La danza delle falene di Edda Pellegrini Conte

“Il vento ha voce di silenzio. Con passi furtivi percorre insinuante le memorie/le liscia e le arruffa/a suo capriccio le porta in altro luogo…” Mi è bastato leggere i primi versi di questa raccolta di melodiose liriche per soffermarmi un attimo a pensare a luoghi lontani, a voci sconosciute, alle foglie d’autunno portate dal vento, che scivola sul mondo recando con sé il profumo dell’etere. Chissà da quali infiniti spazi proviene la voce del vento? Da dove giunge quel silenzio che avvolge la nostra anima trascinandola in luoghi sconfinati e nell’abisso della memoria? Scrive Edda Pellegrini Conte: “Indagherai il silenzio, ascolterai la parte lirica del sé, vivrai la parola come luce.” Poesia fatta di meditazione intensa, che scopre l’intimo e lo eleva a principio di vita, rivelando una capacità espressiva densa di profondo significato che trascende dal realismo per accostarsi dolcemente alla scoperta dell’io più profondo tra “silenzi lontani e vie di luce.” Il viaggio è lungo, tra memorie, nostalgie, tenere malinconie. L’intera silloge scivola come acqua di sorgente nel percorso verso il mare della vita. Ne scandisce i ritmi, i tempi, inquietudini e vittorie. Ed il verso ha una melodia suadente. “La danza delle falene” dona al lettore immagini poetiche eccellenti e rare che parlano dell’attimo del tempo e dell’avventura dell’uomo, fragile individuo nell’oceano dell’ esistenza. Un messaggio intimo, questo, pensoso, meditato e sofferto, che racchiude la forza di un discorso umano e sociale. Versi ricchi di sentimenti nobili, di fluida musicalità che ci conducono dolcemente verso silenzi lontani e vie di luce. Nel presente. Ed oltre. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Da Dentro il silenzio

Il vento ha voce di silenzio

Il vento ha voce di silenzio.
Con passi furtivi
percorre insinuante le memorie
le liscia e le arruffa
a suo capriccio le porta in altro luogo…
Aggrediva porte e finestre
con urlo di tempesta
alitava umido respiro
che sapeva di mare
in triduo percorso
invadeva le strade alla marina…
spruzzi bizzosi che rapiva all’onda.
A mezzo Agosto era il segnale
di un’estate finita.
Quel vento
aveva un nome / una vita
origine e caduta
come creatura vivente
operava il bene e il male…
Nell’aria più fresca
volavano le tegole…

***

Silenzi lontani e vie di luce

Silenzi lontani e vie di luce
illudono a giorni conclusi
affacciano memorie
come artigli graffianti
a incidere il Tempo.
Portate inni e danze
nei silenzi lontani…
La gioia dell’attesa
si faccia regina degli anni
e come menade
folleggi d’amore alla vita.

***

Contrasti di luce

Contrasti di luce
echi di silenzio
sull’anno che muore.
A scaldare i cuori
la fiamma di un camino acceso
una tavola apparecchiata…
il candore della tovaglia
come pagina bianca
che si anima di parole.
Sbocceranno i giorni
sogni di magica illusione
se la vita ancora
vorrà donarci amore
a Primavera.

***

Malinconico pallore

Malinconico pallore
avvolge di silenzio
le ore del meriggio.
L’inverno nasconde tra le nebbie
echi lontani…
Nella matassa della vita
i nodi del pensiero
bloccano lo scorrere del tempo.
Piccole e grandi cose
appannano la lente della memoria.
Improvvisa
scende la sera
e anche la Poesia si fa crepuscolo.

***
La danza delle falene
di Edda Pellegrini Conte
2012, 88 p., brossura
L’Autore Libri Firenze

Edda Pellegrini Conte

Edda Pellegrini Conte è nata e vive in Toscana. Dai monti al mare, i luoghi e i paesaggi che accompagnano l’Arno verso la foce hanno da sempre sollecitato e nutrito le sue opere, tanto per la narrativa quanto per la poesia.
Studi classici e Laurea in Lettere. Ex insegnante di R.O. attualmente impegnata nella vita culturale cittadina. Collabora con BOOK EDITORE (Ferrara) per collane di Poesia (Testi di supporto scolastico e Antologie bilingue). Come narratore e poeta è presente nella Storia della Letteratura Italiana del XX secolo (Helicon, Arezzo 1999) e in vari altri testi critici dello stesso Editore. Numerosi premi, sia per la Narrativa che per la Poesia (anche religiosa), in concorsi letterari nazionali e internazionali.
Pubblicazioni: Ambizioni (racconti), L’Autore Libri-Firenze, 1990; Il sapore della Fragola (romanzo), Il Grappolo-Salerno, 1992; Fantastico ma non troppo (favole), T.E.P.-Pisa, 1994; Hi-Fi in chiave diversificata (narrativa diaristica), T.E.P.-Pisa, 1996; I fatti della vita (racconti), Helicon-Arezzo, 2002. La Terza Stanza (romanzo) IBISKOS- Empoli, 2007; Il valore delle cose (racconti) Carta e Penna Edit.- Torino, 2007. Poèsis (liriche) TER – Pisa 2010. La Danza delle Falene, L’Autore Libri-Firenze, 2012.
Per la Casa Editrice Il Grappolo -Salerno- ha curato Messaggi (Antologia di Prose e Poesie di Autori Contemporanei), 1993.

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7 Commenti

  1. “La danza delle falene ” ci porta la suggestione delle poesia dentro il cuore ; e ne nasce un ballo che emoziona lo spirito. Edda Pellegrini Conte accompagna il lettore attraverso le strofe nei passaggi piu’ intricati di se stesso per sciogliere, in fine, in un sorriso liberatorio,
    i suoi dilemmi esistenziali.
    Mi piacerebbe leggerlo interamente.
    Grazie.
    Gaetano

  2. attraverso una parola poetica soffusa di leggera malinconia , Edda interpreta la vita intera, non solo la memoria ed il ricordo, ma anche il futuro, in un oltre , forse indicibile ed incommensurabile, ma sempre intriso di dolce intensità.

  3. Edda Pellegrini Conte con “La danza delle falene” mette a nudo il suo passato remoto quasi a renderlo presente. Rilegge un vissuto dalle eterne alternanze, riscopre il silenzio della solitudine, il dolore antico, stilla dalla coscienza il disagio di giovinetta e il turbinio del procedere nel tempo. Edda è poeta, nasce poeta: in questa opera c’è l’anima e l’essenza della vita. Il suo scorrere ti rende partecipe e la segui come una goccia segue l’altra, sino a confodersi in un rio che porta alle marine onde.

    La poetessa, musa amabile, dalla mente viva, ci regala momenti intensi che riscaldano il cuore, e ci schiudono alla vita.

    Sergio Freggia

  4. Edda Pellegrini Conte ha voluto suddividere la sua raccolta “La danza delle falene” in tre parti: un passato che si alimenta di ricordi, il presente in cui viene fotografata l’attualità e l’Oltre.
    Per interpretare la percezione del presente l’artista ricorre a ricordi-immagine, a memorie non necessariamente fatte di oggetti visibili, ma di atmosfere, sapori, stati d’animo. Il ricordo è senz’altro l’espressione più intima dell’anima e come tale è giusto che resti prezioso. Il ricordo infatti attua la valorizzazione del passato in rapporto al presente.
    Tuttavia vorrei soffermarmi sul concetto di “oltre”, che per l’autrice non significa solo futuro, ma – anzi – si alimenta delle dimensioni stesse di presente e passato fondendole, amplificandone la portata.
    L’Oltre di Edda è qualcosa di più ampio: non può ovviamente prescindere dal passato e si riconnette anche al momento contingente, ma rivela uno spazio infinito e nuovo.
    L’Oltre non è un’altra dimensione, ma è la dimensione futura dilatata in varie direzioni.
    Per Edda l’Oltre è una realtà nuova, un concetto aperto. Ogni momento offre infinite possibilità di quanto potrà accadere nell’immediato futuro.
    Il concetto di Oltre per la scrittrice è opposto al determinismo: concede continuamente possibilità nuove, che lei stessa in parte sembra sentirsi in grado di modellare.
    Invito tutti, dunque, a gustare le liriche di Edda Conte, centellinandole goccia a goccia, immergendosi nelle atmosfere che la poetessa riesce a evocare.

  5. La poesia di Edda Conte, ne “La danza delle falene” attraversa con leggerezza gli archetipi letterari del tardo ‘900, attraverso metafore e giochi letterari che, a tratti, conferiscono ai suoi versi una sonorità e una timbrica che ondeggia tra crepuscolarismo ed ermetismo.
    Il linguaggio si sviluppa in modo piano e armonico, ottenendo un effetto di sospensione onirica che è poi la chiave di lettura per immergersi nella poesia del silenzio e per lasciarsi sommergere alla riscoperta di un nuovo “panismo”.

  6. – Il “silenzio” di Edda conte è nudo “per un cosmico divenire” poeticamente espresso nella chiarezza filosofica di parole senza codici e senza ostacoli interiori.

    Le liriche del volume scorrono il tempo e lo trafiggono con la partecipazione dell’artista-creatore (quale Edda Conte è certamente) che osserva, gioisce, soffre, prega, ammutolisce di silenzi improvvisi, sublimanti e devastanti, colmi di speranze e paure che il “creato” impone dalla sua verticalità più ineffabile ed irraggiungibile.

    Per Edda Conte (ottimo critico letterario…) non sono necessarie “figure” retoriche o didattiche, ovvero “escrescenze” della scrittura che tendono a trasformarsi spesso in zavorra da buttare; per la poetessa è sufficiente il tacere più profondo, il “non dire” dei concetti, il misterioso occultare di vocaboli ed elaborati sino alle “confessioni” dell’anima più intimistica che si inchina doverosamente ed umilmente all’Assoluto-“padrone del silenzio universale”.

    Una raccolta poetica di pieno merito, per contenuti (filosofico-etico-esistenziali) e per metodo di composizione, nella “nudità” più autentica come può apparire la nostra vita al “creatore” del tutto.

    Marco dei Ferrari

  7. Tenendo conto delle precedenti opere della Conte, la poesia racchiusa ne La Danza delle Falene mi è apparsa come il risultato di un continuo ininterrotto percorso con un susseguirsi di ulteriori riflessioni e domande, tutte ad elevata tensione emotiva. Da tempo, la poetessa. ha raggiunto la compiutezza del proprio stile poetico attraverso la scelta puntuale del lessico, i suoni che si addolciscono quando l’osservazione si acquieta; ciò si riflette nel linguaggio, nei versi accuratamente modellati. Edda Conte sa “organizzare le parole” per evocare nuovi, alti, significati cambiando di volta in volta tonalità e ritmo. La Sua è una Poesia raffinata, densa di sfumature che dal pensiero/anima rimandano all’ambiente e viceversa, fidando nella integrazione di significato e significante. La Conte percorre la dimensione riflessiva del mondo e dell’essere che inesorabilmente procede verso il proprio destino, con realismo cerca di indagare ogni tensione, di contrastare le apprensioni e lo sgomento, quando sullo sfondo si staglia la dimensione tragica della vita terrena. Poesia come spiraglio, come via d’uscita. (Ubaldo de Robertis)

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