sabato, 28 Novembre 2020
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La cripta di Nina Miselli

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La cripta di Nina Miselli

La cripta di Nina Miselli, l’ultimo libro della prolifica scrittrice campana, organizzatrice di eventi e premi letterari.

La cripta di Nina Miselli, un thriller con molte chiavi narrative

La Cripta si legge tutto d’un fiato. La scrittura allo stesso tempo fluida ed incalzante dell’autrice ci trascina fin dalle prime pagine, passo dopo passo, nel cunicolo di una discesa agli inferi. Nina Miselli, scrittrice di lungo corso, conosce bene i tempi del racconto e dosando ed alternando in modo sapiente le varie fasi della storia, i suoi prolungati dialoghi e le icastiche descrizioni, come un regista cinematografico, con rapide sequenze che evocano antiche note reminiscenze letterarie di straordinari interpreti del giallo e del mistero, come Edgar Allan Poe e Alfred Hitchcock, ci trascina in men che non si dica in fondo… alla cripta. E criptica e metaforica è la condizione umana ed esistenziale della protagonista, con cui naturalmente ci si immedesima, prigionieri come siamo dei muri entro cui la vita costringe continuamente le nostre esistenze. C’è sempre qualcuno o qualcosa che vuole rinchiuderci, qualcuno che ci reclama come sua proprietà, che stringe quelle assurde terribili catene che solo un vero amore potrà alla fine sciogliere, in un susseguirsi di memorabili sorprendenti colpi di scena.
Robert, Manuale di Mari

Non è stato semplice incasellare questo romanzo in uno specifico genere letterario. In effetti Nina Miselli, l’Autrice, ha sapientemente costruito una trama che va a districarsi tra svariate modalità narrative.
Senz’altro i più lo avvicineranno ad un thriller con passaggi caratterizzati anche da scene di grande efferatezza. Altri ne vedranno, al contrario, i risvolti da storia rosa. Forse saranno i passaggi piccanti ad essere notati. Qualcuno poi non sbaglierà ad appassionarsi ai riferimenti ai classici con svariati richiami alla Divina Commedia di Dante Alighieri. Non stupirà neppure chi si farà attrarre dalle note di pura psicologia che emergono nella presentazione dei profili dei personaggi, tutti ben definiti e nessuno simile agli altri. Come dar torto invece a chi ne esalterà le note autobiografiche legate alla precisa narrazione dei luoghi di nascita e di residenza dell’Autrice stessa? E se infine qualcuno troverà accattivante il romanticismo che trasuda dalle relazioni tra le varie figure, di certo avrà le sue buone ragioni.
È mia ferma convinzione che il sapersi cimentare in svariati generi sia un reale patrimonio per ogni autore che intenda perfezionare la narrazione delle proprie trame sapendo trovare le forme migliori per ciascuna fase della storia.
Anzi, a mio avviso, si può andare oltre. Credo sia un grande pregio saper svolgere ogni argomento nello stile proprio di specifici generi. In fondo si tratta semplicemente di modi diversi per descrivere gli stessi eventi.
Dalla prefazione di Eugenio Pattacini

Leggi anteprima di La cripta di Nina Miselli

La partenza

La sveglia suonò come tutte le mattine, da ormai un anno, alle sei e mezza. Lei aprì gli occhi sentendosi uno strano e grosso peso sul petto.
Il suo sguardo incontrò due grandi occhi luminosi che la fissavano.
Rey la guardava mentre si avvicinava lentamente al suo viso. Iniziò a leccarle il naso. La sua lingua aveva sempre l’odore di sardine.
Sabry sorrise.
«Rey non resisto più, adesso ti mordicchio tutta».
La gatta miagolò.
Per dieci minuti Sabry coccolò la sua piccola amica, poi si alzò, preparò dei toast, un succo di arancia e andò di corsa a farsi una doccia.
Tirò fuori dall’armadio il suo tailleur blu, la camicia bianca e il foulard della Martini, si guardò per l’ultima volta allo specchio soddisfatta, fece un’ultima coccola alla sua Rey e uscì.
Il Centro Commerciale Reylandia non era lontano da casa. Come al solito avrebbe preso la via Emilia per Sant’Ilario, verso Parma.
Durante il tragitto ripensò al 24 novembre del 2010: il suo primo giorno nel nuovo paese. Le sarebbe rimasto nella memoria come un vecchio film in bianco e nero.
Una giornata fredda e gelida come quella non l’aveva mai vista, malgrado provenisse da un paesino ai piedi del monte Matese.
Piedimonte Matese, il suo dolce paese che si estendeva dalle coste del Muto del Cile, ammantate di folti ulivi, sino al piano dove serpeggiava il Torano. Con la sua posizione incantevole, fra le fresche auree e il mormorio delle limpide acque sorgive, Piedimonte aveva ispirato molti poeti e personaggi illustri. La famiglia Gaetani D’Aragona, per esempio, che raggiunse alti gradi militari sotto la bandiera di Spagna dal 1503 al 1713 col Regno di Napoli, che era unito a quello di Spagna.
Quanti ricordi, quanta nostalgia per quei luoghi tanto amati dove aveva trascorso i suoi primi vent’anni di vita, circondata da amici e parenti.
Non fu facile comunicare a suo padre la sua partenza. Il suo dolce e caro papà. Infinite volte aveva seguito la sua figura camminando dietro di lui, all’ombra della sua sagoma che proseguiva a grandi passi davanti alla sua.
Ogni giorno si era voltata indietro cercando il suo insegnamento. Mille dubbi avevano assalito la sua vita, ma ogni volta le venivano in mente quei passi sicuri e fieri che le indicavano la strada da seguire.
Suo padre si chiamava Bruno. Suo nonno aveva deciso di chiamarlo così in onore del figlio di Mussolini. Bruno, così fiero delle sue figlie, era sicuro che un giorno avrebbero preso le redini nel marmificio.
Che delusione era stata per il padre la sua partenza, ma doveva andare via, non poteva più vivere in quel luogo senza Carmine. Lo amava così tanto! Aveva sognato di vivere con lui nella casetta in via Madonna delle Grazie, dove era nata e vissuta fino all’età di quattordici anni. E proprio in quei luoghi tanto amati, all’età di dodici anni, Carmine le aveva dato il suo primo appuntamento. Ma lei era ancora troppo giovane per comprendere il significato di quella richiesta.
Si rivedeva ancora uscire dal cancello della casa di suo nonno e notare quel ragazzo che, seduto sotto la chiesetta, la osservava. Lui le aveva chiesto il suo nome e se potevano rivedersi. Lei non aveva detto nulla, ma i loro sguardi continuavano a incrociarsi senza parole, esprimendo i loro sentimenti.
Le loro vite presero poi strade diverse. Carmine si era fidanzato, mentre lei, a parte qualche breve e stupida storia vissuta con la speranza di farlo ingelosire, continuava a pensare a lui.
Un giorno ricevette una lettera dalla sua amica Andrea che le proponeva di trasferirsi in Emilia Romagna, dove, se avesse voluto, c’era già un lavoro ad attenderla.
Nel giro di una settimana, sotto lo sguardo incredulo dei suoi familiari, Sabry prese il treno per Reggio Emilia.
La notte prima della partenza non chiuse occhio. Mentre gli altri dormivano, lei aspettava l’arrivo fatale di quell’alba che avrebbe segnato l’addio definitivo al piccolo mondo sicuro che si era creata nel corso degli anni. Trascorse le ore in silenzio, con lo sguardo perso nei ricordi di un passato che danzava tra le ombre scure della parete. Ormai le prime luci dell’alba spuntavano all’orizzonte, scese dal letto e si diresse in cucina alla ricerca di un buon bicchiere di latte caldo. Suo padre era seduto sulla poltrona ancora vestito. Teneva tra le mani l’album delle foto di famiglia. Non era stata l’unica ad aver trascorso la notte sveglia. Si ricordò come una volta suo padre le disse che certe immagini dell’infanzia rimangono impresse nella mente come un album fotografico.
«Sabry, i ricordi della tua infanzia e di quella di tua sorella sono rimasti dentro di me come scenari che ricordo sempre e ai quali continuo a tornare, nonostante il trascorrere degli anni. Ogni tanto, certo, c’è bisogno di una spolverata tramite le foto, ma ogni singolo ricordo è racchiuso nel nostro cuore».
In quel momento le sembrava di vedere un’infinita lastra di luce, dal chiarore spettrale, che si rifletteva davanti ai suoi occhi per il dolore che aveva provocato a suo padre.
Lentamente ritornò sui suoi passi senza farsi vedere, si rimise a letto e sul suo viso due grosse lacrime scesero silenziosamente.
Una volta preparati i bagagli, salutò i suoi e salì in macchina con suo cugino. Il passaggio alla stazione aveva preferito chiederlo a lui e non a suo padre. Il dolore per la separazione era troppo forte, era sicura che se lui l’avesse accompagnata non sarebbe partita.
Arrivata alla stazione di Caianello salutò suo cugino pregandolo di tornare a casa, lo abbracciò, prese i suoi bagagli e oltrepassò l’ingresso della stazione.
Il nodo alla gola era forte, le sembrava di non respirare, aveva paura del futuro, paura di non riuscire. Per fortuna c’era Andrea.
Quando arrivò, la prima impressione che ebbe del luogo fu che quel posto le sembrava un paesino in miniatura, dove di ogni angolo si conosceva la fine e l’inizio. Un paese tranquillo di pianura. Dov’erano le sue montagne e il suo boschetto? E il torrente che attraversava il suo paese e che dopo la pioggia lei si fermava a guardare?
Scesa dal bus che l’aveva portata a destinazione, si ritrovò nella piazza principale. Di fronte alla fermata c’era il Municipio. In un primo momento non vide Andrea: si guardò intorno, le strade erano pulite, l’unico rumore che si sentiva era quello delle auto. Nel centro della piazza c’era un parcheggio a orario, con un monumento ai caduti. Nell’atrio d’ingresso del Municipio era conservata una colonna alta 3 metri con capitello corinzio, che poi seppe essere stata rinvenuta nel 1904 nel cortile della Rocca, di cui faceva parte. Mentre nell’attesa osservava queste nuove strutture, finalmente vide Andrea scendere da una Ford Fiesta accompagnata da un ragazzo, che lei le presentò come il suo fidanzato. Un ragazzo molto simpatico che si chiamava Marco: i suoi si erano trasferiti dalla Calabria vent’anni prima e lui era cresciuto a Montecchio. Marco fu felice di raccontarle in macchina, durante il tragitto, un po’ di storia del paese emiliano. Sabry si guardava intorno con rassegnazione e malinconia, senza perdere un sorriso forzato, destinato a mascherare l’inquietudine e le mille paure che lo assalivano. Arrivati a casa in via Cesare Battisti, Andrea guardò l’amica con un sorriso trionfante.
La casa su due piani, circondata da un piccolo giardino e confinante con case uguali, era in buono stato. Lei e Andrea vivevano al piano superiore.
Sei mesi dopo l’arrivo di Sabry, Andrea andò a vivere con Marco. Sabry trovò un monolocale vicino al centro che divideva con la sua gatta Rey.
Il lavoro da promoter le garantiva una vita normale.
I suoi pensieri si fermarono nel parcheggio sotterraneo del centro commerciale. Erano le otto del mattino, troppo presto, nessun cliente poteva essere in giro a quell’ora. Il centro avrebbe aperto solo alle nove.
Prese l’ascensore ed entrò nell’ufficio, salutò Mary e compilò i moduli previsti per ogni nuova promozione. Entrò quindi nel supermercato Coop per preparare il suo banco.
Ogni giorno incontrava persone simpatiche, antipatiche, maleducate, ma anche tanti nuovi amici che ogni volta che la rivedevano nel supermercato si fermavano a salutarla, felici di rivederla. Tra le tante persone c’erano Antonio e sua madre, che vivevano insieme. Antonio, triste e malinconico a causa della sua separazione, la madre una signora distinta che incoraggiava suo figlio alla vita.
Molto spesso, alla chiusura del negozio, c’era qualcuno che le chiedeva di uscire, ma lei regolarmente rifiutava: l’unica compagnia della sua vita ormai era la sua gattina, ma nel profondo del suo cuore viveva ancora il suo amore nascosto per Carmine. Malgrado il tempo passato lei non aveva mai smesso di amarlo, sentiva che un giorno le loro strade si sarebbero incrociate di nuovo. Non aveva chiesto mai sue notizie e quando chiunque nella sua famiglia apriva l’argomento, lei chiudeva la comunicazione con una scusa.
Giunsero anche quel giorno le otto di sera. Mentre riordinava il banco cercò il suo pass, con la sua foto e i suoi dati. Chiese al personale ma nessuno lo aveva trovato.
“Che strano”, pensò.
Quella notte fece un sogno inquietante. Aveva sempre avuto paura delle bare e sognò proprio di ritrovarsi dentro una cassa. Lei urlava, mentre un uomo la guardava sorridendo e poi, con occhi gelidi, chiudeva il coperchio. Lei non riusciva a respirare, stava morendo e nessuno l’aiutava. Dov’era suo padre?
Un suono la riportò alla vita, la sua sveglia suonava come ogni mattina.
Respirava a fatica, era madida di sudore. Quella mattina anche la sua gattina percepì la sua paura: la guardava e miagolava quasi piangendo. Era come se avesse vissuto il suo stesso incubo.
Si fece una doccia, ma non riuscì a mangiare neanche un boccone.
Pioveva. Anche la giornata sembrava descrivere il suo stato d’animo. Affannata, raggiunse la macchina. Cercò di chiudere il grande ombrello a strisce, perché non sgocciolasse sui documenti in macchina. Il tragitto sembrava l’ultimo passo verso una meta irraggiungibile da anni.
Nella sua mente c’era solo l’immagine di lei chiusa nella bara.
Arrivò al parcheggio, prima di scendere dalla macchina si guardò allo specchio: sembrava un cadavere. Si diede dei pizzicotti sulle guance come aveva visto fare tante volte in Orgoglio e Pregiudizio, il suo film preferito.
Scese dalla macchina e vide subito un ragazzo che camminava nella sua direzione: il suo volto era nascosto dal cappuccio della felpa. Sabry si guardò intorno sperando che ci fosse qualcuno; forse era a causa di quel sogno, ma aveva una strana sensazione, non si sentiva sicura.
Continuava a ripetersi che era sconvolta semplicemente da quel sogno, ma tutto questo non spiegava il perché avesse quella sensazione stranissima di paura. Da quando in qua aveva timore di incontrare le persone? Rabbiosamente infilò nella borsa i documenti: si convinse di aver visto un semplice ragazzo che aspettava l’orario d’apertura.
Respirò profondamente e si diede della sciocca, era solo un ragazzo che andava a fare una commissione e si voltò per chiudere la macchina.
Non sentì il ragazzo avvicinarsi e colpirla. Crollò in ginocchio, lasciando scivolare la borsa sotto la macchina. La sua ultima immagine fu il volto in lontananza di una coppia che urlava.
Il ragazzo la caricò nella sua macchina e partì.
La coppia cercò di memorizzare la targa della macchina.
La donna raccolse la borsa rimasta a terra e chiamò i carabinieri.

La cripta
di Nina Miselli
Copertina flessibile
Editore: Barkov (11 giugno 2020)

24 Commenti

  1. la lettura è scorrevole e dall’anteprima del libro il racconto mi sembra molto interessante.
    vorrei un sacco leggerlo come del resto tutti i libri di nina

  2. La lettura è scorrevole e accattivante, un sogno premonitori e l’ambientazione italiana incuriosiscono molto. È una lettura che farei volentieri, nelle mie corde

  3. Una trama che tocca le corde della vita delle persone non è così scontato.
    Curiosa di leggerlo per l’intensità che trasmettere.

  4. Trama accattivante e per nulla scontata. Da quello che ho letto dell’anteprima apprezzo molto la cura posta dall’autrice soprattutto quando viene detto che ci sono riferimenti ai classici: davvero interessante. La narrazione sembra scorrere bene e invoglia a saperne di più.

  5. Il fatto che questo libro spazia tra più generi letterari impedisce a chi legge di annoiarsi e permette a ogni lettore di ritrovarsi in esso. Lo stile della scrittrice appare semplice e molto fluido e la trama è veramente intrigante. Spero di poterlo leggere e così commentarlo degnamente. Intanto, auguri alla scrittrice perché i commenti sono molto positivi.

  6. Wow, l’estratto mi ha rapita e incuriosita tantissimo!
    Si coglie subito l’intreccio di generi descritto nell’introduzione e ciò rende il tutto ancora più interessante! Spero di poter ricevere una copia del libro per poterne assaporare tutte le sfaccettature!

  7. Ringrazio con tutto il cuore di avermi dato l’opportunità di leggere questo libro non vedo l’ora di iniziare

  8. Mi intriga il fatto che non sia incasellato in uno specifico genere letterario ma che ognuno possa vederci ciò che più lo attrae. Mi piacerebbe davvero leggerlo per scoprire quello potrei trovarci io tra le pagine. E’ un libro che già solo dall’inizio sembra davvero promettente.

  9. La lettura dell’estratto è interessante. Stile lineare, chiaro, tama intrigante, del resto è un thriller, ed è ben saputo che la suspense attira. Attira anche me, con un tocco rosa poi è il massimo.
    Nicla Morletti

  10. Adoro leggere e il nuovo libro di Nina miselli “la cripta ” lo adoro lo consiglio a tutti. Un ottimo libro.complimenti alla scrittrice.

  11. Quanto letto in questa anteprima è sicuramente interessante e suscita molta curiosità che necessariamente dev’essere soddisfatta…a mio avviso Ottimo lo Stile…insomma da Leggere.

  12. ho letto con interesse l’anteprima del libro, il breve estratto che si trova su internet, i vari commenti e la prefazione e confermo che mi ha molto incuriosito.
    La trama è fluida, con un linguaggio semplice, ma quello che più mi incuriosisce è l’insieme dei generi letterari contenuti nello stesso dal triller, note rosa, psicologia, autobiografia e riferimenti ai classici, chissà come l’Autrice è riuscita ad amalgamare questi generi, spesso diametralmente opposti, in una sola opera.. sono davvero molto curiosa!!!
    Spero di aver la possibilità di ricevere una copia di questa opera per poterla commentare più approfonditamente!
    Intanto complimenti all’Autrice, dai commenti letti sembra davvero un’ottima opera!
    Buona giornata e cordiali saluti.

  13. Libro dalla trama particolare, coinvolgente ed intrigante. Ha suscitato molta curiosità ,spero di poterlo leggere presto.

  14. Devo ammetterlo, dal titolo e dall’immagine di copertina, non avrei mai scelto questo libro!
    Ma leggendo la chiave di lettura e l’anteprima sono rimasta molto colpita! La scrittura è fluida, l’estratto sembra intrigante e interessante.
    Sarebbe fantastico poterlo leggere!
    Auguri alla scrittrice 🙂

  15. Libro interessantissimo da leggere nelle serate di luna piena vicino al caminetto e così che mi immagino trama molto molto interessante

  16. I libri che piacciono a me iniziano proprio così, fluidi,intriganti,di facile comprensione e che fanno venir voglia di gustarli tutti d’un fiato,questo libro ha proprio queste caratteristiche e sarebbe un piacere leggerlo.
    Veramente complimenti.

  17. La Mia pianura padana, luoghi in cui mi riconosco. E questo incipit cosí interessante e particolare, questo sogno quasi premonitore, ho bisogno di sapere come andrà a finire! Non vedo l’ora di leggere la mia copia.

  18. Trama intrigante che lascia presagire un ottimo mix fra thriller e “rosa”. Sono molto incuriosita dall’incipit letto e mi auguro di avere l’onore di essere fra i primi lettori ad averlo!

  19. La descrizione del libro e l’anteprima mi ha molto colpito, adoro il genere e spero di avere l’opportunità di leggerlo, commentarlo e recensirlo online, sui social e nel mio blog. Mi piace lo stile, la storia mi intriga a saperne di più! Stefania

  20. Un libro interessante con una scrittura fluida ed enigmatica.
    La trama sembra molto interessante e sicuramente non tradirà le mie aspettative.
    Mi piace!
    Non vedo l’ora di poterlo leggere.

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