mercoledì, 17 Aprile 2024
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La linea simiana di Antonio Migliorisi

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La linea simiana di Antonio Migliorisi

La linea simiana di Antonio Migliorisi, il nuovo romanzo dell’autore di La sabbia nella mente

La linea simiana di Antonio Migliorisi, un thriller emozionante che affonda le sue radici nel nostro recente passato

Borges diceva che ogni autore, per restare impresso nella mente dei lettori, deve trovare “un simbolo che si impossessi della immaginazione degli uomini”. Così Omero ha avuto Priamo, Dante i nove giorni infernali, Cervantes Don Chisciotte, Melville la balena bianca e via dicendo, la lista è lunga e giunge fino ai giorni nostri. Per i grandi autori questo simbolo è la potente metafora dell’eterno dramma umano, può assumere varie forme, incarnarsi negli oggetti, le vicende e i personaggi più diversi ma la grande letteratura senza questo “diamante” scovato nelle viscere dell’anima non è tale. Inutile dire che la storia umana è la ricca miniera di questa preziosa spezia. Per il romanzo di Antonio Migliorisi, un thriller che affonda le sue radici nel nostro recente passato, la “linea simiana” è la poesis che consente di esprimere bellezza, emozione, pensiero. Non è solo un segno fisico nelle mani di molti, ma è anche l’incrocio simbolico tra due forze primordiali che plasmano la nostra esistenza: il gelido calcolo della logica (la linea della mente) e l’ardente fiamma dell’emozione (la linea del cuore). È nel punto di fusione tra queste due realtà, dove la logica spogliata di ogni umanità incontra le conseguenze emotive devastanti delle sue azioni, che troviamo il nucleo di questa storia straziante. Tema quanto mai attuale!
I protagonisti de “La linea simiana” si avventurano in un labirinto di rimorsi e rivelazioni, affrontando le ombre di atrocità inenarrabili, in una ricerca disperata di giustizia in un mondo che sembra aver cancellato le orme delle sue lezioni più dolorose. Questa narrazione intensa e coinvolgente come i migliori romanzi di Ken Follet, ci costringe a guardare negli abissi del passato, sottolineando come solo affrontando con coraggio i nostri fantasmi possiamo sperare di scorgere la luce di un futuro diverso.
“La linea simiana” si rivela così un potente richiamo alla necessità di trovare un equilibrio tra mente e cuore, tra i capitoli scritti della nostra storia e le memorie indelebili che portiamo dentro. Con una trama che intreccia magistralmente destini e dilemmi, il romanzo emerge come un faro di riflessione sulla nostra incessante ricerca esistenziale oltre le cicatrici del tempo. È una storia che non solo intrattiene ma ispira, un promemoria vibrante della resilienza dell’umanità e della nostra lotta per mantenere acceso il fuoco della speranza in un mondo ancora segnato dalle ombre del passato.
Robert, Manuale di Mari

Due bambini corrono disorientati nella notte mentre infuria un violento temporale, per poi svanire nel buio di un folto filare di pioppi. Nessuno sa chi siano, da dove vengano né perché corrano, ma soprattutto la loro sparizione non viene segnalata. Sembrano dei bambini dimenticati, nati senza alcuna identità. La scomparsa appare anomala se non equivoca, seguita da un tragico evento che vede coinvolto uno dei due bambini. Le indagini non approdano a nulla e sembra addirittura che la polizia sia stata messa a tacere e costretta a chiudere l’inchiesta. Dopo sei mesi dai fatti, saranno il tenace direttore di un giornale locale e a una donna dal passato traumatico a ricercare con ostinazione la verità. Una verità sconcertante, che, tra omissioni e impedimenti, li porterà molto più lontano di quanto avrebbero mai immaginato.
La linea simiana affronta la narrazione di alcuni fatti che traggono spunto da vicende abiette accadute durante l’ultimo conflitto mondiale. Il romanzo, nella sua prima stesura, si è classificato, tra gli inediti, al terzo posto nel concorso “Intrigo”, la cui premiazione si è svolta durante il Salone Internazionale del Libro di Torino, edizione 2021.

Leggi anteprima de La linea simiana di Antonio Migliorisi

UNO

Due bambini correvano nella notte, volgendo ripetutamente lo sguardo all’indietro. Il più grande trascinava, tenendolo ben stretto per mano, quell’altro, che con estrema fatica cercava di stargli al passo. Vestivano allo stesso modo. Portavano una giacca striminzita che riusciva a coprire appena la schiena; sotto indossavano un sottile maglione di lana da dove si intravedeva una camicia bianca infilata in un paio di calzoni corti sorretti da due bretelline. Al capo avevano un berretto di panno con ricamate finemente due lettere e ai piedi calzavano dei mocassini di cuoio, completamente inzuppati per via di molti rigagnoli d’acqua che si erano formati a causa di un temporale assai impetuoso, esploso nella notte all’improvviso. Un nubifragio insolito per la stagione, forse dovuto alle temperature che, quell’anno, erano state segnatamente miti. Era durato poco, ma si era scatenato con una furia eccezionale, capace, in soli venti minuti, di inondare vie e piazze.
Il più piccolo, estremamente terrorizzato dagli incessanti rombi, iniziò a singhiozzare fino a lasciarsi andare in un pianto convulso. L’altro, sebbene non fosse immune dalla paura che gli procurava quella luce bianchissima e intensa irradiata da folgori ramificate, cercò di non far trasparire la tensione. Si sforzò di mantenersi calmo e tentò di rabbonirlo come poté, senza però riuscirci. Solo quando trovarono riparo in un andito di un palazzo, il cui portone era rimasto, per loro fortuna, semiaperto, il più piccolo smise di piangere. Non appena la pioggia cessò, si chiusero nelle loro giacchette e si affrettarono a riprendere la corsa, incuranti delle pozzanghere e dei piedi fradici.
Correvano forsennati senza una meta precisa, confusi e disorientati. Sembrava fuggissero da qualcuno o da qualcosa che li atterriva. Imboccarono una via stretta e contorta, resa particolarmente cupa da alti palazzi che si fronteggiavano soltanto qualche metro l’uno dall’altro, rischiarata da una flebile luce giallastra emanata da lampioni radi penzolanti dai muri, alla quale si alternavano ampie zone buie. Al passaggio sotto ogni debole fascio luminoso, i bambini disegnavano chiazze d’ombra indistinte, che puntualmente si dissolvevano nell’oscurità per poi rispuntare al successivo lampione.
Il temporale, scoppiato con violenza nella notte, procurò l’effetto di svuotare le strade, invase da uno strato d’acqua che, ruscellando rasente i muri, le aveva rese impraticabili. I pochi passanti, che si erano attardati a cercare un rifugio, ben presto sparirono, lasciando le vie deserte nel silenzio che seguì i boati della burrasca. I bambini si ritrovarono soli in quel vicolo oppressivo. Intensificarono la corsa sperando di trovare una via di fuga che li avrebbe sottratti da quel budello stretto e scuro dove si erano imbattuti. Prossimi alla fine della strada, puntarono dritti verso un bivio che credettero essere lo sbocco in una via più importante e forse più sicura. Nel silenzio echeggiò lo scricchiolio di un’imposta che pigramente si apriva: sobbalzarono e, a testa bassa, continuarono a correre. Non distinsero la sagoma di un vecchio che, da quella finestra appena aperta, si era affacciato per assaporare la fine del fortunale, sfidando l’aria umida che nel frattempo si era fatta anche fredda. Fumava in tranquillità un sigaro, intento a osservare il cielo che tendeva a rasserenarsi, facendo scorgere qualche stella che timidamente ammiccava tra le nubi spesse mentre lentamente si andavano dissolvendo.
Abbassò lo sguardo sulla strada e, tra la penombra, scorse i bambini che correvano. Si stupì. A quell’ora tarda e con un’intensa bufera appena cessata cosa ci facevano in giro due bambini da soli? E perché correvano in quel modo con i piedi immersi nell’acqua? Fece un cenno con la mano per attirare la loro attenzione, quindi urlò qualcosa, senza ricevere risposta. Si sbracciò ancora e gridò più forte, ma quei ragazzini in preda alla paura ignorarono il richiamo: come il vento, volavano veloci verso l’estremità del vicolo. Allora scese in strada, li vide di spalle, uno che tirava quell’altro, ormai a pochi passi dal crocevia, conosciuto in tutto il quartiere come una sorta di barriera oltre la quale non era consigliabile addentrarsi. Quell’incrocio immetteva in un viale, reso particolarmente fosco, ancor più del vicolo, da un maestoso filare di pioppi che lo costeggiava, le cui fitte fronde lasciavano filtrare appena un fioco raggio di luce dai lampioni. Il viale penetrava in un bosco che, in special modo la notte, era ritrovo di malavitosi della peggiore specie, bazzicato da ladri, spacciatori, loschi trafficanti e dai loro equivoci clienti. Non era il posto ideale dove dei bambini potessero imbattersi. Il vecchio si rammaricò, strinse il sigaro tra i denti e restò pensieroso. Poi decise di andare anche lui in quel viale, nella speranza di raggiungerli prima che venissero inghiottiti dal bosco. Le forze non l’aiutavano e imputò l’affanno ai tanti sigari che aveva fumato e che continuava a fumare, ignorando la sua dispnea ormai diventata cronica. Imprecò tossendo in maniera spasmodica: con l’andatura che le condizioni fisiche gli concedevano non li avrebbe mai raggiunti. Non esitò. Tornò indietro, prese un mazzo di chiavi, ne separò una, schiavò la sua giardinetta e armeggiò per mettere in moto. Sentì il motore borbottare e poi soffocare, la macchina non partiva. Forse l’abbondante pioggia torrenziale era riuscita a penetrare nel dispositivo di accensione provocando un falso contatto. Inveì in malo modo contro quel ferrovecchio che si meritava soltanto di essere rottamato. Insistette e tentò ancora più volte. Poco dopo, accompagnato da una fumata densa e nera, si sentì finalmente il motore avviarsi. L’uomo manovrò e partì compiaciuto a tutta velocità. Prossimo all’innesto del viale con il bosco, scorse in lontananza i bambini che si inoltravano nella fitta macchia: accelerò. Quando li raggiunse, aprì il finestrino e urlò di fermarsi. I due bambini non intesero quel grido nel giusto verso, anzi ebbe l’effetto di far accrescere la paura. Non accennarono minimamente a rallentare e proseguirono nella loro forsennata corsa. Allora, con un fragoroso stridio della portiera, scese in fretta dalla macchina lasciando per precauzione il motore acceso. Nel vederselo arrancare dietro, i ragazzini allungarono ancor di più il passo, più veloci che poterono, ansimando allo stremo delle forze.
Il vecchio fece appena in tempo a gridare ancora una volta di non temere, di tornare indietro e non inoltrarsi nel bosco che, senza rendersene conto, un robusto randello gli squarciò la testa. Stramazzò a terra tramortito, mentre un fiotto di sangue si mescolava al rivolo d’acqua che ancora ruscellava radente il marciapiede.
I bambini si persero nel buio del folto filare di pioppi.

La linea simiana
di Antonio Migliorisi
Editore: ‎Gruppo Albatros Il Filo (17 ottobre 2023)
Copertina flessibile: ‎274 pagine

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Cristina Verde
Cristina Verde
14 giorni fa

Sento il temporale lo scricchiolio dei passo di questi bimbi impauriti che corrono nel buio…ma cosa sarà mai accaduto? Sono molto incuriosita dal finale di questo libro…e chissà magari ne riceverò una copia

Valeria
20 giorni fa

“Il mio voto per questo libro per 5 Libri nei mari del web” 

Maria
Maria
23 giorni fa

L’anteprima anche se breve è in grado di creare tensione nel lettore, ma anche aspettativa dell’attesa di qualcosa di terribile che sta per accadere. Trattandosi di bambini, spero che riusciranno a salvarsi e sarebbe interessante scoprire l’intreccio creato dall’autore.

Flavia
24 giorni fa

Amo i Thriller e dall’anteprima sembra veramente una lettura interessante
“Il mio voto per questo libro per 5 Libri nei mari del web”

Valeria Lo
24 giorni fa

Già leggendo il breve estratto il cuore sale in gola e si seguono i bambini con trepidazione sperando non accada loro nulla. Quando nei romanzi gialli o thriller i protagonisti sono dei bambini sicuramente verranno affrontate tematiche forti. Sono da sempre interessata a questi argomenti e mi piacerebbe poterli conoscere ancora meglio leggendo questo romanzo.

Anna Maria Refano
24 giorni fa

Che angoscia mentre si legge della fuga di questi due bambini…spaventati, terrorizzati…
Immagino che nel romanzo saranno molti i momenti di angoscia e paura, misti alla consapevolezza che, purtroppo, sono sempre più attuali questi sentimenti…
Immagino anche che ci sarà un grande margine di riflessione e che questo romanzo, co queste tematiche, possa lasciare un messaggio profondo, veritiero e consapevole.

Fatima
25 giorni fa

Chissà da chi o da cosa staranno scappando quei poveri bambini nella notte durante un temporale, impauriti e stanchi. Già dall’anteprima si evince che verrà trattata una tematica importante, che sicuramente è attuale e non sarà facile continuare a leggere. Dalle prime righe mi ha lasciato con il fiato sospeso, è sicuramente un romanzo che deve essere letto e spero tanto di poter approfondire

Chiara
Chiara
25 giorni fa

Questo libro lascerà il segno su ogni lettore che avrà l’occasione di leggerlo. Il tema è senza dubbio importante. I bambini al centro..troppo spesso protagonisti loro malgrado di vicende brutali. Lettura forse non semplice, ma probabilmente un obbligo morale.

Jessica M
Jessica M
25 giorni fa

Ho già adorato l’ anteprima di questo libro.
Il mio voto è per questo con la speranza di leggerlo presto

Giovanni
Giovanni
26 giorni fa

L’anteprima del primo capitolo fa presagire qualcosa di orribile nei confronti dei bambini. Un tema che spesso si tende a ignorare per la sua brutalità, ma la violenza sui minori è in costante e inspiegabile aumento, se si pensa, tra l’altro, che i bambini sono le prime e indifese vittime soprattutto nei luoghi oppressi dai conflitti e dalle carestie. Senz’altro un libro da leggere.

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