Kenya di Paola Commissati Bellotti

“Carissima Nicla Morletti – mi scrive Paola Commissati Bellotti – , il suo consenso mi gratifica nel profondo. E’ come guardare alla luna, perfettamente tonda, e camminare insieme…” Riporto volentieri questa frase dell’autrice, dato che si tratta di pura e persuadente poesia. Ed è stato per me un vero e proprio cammino alla scoperta del sensibile e magico mondo racchiuso nelle pagine di questo originale e delicatissimo romanzo, che ha già nel titolo il suo enigma, lo sconosciuto mistero della vita e della morte, o per meglio dire quel sottilissimo filo che lega entrambe, quasi a chiudere il magico cerchio dell’essere. Mi sono commossa laddove l’autrice scrive: “Stillano calde le lacrime. Piccole magie di trasparenza… “. È qui che il rapporto tra madre e figlia diviene più profondo, due donne unite da quei “graffi della vita” che le rendono inseparabili, perché ormai si sono fuse le anime in una medianità, se così si può dire, che va oltre il limite del sentire umano. La protagonista di questo particolare romanzo, la cui prosa si fa man mano poesia e stupenda visione come nel passo in cui l’autrice dice: “… scrivo sui cieli, scrivo sui laghi, scrivo sulle calendule, sulle glicini pendule…”, ha per protagonista Selvaggia, una giovane donna inglese che vive vicino a Nairobi, in Kenya, durante il periodo coloniale.
Un giorno viene azzannata da un leone nella savana. La soccorre Noè, il negro che, dopo averla presa in braccio, la conduce esangue fino al cottage. Selvaggia cade in coma, in un tempo indefinibile, e comunica con la madre Elizabeth che sente telepaticamente al tocco. Non aggiungo altro alla storia. Lascio al lettore la scoperta di pagine senza tempo, dove emozioni e sensazioni si muovono come girandole d’estate quando forte si alza il vento. Ed esso è ora dolce e impetuoso, ora carezzevole e delicato come un bacio tra innamorati.
Una scrittura particolarissima questa di Paola Commissati Bellotti, quasi al limite della sensitività e medianità nella bellezza del suo sentire, del suo creare, del suo dire e presagire. Pagine che incanteranno coloro che vorranno avventurarsi in questo viaggio dell’anima laddove “sboccia come un fiore carnoso il profumo del Kenya… E tutto ha il sentore della terra che s’innamora.”. Nicla Morletti

Anteprima del libro

1.

SI SPEGNE IL SOLE SI SPENGONO LE STELLE SI SPENGONO LE STELLE SI ACCENDE IL SOLE…UN ALTRO GRANDE GIORNO SULLA SAVANA.
SUL TERRAZZO DEL COTTAGE CRESCIUTO DENTRO UN ALBERO DI CAUCCIÙ, NESSUNO.
SOLO UN PICCOLO CANE UGGIOLAVA EGRO ALL’ARIA. LA TERRA, ROSSA, ATTRAVERSO LE SBARRETTE CELESTI DEL PATIO, PRENDEVA SUBITO LA MACCHIA.
E IL CELESTE DEL LEGNO, SI LISCIAVA CONTRO L’IMMENSO MADREPERLA DEL CIELO.
DALLA PARETE PENDEVA ABBANDONATO UN BINOCOLO.
ERA LA RESIDENZA ESTIVA DEI MADLEY.
QUANDO NON ANDAVANO A MALINDI, SULLE RIVE DELL’OCEANO INDIANO.
UN CAPPELLO DI PAGLIA SI CULLAVA DIMENTICO SUL DONDOLO.
ERA LÀ DA CHISSÀ QUANTO.
O DA CHISSÀ QUANTO VENIVA USATO.
DI COLPO L’INCENDIO DEL CIELO.
PAREVA ANCHE LUI LÀ DA SEMPRE.
PADRONE DELL’IMMENSO ORIZZONTE.
E’ GRANDE DA MORIRE L’ORIZZONTE ALL’EQUATORE.
MA S’ERA RIVERSATO COME CARBONI ARDENTI LIQUIDI NEL CIELO… CHE PRENDEVA A VISTA D’OCCHIO… LA SAVANA.
E IL TURCHESE GREZZO, E IL CORALLO, FURONO SOPRA LA SAVANA.
STOLTA LA NATURA BEVETTE IL GIORNO.
LE LABBRA DEL CIELO FURONO PIENE DI TRAMONTO.
UN ALBERO NEREGGIAVA CONTRO IL MONUMENTALE LETTO DEL SOLE.
SEMBRAVA IMMOBILE NE SENTIVI L’IMMOBILITÀ DI UNA VITA IMMOBILE.
CHE SI CONFRONTA CON L’ETERNO.
NEL KENYA LA VITA È LUNGA.

2.

ERA QUEL, BAOBAB CHE NON MANCAVA MAI I CHILOMETRI CHE TU FACESSI…
L’ALBERO CHE NON FA OMBRA… PERCHÉ LE FOGLIE PENDONO VERTICALI…
QUASI AD AGO… PER NON DISPERDERE L’ACQUA… E NON FARE ESSENDO PER LO PIÙ PIANTE SOLITARIE ARROSTITE LE FOGLIE…
GRANDEGGIAVA.
D’IMPROVVISO UN BARRITO: … QUALCUNO SUONAVA UNA TROMBA A PELLE IN UN FOLTO CHE NON SI VEDEVA…
KENYA.
UN CIELO, SPALLE AL TRAMONTO, TURCHINO LAPISLAZZULO FONDO, NESSUNA SBAVATURA, GIÀ GIOTTO COLMAVA.
UN MANTELLO A RIGHE SI DILEGUAVA CON GLI OMERI DINOCCOLATI…
UN HU… HU… HU… DI GORILLA CHE SMANEGGIAVA I RAMI A TIRO VICINO, BATTENDOSI IL PETTO…
SCOSSE LA TERRA UN RUGGITO.

3.

L’AMORE È UN BILANCIAMENTO DI TUTTE LE VIRTÙ…
LA PORTAVA FRA LE BRACCIA IL NEGRO NOÈ.
NOÈ VENIVA DI TRA LA BOSCAGLIA, CON UN CAPPELLO DI PAGLIA, IL SUO, MA POTEVA ESSERE DI TUTTI.
SOLO LA FACCIA ERA DA NOÈ.
E AVEVA I GRANDI OCCHI LIQUESCENTI. PIANGEVA. COME COLORO CHE NON SANNO DI PIANGERE, PERCHÉ IL PIANTO È DISGIUNTO DAL LORO CAMMINARE.
PIANGEVA DA UOMO CHE HA VISTO LA FORESTA ESIGERE TRIBUTI DI SANGUE.
LUI, CHE ERA NATO IN QUELLA TERRA, FU QUELLA FORESTA: E AZZANNÒ E ASSALÌ, PERCHÉ LA FORESTA AVEVA ZANNE E ASSALÌ…
IMMOLATO NELL’IRA E NEL DOLORE, SI ERA IMMEDESIMATO NOÈ NELLA FORESTA COLPEVOLE… DEPREZZANDOSI.
ODIANDOSI.
SENTENDOSI PRIGIONIERO DI UN CORPO DI TERRA DI SAVANA, CHE COMPIVA EFFERATO UNO STRAZIO… NON LUI, MA ATTRAVERSO LA SUA TERRA, LUI. NON LUI.
LUI URLO DISUMANO.
NOOOOO!
LUI CHE CONOSCEVA TUTTO DI QUELLA FORESTA E SAPEVA ANCHE COME DIFENDERSI DAGLI AGGUATI, NON AVEVA MAI VISTO UN LEONE SU UNA PREDA UMANA, E TANTO MENO BIANCA, E TANTO MENO SUA ADORATA PADRONA.
AVEVA GLI AMULETI DI DENTI DI TIGRE ADDOSSO.
E PORTAVA TRA LE BRACCIA IL CORPO ESANGUE.
AVEVA GLI AMULETI DI TIGRE ADDOSSO E ADDOSSO ANDÒ AL LEONE CON L’IRA DI NON SAPER PARLAGLI. MA CHI ERA QUELLO LÌ CHE VIVEVA SENZA SAPER PARLARE E ANDAVA MANGIANDO CREATURE UMANE?
GLI FIACCÒ CON LO SGUARDO LA FORZA.
E IL LEONE MOSTRÒ IL FIOCCO.

***
Kenya
di Paola Commissati Bellotti
Edizioni del Leone, 2013 – pag. 240

Paola Commissati Bellotti

Vive a Treviso dove è nata nel 1942. Ha curato l’edizione del volume di racconti e poesie “Signorina Ottocento” di Wanda Casellato.
È autrice di romanzi: Il Principe della Contea (1998), Il Mondo di Arthur Reiner (1999), La Mappa della Felicità (2001), Romans d’Amour (2002), L’isola di Amudir (2003), La freccia di fuoco (2004), A Théresant Hill (2012); di racconti: Boccaccio 2000 (2000); di storie per bambini: Fiondino (2005), Geppina (2005).

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10 Commenti

  1. Paola Commissati ci parla di un paese africano, noto in tutto il mondo per le sue bellezze naturali e le sue spiagge da vip.
    Ma ci fa’ conoscere un altro Kenya. Quello misterioso dei suoi nativi. Con annessi e connessi. Se me ne fara’ omaggio, lo leggero’ volentieri. Con tanto di recensione approfondita seguente.

  2. Grazie Signora Mina Bolognesi! Se il libro piacesse a tutti come a lei… Sarebbe un best-seller!… P

  3. Raccontare un evento doloroso con delicatezza senza cadere nella banalità non è facile. Raccontare una storia ambientata in un altro mondo e in un’altra epoca è sicuramente un’esperienza che arricchisce il lettore che si accinge ad affrontare questo romanzo.

    • Carissima Nadia, sono stata accanto alla Morte, con occhi ciechi dal dolore. Ma l’ho vissuta dalla parte della Vita… Grazie, tua, PAOLA COMMISATI BELLOTTI.

  4. Avvolta nella magia di un linguaggio poetico e struggente ho letto ” Kenia” di Paola Commissati Bellotti. Ammirata per la storia e l’impianto narrativo ,originalissimi, non ho quasi tirato il fiato fino alla fine.Su quel sottilissimo confine fra la vita e la morte si dipana la matassa dei ricordi che tiene unite, fino all’ultimo in un dialogo disperato, una madre e una figlia, la cui morte, le procurerà quell’immenso dolore, che, continuando a vivere dovrà sopportare. Commovente e bellissimo.

    • Mina, mi fa tanto piacere il suo commento, perché lei lo ha letto, il libro!, e si vede che lo ha sentito nel profondo…!, ma, mi dica, ha mai trovato qualcosa che l’abbia fatta sorridere?…, perché io ci tengo agli spunti di humor!, che principalmente in “Kenya” servono ad alleggerire il pathos. Grazie.

    • In occasione della presentazione di “KENIA” a Vicenza, ho riletto il libro sostando , grazie anche alle mie note e sottolineature, sui passaggi che mi sono piaciuti di più,Mi è facile, dunque, rispondere.Selvaggia racconta alla mamma, di quando insieme al fratellino ,dopo aver fatto la cacca si alzavano dal boccaletto, per guardarci dentro, sfidandosi a chi l’aveva fatta più bella o più scura.E,come a volte il boccaletto rimaneva incollato al sederino “e con questo microfono sulle chiappette ridevamo da morire…” . L’episodio è dolcissimo e poetico, e il sorriso è inevitabile.Si può apprezzare “kenia” solo se si ama la poesia. Le parole e le immagini della narrazione, sono sempre, sempre, poetiche. Tutto il romanzo-poema è un’ellisse perfetta, generata da due fuochi, uno drammatico, l’altro lieve.

  5. E’ un linguaggio dolce e sensibile agli eventi! Questo mi incuriosisce nel suo contrasto tra realtà e sensibilità dell’autore. Vorrei leggerlo! Grazie

  6. Da questa anteprima si riesce a cogliere la sensibilità dell’autrice nell’esprimere un evento di per sè doloroso, come l’essere azzannata da un leone, con una delicatezza e fantasia nel rendere tutto magico e meraviglioso.
    Mi sono lasciata trasportare dalla fantasia e l’immaginazione nel leggerlo e mi si è apparsa davanti la scena della savana, con Noè che trasporta nelle sue braccia il corpo dolorante di Selvaggia.
    Complimenti all’autrice per il suo modo di scrivere autentico e sensibile!

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