domenica, 5 Febbraio 2023
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La Maiastra e le vite invisibili

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La Maiastra e le vite invisibili di Maria Tedeschi

La Maiastra e le vite invisibili di Maria Tedeschi, è il secondo romanzo della scrittrice campana

La Maiastra e le vite invisibili di Maria Tedeschi, un bellissimo romanzo che trae ispirazione da una nota leggenda popolare rumena

Nevio Altimari è un ex violinista brillante e sensibile. La sua vita non è mai stata facile. Un giorno svegliandosi si accorge di non avere più sensibilità al pollice e all’indice della mano destra e da allora la sua vita cambia irreversibilmente. Costretto a lasciare l’orchestra del San Carlo di Napoli ripiega sull’insegnamento in una scuola elementare della capitale dove decide di trasferirsi per spezzare ogni ponte con il passato. La morte di suo figlio Giacomo in circostanze misteriose e poi quella di sua moglie Orietta in un incidente stradale, lo renderanno ipocondriaco e visionario. Da un giorno all’altro, anche la sensibilità dell’arto inferiore destro cederà riducendogli ulteriormente la capacità motoria. Nevio cercherà in tutti i modi di essere autosufficiente per non essere di disturbo in un mondo che considera quelli come lui un fastidio, inutili o nel migliore dei casi degli invisibili. L’incontro con la piccola Luba, nipotina della sua badante rumena, e poi con Arturo, il bambino autistico del “balcone accanto”, l’aiuteranno a superare quelle che sono le paure per il futuro all’ombra della sua malattia autoimmune che avanza giorno per giorno e che non si fermerà. Nevio, suo malgrado, si ritroverà a dover mettere insieme i tasselli di un puzzle dai toni noir in una metropoli dove, nella sua feroce divisione sociale, vite invisibili si cercano, si intrecciano, sognano frugando alla ricerca di sentimenti comuni, affinché la loro solitudine possa trasformarsi in forza comune, perché vivere, nonostante tutto, è sempre bello oltre ogni limite. La voce narrante di Nevio supererà la finitezza della morte fisica attraverso Luba che scoprirà di avere doti sensitive di metagnomia. Sarà lei a riportare i pensieri di Nevio. A lei spetterà inoltre la conclusione del romanzo che scriverà dal suo punto di vista e solo dopo tempo, in occasione del compleanno di Nevio.

Prefazione dell’autrice

Agli invisibili della società egoista senza umanità.
Raccontare è il più grande privilegio concesso a noi umani, è la nostra prerogativa: ci avvicina anche se siamo distanti nel tempo e nello spazio e ci permette di percorrere sentieri inesplorati mai immaginati, fino a scuoterci e a provocare un desiderio di cambiamento.
Dedico questo libro a chi non legge solo per intrattenersi, ma lo fa per leggersi dentro. Lo dedico a chi senza paura riesce a decollare verso orizzonti più ampi e democratici, lontani dalla routine della propria comfort zone.
Me l’ha suggerito quella statuetta luccicante che ho visto alla Tate, sì proprio la Măiastra di Brancusi, quella che all’inizio avevo scambiato per un missile pronto a decollare. Era un uccellino magico: mi ha mesmerizzato con quella melodia che sembrava partire dal suo becco. Era una canzone dolce che poi si è trasformata piano piano in un racconto. Narrava del principe Affascinante pronto a superare ogni prova pur di raggiungere l’amata, annientando tutti i malefici sortilegi del mago Indifferenza e restituendo a tutti gli uomini un po’ della loro felicità perduta.

Leggi anteprima

1. Un vecchio malandato
Un vecchio malandato, questo è quello che resta di me e che leggo negli occhi di chi mi osserva. Non mi capita spesso di essere oggetto di interesse essendo poco più di niente, un fastidio per i miei familiari e solo una piccola fonte di guadagno per la donna che mi accudisce e che non vede l’ora di uscire da casa mia per riprendersi la sua libertà. Mi guardo allo specchio, non avendo altro da fare, vedo il volto di un vecchio raggrinzito, proprio quello che sono io. Conto le rughe, le uniche a farmi compagnia raccontandomi le loro storie. È una folla che non mi lascia mai da solo: il mio viso le ospita con piacere regalando a ciascuna di esse tutto lo spazio di cui hanno bisogno.
Ecco la prima. Venne fuori prepotentemente subito dopo la nascita del mio Giacomo, le notti insonni e la stanchezza l’avevano alimentata a dovere e aveva scelto il posto migliore: il centro della mia fronte. Le voglio bene, mi è cara. È l’unico ricordo che mi resta di mio figlio che mi ha lasciato in maniera prematura. La morte è una gran maleducata, non rispetta i turni e l’anzianità. Avrei voluto tanto rieducarla e farle capire il rispetto, così come facevo con i miei bambini quando insegnavo alla scuola elementare.
I miei metodi erano efficaci e, pur non avendo mai usato la bacchetta al pari dei miei colleghi del passato, riuscivo a trasformare i più duri in ometti docili e mansueti. Con “Lei” non c’era niente da fare, avevo deposto le armi. Era sempre stata irrispettosa portandomi via anche mia moglie che era di dieci anni più giovane di me, lasciandomi completamente solo. L’avevo affrontata più volte, ma mi aveva sempre ignorato così come facevano da tempo le persone del mondo che mi circondava. Occupavo uno spazio, ma
mi sentivo come un clandestino che doveva rimanere nascosto per non essere visto o non disturbare con la sua presenza.
Cosa ci facevo ancora lì se nessuno mi voleva o aveva piacere di stare con me? La mia era solo un’attesa e non mi restava che aspettare con ansia quel Godot di Beckett che tardava ad arrivare. Noi vecchi siamo ciarpame: non produciamo nulla e consumiamo poco, siamo ormai fuori luogo. La nostra “saggezza” non interessa più a nessuno, è stata sostituita dalle nuove tecnologie e lì sono i giovani a insegnare, ribaltando la nostra antica legge culturale. Perché non si nasce vecchi e si va poi a ritroso fino a diventare neonati, poi ovuli fecondati e poi il nulla? La vita sarebbe vissuta con più consapevolezza, l’esperienza già acquisita farebbe evitare gli errori e soprattutto permetterebbe di non sprecare i momenti di felicità
e di gioia che la vita regala in maniera parsimoniosa.
Su questo non c’è nulla da fare, non è mai successo: si nasce, si cresce e poi arriva improvvisamente il declino, ma solo per chi è “fortunato” come me. Ma che senso ha quel non vivere in attesa della morte? Tutto è terribilmente piatto tranne l’elettrocardiogramma
e i miei alti e bassi di salute che mi ricordano che ci sono ancora, nonostante tutto. Il medico mi ha ordinato di non affaticarmi, il cuore è stanco e non può reggere sforzi intensi. In realtà non gli ho mai dato ascolto e ho cercato sempre di essere autosufficiente per non pesare o dipendere da qualcuno.
La paura che qualche altra parte di me possa addormentarsi senza più svegliarsi, come è già successo alle due dita della mano destra e poi alla mia gamba, mi impone di tenermi “sveglio” almeno finché posso.
Luisa mi fa compagnia o meglio lo fa rassettando la casa, portandomi la spesa, talvolta cucinandomi un boccone, pagandomi le bollette e comprandomi il giornale. Tra noi non c’è confidenza e i contatti sono ridotti all’essenziale. È una donna robusta, una “matrona” dai lineamenti marcati e irregolari. È sempre puntuale, arriva alle 10.00 spaccate ogni mattina tranne la domenica, suo giorno libero. Come in un rito indossa un grembiule da lei personalizzato con l’effigie della Măiastra, infila i suoi guanti gialli di silicone, abbassa la testa e come un asino si immerge nel lavoro domestico senza mai rivolgermi la parola.
Siamo sempre stati due monadi così vicine, ma mai abbastanza da incontrarsi. La capivo, che interessi poteva avere una giovane donna dell’Est con un vecchio antiquato e semiparalizzato? Sarebbe stato fiato sprecato per entrambi.
Quella sera Luisa era andata via già da circa due ore quando mi accorsi che il suo telefonino era ancora sulla mia scrivania. L’aveva messo sotto carica, come faceva sempre quando era scarico, infilando la presa nella spina della lampada. Forse era così immersa nei suoi pensieri che l’aveva dimenticato. Era strano però… quel cellulare era il suo gioiello, doveva anche essere costoso, lo portava sempre con sé. Stava sempre a pigiare e a manipolarlo anche quando faceva altro. Era bravissima a lavorare e a tenerlo in equilibrio stringendolo tra la spalla e l’orecchio, non so se parlasse con qualcuno a cui tenesse parecchio, ma sicuramente doveva essere qualcosa di importante perché non riusciva mai a staccarsene. Come poteva farne a meno ora? Erano una cosa sola, una perfetta simbiosi. Perché non era ancora tornata a riprenderselo? Non ho dimestichezza con gli “aggeggi” elettronici, non potevo nemmeno avvisarla con il numero che mi aveva scritto su un post-it attaccato al frigorifero, avrei chiamato quel cellulare che giaceva sulla mia scrivania e quindi me stesso. Non mi restava che aspettare, se ne sarebbe accorta e sarebbe venuta subito a riprenderselo. Passarono circa cinque ore e decisi di non andare a dormire, pensavo
che prima o poi sarebbe venuta a riprenderselo e mi avrebbe svegliato nel sonno. L’orologio segnava le 23.00, a quell’ora avrei già dovuto essere a letto. Che ci facevo ancora in piedi… in realtà sulla mia sedia a rotelle? Non mi piace ficcare il naso negli affari altrui, fin da piccolo ho imparato a rispettare ciò che non mi appartiene, ma provavo un senso irrefrenabile di curiosità che mi spingeva a pigiare su quei tasti ignoti e a scoprire quel mondo sconosciuto a cui Luisa era tanto affezionata.
Cosa c’era in quella scatolina che mesmerizzava Luisa e tanti suoi coetanei? La mia curiosità divenne un alibi e quindi per “rendermi utile”, decisi di esaminarlo con più attenzione. Prima che potessi farlo lo sentii squillare all’impazzata. Doveva essere lei, pensai, finalmente si era accorta di non averlo più con sé. All’inizio avevo timore, ma poi l’afferrai cercando di rispondere. I miei tentativi furono vani, anzi avevo chiuso la telefonata non conoscendone bene il funzionamento. Ora dovevo cercare quel numero da cui era partita la telefonata e ricontattarlo.
Fu così che incominciai a studiare quello strano congegno. Dopo vari tentativi riuscii ad accenderlo con le mie tre dita: mi apparve una schermata con sopra scritto “chiamate di emergenza”; provai quindi, a scrivere “Luisa”. Questa parola si rivelò quella giusta essendo la chiave di apertura del mondo misterioso che vi era contenuto. Ora ne avevo accesso, ma non sapevo muovermi, dovevo farlo con cautela proprio come un neonato che striscia, gattona, va per tentativi finché non riesce a deambulare nella maniera corretta. Tastiera, rubrica, luoghi, registro… Ecco registro, sì, il registro… doveva essere quello. Quando
facevo il maestro annotavo sul mio registro i nomi di tutti i bambini, quindi non mi sarei sbagliato, tutti i numeri dovevano essere lì.
(da La Maiastra e le vite invisibili di Maria Tedeschi)

La Maiastra e le vite invisibili
di
Maria Tedeschi
Editore: ISEAF (20 maggio 2021)
Copertina flessibile: 175 pagine

Maria Tedeschi
Maria Tedeschi

Maria Tedeschi è docente di Lingua e civiltà inglese presso il Liceo Classico Plinio Seniore di Castellammare di Stabia. È la referente dell’istituto per l’internazionalizzazione e mobilità internazionale degli studenti. In particolare cura le pubbliche relazioni in lingua inglese dell’istituto con i paesi orientali.
Da circa due anni ambasciatrice alla gentilezza per l’associazione Cor et Amor di Ivrea, ha scelto la gentilezza come propria filosofia di vita. Appassionata di viaggi, di musica rock e di letteratura, vive a S. Antonio Abate con il marito Aldo e i due figli Domenico e Maria Grazia. Si è dedicata allo storytelling realizzando con i suoi discenti diversi cortometraggi (*), anche in lingua inglese, che hanno ottenuto il primo posto o la medaglia d’oro nelle competizioni nazionali.
Ha esordito con Non chiudere quella porta, edito dall’iseafbooks che ha ricevuto diversi riconoscimenti tra cui la menzione d’onore al concorso “Amore sui generis” 2° edizione, seguito da: La Maiastra e le vite invisibili, suo secondo romanzo e vincitore del premio internazionale “Letteratura” dell’istituto italiano di cultura di Napoli edizione 2021.
Ha collaborato con diverse band, cantanti italiani e inglesi come songwriter. La Trilogia delle rose in lingua italiana e inglese (quest’ultima versione pubblicata in tutti i paesi del mondo) è la sua ultima fatica letteraria. Il racconto: La “Rosa” gialla è stato già pubblicato in versione audible, un dono dell’autrice per gli ipovedenti ed è presente in un’antologia letteraria in lingua francese.

(*)

  • Miglior Cortometraggio Cinecibo Categoria Edizione 2011 con colonna sonora di Eugenio Bennato.
  • Premio giuria tecnica per il Miglior Cortometraggio – Categoria Senior (Scuola Medie Superiori) Cinefrutta Edizione 2012 con colonna sonora a cura della band inglese Gold Skies Ahead.
  • 2016/2017 Medaglia d’oro Premiazione del Concorso Nazionale L’Archivio Nazionale dei Monumenti Adottati dalle scuole italiane” Villa S.Marco, l’adottiamo noi!” con colonna sonora autoprodotta in collaborazione con il rapper Dominas.
  • 2017/2018 Premiazione del Concorso Nazionale L’Archivio Nazionale dei Monumenti Adottati dalle scuole italiane- Medaglia d’oro per il video “Via Coppola e i suoi segreti” colonna sonora a cura del rapper Ntò.

11 Commenti

  1. Trovo l’anteprima molto interessante e profonda, la trama mi incuriosisce moltissimo e mi farebbe molto piacere avere l’opportunita’ di leggere tutta la storia

  2. L’inizio mi ha tramesso molta tristezza , sapendo che non è solo un libro ma la triste realtà di molti anziani che si ritrovano da soli senza nessuno che se ne prende cura . Spero che il protagonista trovi la forza di continuare ad affrontare la vita con spensieratezza come faceva magari nella sua vita

  3. Un’anteprima molto bella e interessante. Fin da subito ho percepito profondità e coinvolgimento dalle parole lette. Spero di poter approfondire questo libro.

  4. Un’anteprima molto bella che ti proietta nel mondo del protagonista. I temi trattati sono molto importanti e davvero quasi dimenticati. Complimenti all’autrice e grazie per le parole dedicate…
    Mi piacerebbe poterlo leggere qualora ce ne fosse la possibilità.

  5. Una dedica dell’autrice che sento mia, perché è così che sono, una lettrice che non legge per intrattenersi, ma per leggersi dentro.
    L’anteprima anticipa un contenuto profondo ed estremamente godibile, tanto che spero davvero di avere il piacere di leggere il seguito.

  6. Bellissima ed emozionante la dedica dell’autrice. Sicuramente, un vecchio malato e dei bambini sono invisibili per la nostra società egoista, quindi dare voce a loro anzichè a giovani dalla vita perfetta è una scelta forte e coraggiosa. Ma, secondo me. sono proprio queste storie che ci fanno bene all’anima. In questo caso la lettura può davvero essere fonte di riflessione oltre che di evasione. Sarei onorata di leggere e condividere questo libro.

  7. Già dalla prefazione, mi piace molto il modo di scrivere dell’autrice. La trama l’ho trovata molto particolare, mi ha incuriosita e vorrei saperne di più .

  8. Sono stata colpita innanzitutto dalla prefazione dell’autrice, che a parole chiare ed incisive esprime ciò che mi descrive nell’approccio alla lettura. Ho quasi fantasticato fosse una dedica indirizzata a me, solo per me.
    Con questo presupposto sono stata incuriosita dall’anteprima e come immaginavo, le mie aspettative non sono andate deluse: è sicuramente il libro che vorrei leggere!

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