ancora non conoscono. Fragili e indifesi, Jimmy e Ji percorrono il loro cammino, mentre la natura, madre eterna di tutte le cose, li protegge e insegna loro ad essere forti.
Pagine emozionanti di vita e d’amore.

JIMMY E JI
di Patrizia Gaslini

Il Filo – Collana Nuove voci
2008, pag. 94
Per ordinare il libro clicca qui
Un diario davvero speciale, uno che intanto conta le settimane e non i giorni e che racconta l’evolversi di due piccole vite dentro il grembo materno: Jimmy e Ji. Così questa speciale cronaca di una gestazione non solo filtra i fatti esterni dal punto di vista di un feto, o meglio due feti, ma soprattutto trasporta quei fatti sul piano di una emotività in formazione e proprio per questo ancora capace di accedere a vie di comunicazione non convenzionali. Porte aperte alla comunicazione mentale, a canali energetici che inevitabilmente la vita con il suo primo vagito strappa al feto come concreta possibilità. Così in questo testo finiscono direttamente anche le nozioni derivanti dalla conoscenza che l’autrice possiede della medicina tradizionale cinese, ma non in modo freddo o distaccato. Quelle cognizioni sono sostanza stessa della scrittura, uno sguardo che naturalmente guida la mano della scrittrice, capace di portare sulla pagina il riverbero sconvolgente dei fatti esterni all’utero materno, traducendoli in emozioni di volta in volta meravigliose o terribili.

Nota dell’Autrice

Per poter leggere queste pagine è necessario immedesimarsi nella parte di un feto, raggomitolato dentro un ambiente ora caldo e protetto, dove cresce e si nutre, ora gelido e turbolento, dove impara a sopravvivere, cullato dal ritmo del respiro materno ma anche travolto da emozioni e pensieri di cui non ha esperienza.
Da questo luogo può collegarsi al mondo esterno per vie ignote e non ripercorribili fuori di lì ma anche usando sensi e menti altrui.
Il suo cammino è apparentemente obbligato, in realtà non è privo di scelte.
Lo si avverte fragile e indifeso ma la natura, suprema madre di tutti i figli, lo protegge e al tempo stesso gli insegna a essere forte.
Lo si crede inconsapevole ma a poco poco acquista coscienza e impara a pensare.

Dalle prime pagine

Lei mi chiamava Jimmy, il mio sesso si era finalmente rivelato durante l’ultima ecografia; da allora l’avevo spesso sentita ripetere frasi come: “Jimmy si muove, Jimmy scalcia, Jimmy dorme”.
In principio non sapevo chi di noi due fosse Jimmy, solo più lardi mi ero reso conto che non potevo che essere io, dal momento che mio fratello o meglio, quel piccolo fardello caldo che stava rannicchiato dietro le mie spalle non si era ancora fatto scoprire; nessuno, a parte me, sapeva della sua esistenza.
Era schivo e tranquillo, raramente l’avevo sentito muoversi e solo talvolta le sue mani piccole ed esili avevano toccato il mio corpo, sospinte da un movimento involontario.
II suo volto aveva lineamenti delicati: naso affilato, labbra sottili, mascella ovale, sopracciglia appena accennate.
Era quella la sedicesima settimana di vita in utero e dentro quel grembo il tepore era delizioso e lo spazio ancora abbastanza grande per raggomitolarsi o stirarsi a piacere, lasciandosi cullare, ora dal ritmo tranquillo del respiro sopra di noi, ora dal movimento impercettibile delle acque intorno a noi.
Proprio in quel tempo per la prima volta l’avevo visto aprire gli occhi, guardarmi, e non c’era stato bisogno di altro perché le nostre menti si erano immediatamente sintonizzate; i loro contenuti erano perfettamente e straordinariamente sovrapponibili, poiché l’archivio genetico che li raccoglieva, conservandone la memoria, era assolutamente identico così come il nostro sesso: eravamo due gemelli maschi, monozigoti ovvero figli dello stesso istante, con gli stessi geni, le stesse fisionomie, le stesse banche dati.
Avendo perciò un passato prossimo e remoto di cui polivamo condividere storie e vicende comuni, trascorrevamo le giornate a scambiarci racconti e immagini, che scorrevano dentro le nostre memorie come dentro la pellicola di un film.

Leggi tutto e commenta nel Blog degli Autori…

Patrizia Gaslini, è nata a Milano. Dopo gli studi classici si è laureata in Medicina e Chirurgia, specializzandosi in Pediatria e Neonatologia e conseguendo il diploma in Agopuntura. Attualmente risiede in provincia di Milano, dove ha esercitato la professione medica come neonatologa in un reparto di terapia intensiva neonatale. Dal 2000 è pediatra di famiglia. Jimmy e Ji è la sua prima pubblicazione.

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