La donna dai capelli rossi di Orhan Pamuk

Con La donna dai capelli rossi Orhan Pamuk interroga i fondamenti letterari della civiltà occidentale e orientale, intrecciando l’Edipo Re di Sofocle con il Rostam e Sohrab di Ferdowsi per scrivere il suo romanzo più sorprendente e fulminante.

Pamuk fa con Istanbul quello che Joyce ha fatto con Dublino
The Washington Post

Cem era un liceale nella Istanbul di metà anni Ottanta come tanti altri quando suo padre farmacista viene arrestato dal governo e torturato dalla polizia a causa delle sue frequentazioni politiche. Non farà mai più ritorno a casa. Per aiutare la madre Cem andrà a lavorare in una libreria: è qui, tra i romanzi e gli scrittori che vengono a trovare il padrone della libreria, che Cem inizierà a sognare di diventare uno scrittore.

Rimarrà sempre con questo desiderio, con questa fame di storie, anche se la vita ha in serbo altro per lui: quando la libreria chiude, Cem diventa l’apprendista di mastro Mahmut, un costruttore di pozzi. Tra maestro e allievo si stabilisce un legame profondo, e il ragazzo sente di aver trovato in Mahmut quel padre che da lungo tempo ha perso.

Mahmut e la sua ditta hanno un nuovo incarico: scavare un pozzo in un paese nei dintorni di Istanbul. Ed è li che Cem incontrerà l’attrice dai capelli rossi.

Inizierà a spiarla mentre è in scena, indifferente alla tragedia a cui sta assistendo, concentrato solo su di lei, e poi nella casa dove vive col marito, per strada. Fino a quando l’ossessione erotica per questa donna più grande di lui si trasformerà in un’unica, folle, indimenticabile notte di sesso.

Cem non potrebbe essere più felice: non sa che la sua vita cambierà per sempre e che il destino ha già iniziato a tessere la sua complicata, crudelissima, imprevedibile trama.

Orhan Pamuk

Scrittore turco.
Abbandonati gli studi di architettura, esordisce con il romanzo Il signor Cevdet e i suoi figli (1982), affresco di tre generazioni ambientato nel quartiere natio di Nisantasi, con il quale ottiene grande successo, La casa del silenzio (1983) e Il castello bianco (1985), in cui l’incontro tra un giovane veneziano e uno studioso ottomano è pretesto per affrontare quello, problematico e conflittuale, tra Oriente e Occidente. Lo stesso tema ricorre, declinato in modi diversi, anche nei più recenti Il mio nome è rosso (1998, premio Grinzane) e Neve (2002), dai risvolti più marcatamente politici. Istanbul (2003) ha affascinato per l’abile tessitura che cuce ricordi d’infanzia nei colori diurni e notturni della città.
Tra gli altri titoli si ricordano: Il libro nero (1990, una delle letture più controverse del panorama turco), La nuova vita (1999), Romanzieri ingenui e sentimentali, La stranezza che ho nella testa, La donna dai capelli rossi (2017)
In Turchia Pamuk è stato oggetto di persecuzioni e di episodi di censura per le sue posizioni sul genocidio degli Armeni e dei Curdi e per essersi schierato in difesa dello scrittore Salman Rushdie.
I suoi romanzi, tradotti in più di quaranta lingue, sono spesso sospesi tra il fiabesco ed il reale e rispecchiano la Turchia di ieri e di oggi.
È stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 2006 per aver saputo trovare «nuovi simboli dello scontro e dell’interrelazione tra culture».
Nell’aprile 2011 apre ad Istanbul il Museo dell’innocenza, percorso da lui stesso curato attraverso una collezione di oggetti, foto e memorabilia che costituiscono un complemento oggettivo al romanzo omonimo del 2008.
Nel 2012 Einaudi pubblica un libro illustrato intitolato L’innocenza degli oggetti, nel quale Pamuk racconta la genesi di romanzo e museo, e illustra attraverso i suoi testi alcuni degli oggetti facenti parte della collezione.

La donna dai capelli rossi
di Orhan Pamuk
Traduttore: B. La Rosa Salim
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2017
Pagine: 272 p. , Rilegato

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